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Recensione a "Versi Pelle" di Luigi Scala su LaRecherche.it

Recensione della settimana sul sito LaRecherche.it al libro d’esordio del poeta Luigi Scala (Libreria Editrice Psiche, 2019) dal titolo “Versi Pelle“.

Dalla nota di lettura di Fabrizio Bregoli:

“Versi Pelle” è la prima raccolta poetica edita del giovane autore Luigi Scala, classe 1984. Come testimoniato dalla prefazione di Tomaso Kemeny e ribadito nella postfazione di Chicca Morone, Scala fa riferimento al movimento poetico del mitomodernismo fondato dallo stesso Kemeny, insieme a Giuseppe Conte e Stefano Zecchi, nel 1994, anno del manifesto che rivendica il diritto di cittadinanza, nella contemporaneità, alla Bellezza come strumento necessario a una rinascita etica, all’insegna del ruolo eroico, eretico ed erotico della poesia che va riscoperto nella valenza universale del mito, nella ricostituzione del rapporto originario fra uomo e mondo. […]

Crediamo che questa scrittura risulti più convincente dove, deposta la corazza protettiva della lingua iper-letteraria e i temi della tradizione, si affida a una vena più ironica, a tratti tagliente e sarcastica, quando denuncia “quell’amore indifferente / comprato a tranci o a pacchetti / nel mercato del consumo del niente” o la “nostra società infartuata” o le “bocche avvilenti” nel “magma del lessico quotidiano”. Questo trova conferma anche nella parte centrale del libro dove si accampa una sorta di canzoniere, a tratti paradossale e parodico, quasi un gioco surreale di schermaglie, ricatti, disillusioni […]

C’è quindi da sperare che, nella consapevolezza di questa prima prova senz’altro positiva, Luigi Scala possa dare sempre più sviluppo e corpo a questa sua vena dissacrante, radical-chic, ironicamente saputa (ma mai supponente), base di una scrittura che, come si richiede a ogni poeta, lo possa sempre più rendere interprete consapevole del suo tempo, capace di restituire al lettore lo “stupore del mondo”.

La recensione completa è disponibile sul sito LaRecherche.it

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Recensione di Elenia Stefani a "Notizie da Patmos"

Sul sito della scrittrice Elenia Stefani potete leggere alcune considerazioni su “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019).

“Egli paragona la poesia all’algebra, definendola come un anello di congiunzione o meglio, arte della riparazione.

Non avevo mai collegato i due diversi mondi apparentemente scissi e distanti ma in verità talmente vicini da amarsi.”

Elenia Stefani

Potete leggere la sua nota per esteso al link:

https://www.eleniastefani.com/2020/01/12/recensione-di-notizie-da-patmos/

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"La mia lettera al mondo" di E. Dickinson – nota di lettura di Rita Bompadre

Ospitiamo nel nostro blog la nota di lettura scritta da Rita Bompadre sul libro “La mia lettera al mondo” di Emily Dickinson (Interno Poesia 2019, traduzioni di Andrea Sirotti).

” La mia lettera al mondo di Emily Dickinson è una silenziosa ed autentica testimonianza intimista, un’opera che infiamma elemosine d’amore, travolge la pena come un dolore prolungato, accompagna lusinghe arrendevoli nell’indifferenza di ogni inclinazione umana. In memoria di un epilogo dell’assenza che accresce la perennità del destino poetico. Nella poesia di Emily Dickinson l’eco del tempo, rallentato e carico di densità emotiva, attrae nell’incantesimo della crudele tenerezza del cuore, nella linea d’ombra che confonde sogno e realtà. I versi della poetessa seguono la lacerante fatalità di un respiro oltre le speranze del desiderio, tracciano il segno di un passaggio inseguendo la ricerca di un giorno in cui si sarà amati. Il suo congedo spirituale è una vertigine dell’anima, un soliloquio per oltrepassare il mondo e passargli “di fianco, obliquo come la pioggia”. L’autrice vive di una struggente ossessione di sensibilità, avvolta nei pensieri poetici in cui cresce la sua infinita tristezza trafitta sulla carta. L’atmosfera dolorosa ed impietosa di ogni incomprensione estende una solitudine estrema, sacrificata e sprigiona il legame con la franchezza dell’esigenza letteraria e le sentenze degli abbandoni. I versi rimarginano consapevolezze amare e profonde e procedono a ritroso nella incoerente purezza della vita. Il dono di Emily Dickinson è una rarità di corrispondenze lungo il percorso dell’immobilità delle epigrafi alle sue parole, nell’intensità del suo sguardo vedovo sulla bellezza. Il disincanto difende il nascondiglio privato della saggezza e sceglie la poesia. Contro la strategia di ogni malinconica distanza l’autrice riabilita la sua arte, rinnovando ad ogni equilibrismo esistenziale la facoltà infinita di uscire dal dolore e rinascere nella consistenza della coerenza affettiva e della propria ereditaria efficacia.”

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti

(Pubblicato su concessione e autorizzazione dell’autrice)

Per ulteriori informazioni sul libro, per leggere una selezione di testi e per l’acquisto:

https://internopoesialibri.com/libro/la-mia-lettera-al-mondo/

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Recensione a "Del Sognato" di Raffaele Piazza

Sul blog Poetrydream è possibile leggere la nota di lettura alla silloge poetica “Del Sognato” (La Vita Felice, 2009) di Raffaele Piazza.

Dalla nota di lettura:

In questo lavoro […] il piano simbolico viene ulteriormente enfatizzato, fino a un certo grado di oscurità, per dare libero spazio alle associazioni mentali che la figura di Alessia induce sull’ispirazione dell’autore, perché “si deve elaborare l’attesa a delta / a delta”, quasi come se la parola poetica cercasse uno sbocco, chiedesse di irrompere nella sua libertà (ma mai arbitrarietà) espressiva, per farsi parola e documento. È tramite questo processo di congiunzione che “poi tutto inizia nella mente e si parte / nella sera che ha un cominciamento / e non una fine”, il che equivale appunto a dichiarare una concezione della parola poetica come movimento, sapersi affidare alle onde (si veda emblematicamente la sezione “Mediterranea”, dove la metafora marina viene offerta e rielaborata con insistenza), nella consapevolezza dell’incertezza dell’approdo: “mare che continua”, ossia verso che metamorficamente si rigenera e amplifica, iterandosi sempre in forme altre.

Continua su Poetrydream:

http://antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.com/2019/12/segnalazione-volumi-raffaele-piazza_31.html?m=1

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Recensione all'antologia "Muri a secco" (RPLibri) su "Ilsussidiario.net"

Trovate sul sito “ilsussidiario.net” (il quotidiano approfondito) la mia nota di lettura all’antologia “Muri a Secco” edita da RPlibri.

L’antologia, curata da Marco Bellini e Paola Loreto, raccoglie testi in lingua di dieci autori (Aglieco, Bagnoli, Benigni, Guglielmin, Lamarque, Olivieri, Manstretta, Farabbi, Pistoletti, Tomada) con traduzione in dialetto lombardo di Piero Marelli e Edoardo Zuccato.

Citiamo dall’articolo:

La traduzione (o meglio sarebbe dire “versione”) poetica è quindi lo strumento per attuare, usando le parole di Piero Marelli, una “poesia del confronto” o, spingendo oltre la definizione, una “poesia dell’incontro” fra autori diversi. Il tentativo (crediamo riuscito) consiste nel risemantizzare e ricontestualizzare, impiegando questo “esperanto” del territorio, le diverse voci degli autori antologizzati in un moto centripeto di avvicinamento, per istituire le fondamenta di una casa comune, l’humus per una poesia realmente condivisa. […]

La radice coesiva è la lingua dell’origine, la più antica, come solo il dialetto può essere, quella dove è possibile una maggiore tangenza fra parola e realtà e quindi, in definitiva, maggiore prova di autenticità della dizione, aderenza al cuore delle cose.  […]

Potete leggere la nota di lettura completa sul sito ilsussidiario.net

https://www.ilsussidiario.net/news/letture-muri-a-secco-la-poesia-va-ancora-al-cuore-delle-cose/1965785/

Per informazioni sull’antologia

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Recensione a "Zero al quoto" sul blog Poetrydream

Sul blog Poetrydream, a cura di Antonio Spagnuolo, Raffaele Piazza recensisce “Zero al quoto” (puntoacapo, 2018).

Scrive Raffaele Piazza:

Guarracino parla di una consapevolezza alla presa d’atto amara e insieme ironica di una verità. In che cosa consista questa verità a dirlo è proprio lo zero: niente d’assoluto, mancanza di consistenza e valore, privazioni di essenza e legami.
Si può aggiungere che il nulla al quale si riferisce il poeta è quello che per Mario Luzi consiste nel limite, nella morte, nella fine che può cogliere ogni essere umano in qualsiasi istante, proprio perché l’uomo è assoggettato al tempo.
Ma, come scrive Severino nel suo saggio su Leopardi Il nulla e la poesia, proprio dal nulla può emergere l’essere, come dall’afasia la poesia.
Quindi la parola poetica detta con urgenza diventa contraltare del nichilismo, sua antitesi che dà per prodotto e sintesi il testo compiuto. […]

Le immagini icastiche e leggere restituiscono al lettore emozioni riscoperte, nuove o già provate.
Siamo gettati nel mondo ci dice Bregoli e per vincere il solipsismo ci si può rivolgere all’altro tramite la parola poetica. […]

Potete leggere la recensione completa sul blog:

http://antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.com/2019/12/segnalazione-volumi-fabrizio.html

Grazie ancora a Raffaele Piazza per l’attenzione e a Antonio Spagnuolo per l’ospitalità.

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Sul libro "Il mio girotondo di emozioni " di Elenia Stefani

Elenia Stefani – Il mio girotondo di emozioni – Poesie e pensieri (Marco Serra Tarantola Editore, 2018)

Libro di pensieri e poesie, come viene definito dall’autrice, Elenia Stefani vi trasferisce tutto un insieme di esperienze private, principalmente relative alla sua vita famigliare, alle passioni personali, ai luoghi del cuore, con i rispettivi valori che in queste esperienze sono rappresentati, per condividerli con il lettore, quasi in una sorta di consegna di un proprio diario tutto personale nelle mani di quest’ultimo.

La scrittura di Elenia Stefani è semplice, spontanea, senza nessun tipo di filtro o costruzione letteraria: lei stessa, con obiettività, non si definisce “poeta” o “scrittrice” nella accezione consueta del termine, ma una persona comune che scrive con l’intento di condividere i suoi pensieri più intimi con gli altri. “Se ora scrivo, lo devo a mia figlia Carlotta perché è stata lei a far scattare quel desiderio di mettere su carta i miei pensieri, le mie emozioni; prima di lei non mi era nemmeno passato per la mente” si dice nella prefazione. Questo rivendicare la centralità del sentimento è la forza (e inevitabilmente il limite intrinseco) di questo lavoro che con difficoltà si può inserire nella categoria “poesia” nel senso che oggi se ne dà nella letteratura post-contemporanea, che ha messo in discussione tutta una serie di stilemi formali della tradizione letteraria del passato, compresa l’idea di una poesia “ingenua” tout-court come “dettato del cuore”. I maestri citati dall’autrice nella nota introduttiva (Ungaretti, Prévert, Dickinson) sono coerenti con la sua scrittura: di loro evidentemente la Stefani apprezza la immediatezza – in realtà solo apparente -, l’essenzialità, l’andare dritti al senso delle cose (la loro lezione viene quindi recepita più che altro epidermicamente, per empatia diretta).

Comunque la si voglia vedere o circoscrivere dal punto di vista critico, Elenia Stefani sceglie con coerenza la sua strada e questi pensieri (tenderei a limitarmi a questa categoria, tutt’al più si potrebbe parlare di pensieri in versi, pensieri in rima, riflessioni personali che mutuano alcune “figure” del procedimento poetico) vanno quindi letti e considerati nel loro darsi con semplicità. Sono pensieri che ci invitano al bene, alla riscoperta di una vita qui idealizzata (forse, in definitiva, la sola che merita di essere vissuta) dove, quasi rimuovendo la complessità del reale (e si dà per scontato l’assunto da parte dell’autrice che questo sia possibile), ciò che conta sono semplicemente l’amore sincero, l’affetto materno, il rispetto degli altri, la pratica disarmante di ciò che è giusto e vero. E ancora molti sono i lettori che possono sottoscrivere un messaggio espresso in questa forma, fino ad aderire empaticamente a questa proposta di scrittura.

Il libro è riccamente corredato di immagini, disegni, fotografie che lavorano in contrappunto (musicalmente parlando) con i pensieri della Stefani, in un formato editoriale sicuramente di pregio (meritorio dunque il lavoro della libreria editrice Serra Tarantola di Brescia nella confezione del libro): il tutto contribuisce a creare visivamente nella mente del lettore quasi un mondo idillico o di favola, di sospensione del reale, per certi versi. L’associazione fra disegni e parole è sempre condotta con garbo e leggerezza, come si immagina essere l’indole dell’autrice.

Scrittura dell’immediatezza quella della Stefani, senza sovra-struttura, spudoratamente diretta e spontanea, da confinare dunque in questa categoria diaristico-confessionale che ancora a molti lettori è congeniale, ma senz’altro (e questo sarebbe un errore non evidenziarlo) ispirata alla massima sincerità della dizione. E questo resta, per ogni autore, aldilà dell’esito estetico della sua opera e della sua possibile collocazione nel dibattito letterario contemporaneo, il pregio più importante.

Fabrizio Bregoli

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