“Il telo” di Paolo Gera

Dalla penna di Paolo Gera un racconto sui tempi della quarantena.

Disegni di Alessandra Gasperini.

https://youtu.be/Z469FWPzwys

Buon ascolto!

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Poesia a confronto: L’attimo fuggente

Dodicesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è L’attimo fuggente, in onore del film omonimo, con il confronto fra poesie di Orazio, Herrick, Thoreu, Whitman.

Il film “L’attimo fuggente” (titolo originale “Dead Poets Society”), uscito al botteghino in Italia nel 1989, resta sicuramente, nell’immaginario popolare, uno dei film di riferimento in cui centrale è la poesia. Il protagonista, il professore John Keating (Robin Williams), è un educatore che va controcorrente, rispetto a un modello di formazione rigido e stantio, e spinge i ragazzi a interrogarsi sinceramente sulle loro aspirazioni e sul senso della vita, il tutto ricorrendo come strumento privilegiato alla poesia, invitandoli ad accettare la sfida di scrivere “il loro verso”, quello che li rappresenti davvero.

Il confronto di oggi si basa su poesie che fanno tutte riferimento al film e alla celebre frase pronunciata da John Keating: “Carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi! Rendete straordinaria la vostra vita!”

[…]

Continua sul blog “Laboratori Poesia”:

http://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-lattimo-fuggente/

https://www.youtube.com/watch?v=4lj185DaZ_o

CANZONE DI ME STESSO (51-52) – WALT WHITMAN
 
Mi contraddico?
Molto bene: allora mi contraddico
(ho tutto lo spazio che serve, contengo moltitudini)
 
Mi concentro su chi mi è vicino, lo aspetto sulla soglia di casa.
 
Chi ha già terminato il suo turno di lavoro? Chi ancora prima sbrigherà la cena?
Chi desidera camminare con me?
 
Parlerai prima che me ne sia andato? O ti troverai già in ritardo?
Il falco maculato mi piomba vicino e mi accusa, si lamenta delle mie chiacchiere e del mio bighellonare.
 
Anch’io non sono stato domato, niente affatto. Anch’io sono intraducibile,
faccio risuonare il mio barbarico yawp sopra i tetti del mondo.
 
(traduzione di Fabrizio Bregoli)

[…]

Continua sul blog “Laboratori Poesia”:

http://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-lattimo-fuggente/

L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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“Tu sei l’erba e la terra” di Antonia Pozzi – nota di lettura di Rita Bompadre

Ospitiamo nel nostro blog la nota di lettura scritta da Rita Bompadre sul libro “Tu sei l’erba e la terra” di Antonia Pozzi (Garzanti, 2020).

Tu sei l’erba e la terra” di Antonia Pozzi (Garzanti Editore, 2020) è una dichiarazione indistinta di solitudine sfumata nel disincanto dell’anima, appassionata e struggente, in un’unica e sconfinata poesia d’amore che la poetessa ha rivelato per tutta la sua breve vita. La nostalgia, l’arrendevole passione, la ritualità evocativa delle sue confessioni, sono il terreno propizio custodito nei versi, avvolti da un’apparente quiete di grazia e rassegnazione, assorbiti  nell’essenza crepuscolare e nella dissolvenza espressionista della malinconia. Le parole, commosse ed orgogliose, sostengono la perdizione dell’assenza. La poesia di Antonia Pozzi accoglie il sortilegio dell’impulsività  avvicendando il ricordo di una condanna sentimentale, nella sua passione per il suo amato professore, con il suo corteggiamento infelice e tormentato, consumato dal dolore e da un’aspettativa non corrisposta. I testi sono salvifico intervallo nella dilatazione emotiva e richiamano l’autentica e trascinante forza magnetica della natura, conforto originario di serenità e grembo di affinità romantica, oltrepassano le stagioni ostinate delle promesse e della dignità riconosciuta “sulla via dei luoghi amati”, dove l’avvenenza sussurra, sincera e fedele, l’estetismo poetico nello specchio dei movimenti sinuosi delle adorate montagne. La poetessa è testimone della riservata e rigorosa decadenza che addensa l’ostilità delle ombre e scava nelle atmosfere desolate dello spirito. Il mondo, elegantemente violento e superbo, è fatto di desideri e illusioni, si nutre di lacrime e di attese e la poesia visiva di Antonia Pozzi è un’immutabile e rarefatta inquietudine scandita dallo squilibrio degli indugi. Il destino della poetessa non ha via d’uscita se non nell’unico finale possibile e stringe intorno a sé l’esasperata povertà della sostanza di un sogno infranto, di una lacerante lusinga di chi desidera il ritorno alla vita, al vivere in poesia. I versi ascoltano il respiro di una  sacrificata sensibilità, affondano nella memoria il rovescio di una pena abbracciata all’esistenza ferita. Le poesie di Antonia Pozzi giunte solo postume tornano a far luce e rumore da “un’esile scia di silenzio”. Presagio rappresentativo è la fatalità improvvisa di chi muore giovane e suicida condividendo nell’intreccio al male di vivere che accomuna altre importanti poetesse, l’impossibilità di colmare il vuoto interiore, premeditato nell’incompatibilità della disperazione di una morte intenzionale.

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti

(Pubblicato su concessione e autorizzazione dell’autrice)

Per ulteriori informazioni sul libro, rimandiamo al sito dell’editore:

https://www.garzanti.it/libri/antonia-pozzi-tu-sei-lerba-e-la-terra-9788811689607/

Per leggere le prime pagine del libro come anteprima:

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Lettura di poesie su Leggimileggi.com

Da un’idea di Anna Maria Farabbi, il sito Leggimileggi.com, a cura di Raffaella Polverini, ospita il progetto “Poesie”: lettura di poesie per bambini e ragazzi, da parte di autori contemporanei e di giovanissime nuove voci poetiche.

Come si legge nel sito:

La voce della poesia è il vento.
Creiamo qui un coro di voci per comporre insieme un vento umano che ci congiunga in bellezza e in pensiero. Grandi e piccini, nella stessa colta intenzione e tensione, cantando.
Progetto a cura di Anna Maria Farabbi

Ogni poesia un fiore da sfogliare, un mondo da scoprire. Fra i molti autori presenti troverete anche un mio testo.

Immagine tratta dal sito Leggimileggi.com

Per leggere e ascoltare le poesie:

La voce dei più grandi

La voce dei piccini e dei ragazzi

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Due sì – di Paolo Gera – tracce di Andrea Zanzotto in “Notizie da Patmos” di Fabrizio Bregoli

Il blog Blanc de ta nuque, di Stefano Guglielmin, ospita un intervento critico di Paolo Gera dal titolo “Due sì” in cui si istituiscono possibili relazioni fra la poesia che chiude “Notizie da Patmos” (Quando s’addensa, dove…) e la Ecloga IX di Andrea Zanzotto (anche nota come Ecloga scolastica).

Raffronto certo azzardato, controcorrente, ma che speriamo possa stimolare la vostra lettura.

Dice Paolo Gera:

Una brevissima parola straniera, tre lettere, arcaica, fulminante, è utilizzata da due poeti italiani in epoche diverse: naì, ναἱ. I poeti sono Andrea Zanzotto e Fabrizio Bregoli e la piccolissima particella verbale è rinvenibile in due componimenti appartenenti a “IX Ecloghe” (1962) e “Notizie da Patmos”(2019). Innanzitutto, le due opere generali si riferiscono a un modello di antica scrittura: in maniera diretta Zanzotto si ricollega alle egloghe o ecloghe della letteratura greca e latina, di cui l’esempio più illustre sono le “Bucoliche” di Virgilio; in maniera maggiormente simbolica Bregoli alla comunicazione epistolare dei primi apostoli. […]

Il nài di Zanzotto si inserisce in un contesto di contrapposizione dialogica fra due personaggi indicati semplicemente come a e b. I sopracitati sono due insegnanti ed è indubbio che nella Ecloga IX Andrea Zanzotto attinga alla sua esperienza di docente alle scuole medie di Pieve di Soligo. L’elemento indiziale risalta già nel titolo dato alla Ecloga IX: “Scolastica”. […]

Sebbene non immediatamente riscontrabile pure il pezzo di Bregoli si inscrive nella struttura portante di un dialogo, anche se ‘in absentia’, ma la mancanza di relazione più che dolorosa e riscattabile, sembra propriamente costitutiva del rapporto tra padre e figlio, si potrebbe dire genetica e poi, nel solco della tradizione religiosa monoteistica, metafisica.

C’è una consapevolezza molto forte della dialettica tra vuoto assoluto e presenza (mai, ναἱ). I due sì sono i reduci di una lunga e faticosa guerra che tornano per un’ora e subito devono ripartire. Si vorrebbero trattenere e stringerli, ma si conosce sin troppo bene la loro condizione di precarietà. I sì sono punti atomici che appaiono per un attimo nel laboratorio dell’esistenza e della poesia e subito si convertono in onde inafferrabili. Eppure nella vita e sul foglio di scrittura li si cerca, li si attende, ci si aggrappa per quanto si può al loro raro germoglio.

La nota critica può essere letta integralmente sul blog al link

https://golfedombre.blogspot.com/2020/04/paolo-gera-legge-fabrizio-bregoli-in.html

A questo link è disponibile una selezione di poesie da Notizie da Patmos

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Fabrizio Bregoli legge Arcani, poesie di Angela Greco

Dal blog “Il sasso nello stagno” : Nota di lettura all’ultimo libro Arcani (Achille e la Tartaruga, 2020) di Angela Greco.
Buon approfondimento!

Il sasso nello stagno di AnGre

Fabrizio Bregoli legge Arcani

(ed.Achille e La Tartaruga, 2020, prefazione di Franco Pappalardo La Rosa).

Leggendo la nuova raccolta di versi di Angela Greco, “Arcani”, si crederebbe, fermandosi all’evidenza del titolo, di trovarsi di fronte all’ennesima prova di poesia orfica che tanti epigoni incontra nella poesia contemporanea; pochi, in verità, con una personalità effettivamente incisiva e originale. In realtà, con piacevole sorpresa, quella che si incontra è invece una poesia-pensiero, di tipo esistenziale e, a tratti, argomentativa, che porta il lettore per mano in un mondo intricato di domande non risposte, dubbi irrisolti, indugi: l’esatto opposto di una poesia visionaria e dell’inconscio, allora, ma una poesia, come si diceva, della fattualità esistenziale, del dilemma fra vivere ed essere. Il tutto viene contestualizzato in un paesaggio che, con dovizia di dettagli descrittivi che però non cadono mai nel bozzetto di maniera, è quello della sua terra – le Murge -, con…

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Il volto inedito di Asimov secondo Claudia Piccinno

Libro Asimov: un volto inedito. L'umorismo di Isaac Asimov tra ...

Sentire il nome di Asimov significa per me ricordare in particolare l’anno 2002 in cui, a causa della crisi finanziaria intervenuta come conseguenza degli eventi del 9/11 e del crollo della bolla speculativa della new economy, mi ritrovai per qualche mese disoccupato e mi buttai a capofitto nella lettura, per colmare quegli spazi di inattività: in particolare in quei giorni lessi anche alcuni romanzi del ciclo della Fondazione, una vera e propria saga epica e fantascientifica ambientata in una Galassia sottoposta a un regime autoritario, fondato sull’applicazione della dottrina della Psicostoria. Indimenticabile, fra le altre, la figura misteriosa di “The Mule“, uno spietato dittatore alieno che prende il potere con meccanismi non troppo distanti da quelli che la Storia ci ha insegnato. Quei romanzi così densi e intriganti hanno lasciato in me un ottimo ricordo, ancora vivo oggi.

L’Asimov autore di romanzi e racconti di fantascienza (fra cui anche il leggendario “I, Robot“) è quello più noto ma, come ci ricorda, in questo interessante saggio (Asimov: un volto inedito – Il cuscino di stelle, 2020) la sua autrice Claudia Piccinno (nota a molti come poeta e traduttrice), Asimov si occupò anche di divulgazione scientifica, di storia e di matematica, perfino di poesia e, fra l’altro, scrisse racconti “fantasy”. Come bene ci ricorda la Piccino il genere fantasy, ben distinto da quello fantascientifico, attiene a un mondo immaginario dominato da forze soprannaturali, demoni, pratiche magiche e occulte, ossia un mondo fantastico totalmente utopico, irrealizzabile – a differenza della fantascienza che ipotizza evoluzioni scientifiche, tecnologiche e di conseguenza sociali, certo lontane dall’essere prossime nella prospettiva temporale, ma in una qualche forma, anche solo ipotetica, futuribili e ipotizzabili.

La Piccino sceglie di indagare un’opera fantasy di Asimov, certamente meno conosciuta: Azazel (1982), raccolta di brevi racconti i cui protagonisti sono George, alter ego ironico dell’autore, e appunto Azazel, demone (o entità aliena extra-terrestre?) alto solo due centimetri invocato da George e suo collaboratore nella realizzazione di varie imprese, a mezzo fra il magico e il surreale, che costituiscono l’intreccio dei racconti. (Fra l’altro Azazel è anche il nome del demone nel film “Il tocco del male” (1998) con un detective, interpretato da Denzel Washington, alle prese con la sua forza malvagia e inafferrabile; ottimo film vivamente consigliato).

L’elemento originale nei racconti di “Azazel”, rilevato dalla Piccinno, è l’uso di uno stile fortemente ironico che è veicolo per mettere in evidenza una serie di problematiche di assoluta attualità che riguardano il rapporto fra uomo e scienza, individuo e collettività, uomo e natura, incluse tematiche sociali e politiche (come la critica al Reaganismo, ad esempio); ne nasce una lingua ibridata, nuova e originale per Asimov di cui la Piccinno dà ampia scelta con una ricca selezione di brani in lingua originale (accompagnati dalla sua riuscita e vivace traduzione).

Come afferma la Piccinno: “Azazel non è mera letteratura d’evasione, ma è un piccolo trattato pedagogico in chiave umoristica che ci aiuta a cogliere il risvolto positivo in ogni situazione, a derogare dai programmi prestabiliti, a spogliarci di ogni pregiudizio, nonché a scoprire nel diverso le similitudini che lo rendono umano proprio come George, in tutta la sua imperfezione” (pag. 86).

Claudia Piccinno ci invita quindi a una lettura nuova di Asimov, per molti tratti inedita, in un saggio critico denso, essenziale e pregnante nei contenuti, saggio che merita la massima attenzione, invitandoci a riscoprire un eccellente scrittore come Asimov, che sarebbe riduttivo e iniquo derubricare a “scrittore di genere”.

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