Una domanda al poeta – sul blog Laboratori Poesia

La poesia è soprattutto confronto, dialogo. Per questo creare un colloquio con l’autore può aiutare a capire meglio la sua poetica, le necessità di una scrittura, penetrarne le ragioni: tutto questo senza togliere il presupposto dell’autonomia e dell’autosufficienza della poesia in sé, che va naturalmente fruita in quanto tale, senza filtri, senza paracadute.

La nuova rubrica di Laboratori Poesia “Una domanda al poeta” va nella direzione del dialogo di cui si parlava.

Nell’ultimo numero su Laboratori Poesia trovate una mia domanda alla poeta Annalisa Ciampalini, di cui mi ha particolarmente colpito la chiusa a una sua poesia: “Impossibile starne fuori”. Ecco la domanda:

La poesia si chiude con un verso che è in sé una sentenza senza appello: “Impossibile starne fuori”. Leggendolo nella accezione più ampia, pare essere un’indicazione di poetica, un riferimento al compito della poesia: assodato che un autore non può esimersi da un confronto con il mondo, con la vita, quanto la poesia deve mantenere tale radicamento e quanto può (o deve) invece estraniarsene per veicolare un messaggio il più possibile universale? La luce che la poesia è in grado di scrutare e indagare davvero contiene già tutto oppure vanno indagate le regioni d’ombra? Sono quelle le componenti dalle quali è necessario che la poesia non resti esclusa?

Potete leggere la risposta su Laboratori Poesia

Ringrazio Annalisa Ciampalini per la profondità e la schiettezza della sua risposta, che mi hanno davvero colpito e illuminato.

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Blocchi di partenza – Gianmarco Parodi

Per la nuova rubrica “Blocchi di partenza” sulla pagina Facebook “Poeti Oggi” l’incontro con la poesia di Gianmarco Parodi.

Buona lettura!

Grazie alla pagina Facebook “Poeti Oggi” per l’opportunità di collaborazione.

Tutti gli autori e le note di lettura pubblicate su Poeti Oggi sono consultabili alla pagina del blog Blocchi di partenza

Poesia a confronto: Cimiteri

Cinquantottesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Cimiteri con il confronto fra poesie di Gray, Masters, Valéry, Pusterla.

Luogo preposto al culto dei defunti, il cimitero ha da sempre una forte valenza simbolica: è un luogo sacro che preserva la memoria di chi fu, permette il colloquio ininterrotto fra i vivi e i loro cari defunti, invita alla raccolta interiore e alla riflessione sul senso della vita.

Una pietra miliare della poesia cimiteriale è la nota “Elegia scritta in un cimitero di campagna” di Thomas Gray di cui riportiamo le quartine iniziali. L’incipit propone una tipica ambientazione gotica, descritta con dovizia di particolari e attenzione al dettaglio, finalizzata a introdurre il soggetto della composizione: il cimitero di campagna appunto. La novità, bene evidenziata dall’autore, è che qui si celebrano le vite di persone semplici, dal destino oscuro, che non avevano certo mezzi per poter edificare monumenti funerari di rilievo, ma solo semplici tombe che raccolgono i loro resti; a loro è dedicata l’elegia. Nella poesia colpisce la sensibilità con cui sono rievocati gli affetti domestici che furono, tutti rappresentati nella loro umile verità, nella autenticità che li contraddistingue.

Un cimitero sulla collina è invece il luogo in cui sono ospitati i defunti di Spoon River, a cui è interamente dedicata l’antologia di Masters che tanto successo ebbe alla sua pubblicazione e ancora oggi mantiene inalterato il suo fascino. A caratterizzare il libro è l’espediente di dare voce in prima persona ai singoli defunti che raccontano le proprie vite in un intreccio di storie che si sovrappongono fra di loro, anche con numerose contraddizioni e punti di vista contrastanti fra i protagonisti delle stesse, creando una narrazione in versi composita e intrigante. Qui ascoltiamo Francis Turner che in pochissimi versi riassume la sua vita tutta condizionata dalla malattia e rischiarata da un unico avvenimento, dalla gioia dell’amore vissuto per un istante solo, appena prima di lasciare il mondo dei vivi.

[…]


THOMAS GRAY
 
From ELEGY WRITTEN IN A COUNTRY CHUCHYARD
(1751)
 
The curfew tolls the knell of parting day,
         The lowing herd wind slowly o’er the lea,
The plowman homeward plods his weary way,
         And leaves the world to darkness and to me.
 
Now fades the glimm’ring landscape on the sight,
         And all the air a solemn stillness holds,
Save where the beetle wheels his droning flight,
         And drowsy tinklings lull the distant folds;
 
Save that from yonder ivy-mantled tow’r
         The moping owl does to the moon complain
Of such, as wand’ring near her secret bow’r,
         Molest her ancient solitary reign.
 
Beneath those rugged elms, that yew-tree’s shade,
         Where heaves the turf in many a mould’ring heap,
Each in his narrow cell for ever laid,
         The rude forefathers of the hamlet sleep.
 
The breezy call of incense-breathing Morn,
         The swallow twitt’ring from the straw-built shed,
The cock’s shrill clarion, or the echoing horn,
         No more shall rouse them from their lowly bed.
 
For them no more the blazing hearth shall burn,
         Or busy housewife ply her evening care:
No children run to lisp their sire’s return,
         Or climb his knees the envied kiss to share.
 
Oft did the harvest to their sickle yield,
         Their furrow oft the stubborn glebe has broke;
How jocund did they drive their team afield!
         How bow’d the woods beneath their sturdy stroke!

[…]

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

Per consultare l’elenco di tutte le uscite del martedì della rubrica Poesia a confronto accedere al link.

Il lago e la luce: appunti su “Le rivelazioni d’acqua” di Camilla Ziglia

Condividiamo con piacere questo articolo tratto da “Di sesta e di settima grandezza – Avvistamenti di poesia”, a cura di Alfredo Rienzi.
Buona lettura e buon viaggio nella poesia di Camilla Ziglia.

DI SESTA E DI SETTIMA GRANDEZZA - Avvistamenti di poesia

Camilla Ziglia, Rivelazioni d’acqua, puntoacapo, 2021. Prefazione di Ivan Fedeli

Sono panorami esteriori ed interiori, quelli di Camilla Ziglia, alla sua opera d’esordio, che sposano un’attenta misura tra ombra e chiarità, con esplorazioni condotte sul filo dell’iperletterarietà o, quantomeno, di un forte legame impregnato con la tradizione letteraria novecentesca (Ivan Fedeli, nella Prefazione, coglie, per esempio e giustamente, il legame con la tradizione ermetica).
Letterario è il lago, con le sue acque, le sue nebbie, soprattutto con la sua macrometafora del fondo e del cielo riflesso, della superficie che vela («la bugia dello specchio», «l’illusione») e rivela, che inombra e accoglie; letteraria è la ripartizione nelle sezioni, declinate al ritmo di stagioni (quattro, come giusto che sia: Stagione di mancanza; Stagione di sangue e perdono; Stagione di promesse; Stagione di percorsi) che rinviano al doppio quaternario di Le stagioni contiane (e – non senza adiacenza –…

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Poesia a confronto: La fabbrica

Cinquantasettesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è La Fabbrica con il confronto fra poesie di Volponi, Sereni, Di Ruscio.

La fabbrica (e quindi l’esperienza dell’operaio che vi lavora) sono temi che entrano nella letteratura italiana – e nella poesia ancora di più – relativamente tardi, forse per resistenza di fronte a un materiale ritenuto di per sé impoetico e certamente poco funzionale rispetto alla matrice prevalentemente lirica della poesia italiana. È soprattutto nel XX secolo, con le avanguardie storiche, che i temi relativi alla tecnologia (si pensi al Futurismo) iniziano gradualmente a prendere piede e solo nel dopoguerra il tema della vita in fabbrica inizia ad assumere quell’evidenza che la nuova società industriale, dal boom economico in poi, pretende.

[…]

Di vita in fabbrica molto concretamente parla Sereni a proposito di una sua “visita in fabbrica”: qui siamo negli anni del boom economico e ciò che Sereni denuncia è una certa assuefazione («Non ce l’ho – dice – coi padroni. Loro almeno / sanno quello che vogliono. Non è questo, / non è più questo il punto» dice la splendida apertura dialogica), assuefazione che, in virtù del benessere che il salario, anche povero, può offrire, spinge l’operaio a una tacita e accettata alienazione, una schiavitù del suo tempo (si veda la citazione leopardiana; “E di me si spendea la miglior parte”) e dei suoi interessi, assuefazione che percepisce però come benevola. Allora l’operaio vive “sempre in regresso sul lavoro / o spento in esso” per avere quel pane che, dantescamente, sa amaro – a patto però di esserne davvero consapevole. Ma questo equilibrio, ci lascia capire Sereni, è inevitabilmente precario: l’esigenza di un’umanità che rivendica il proprio spazio di libertà è ineliminabile, “un grido troppo tempo in noi represso” è destinato a farsi sentire: occorre solo saper attendere. L’ambiente della fabbrica, per quanto ben organizzato, funzionale, generatore di reddito è pur sempre un “asettico inferno” come ci ricorda lo splendido ossimoro nella chiusa.

[…]

VITTORIO SERENI
(da Gli strumenti umani –
Einaudi, 1965)
 
UNA VISITA IN FABBRICA
 

 
V
 
[…]
Ma beffarda e febbrile tuttavia
ad altro esorta la sirena artigiana.
Insiste che conta più della speranza l’ira
e più dell’ira la chiarezza,
fila per noi proverbi di pazienza
dell’occhiuta pazienza di addentrarsi
a fondo, sempre più a fondo
sin quando il nodo spezzerà di squallore e rigurgito
un grido troppo tempo in noi represso
dal fondo di questi asettici inferni.

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

Per consultare l’elenco di tutte le uscite del martedì della rubrica Poesia a confronto accedere al link.

“Ananke” di Angela Greco

Segnaliamo con piacere questa nuova pubblicazione:

ANANKE di ANGELA GRECO (Giuliano Ladolfi Editore, 2021; prefazione di Fabrizio Bregoli)

Il volume è ordinabile presso le migliori librerie ed acquistabile sui principali siti di e-commerce, oltre che tramite il sito della casa editrice Ladolfi.

Scrivo nella prefazione all’opera:

Angela Greco sceglie di intitolare la sua nuova raccolta di poesie, con un chiaro riferimento mitologico alla tradizione classica, a Ananke, ossia la forza del destino, l’ineluttabilità del fato a cui l’uomo deve necessariamente obbedire, o soggiacere. Questo potrebbe lasciar pensare che l’autrice, rifacendosi a una scuola di pensiero dalla tradizione consolidata che attraversa i secoli, aderisca a un’idea dell’uomo come di soggetto che è sottomesso a una volontà imperscrutabile e superiore che gli impone le proprie scelte, lo relega a un insieme di accadimenti predeterminati per i quali viene privato di ogni potere decisionale. In realtà questa percezione di un destino che si impone e fa valere le proprie ragioni sulla vita dei singoli, questa constatazione di uno “spazio che va restringendosi” vanno circostanziate e riferite alla serie di eventi a cui la raccolta si rivolge e ai quali, con intelligenza, Angela Greco non fa mai cenno esplicito, ma li lascia intuire dalla inequivocabilità delle date che circoscrivono questi versi a quell’anno 2020, a tutti ben noto. Evitare il cronachismo, procedere per allusioni: questo dà consistenza al messaggio poetico, evita di cadere nella retorica. Quindi Angela Greco ci propone una poesia, che non si può ridurre a un diario in versi tout court, ma che è una riflessione profonda e partecipe di una condizione storica che, certo, la riguarda individualmente e che la porta a parlare di sé, ma nasce dal bisogno dell’incontro, perché occorre “rendersi conto che una parte di sé stessi è / l’Altro”. […]

Qui la parola di Angela Greco riduce ai minimi termini tutte le accensioni liriche che non mancavano nel lavoro precedente, cerca una lingua più scarna e sobriamente riflessiva, secondo un procedimento che bene è riassunto dai suoi versi: “si procede / per sottrazioni, operazioni lontane / dai quaderni di quando eravamo piccole mani”. Ecco gli elementi chiave della sua scrittura: togliere il superfluo (“sottrazioni”), scavare nell’esperienza vissuta (“i quaderni”), esplorare l’interiorità (“piccole mani”). Gli affetti restano una componente importante della sua scrittura, come lo sono nella vita di ciascuno: da questi non si può (e non si deve) prescindere soprattutto quando è forte la consapevolezza del buio, quando “la notte è uno stomaco che / ricorda ogni dettaglio”, immagine quest’ultima fra le più potenti e espressionistiche che si trovano nel libro, capace di convogliare efficacemente il concetto di una realtà che ci sovrasta e ci fagocita, proprio come è accaduto (e purtroppo continua ad accadere). Ma ad Angela Greco importa andare oltre, attraversare soglie, evitare il rischio che si sia ridotti a “attimo di pausa tra due baratri”, creare varchi e connessioni.

[…]

Concludendo, crediamo che si possa sostenere che questo nuovo lavoro di Angela Greco risponde credibilmente alla missione di una poesia testimone del proprio tempo, di una poesia della responsabilità che ci esorta a riscoprire la nostra matrice originaria di uomini, a non ridurci a “maschere / ignare di volti e voci di sopravvissuti”. Questa, da sola, è già un’ottima ragione per cui il libro merita di essere letto.

Foto di Angela Greco, su gentile concessione

Crystal Bowls, articolo di Chicca Morone- sul blog CasaMatta

Sul secondo numero del blog CasaMatta potete leggere un interessante articolo di Chicca Morone che ci introduce alle crystal bowls, con un mio commento a corredo.

Sapete di cosa si tratta? Siete curiosi di scoprirlo e di capire i benefici che sono capaci di apportare? Leggete l’articolo su Casamatta, al link sottostante

Le Crystal Bowls

Così commento nell’articolo:

Mi è impossibile derogare dalla impostazione scientifica che permea la mia personalità: questa mi impedisce voli pindarici e irrazionalistici. Tuttavia è noto a tutti come le onde, grazie alla loro capacità di interferenza, rifrazione, diffrazione, possano interagire profondamente con lo spazio e quindi anche con i corpi, apportando sia benefìci sia conseguenze pericolose o dannose. Le onde sonore, così come le onde elettromagnetiche in genere, obbediscono a queste regole; le scoperte scientifiche sono in continua evoluzione e spesso giungono a determinati risultati, avvalorati dal metodo e dai riscontri scientifici, come è doveroso che sia, solo successivamente alla loro intuizione. Non tutto è comunque interpretabile con il solo nesso causa-effetto.

Il beneficio che la musica, in tutte le sue forme, sa dare all’equilibrio psico-fisico è indubitabile e non posso se non consigliare a chiunque di immergersi in questa esperienza, nell’ascolto attento, immune da preconcetti e pregiudizi.

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Potete leggere l’articolo completo sul blog CasaMatta.

Troverete anche la registrazione di un brano musicale eseguito impiegando con le crystal bowls.

Crittografia e poesia: qualche postilla eretica – sul blog CasaMatta

Sul secondo numero del blog CasaMatta appare un mio articolo in cui cerco punti di contatti fra algoritmi crittografici e parola poetica.

Crittografia e poesia: qualche postilla eretica

Dico nell’articolo :

Tutto quanto finora esposto, disponibile in qualunque manuale di sicurezza informatica e di teoria dei codici (si veda la bibliografia di riferimento, sotto), e quindi presentato qui senza alcuna pretesa di originalità, ci serve proprio a capire come la poesia sia molto simile, sotto parecchi aspetti, alla crittografia. Infatti in poesia un messaggio che può essere di varia natura, ma in generale appartiene alla sfera privata e intima dell’autore, viene “trasformato” grazie all’uso del linguaggio in un messaggio, per così dire, nuovo, ma in ogni caso “alterato”, riplasmato; questa alterazione sta alla base della poesia che, se si limitasse a un’esposizione piana e standardizzata, si ridurrebbe a mera prosa o cronaca, non offrirebbe uno sguardo alternativo sul mondo. Usando la “chiave” della sua interiorità e sensibilità, l’autore scrivendo una poesia rielabora e, in un certo modo cripta, il suo mondo interiore, la vita quotidiana, la realtà che lo circonda, e, impiegando la forma letteraria, li trasforma in una materia nuova secondo gli schemi tipici della poesia: la metrica, la forma chiusa o libera, le figure retoriche, gli altri espedienti del “mestiere”. Sono vari i livelli a cui può avvenire questa alterazione, che contribuisce al maggiore o minore grado di comunicabilità (e di difficoltà spesso) della poesia: tutto attiene alla scelta esplicita dell’autore, alla sua formazione letteraria, al suo gusto e al suo stile, ma fondamentalmente alla sua poetica. Fin dalle origini della letteratura in forma volgare, infatti, si formalizza la distinzione ben nota, nella poesia provenzale, fra trobar leu (la poesia comunicativa) e trobar clus (la poesia ermetica o sperimentale, diremmo oggi), a cui spesso si aggiunge il trobar ric, assimilabile però per la nostra trattazione al trobar clus. È come se l’autore scegliesse di impiegare (o gli venisse imposto dal suo “daimon”), a seconda dei casi, algoritmi crittografici di diverso impatto e che portano a un minore o maggiore “occultamento” del messaggio all’origine della composizione poetica. Basta leggere “Croce e delizia” di Penna e “Millimetri” di Milo De Angelis e confrontarli per capire di cosa si stia parlando. Al lettore resta il compito di decriptare la composizione poetica, impiegando o una chiave privata comune e condivisa come nella crittografia simmetrica (pensiamo alla poesia di ricerca o a quella “settaria”, come per i “fedeli d’amore” dello Stilnovo, in cui autore e lettore condividono in sostanza un ecosistema di valori e di concezioni letterarie comuni e necessari per la corretta interpretazione della poesia) o una chiave privata esclusiva come nella crittografia asimmetrica (comune in questo caso è il sostrato culturale sotteso alla poesia, che però resta un’opera aperta e liberamente interpretabile dal lettore, che la declina soggettivamente, sulla base della sua esperienza, della sua percezione e della sua sovrastruttura di convinzioni e di ideali; concezione questa che si afferma fondamentalmente dalla stagione romantica in poi).

[..]

Mentre negli algoritmi crittografici l’impiego di una “chiave” non esatta rende impossibile la decifrazione o porta a una decifrazione errata o manchevole del messaggio originario, in poesia ciascun lettore può decriptare il messaggio poetico e trarne sempre un significato valido e personale, grazie alla sua  “chiave” privata di lettura. Il messaggio decriptato non è mai identico al messaggio della sorgente, anzi è sempre rimodellato e rinnovato nelle sue fondamenta. Così il lettore riscrive la poesia originaria, si fa partecipe e co-autore della poesia stessa, fruitore e artefice insieme del crittogramma.

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Potete leggere l’articolo completo sul blog CasaMatta

Blocchi di partenza – Sonia Vannozzi

Per la nuova rubrica “Blocchi di partenza” sulla pagina Facebook “Poeti Oggi” l’incontro con la poesia di Sonia Vannozzi.

Buona lettura!

Grazie alla pagina Facebook “Poeti Oggi” per l’opportunità di collaborazione.

Tutti gli autori e le note di lettura pubblicate su Poeti Oggi sono consultabili alla pagina del blog Blocchi di partenza

CasaMatta n.2 è on-line

Annunciamo con grande gioia che è on-line il secondo numero di CasaMatta, consultabile alla pagina web

www.casamattablog.it

Ecco l’indice del numero:

  • I DIRITTI COSTITUZIONALI AL TEMPO DEL COVID 19, intervista al costituzionalista FRANCESCO PALLANTE, a cura di Paolo Gera
  • LA CLINICA E IL COVID 19 di Paolo Gera
  • LA CONSAPEVOLEZZA CHE CI FA RIDERE di Elisabetta Chiacchella 
  • FILIPPO SIN FRONTERAS, racconto di Stefano Liuzzo 
  • METONIMIA E METAFORA A HELGOLAND di Milena Nicolini 
  • CRITTOGRAFIA E POESIA: QUALCHE POSTILLA ERETICA di Fabrizio Bregoli
  • TESTIMONIANZE DAL CARCERE DI S.ANNA DI MODENA
  • MIGRAZIONI PASCOLIANE: IL CASO “ITALY” di Massimo Parolini
  • CERCARE UNA SPECIE DI LIBERTA’ di Nella Roveri
  • PERCHE’ IL TEATRO DEVE CONTINUARE AD ESISTERE di Alessandra Gasparini
  • LA RESISTENZA DELLE PANCHINE POETICHE di Anna Maria Farabbi 
  • LE CRYSTAL BOWLS di Chicca Morone e Fabrizio Bregoli
  • IN RICORDO DI PHILIPPE JACCOTTET di Italo Manfredini
  • LE PAROLE E LA TELA (per un incontro fra le arti) a cura di Marco Bellini e Simona Bartolena
  • NOTE DI LETTURA della Redazione
    • Fabrizio Bregoli su Ivan Fedeli
    • Anna Maria Farabbi su Anterem n.100
    • Milena Nicolini su Maria Luisa Bompani
    • Fabrizio Bregoli su Anita Piscazzi e Michel Godard
    • Anna Maria Farabbi sull’antologia Terra Mater
    • Fabrizio Bregoli su Vanni Schiavoni
    • Anna Maria Farabbi su Mariella Bettarini
    • Nella Roveri su “A proposito di Dante”
  • LE LEZIONI DI SCHIANTO DI LUCA BRESCIANI di Paolo Gera 
  • ANATOL, BABA, MARIJA ED ALTRI, racconto di Giovanni Perrino 
  • SCRITTURE: POESIE di Ánna Andréevna Achmátova (1889-1966) – traduzioni di Roberto Michilli
  • GIANFRANCO DRAGHI di Anna Maria Farabbi
  • CARTEGGI: Cristina Campo a Gianfranco Draghi

“Un uomo tra gli uomini” di Paolo Parrini- nota di lettura di Rita Bompadre

Oggi ospitiamo una nuova nota di lettura scritta da Rita Bompadre che riportiamo di seguito.

Un uomo tra gli uomini” di Paolo Parrini (Giuliano Ladolfi Editore, 2020) è una raccolta poetica incisiva, diffusa dalla breve e sintetica unità dei versi all’esteso respiro delle parole, concentrate nella distensione introspettiva, intorno al sentimento del tempo, nella solitudine di ogni solco dell’anima e nella contemplazione delle occasioni, rapide e profonde ispirazioni. Il poeta è spettatore dell’essenza e della realtà, trascrive visivamente la fugacità intima della speranza e la provvisorietà dei momenti esistenziali. L’analisi profonda dei testi ricambia la convincente considerazione delle reazioni sentimentali, traduce l’immediatezza dei contenuti con la suggestione di un linguaggio motivato, conciso e veloce, delega alla limpidezza delle sensazioni la più autentica esecuzione. La poesia pronuncia l’espressione lucida e disincantata della tenerezza, rivela l’immagine impressionista delle emozioni, ricompone il dissolvimento della malinconia, consola la lacerazione del cuore, rimarginando le ferite nei frammenti di una preghiera pagana. L’autore rende elegiaco il riscatto salvando la riflessione sulla misura complessa e umana delle età, insegna alle inquietudini dello spirito la lezione comprensiva dell’uomo condividendone la disponibilità nella sicurezza dei ricordi, trattenendo lo sgomento degli abbandoni, attardando la benevolenza nella piega della nostalgia. I testi svolgono il loro significato nella trasformazione della sensibilità, liberando la verità originaria dall’inafferrabilità della finitezza esistenziale, diventando il luogo effettivo dell’identità e dell’acuta percezione intuitiva. Paolo Parrini è uomo tra gli uomini, perché espone il principio dell’amore alla solidarietà emotiva delle sue poesie, facendo coincidere il carattere indispensabile degli affetti all’esperienza dell’impegno interiore. La condizione ermeneutica della poesia di Paolo Parrini decifra il nudo spazio dell’abisso, la dimensione del vuoto e il suo possibile annullamento, la simmetria delle contraddizioni umane, difendendo la solidità e la permanenza dell’eterno ritorno nella successione infinita delle rivelazioni. Lo smarrimento emotivo disperde la dimenticanza e la rimozione di ogni vincolo elusivo, il paesaggio scenico della memoria consuma il confine della saggezza, l’orizzonte della pietà. La voce poetica dell’autore spezza la malinconia del silenzio e supera lo scioglimento della sofferenza dissolvendo l’ambiguità delle colpe e la trasparenza dell’innocenza. Il poeta, unito al destino degli uomini, ricompone la frattura e risolve il dissidio dell’assenza. La natura sostanziale di ogni tensione influenza la magia evocativa tra infanzia ed età adulta in ogni incanto compiuto sulla traccia delle presenze lontane e irraggiungibili. I versi accolgono il segno dell’attimo, l’intuizione proiettata nel carattere estetico del tempo. Dispiegano una poesia pura, di stati d’animo, concedendo la delicata empatia della compassione e avvertendo la volontà di lenire il dolore altrui con commossa gentilezza. 

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

(Pubblicato su concessione e autorizzazione dell’autrice)

Per maggiori informazioni sul libro e per l’eventuale acquisto potete accedere alla pagina dell’editore Ladolfi Editore