Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Stefano Vitale

Oggi consigliamo la lettura di questi inediti dell’amico Stefano Vitale

Il sasso nello stagno di AnGre

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OLTRE LA RETE: Stefano Vitale

LUCE RUBATA (inediti)

Preferire la luce rubata
dell’ombra imprevista
la sorpresa del timo fiorito
la breccia d’azzurro
nel cielo imbronciato
d’indizi, promesse, segni abbozzati
presagi senza pretese
nei lampi delle stagioni
accatastate alla rinfusa
per il gusto d’una rifrazione
stretto movimento elastico
senza una destinazione
è la rinuncia preventiva
che salva dal naufragio
di lingue troppo sicure
di fantocci tanto vuoti
da sembrare così veri.
………………….Rileggendo “Quattro Quartetti” di T.S. Eliot

.

.
Nasce la parola
nel dialogo coi morti
interrogare ostinato
di chi è vicino assente
così nel vuoto
sorge la presenza
di un’essenza ritrovata
nel desiderio della risonanza
tocca al coraggio della paura
graffiare la tavola bianca
del tempo magro e pigro
con una parola vigile e paziente
ragno in bilico
sul filo d’una vena
sospesa tra la carne e il cielo.
.

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Merenda Poetica, 15/09/2019 a Rivarone (AL)

Tutti invitati! Non mancate!

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Inedito su “La bottega di poesia” de La Repubblica

Su “La Repubblica” del 31/08/2019 nella rubrica “La Bottega di poesia” curata da Gilda Policastro, la curatrice ha selezionato la poesia inedita “Heisenberg” fra i testi inviatele dai lettori.

Il motivo conduttore dei testi è la luce; Gilda Policastro conduce un’attenta disamina critica relativa a questa metafora dalle origini della poesia (Dante) fino ai contemporanei, spunto critico che merita di essere letto.

Per una maggiore leggibilità riporto il testo della poesia

Heisenberg

L’imbroglio è sempre la luce, quel suo

scalfire i corpi, sbozzarli dal nero

ordinarne regole, spazi.

Travolgerli nel loro buio esatto

con la sua lama buona,

obbligare i volti a intridersi.

Illuderli che siano conoscibili

a misura di un noi inesplorato,

fingere emendabile la frattura

l’indeterminazione sanata.

Scrive Gilda Policastro:

“Prende le mosse dall’inventore del principio di indeterminazione una poesia che recupera la luce come motivo gnoseologico, senza rinunciare all’aspetto aridamente ottico e senza timore di contaminare la scrittura poetica con la scienza dura, operazione di sicuro rischiosa ma con effetti in questo caso molto ben calibrati e persuasivi. La poesia non è allora né il calcolo, né il risultato ma, piuttosto, il margine di errore.”

La poesia Heisenberg fa parte della silloge inedita “Notizie da Patmos” di prossima pubblicazione per i tipi de “La Vita Felice” nella collana “Le voci italiane”.

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Zero al quoto di Fabrizio Bregoli letto da Angela Greco

Recensione di Angela Greco a “Zero al quoto”

Il sasso nello stagno di AnGre

Zero al quoto di Fabrizio Bregoli letto da Angela Greco

Si apprende dal vocabolario che in aritmetica, “quoto” è il quoziente esatto, senza il resto, e l’espressione utilizzata nel titolo – zero al quoto – indica una potenza con base zero elevata a zero, ossia qualcosa di impossibile da risolvere, che, al di là dei dibattiti tra addetti ai lavori numerici (a cui pure l’autore, laureato con lode in Ingegneria Elettronica, con buona probabilità è avvezzo), sconfinando in problemi di ben altra natura da quelli meramente matematici, giustifica la materia sottesa al titolo stesso, la poesia. Tralasciando le peripezie di pensiero con cui Fabrizio Bregoli dà il benvenuto al lettore della sua opera, Zero al quoto (Puntoacapo Editrice, 2018), per i profani in matematica come me, quello zero, di cui, appunto, nel titolo, attrae, affascina e, dopo aver letto l’impegnativa prefazione Vincenzo Guarracino – il quale pure…

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Limski Kanal

Appena a lato, nella stretta cortina

di rocce e tronchi, sotto la strada

affollata di auto al sole, la rena umida

la riva all’ombra, la baracca, gabbie

incrostate di sale e silenzio, gusci

ammonticchiati di mitili ed ostriche

lezzo di scaglie, di legno fradicio, d’oblio.

Qui non giungono i passi dei turisti,

scansano il recesso dove immoto

il fiordo s’acquatta, impasta la bocca

di fango e di foglie, attende un guizzo,

una corrente, un insperato sussulto

sul basso fondale di terra e di sterpi,

di cocci e di vetri, di lattine e di sassi

sul velo azzurro-ocra delle acque

ed è sua l’inquieta staffetta del cane

sudicio a guardia del nulla

a misurare i due metri fra le lamiere

e le maglie consunte, pendolo inerte

d’un tempo che ignora la fretta dei battelli

poco discosti, sull’ormeggio frenetico

delle escursioni organizzate, rituali.

Eppure senti gorgogliare un destino

sotto la superficie indifferente,

piatta, senti lo scuotere dei polsi

il loro sciogliersi lento

impercettibile, verso il mare.

da “Baedeker. Libro di Viaggi” (2014)

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La poesia metasimbolica di Raffaela Fazio

CRITICA IMPURA

Di SONIA CAPOROSSI *

Per Cassirer, la “funzione simbolica” fondamentale del linguaggio è quella sottesa alla capacità di sintetizzare la molteplicità del reale attraverso attività umane come il mito e la conoscenza razionale. Se concepiamo normalmente il simbolo come un significante che esprime un significato concettuale ad esso diverso eppure collegato per convenzione comune, potremmo affermare con una certa sicurezza che il filo conduttore della poesia mitologica e biblica di Raffaela Fazio è l’attitudine al metasimbolismo, inteso come superamento della dimensione puramente astraente del symbolon, il quale da mero oggetto che significa altro si ricondensa e si raggruma in carne e sangue, da universale astratto si reincarna in universale concreto, ovvero in un exemplum di volta in volta individuale, pregno di ethos e pathos, da cui attingere come fosse un campionario o un lessico fondamentale di vita vissuta.
In effetti, attraverso la poesia del mito e dell’archetipo Raffaela Fazio riesce…

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Emilia Barbato, Nature reversibili. Nota di Giorgio Galli

Una poetessa (o poeta se preferite) da leggere per chiunque ami la poesia, per la straordinaria bravura tecnica e la profondità dei contenuti. Lei è Emilia Barbato

Poetarum Silva

Emilia Barbato, Nature reversibili, LietoColle 2019

È una pace malinconica la sera,
la luna nuova si allunga
sul colonnato con passo d’uomo
e rami nudi, pensi alle dita nodose
di un Dio padre posto al centro
del portico e a figure grottesche
guardando l’ombra dei palmizi, è
un edificio religioso questo corpo.

Una rapsodia di canti d’amore. A Emilia Barbato la forma poematica dev’essere congeniale, se sia il precedente Il rigo tra i rami del sambuco (Pietre Vive Editore, 2018), sia questo Nature reversibili (LietoColle, 2019, con prefazione di Maurizio Cucchi) sono raccolte di poesia brevi e cucite insieme da un filo conduttore intenso – l’analogia tra il cancro della madre e lo scempio della Terra dei Fuochi nel Rigo, le misteriose armonie dell’amore in questo. L’amore di Emilia Barbato è solenne come una fede ed è affidato a un canto misurato, trattenuto, interiorizzato. È un amore assoluto, ma…

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