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"Datemi un corpo che rompa il vuoto" di Elena Cattaneo

Disponibile su “Laboratori Poesia” la nota di lettura di Fabrizio Bregoli ad alcuni testi inediti di Elena Cattaneo.

“Come ho avuto modo di evidenziare già in un precedente intervento, la poesia di Elena Cattaneo è caratterizzata da una vena sotterranea che la attraversa e che lascia intendere, senza esprimerlo mai apertamente, che la sua origine sia dovuta a un trauma che solo la parola poetica può rappresentare, senza alcuna presunzione di poterlo risolvere compiutamente. La poesia della Cattaneo non è tuttavia l’ammissione di una resa, ma il tentativo di una decifrazione, mai consolatoria – o, peggio, assolutoria – di questo trauma, che prima ancora che personale è universale, essendo direttamente collegato al mistero della nascita e della maternità, filo conduttore di molti suoi versi. Maternità vissuta nella duplice forma di maternità ricevuta (come figlia) e donata (come madre): i due piani spesso si intersecano e si contaminano a vicenda, creando equivoci di senso che amplificano questa conflittualità e danno un colore personalissimo ai versi.”

[…]

Continua su “Laboratori Poesia”

http://www.laboratoripoesia.it/datemi-un-corpo-che-rompa-il-vuoto-elena-cattaneo/

Inedito di Elena Cattaneo

Ricordiamo anche la nota di lettura al libro “Il dolore un verso dopo” di Elena Cattaneo, disponibile sul blog “Blanc de ta nuque”:

http://golfedombre.blogspot.com/2017/06/fabrizio-bregoli-legge-elena-cattaneo.html

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Poesia a confronto: La figura della madre

Secondo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia”.

Il tema affrontato è la figura della madre, nella poesia dei tre grandi del Novecento italiano: Ungaretti, Quasimodo, Montale.

“Dedicare una poesia alla madre è uno dei temi più presenti nella letteratura di tutte le epoche. Consideriamo in questo caso come il tema è stato sviluppato da tre tra i maggiori maestri della letteratura del ‘900. Sono testi tra i più antologizzati e quindi, quasi certamente, ben noti al lettore.

In Ungaretti il tema viene affrontato con una compostezza classica, sottolineata dal ricorso al metro della tradizione (endecasillabi e settenari), dalla rigida selezione del lessico secondo un’impostazione purista, dall’ammiccamento alla forma chiusa del sonetto, pur con violazioni. Ne esce un’immagine quasi scultorea, michelangiolesca verrebbe da dire, della madre come tramite fra il figlio e Dio per ottenergli il perdono, nella prospettiva di quel ricongiungimento auspicato nella fede di una vita ultraterrena.” […]

Continua su Laboratori Poesia:

http://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-la-figura-della-madre/

Ungaretti negli anni del servizio militare – Foto Pubblica tratta da
https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Ungaretti#/media/File:Ungaretti_Giovane.jpg

L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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Todesfuge di Paul Celan

FUGA DI MORTE

Negro latte dell’alba noi lo beviamo la sera
noi lo beviamo al meriggio come al mattino lo beviamo la notte
noi beviamo e beviamo
noi scaviamo una tomba nell’aria chi vi giace non sta stretto
Nella casa vive un uomo che gioca colle serpi che scrive
che scrive in Germania quando abbuia i tuoi capelli d’oro Margarete
egli scrive egli s’erge sulla porta e le stelle lampeggiano
egli aduna i mastini con un fischio
con un fischio fa uscire i suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra
ci comanda e adesso suonate perché si deve ballare

Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte
noi ti beviamo al meriggio come al mattino ti beviamo la sera
noi beviamo e beviamo
Nella casa vive un uomo che gioca colle serpi che scrive
che scrive in Germania quando abbuia i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith noi scaviamo una tomba nell’aria chi vi giace non sta stretto

Egli grida puntate più fondo nel cuor della terra e voialtri cantate e suonate
egli estrae dalla cintola il ferro lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
voi puntate più fondo le zappe e voi ancora suonate perché si deve ballare

Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte
noi ti beviamo al meriggio come al mattino ti beviamo la sera
noi beviamo e beviamo
nella casa vive un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith egli gioca colle serpi
Egli grida suonate più dolce la morte la morte è un Maestro di Germania
grida cavate ai violini suono più oscuro così andrete come fumo nell’aria
cosi avrete nelle nubi una tomba chi vi giace non sta stretto

Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte
noi ti beviamo al meriggio la morte è un Maestro di Germania
noi ti beviamo la sera come al mattino noi beviamo e beviamo
la morte è un Maestro di Germania il suo occhio è azzurro
egli ti coglie col piombo ti coglie con mira precisa
nella casa vive un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
egli aizza i mastini su di noi ci fa dono di una tomba nell’aria
egli gioca colle serpi e sogna la morte è un Maestro di Germania

i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith

Traduzione di Giuseppe Bevilacqua

(da Celan, Poesie – I Meridiani Mondadori, 1998)


TODESFUGE

Schwarze Milch der Frühe wir trinken sie abends
wir trinken sie mittags und morgens wir trinken sie nachts
wir trinken und trinken
wir schaufeln ein Grab in den Lüften da liegt man nicht eng
Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar
Margarete
er schreibt es und tritt vor das Haus und es blitzen die Sterne
er pfeift seine Rüden herbei
er pfeift seine Juden hervor läßt schaufeln ein Grab in der Erde
er befiehlt uns spielt auf nun zum Tanz

Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts
wir trinken dich morgens und mittags wir trinken dich abends
wir trinken und trinken
Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar
Margarete
Dein aschenes Haar Sulamith wir schaufeln ein Grab in den Lüften
da liegt man nicht eng

Er ruft stecht tiefer ins Erdreich ihr einen ihr andern singet und spielt
er greift nach dem Eisen im Gurt er schwingts seine Augen sind blau
stecht tiefer die Spaten ihr einen ihr andern spielt weiter zum Tanz auf

Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts
wir trinken dich mittags und morgens wir trinken dich abends
wir trinken und trinken
ein Mann wohnt im Haus dein goldenes Haar Margarete
dein aschenes Haar Sulamith er spielt mit den Schlangen

Er ruft spielt süßer den Tod der Tod ist ein Meister aus Deutschland
er ruft streicht dunkler die Geigen dann steigt ihr als Rauch in die Luft
dann habt ihr ein Grab in den Wolken da liegt man nicht eng

Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts
wir trinken dich mittags der Tod ist ein Meister aus Deutschland
wir trinken dich abends und morgens wir trinken und trinken
der Tod ist ein Meister aus Deutschland sein Auge ist blau
er trifft dich mit bleierner Kugel er trifft dich genau
ein Mann wohnt im Haus dein goldenes Haar Margarete
er hetzt seine Rüden auf uns er schenkt uns ein Grab in der Luft
er spielt mit den Schlangen und träumet der Tod ist ein Meister
aus Deutschland

dein goldenes Haar Margarete
dein aschenes Haar Sulamith

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"Poesia a confronto": La nuova rubrica di "Laboratori Poesia"

Si inaugura oggi una nuova rubrica sul blog “Laboratori Poesia” a cura di Fabrizio Bregoli: POESIA A CONFRONTO, analisi comparativa di testi poetici della tradizione italiana e straniera con un tema comune.

In questo primo appuntamento il tema del confronto è:

La perdita del fratello.

Testi di Catullo, Foscolo, Carducci, Brecht, Pasolini

http://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-la-perdita-del-fratello/

Da Catullo:

CI.
 
Per molti mari, tra molte genti sempre vagando
giungo qui, fratello, per questo rito funebre
per offrirti in voto il saluto estremo
e parlare invano alle tue ceneri mute
perché la sorte mi ha sottratto te, proprio te,
fratello sfortunato, rapito a me ingiustamente,
ora, tuttavia, queste offerte che ti porto, secondo l’antica
tradizione degli avi, in triste dono cerimoniale,
accettale, cosparse di molto pianto fraterno
e per sempre, fratello, riposa in pace. E addio.
 
(traduzione di Fabrizio Bregoli)

Di I, Sailko, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3620662

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"Ho sempre avuto il tarlo delle scienze esatte."

da “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019)

https://fabriziobregoli.com/2019/12/29/notizie-da-patmos-siti-per-lacquisto/

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Recensione a "Versi Pelle" di Luigi Scala su LaRecherche.it

Recensione della settimana sul sito LaRecherche.it al libro d’esordio del poeta Luigi Scala (Libreria Editrice Psiche, 2019) dal titolo “Versi Pelle“.

Dalla nota di lettura di Fabrizio Bregoli:

“Versi Pelle” è la prima raccolta poetica edita del giovane autore Luigi Scala, classe 1984. Come testimoniato dalla prefazione di Tomaso Kemeny e ribadito nella postfazione di Chicca Morone, Scala fa riferimento al movimento poetico del mitomodernismo fondato dallo stesso Kemeny, insieme a Giuseppe Conte e Stefano Zecchi, nel 1994, anno del manifesto che rivendica il diritto di cittadinanza, nella contemporaneità, alla Bellezza come strumento necessario a una rinascita etica, all’insegna del ruolo eroico, eretico ed erotico della poesia che va riscoperto nella valenza universale del mito, nella ricostituzione del rapporto originario fra uomo e mondo. […]

Crediamo che questa scrittura risulti più convincente dove, deposta la corazza protettiva della lingua iper-letteraria e i temi della tradizione, si affida a una vena più ironica, a tratti tagliente e sarcastica, quando denuncia “quell’amore indifferente / comprato a tranci o a pacchetti / nel mercato del consumo del niente” o la “nostra società infartuata” o le “bocche avvilenti” nel “magma del lessico quotidiano”. Questo trova conferma anche nella parte centrale del libro dove si accampa una sorta di canzoniere, a tratti paradossale e parodico, quasi un gioco surreale di schermaglie, ricatti, disillusioni […]

C’è quindi da sperare che, nella consapevolezza di questa prima prova senz’altro positiva, Luigi Scala possa dare sempre più sviluppo e corpo a questa sua vena dissacrante, radical-chic, ironicamente saputa (ma mai supponente), base di una scrittura che, come si richiede a ogni poeta, lo possa sempre più rendere interprete consapevole del suo tempo, capace di restituire al lettore lo “stupore del mondo”.

La recensione completa è disponibile sul sito LaRecherche.it

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Piccoligrandieditori di poesia: un mondo da esplorare

Incontro di discussione e lettura poetica presso Ex Chiesetta Trotter, via Angelo Mosso 7, Milano – Domenica 19 Gennaio 2020 alle ore 16.30 – a cui siete tutti invitati.

Ospiti Mauro Ferrari direttore editoriale di puntoacapo Editrice, Giancarlo Pontiggia direttore della collana Ancilia, Francesca Genti responsabile editoriale di Sartoria Utopia.

Moderatori: Alessandra Paganardi e Giusi Busceti.

Ci saranno letture poetiche degli autori Sartoria Utopia e puntoacapo fra cui Ivan Fedeli, Alfredo Rienzi e Fabrizio Bregoli.

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