Zero al quoto di Fabrizio Bregoli letto da Angela Greco

Recensione di Angela Greco a “Zero al quoto”

Il sasso nello stagno di AnGre

Zero al quoto di Fabrizio Bregoli letto da Angela Greco

Si apprende dal vocabolario che in aritmetica, “quoto” è il quoziente esatto, senza il resto, e l’espressione utilizzata nel titolo – zero al quoto – indica una potenza con base zero elevata a zero, ossia qualcosa di impossibile da risolvere, che, al di là dei dibattiti tra addetti ai lavori numerici (a cui pure l’autore, laureato con lode in Ingegneria Elettronica, con buona probabilità è avvezzo), sconfinando in problemi di ben altra natura da quelli meramente matematici, giustifica la materia sottesa al titolo stesso, la poesia. Tralasciando le peripezie di pensiero con cui Fabrizio Bregoli dà il benvenuto al lettore della sua opera, Zero al quoto (Puntoacapo Editrice, 2018), per i profani in matematica come me, quello zero, di cui, appunto, nel titolo, attrae, affascina e, dopo aver letto l’impegnativa prefazione Vincenzo Guarracino – il quale pure…

View original post 1.760 altre parole

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Limski Kanal

Appena a lato, nella stretta cortina

di rocce e tronchi, sotto la strada

affollata di auto al sole, la rena umida

la riva all’ombra, la baracca, gabbie

incrostate di sale e silenzio, gusci

ammonticchiati di mitili ed ostriche

lezzo di scaglie, di legno fradicio, d’oblio.

Qui non giungono i passi dei turisti,

scansano il recesso dove immoto

il fiordo s’acquatta, impasta la bocca

di fango e di foglie, attende un guizzo,

una corrente, un insperato sussulto

sul basso fondale di terra e di sterpi,

di cocci e di vetri, di lattine e di sassi

sul velo azzurro-ocra delle acque

ed è sua l’inquieta staffetta del cane

sudicio a guardia del nulla

a misurare i due metri fra le lamiere

e le maglie consunte, pendolo inerte

d’un tempo che ignora la fretta dei battelli

poco discosti, sull’ormeggio frenetico

delle escursioni organizzate, rituali.

Eppure senti gorgogliare un destino

sotto la superficie indifferente,

piatta, senti lo scuotere dei polsi

il loro sciogliersi lento

impercettibile, verso il mare.

da “Baedeker. Libro di Viaggi” (2014)

Lascia un commento

Archiviato in Baedeker, Fabrizio Bregoli, Poesia, poetry

La poesia metasimbolica di Raffaela Fazio

CRITICA IMPURA

Di SONIA CAPOROSSI *

Per Cassirer, la “funzione simbolica” fondamentale del linguaggio è quella sottesa alla capacità di sintetizzare la molteplicità del reale attraverso attività umane come il mito e la conoscenza razionale. Se concepiamo normalmente il simbolo come un significante che esprime un significato concettuale ad esso diverso eppure collegato per convenzione comune, potremmo affermare con una certa sicurezza che il filo conduttore della poesia mitologica e biblica di Raffaela Fazio è l’attitudine al metasimbolismo, inteso come superamento della dimensione puramente astraente del symbolon, il quale da mero oggetto che significa altro si ricondensa e si raggruma in carne e sangue, da universale astratto si reincarna in universale concreto, ovvero in un exemplum di volta in volta individuale, pregno di ethos e pathos, da cui attingere come fosse un campionario o un lessico fondamentale di vita vissuta.
In effetti, attraverso la poesia del mito e dell’archetipo Raffaela Fazio riesce…

View original post 1.999 altre parole

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Emilia Barbato, Nature reversibili. Nota di Giorgio Galli

Una poetessa (o poeta se preferite) da leggere per chiunque ami la poesia, per la straordinaria bravura tecnica e la profondità dei contenuti. Lei è Emilia Barbato

Poetarum Silva

Emilia Barbato, Nature reversibili, LietoColle 2019

È una pace malinconica la sera,
la luna nuova si allunga
sul colonnato con passo d’uomo
e rami nudi, pensi alle dita nodose
di un Dio padre posto al centro
del portico e a figure grottesche
guardando l’ombra dei palmizi, è
un edificio religioso questo corpo.

Una rapsodia di canti d’amore. A Emilia Barbato la forma poematica dev’essere congeniale, se sia il precedente Il rigo tra i rami del sambuco (Pietre Vive Editore, 2018), sia questo Nature reversibili (LietoColle, 2019, con prefazione di Maurizio Cucchi) sono raccolte di poesia brevi e cucite insieme da un filo conduttore intenso – l’analogia tra il cancro della madre e lo scempio della Terra dei Fuochi nel Rigo, le misteriose armonie dell’amore in questo. L’amore di Emilia Barbato è solenne come una fede ed è affidato a un canto misurato, trattenuto, interiorizzato. È un amore assoluto, ma…

View original post 675 altre parole

1 Commento

Archiviato in Emilia Barbato, Poesia, Poetarum Silva, poetry, recensione

“Gallo Rosso” di Antonella Jacoli (Ladolfi, 2019)

Antonella Jacoli sceglie proprio l’archè eracliteo, questo logos vivo, come immaginario simbolico di riferimento – il gallo rosso del titolo di questo suo nuovo libro – rappresentato in primis come motore di rovina e distruzione (e insieme tuttavia palingenesi necessaria) a materializzazione di un ordine naturale sovvertito che trova nella guerra la sua forma più degenere e assurda. La poesia diventa allora l’arte di dominare questo fuoco, arginarlo nel confine – sempre precario, beninteso – della parola che è insieme denuncia e testimonianza, atto dovuto alla verità e quindi dialogo storico: non semplice recupero memoriale ma riscrittura di un tempo solo in apparenza passato e quindi cristallizzato nella sua immutabilità, ma in realtà materia concretissima e laboratorio vivo in cui trovare nuova accoglienza, come per i due protagonisti / autori (apocrifi, ma non per questo meno  autentici) di questi versi, Peter e Margot Beck, che cercano “la casa del loro senso”, come annota l’autrice. Indagare il vero storico (a voler recuperare il troppo spesso dimenticato dettame manzoniano) significa anche trasferire il proprio io in mani altre, così che il loro agire possa in realtà ridefinirlo, spogliarlo di ogni autoreferenzialità e farlo dunque riaffiorare scevro di ogni sovrastruttura, pronto a dire a chiare lettere che la cenere è la sola lealtà al fuoco, e così poter rappresentare più credibilmente il mondo.

[…]

La silloge procede per strappi, salti logici, accattivanti distonie. Infatti non viene seguito un coerente tracciato di tipo diacronico e neppure un punto di vista univoco, la visione anzi si sdoppia attraverso gli occhi dei due protagonisti che scrivono su piani paralleli – eppure incredibilmente intersecantisi – l’incrocio delle loro vite, alle quali assistono come da una prospettiva obliqua (o strabica?), alla ricerca di una comunanza di voce: “niente ha più senso / della tua voce viva”. Tuttavia il presente è camminamento in uno spazio allucinatorio (“da sonnambula ripeto il nome caro”), scabra litania (o balbettio isterico?) di oggetti (“le pelli di coniglio / i vestiti risvoltati / il dado per il brodo / i tessuti sintetici”) giustapposti nella loro contraddittorietà eppure dominati da un senso di oblio ineluttabile e d’insignificanza oppressiva, chiusi nel loro cerchio asfittico dal quale occorre estrarre un senso, liberare “parole deportate”, sapendo che “piove fin dentro le ossa”, perché “Stride ogni cosa / dopo la notte”. La parola ci chiede udienza, ambisce a una rinascita dalle sue ceneri:

Sradicati allineati corpi

fucilati prima delle labbra

tronchi e rami di guerra

fusi nell’ebano

a comporre il simulacro

di una strage marina

lo spoglio funebre

di un amore.

Dalla Prefazione alla silloge

Fabrizio Bregoli

Lascia un commento

Archiviato in Antonella Jacoli, Ladolfi, Poesia, poetry, prefazione

La gemella

Propongo un inedito di Claudia Zironi, estratto dal suo blog.

Claudia Zironi

      

Io ho una gemella siamese, ci hanno detto
che siamo indivisibili e dovremo
passare tutta la vita insieme.
Io ho il fegato e un rene, bocca e stomaco
sono in comune, il cervello è equamente
ripartito: lei è quella che guarda le nuvole e ci vede
bambini alati e cavalli colorati, è quella
che scrive le poesie. Sta invecchiando
più velocemente di me, lei è quella che
possiede il cuore. So che un giorno
se ne andrà per prima e a me resterà
qualche momento ancora per capire
come si muore.

          


Claudia Zironi
(2019)

inedito


In apertura: foto di Diane Arbus

    

View original post

1 Commento

Archiviato in Claudia Zironi, inedito, Poesia, poetry

Cinque racconti da “Sonno giapponese” (Italic Pequod 2019) di Gabriele Galloni

Un bel libro, da leggere!

Poetarum Silva

4

Non c’è molto da raccontare. Si dice che morì contemplando un piccolo Guttuso; poco più di uno schizzo appuntato a mano libera dall’amico lontano.
Aveva esaurito ogni possibile combinazione di parole all’interno di quel sistema crudele che è l’endecasillabo. Le parole da noi amate hanno un limite: sono poche. Il resto è brusio, massa fonica o grafica. E dall’inizio alla fine del sogno troppe volte rischiamo di comporre la stessa frase. Anzi lo stesso verso.
Prima di addormentarsi per sempre chiamò un suo caro amico. “Pronto?”
“Sono S. come stai?” “Ciao! Non c’è male. Tu?”
“Bene. Senti, stavo pensando una cosa…” “Dimmi tutto.” “Le parole di cosa sono fatte, secondo te?” “Di aria, se
parlate. Di inchiostro se scritte.”
“Meno aereo. Te lo dico io, di cosa sono fatte. Le parole sono fatte di lettere.” “Ok. E le lettere?”
“Di segni, chiaro. “Va bene; hai vinto.”
“No, che vinto…

View original post 1.044 altre parole

Lascia un commento

Archiviato in Gabriele Galloni, Poesia, Poetarum Silva, poetry