Archivi categoria: Fabrizio Bregoli

Limski Kanal

Appena a lato, nella stretta cortina

di rocce e tronchi, sotto la strada

affollata di auto al sole, la rena umida

la riva all’ombra, la baracca, gabbie

incrostate di sale e silenzio, gusci

ammonticchiati di mitili ed ostriche

lezzo di scaglie, di legno fradicio, d’oblio.

Qui non giungono i passi dei turisti,

scansano il recesso dove immoto

il fiordo s’acquatta, impasta la bocca

di fango e di foglie, attende un guizzo,

una corrente, un insperato sussulto

sul basso fondale di terra e di sterpi,

di cocci e di vetri, di lattine e di sassi

sul velo azzurro-ocra delle acque

ed è sua l’inquieta staffetta del cane

sudicio a guardia del nulla

a misurare i due metri fra le lamiere

e le maglie consunte, pendolo inerte

d’un tempo che ignora la fretta dei battelli

poco discosti, sull’ormeggio frenetico

delle escursioni organizzate, rituali.

Eppure senti gorgogliare un destino

sotto la superficie indifferente,

piatta, senti lo scuotere dei polsi

il loro sciogliersi lento

impercettibile, verso il mare.

da “Baedeker. Libro di Viaggi” (2014)

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Intervista su “L’Estroverso”

Scrive Grazia Calanna: quest’oggi su L’Estroverso ho il piacere di intervistare Fabrizio Bregoli che ringrazio per l’intensità delle sue risposte, “parole luminose” che sollecitano e schiudono ulteriori riflessioni.

“La poesia cambia come noi cambiamo. In questo senso si potrebbe dire che si scrive un’unica poesia per tutta una vita”

Ecco il testo integrale dell’intervista con una selezione di poesie da “Zero al quoto” (puntoacapo, 2018)

https://www.lestroverso.it/fabrizio-bregoli-fare-poesia-significa-porsi-fuori-dallordine-costituito/amp/

Qual è il ricordo (o un aneddoto) legato alla tua prima poesia?
Ho composto i miei primi versi durante l’adolescenza; ricordo sia alcuni versi che erano evidenti imitazioni degli autori che in quegli anni preferivo e che avevo conosciuto nello studio della letteratura italiana al liceo (in particolare Ungaretti e Quasimodo) sia versi di tipo parodistico, come una sorta di poemetto epico (la mia “La Secchia smarrita” adattata ai tempi) che aveva come personaggi alcune persone da me conosciute e frequentate in quegli anni. Di questi versi non è rimasto nulla; li ho distrutti anni fa, senza alcun rammarico e soprattutto senza alcuna perdita per l’autore o i possibili (o sventurati?) lettori. Ne capivo infatti la totale irrilevanza, tranne il gioco che li aveva fatti nascere. Hanno lasciato però un certo gusto per la parola ricercata associato a una certa verve ironica (se non sarcastica), gusto che ancora ritrovo nei versi più recenti.

Continua su “L’Estroverso…”

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T9 – Le parole sufficienti- di Paolo Gera

Stralci dagli interventi durante il seminario “Nei tempi bui”

CARTESENSIBILI

tempesta colline senesi

.

Convegno “IN TEMPI BUI-La poesia e il linguaggio dell’impegno in Italia dalle leggi razziste ai porti chiusi”, Modena, 4 maggio 2019/ seconda parte

Nella prima parte di restituzione degli atti del convegno tenutosi a Modena, lo scorso 4 maggio, cartesensibili ha presentato la mia presentazione e il successivo intervento di Antonella Jacoli.
Questa seconda parte di T9 è dedicata alla voce e agli interventi dei primi poeti che si sono succeduti, con le loro riflessioni e una selezione dei testi proposti.

Fabrizio Bregoli:

Una delle tesi pincipali che riguardano il mondo contemporaneo è l’individuazione del fondamento delle nostre difficoltà economiche e sociali nella crisi finanziaria del 2008.
Bregoli risale a questo momento di rottura per sottolineare che si è trattata di una crisi che ha riguardato essenzialmente la parola. Si è perso da allora fiducia nel significato delle parole, nel contatto che le parole devono trasmettere…

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Ostello degli inguaribili

da “Zero al quoto” (puntoacapo, 2018)

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Zero al quoto, Fabrizio Bregoli, Puntoacapo Editrice [Recensione] :: LaRecherche.it

Una nuova recensione a “Zero al quoto” a cura di Gian Piero Stefanoni, con l’attenzione critica che lo contraddistingue.

Zero al quoto, Fabrizio Bregoli, Puntoacapo Editrice [Recensione] :: LaRecherche.it

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Acciaio

 

Acciaio

 

da “Zero al quoto” (puntoacapo, 2018)

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Fabrizio Bregoli, Concetto spaziale. Attesa

Ringrazio la redazione per avermi ospitato

Poesia Ultracontemporanea

(Lucio Fontana 1960)

La luce, quel confine da violare
e che ogni volta sa scivolare oltre
sprofondare nella sua bocca d’ombra.
È questa tela ad esserne la lama
farne dello scempio un varco, crosta
che si spezza tra le dita. Lo spazio
fu acqua dove intridersi
vena che s’offre al boia.
Lo stanai nella sua casamatta
al baratto di tutte le sue nascite.
Forse bastò solo schernirlo.
Fu come appoggiare l’orecchio
su una sistole del cosmo, impietrirvi
la pupilla. Per questo scelsi minima
l’arte, perfetta
la sottrazione.

(Da Zero al quoto, Puntoacapo Editore 2018)

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