L’ultimo uscito della collana VallecchiPoesia, il libro di Rudy Toffanetti, dal titolo “Eresia dei giusti”, viene etichettato dalla direttrice di collana Isabella Leardini, come “opera matura” in cui l’autore ha compiuto “una trasformazione ardua e fertile” […] “senza perdere il suo filo di incandescente chiarezza”: indicazioni senz’altro preziose in quanto scritte da chi conosce in profondità il percorso di scrittura dell’autore.
A chi, come il sottoscritto, si approccia per la prima volta ai versi di Rudy Toffanetti colpisce la ricchezza della forma espressiva, sia a livello di stile sia a livello di linguaggio, la capacità di combinare insieme alto e basso, lirico e cronachistico, elegiaco e ironico, con una tenuta credibile e una buona riuscita complessiva.
Il motivo conduttore della memoria, in particolare riferito al periodo dell’infanzia rivissuto senza vaghi sentimentalismi, ma come costante termine di paragone per svelare le contraddizioni e i disastri del presente, e per evitare così di diventare “adulti senza speranza”, si colora della ricerca di un “tempo precedente”, come lo chiama l’autore servendosene per il titolo di una sezione eponima: “i geologi / lo chiamano tempo profondo – io lo chiamo / la mistica dei mostri, l’eresia dei giusti”. All’insegna di questo “culto dei ricordi” che è la parte nobile della nostra condizione di uomini, i versi di Toffanetti si cimentano in temi che variano nelle singole composizioni, ma mantenendo un basso continuo di riferimento che vibra nella fiducia di non doversi arrendere al conformismo, all’indifferenza, al male in tutte le diverse forme che può assumere, anche impercettibilmente, insinuandosi sotto pelle, facendo deragliare dal significato più profondo che la vita invita a preservare, fosse pure “come bruma – tutta perdita e fiducia”.
Percorrono le pagine del libro, come autentico fil rouge contrappuntistico, e si insinuano in numerose composizioni i dinosauri, passione dell’infanzia e testimoni di un mondo che, pur irrimediabilmente perduto, com’è del resto ogni istante della vita che ci trasforma e ci travalica, riemerge come sedimento non rimosso, richiamo alla nostra realtà di esseri “inafferrabili e pungenti”, proprio come i fuochi fatui o “corpi santi”, esalati “dai cadaveri nei cimiteri fuori dalle mura”, presenze fantasmatiche che si riplasmano nell’amara e disincantata vita delle periferie, degli esclusi, dei dimenticati cui l’autore sa dare voce nella raccolta.
Chiude il tutto una “Appendice“, nella forma di otto sogni, dedicata al poeta Franco Loi e alla moglie Silvana Corti, ricordo del maestro con “uno sguardo di convesso / a ciò che ride con malinconia”, in cui la nota elegiaca si colora di affettuosa ironia perché “Un poeta canta pure nei singhiozzi”.
Per maggiori informazioni e per l’ordine del libro si prega di consultare il sito dell’editore:



