“Testo e voce” a cura di Massimo Ridolfi ospita “Notizie da Patmos”

Testo e voce” è un’iniziativa di Letterature Indipendenti, a cura di Massimo Ridolfi, iniziativa la cui finalità è bene espressa dal manifesto programmatico, a firma di Massimo Ridolfi:

In una sua recente uscita l’iniziativa ha ospitato anche una lettura da Notizie da Patmos (La Vita Felice, 2019), che trovate condivisa sulla rispettiva pagina Facebook e sul canale Youtube

Grazie di cuore a Massimo Ridolfi per il suo sostegno alla poesia.

Michele Paoletti, Foglie altrove (rec. di Fabrizio Bregoli)

Grazie a Poetarum Silva e a tutta la sua redazione per avere accolto questa recensione all’ottimo libro “Foglie Altrove” (Arcipelago Itaca, 2020) di Michele Paoletti.
Buona lettura a tutti!

Poetarum Silva

Michele Paoletti, Foglie altrove
Arcipelago itaca, 2020

Confrontarsi con la poesia di Michele Paoletti, anche e soprattutto per chi conosce l’autore fin dal suo primo lavoro, dalle origini quindi della sua scrittura, non smette mai di generare sorprese e offrire elementi prima inediti, grazie alla capacità di rinnovamento che questa scrittura è in grado di praticare, in un percorso indiscutibile di crescita e maturazione che punta sempre più a un’essenzialità espressiva, e dunque a una condensazione semantica, che non soccombe mai a un eccesso di minimalismo.
Come ben rilevato da Maria Grazia Calandrone nella prefazione all’opera, l’elemento della natura, del paesaggio, degli oggetti (“gli strumenti umani” per dirla con Sereni) che scandiscono il passaggio delle vite è uno degli elementi principali che domina il lavoro (e non è nuovo alla poesia di Paoletti) fin dal titolo, con quel riferimento alle “foglie” per antonomasia metafora della fragilità dell’uomo, qui…

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Poesia a confronto: Figli

Quarantaduesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Figli, con il confronto fra poesie di Omero, Kipling, Gibran, Piersanti.

Gli affetti famigliari sono uno dei motivi chiave della poesia, come della vita. Dopo avere affrontato i temi relativi alla figura della madre, del padre, dell’amore coniugale, della perdita dei propri cari è ora il momento dei figli.

Tutti ricorderanno, fin dalle letture liceali, lo splendido episodio tratto dal Canto VI dell’Iliade in cui Ettore saluta la moglie Andromaca prima di dover affrontare la prossima battaglia contro i Greci. Alla fine di questo episodio Ettore rivolge il suo saluto anche al piccolo Astaniatte, all’inizio spaventato dall’armatura minacciosa del padre che, sorridendone con Andromaca, è costretto a togliersi l’elmo, a deporre il suo ruolo di eroe per incarnare quello semplicemente di padre che alza al cielo il figlio, lo benedice augurandogli un futuro di onori e di gloria. Il tono epico e solenne che è proprio dell’Iliade assume qui una sospensione temporanea, per dare spazio a un intenso e struggente quadro famigliare: Ettore da guerriero imperturbabile, fedele nella missione richiesta dalla difesa della sua patria, torna qui a essere padre, uomo che deve innanzitutto difendere suo figlio.

[…]

OMERO

(Da “Iliade” – nella traduzione di Vincenzo Monti, 1825)

Dal Canto VI

Così detto, distese al caro figlio
l’aperte braccia. Acuto mise un grido
il bambinello, e declinato il volto,
tutto il nascose alla nudrice in seno,
dalle fiere atterrito armi paterne,
e dal cimiero che di chiome equine
alto su l’elmo orribilmente ondeggia.
Sorrise il genitor, sorrise anch’ella
la veneranda madre; e dalla fronte
l’intenerito eroe tosto si tolse
l’elmo, e raggiante sul terren lo pose.
Indi baciato con immenso affetto,
e dolcemente tra le mani alquanto
palleggiato l’infante, alzollo al cielo,

e supplice sclamò: Giove pietoso
e voi tutti, o Celesti, ah concedete
che di me degno un dì questo mio figlio
sia splendor della patria, e de’ Troiani
forte e possente regnator. Deh fate
che il veggendo tornar dalla battaglia
dell’armi onusto de’ nemici uccisi,
dica talun: Non fu sì forte il padre:
E il cor materno nell’udirlo esulti.”

UMBERTO PIERSANTI
(Da Nel tempo che precede – Einaudi, 2002)

[…]

Jacopo che tra gli altri
passa, senza guardare,
dondola il grande corpo
e li sovrasta,
abbracciò un cavallo
e poi pendeva
dopo riuscì ad alzarsi,
rise forte
figlio che giri solo
nella giostra,
quegli altri la rifiutano
così antica e lenta,
ma il padre t’aspetta,
sgomento ed appartato
dietro il tronco,
che il tuo sorriso mite
t’accompagni
nel cerchio della giostra,
nella zattera dove stai
senza compagni

Continua sul blog “Laboratori Poesia“:

http://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-figli/

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

Per consultare l’elenco di tutte le uscite del martedì della rubrica Poesia a confronto accedere al link.

Notizie da Patmos su “L’indice dei libri del mese” – recensione di Paolo Gera

Sul numero de L’indice dei libri del mese di Novembre 2020 (n.11, Anno XXVII) è presente nella sezione dedicata alla poesia una recensione a “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019) a firma di Paolo Gera.

Scrive Paolo Gera:

[…]

L’affidamento all’algebra indica paradossalmente una prospettiva utopica che commuove: per ritrovare il padre e il suo affetto, ci vuole qualcosa di perfetto, in modo che l’equazione una volta risolta non sfugga più dagli occhi e dalle mani e che l’amore non si pieghi alla mutevolezza, ma rimanga per sempre risolto. Se l’intenzione iniziale si pone nel solco di una prospettiva scientifica tradizionale e rassicurante, gli esiti successivi non possono che spostarsi verso i confini della relatività: la poesia di Bregoli diventa quantistica e l’oggetto dell’osservazione sfugge alla cattura definitiva, perché si sposta insieme al punto di vista dell’osservatore. Un poeta non può fissare alla pagina l’argomento della poesia nella sua definizione esaustiva, perché mentre scrive cambia prospettiva ed evolve il proprio sentire. È una poesia che si consegna immancabilmente al fallimento, è rapporto con l’inconoscibile dell’altro, mai esauribile, madornale nel caso che l’altro sia proprio chi ci ha concepito e generato. È la ricerca di un “noi”, non perduto, ma probabilmente mai esistito.

[…]

La recensione completa è disponibile sulla rivista L’indice dei libri del mese

Per leggere alcune poesie da Notizie da Patmos accedere al link

Heisenberg di Fabrizio Bregoli – traduzione in spagnolo sul Centro Cultural Tina Modotti

Sul sito del Centro Cultural Tina Modotti e sulla relativa pagina Facebook potete leggere la traduzione della poesia “Heisenberg” (da “Notizie da Patmos” – La Vita Felice, 2019) a cura di Antonio Nazzaro che ringraziamo di cuore.

Dal sito del Centro Cultural Tina Modotti:

“Il Centro Cultural Tina Modotti è oggi una delle realtà più interessanti, in Sud America, fra le tante che si occupano di cultura e che, soprattutto, hanno un riferimento più o meno diretto con l’Italia. Il Centro nasce su iniziativa di Antonio Nazzaro, poliedrica figura di intellettuale, da quasi vent’anni trasferitosi nei paesi del Sud America e dell’America Centrale, dove, fra Messico e Venezuela, ha dato vita a numerosissime iniziative diventando un punto di riferimento per chi ama la poesia, l’ arte, la bellezza e la cultura.
“L’idea del Centro Cultural Tina Modotti”, ci racconta Nazzaro, “nacque durante un seminario nell’ Universitá delle Arti a Caracas nel 2008. Parlando con i miei alunni mi resi conto della necessitá di creare uno spazio che potesse dare visibilitá ai giovani artisti venezuelani e dove ci fosse la possibilitá di creare degli eventi in collaborazione con artisti italiani.”

Qui trovate una raccolta dei poeti ospitati

La Modotti in una scena del film muto The Tiger’s Coat – Immagine di pubblico dominio tratta da https://it.wikipedia.org/wiki/Tina_Modotti#/media/File:TinaModotti.PNG

Per conoscere meglio la figura di Tina Modotti

Blocchi di partenza – Alice Sbrogiò

Per la nuova rubrica “Blocchi di partenza” sulla pagina Facebook “Poeti Oggi” l’incontro con la poesia di Alice Sbrogiò.

Buona lettura!

Grazie alla pagina Facebook “Poeti Oggi” per l’opportunità di collaborazione.

Tutti gli autori e le note di lettura pubblicate su Poeti Oggi sono consultabili alla pagina del blog Blocchi di partenza

Poesia a confronto: San Martino

Quarantunesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è San Martino, con il confronto fra poesie di Nievo, Carducci, Pascoli, Govoni, Betocchi.

L’undici Novembre si festeggia San Martino di Tours, celebre per l’episodio miracoloso del taglio del mantello: la giornata dedicata al santo si fa coincidere con la cosiddetta Estate di San Martino, legata a molte feste della cultura popolare contadina; si associa tradizionalmente alla maturazione del vino nuovo e alla scadenza annuale dei contratti di affitto e di mezzadria, con l’obbligo di trasloco dalle terre per tutti coloro che non ricevevano un rinnovo della concessione. Attorno a questa ricorrenza si sono scritte diverse poesie che sono legate fra di loro da debiti vari e reciproche influenze.

Consideriamo per prima la poesia del giovane Nievo, di gusto tipicamente tardo romantico, tutta giocata su un paesaggio di nebbie in cui il sole pare dare il proprio addio (“vale”) alla Terra, lasciando come congedo “il natio candor” delle cime “nevose”. Il paesaggio diventa un traslato dello stato d’animo del poeta, l’invito a credere ancora nella possibilità di risorgere e riacquistare “le pure / soavità d’amor”.

Si ispira proprio a questa poesia Carducci nel comporre la sua odicina anacreontica, affine alla poesia di Nievo anche per la struttura metrica. L’atmosfera di festa che presiede alla stagione del vino nuovo (“va l’aspro odor de i vini/ l’anime a rallegrar”, “Gira su’ ceppi accesi / lo spiedo scoppiettando”) sembra essere turbata da alcuni presagi funesti che rendono inquieto e problematico il quadro di insieme (“urla e biancheggia il mar” così espressionistico nella sua forma, e ancora “stormi d’uccelli neri, / com’esuli pensieri”). C’è quasi un impellente presagio di morte che grava sul ritmo apparentemente gioioso e incalzante della composizione e crea quel contrasto enigmatico che è parte del fascino di questa composizione.

[…]

IPPOLITO NIEVO

(Da “Canzoniere” (1855-56-57) – Milano, Redaelli. 1858)

SAN MARTINO

Già un vasto mar di nebbie
E d’ombra il pian sommerge,
Donde il pennon s’aderge
Di qualche fumaiuol.

L’ombra per colli e monti
Inerpicando sale;
Par che l’estremo vale
Mandi alla terra il sol,

E l’ultimo suo raggio
Perdendosi sublime
Sulle nevose cime
Cerca il natio candor.

Tal nel morire a un’alta
Speme sorgendo io pure,
Racquisterò le pure
Soavità d’amor!

GIOSUÈ CARDUCCI

(Da “Rime Nuove” – Zanichelli, 1887)

SAN MARTINO

La nebbia a gl’irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l’uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.

Continua sul blog “Laboratori Poesia“:

http://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-san-martino/

El Greco – San Martino e il mendicante – Immagine di pubblico dominio tratta da https://it.wikipedia.org/wiki/Martino_di_Tours#/media/File:El_Greco_-_San_Mart%C3%ADn_y_el_mendigo.jpg

L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

Per consultare l’elenco di tutte le uscite del martedì della rubrica Poesia a confronto accedere al link.

Alcuni testi inediti di Enea Roversi su Tragico Alverman

Poesie che bene sanno esprimere lo spirito dei nostri giorni, queste di Enea Roversi, poesie che testimoniano, anche se “gli aggettivi” sono “ormai finiti”, che la parola ha ancora ragioni da dire, un senso da strappare a quel “rumore” che la confonde e ne fa contraffazione, chiacchiera.
Ci chiedono una restituzione a noi stessi questi versi, per procedere oltre lo steccato di ogni “paura”, ritrovare “semplicemente quello che eravamo / quello che consapevoli ancora saremo.”, perché lì c’è il nostro “centro del mondo”, perché il domani, la fine, risiede in ogni inizio, come sosteneva anche Eliot in East Cocker.
Condividiamo con piacere nel nostro blog con un invito alla lettura.

Tragico Alverman

Foto di Ed Freeman

Alcuni testi scritti da me nel corso del 2020, naturalmente e rigorosamente inediti.

il cinema ha chiuso per sempre

troppi giri di parole per descrivere
l’amore e troppo poche le strade percorse
infiniti i soli asciugati dal maestrale
infinita la malinconia dei manifesti
strappati dietro le inferriate
con l’inutile l’indicazione degli orari
il cinema ha chiuso per sempre
le storie saranno presto dimenticate
ripiegate in un libro tascabile
affossate nel silenzio di foglie marce
un nubifragio di passaggio
toglierà di mezzo gli ultimi dubbi rimasti.


il centro del mondo

ma io lo ricordo ancora il nostro
primo bacio, ricordo bene la fontana
al centro della piazza, nel borgo
toscano che era in quel momento
il centro del mondo
del nostro mondo
delle viscerali emozioni, nostre
incorruttibili e torride
di tutto quell’essere così
semplicemente quello che eravamo
quello che consapevoli ancora saremo.

* * *

Noce 2020

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Lirico terapia. Giovanni Giudici, La vita in versi

Condividiamo con piacere questa famosa poesia di Giovanni Giudici e la sua analisi di Fabrizio Centofanti.
La poesia serve, aiuta, soprattutto in questi giorni.
Grazie a La Poesia e lo Spirito.

La poesia e lo spirito

Metti in versi la vita, trascrivi

fedelmente, senza tacere

particolare alcuno, l’evidenza dei vivi.

Ma non dimenticare che vedere non è

sapere, né potere, bensì ridicolo

un altro voler essere che te.

Nel sotto e nel soprammondo s’allacciano

complicità di visceri, saettano occhiate

d’accordi. E gli astanti s’affacciano

al limbo delle intermedie balaustre:

applaudono, compiangono

entrambi i sensi

del sublime – l’infame, l’illustre.

Inoltre metti in versi che morire

è possibile a tutti più che nascere

e in ogni caso l’essere è più del dire.”


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Lirico terapia. L’infinito. 2 – Da “La poesia e lo Spirito”

Riscoprire Leopardi e il valore della poesia e dell’infinito in questi giorni complicati.
Grazie a “La Poesia e lo Spirito” e alle parole di Fabrizio Centofanti che condividiamo con piacere.

La poesia e lo spirito

Interminati spazi, sovrumani silenzi, profondissima quiete. In questi tre aggettivi si coglie il superamento dell’individuo, dell’io. La persona è se stessa quando trova, in sé, qualcosa che la supera. Solo trascendendosi scopre il senso della vita. È il bivio fondamentale, la scelta tra l’egoismo e l’amore. L’egoismo è il ripiegamento sul proprio interesse, che spegne lo spirito; l’amore è la porta aperta su uno scenario infinito, che ci sorprende sempre. È qui la radice della meraviglia, da sempre considerata il presupposto della vera conoscenza. 

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