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Poesia a confronto: L’attimo fuggente

Dodicesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è L’attimo fuggente, in onore del film omonimo, con il confronto fra poesie di Orazio, Herrick, Thoreu, Whitman.

Il film “L’attimo fuggente” (titolo originale “Dead Poets Society”), uscito al botteghino in Italia nel 1989, resta sicuramente, nell’immaginario popolare, uno dei film di riferimento in cui centrale è la poesia. Il protagonista, il professore John Keating (Robin Williams), è un educatore che va controcorrente, rispetto a un modello di formazione rigido e stantio, e spinge i ragazzi a interrogarsi sinceramente sulle loro aspirazioni e sul senso della vita, il tutto ricorrendo come strumento privilegiato alla poesia, invitandoli ad accettare la sfida di scrivere “il loro verso”, quello che li rappresenti davvero.

Il confronto di oggi si basa su poesie che fanno tutte riferimento al film e alla celebre frase pronunciata da John Keating: “Carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi! Rendete straordinaria la vostra vita!”

[…]

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http://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-lattimo-fuggente/

https://www.youtube.com/watch?v=4lj185DaZ_o

CANZONE DI ME STESSO (51-52) – WALT WHITMAN
 
Mi contraddico?
Molto bene: allora mi contraddico
(ho tutto lo spazio che serve, contengo moltitudini)
 
Mi concentro su chi mi è vicino, lo aspetto sulla soglia di casa.
 
Chi ha già terminato il suo turno di lavoro? Chi ancora prima sbrigherà la cena?
Chi desidera camminare con me?
 
Parlerai prima che me ne sia andato? O ti troverai già in ritardo?
Il falco maculato mi piomba vicino e mi accusa, si lamenta delle mie chiacchiere e del mio bighellonare.
 
Anch’io non sono stato domato, niente affatto. Anch’io sono intraducibile,
faccio risuonare il mio barbarico yawp sopra i tetti del mondo.
 
(traduzione di Fabrizio Bregoli)

[…]

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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Poesia a confronto: Cianfrusaglie

Undicesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Cianfrusaglie, ossia la poesia dedicata agli oggetti di poco pregio o valore, con il confronto fra poesie di Montale, Erba, Cucchi.

L’uomo contemporaneo, molto più che nel passato, è circondato dagli oggetti, molti di questi di scarso valore, funzionali a un servizio molto circoscritto o marginale, eppure gli oggetti sono diventati invasivi, tanto da intridersi con le vite. Spesso questi oggetti sono poco più che cianfrusaglie.

A un “infilascarpe” è dedicato uno degli Xenia, raccolta in cui Montale passa a un registro radicalmente diverso da quello dei precedenti lavori: molto più domestico, colloquiale. A dominare la scena è la memoria della moglie “Mosca” e così anche un “cornetto di latta arrugginito” diventa tramite per il ricordo, pur nella sua “indecenza”, rottame che la fedele Hedia, “la cameriera”, ha provveduto, per “il prestigio”, ossia il buon nome della coppia, a far sparire nel “canalazzo”. Eppure anche un infilascarpe può essere “rimpianto” se ha saputo dare testimonianza di noi.

[…]

EUGENIO MONTALE
(da Xenia, inclusi in Satura – Mondadori, 1972)
 
L’abbiamo rimpianto a lungo l’infilascarpe,
il cornetto di latta arrugginito ch’era
sempre con noi. Pareva un’indecenza portare
tra i similori e gli stucchi un tale orrore.
Dev’essere al Danieli che ho scordato
di riporlo in valigia o nel sacchetto.

[…]

Eugenio Montale fotografato da Federico Patellani, 1964
https://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Montale#/media/File:Eugenio_Montale_1964.jpg

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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Fabrizio Bregoli su “Rosa del battito” di Donatella Nardin – oggi su Atelier

Segnaliamo sul numero odierno di Atelier on line la nota di lettura al nuovo libro di Donatella Nardin, dal titolo “Rosa del battito”, di recentissima pubblicazione per i tipi di Fara Editore.

Ringraziamo la redazione per la cortese ospitalità.

Immagine tratta dal sito dell’editore
http://www.faraeditore.it/vademecum/38-RosaNardin.html

Riportiamo alcuni stralci:

“Buttate pure via / ogni opera in versi o in prosa. / Nessuno è mai riuscito a dire / cos’è, nella sua essenza, una rosa.” (“Concessione”, da “Res amissa” in “L’Opera in versi”, Mondadori – 1998): così dice Giorgio Caproni in una sua poesia, affermazione che anche Donatella Nardin crediamo possa sottoscrivere, come emerge dalla poesia in chiusura a questa raccolta, che a questa raccolta dà anche il titolo, dove sono riscontrabili significative corrispondenze con il testo di Caproni: “altro non resta se non l’amore, / rosa del battito // per l’enigma che siamo”. Poesia e mistero si interrogano nella poesia della Nardin, perché è “il non detto” il centro nevralgico della poesia, soltanto questo sa offrire “da solo il suo senso profondo”. […]

È poesia della perdita quella che Donatella Nardin ci offre, nella forma di un dialogo prima di tutto con sé stessa perché possa diventare tramite verso l’altro, tentare un ricongiungimento con quanto abbiamo perduto, con chi abbiamo lasciato, restituirci alla dimensione della “comunione dei vivi e dei morti” (G. Raboni) nella rispettiva compresenza. […]

Vincere la perdita, dunque; curare la ferita. Dal punto di vista stilistico e formale il linguaggio della Nardin è diretto, improntato alla comunicazione con il lettore, argomentativo; le figure retoriche sono estremamente controllate, le metafore parche; l’indiscutibile matrice lirica di fondo viene compensata dalla concretezza della dizione, coerente con la missione che questa poesia si è data: “sanguinare leggera” per rendere “meno crudo il mancare”. […]

Concludendo, Donatella Nardin ci offre la sua poesia come zona franca, disarmata e disarmante nella sua semplicità schietta, senza inutili camuffamenti, con una voce poetica mai ammiccante, ma fedele solo alla sua necessità di esprimersi, umile nel porgersi all’altro nell’”alba chiara” che ci vede “amici, amanti, fratelli” e, ancora prima, uomini, quell’altro con il quale si condivide “l’enigma che siamo”, così bene espresso nei suoi versi.

Per leggere la nota completa su Atelier accedere al link:

http://www.atelierpoesia.it/portal/it/critica-it-mul/recensioni-mul/item/1257-donatella-nardin-rosa-del-battito-fara-editore-rimini-2020-lettura-di-fabrizio-bregoli

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Poesia a confronto: La primavera

Decimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è La primavera, con il confronto fra poesie di Alceo, Bashō, Petrarca, Merini.

La primavera si associa naturalmente alla poesia, tanto che proprio il 21 Marzo è stato scelto come giornata mondiale che la celebra. Il tema della rinascita, in accordo al tempo ciclico della natura, contrapposto al tempo lineare della vita, ha sempre affascinato i poeti che hanno scritto moltissimi testi ispirandosi a questo motivo.

[…]

Nello splendido sonetto petrarchesco il ritorno della primavera è un rinascere dell’amore fra gli elementi naturali (“ridono i prati”, “la terra è d’amor piena”), rappresentati con ricchezza d’immagini (“primavera candida et vermiglia”, “il ciel si rasserena”) e suoni (“garrir Progne”, “pianger Philomena”). Le due quartine, dense di riferimenti mitologici e alla tradizione della poesia cortese, soprattutto provenzale, sono un inno alla primavera. Nelle due terzine, introdotte dall’avversativo “ma”, classico in Petrarca, il cuore del poeta, per contrasto, è solo desolazione (“lasso”, “gravi sospiri”) per la scomparsa dell’amata, ciò che gli rende impossibile essere partecipe di questa rinascita della natura: su questo contrasto poggia tutto lo sviluppo drammatico del sonetto.

[…]

Andrea del CastagnoFrancesco Petrarca, particolare del Ciclo degli uomini e donne illustriaffresco, 1450, Galleria degli UffiziFirenze
https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Petrarca#/media/File:Petrarch_by_Bargilla.jpg

FRANCESCO PETRARCA

Zephiro torna, e ’l bel tempo rimena,
e i fiori et l’erbe, sua dolce famiglia,
et garrir Progne et pianger Philomena,
et primavera candida et vermiglia.

Ridono i prati, e ’l ciel si rasserena;
Giove s’allegra di mirar sua figlia;
l’aria et l’acqua et la terra è d’amor piena;
ogni animal d’amar si riconsiglia.

Ma per me, lasso, tornano i piú gravi
sospiri, che del cor profondo tragge
quella ch’al ciel se ne portò le chiavi;

et cantar augelletti, et fiorir piagge,
e ’n belle donne honeste atti soavi
sono un deserto, et fere aspre et selvagge. 

[…]

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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Chicca Morone su "Notizie da Patmos"

La cara amica, giornalista pubblicista, poeta e scrittrice Chicca Morone, presidente della fondazione “Il Mondo delle Idee“, associazione culturale di matrice simbolico spirituale, aperta alle tradizioni di ogni paese ed epoca, e fondatrice del movimento poetico mitomodernista insieme a Tomaso Kemeny e Giuseppe Conte, mi riserva oggi una splendida sorpresa: scrive di “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019) sul blog “Odissea” di Angelo Gaccione, nella rubrica “Arca”. E lo fa con la sua cifra e il suo stile personalissimi, capace di mettere in luce aspetti decisamente originali e inediti che ha saputo trovare nei miei versi.

Scrive Chicca Morone:

Notizie da Patmos” è il suo attuale neonato “bambino di carta” in attesa che la produzione continui, vista la vena poetica incessante.La parte che più mi ha colpito è quella dedicata prevalentemente a un dialogo serrato con un’altra figura, quella del padre, se non proprio biologico, almeno identificato in un essere diverso da sé.

Non può non risuonare il verso di Kalil Gibran “Tu sei il genitore di te stesso”: Fabrizio si è generato e continua a generarsi un crescendo di immagini realizzate sulla carta, sul web, di persona.

[…]

L’uso di ogni parola è ovviamente organizzato dall’ingegnere che c’è in lui, che si affaccia di tanto in tanto, ma che viene tenuto a bada dal poeta, pattern di sicuro dominante nella sua natura.

Patmos, prima di essere la poesia del compianto Pasolini sulla strage di piazza Fontana, è un’isola greca dove esiste la grotta dell’Apocalisse: lì Giovanni scrisse l’ultimo libro della Bibbia percependo da una spaccatura nella roccia (la stessa da cui tramandano sia nato Mithra?) la voce di Dio.

Che Fabrizio sia in stretta connessione con l’inconscio collettivo in cui navigano parole magiche e sapienziali nessuno ha dubbi e confesso, con un po’ di invidia, che questa sua facoltà va ben oltre qualsiasi interpretazione critica dei suoi scritti.     

L'immagine può contenere: 5 persone, persone che sorridono, persone sedute
La giuria del premio Rodolfo Valentino
(da sinistra la presidente Chicca Morone, e i giurati Paola Pennecchi, Tomaso Kemeny, Antonio Miredi, Fabrizio Bregoli) – Foto tratta dalla pagina Facebook de “Il mondo delle Idee” –

La recensione completa è consultabile sul blog “Odissea” al link:

https://libertariam.blogspot.com/p/arca.html

(scorrere lungo la pagina del sito web)

Ringraziamo di cuore Chicca Morone per la sua nota e Angelo Gaccione per la sua ospitalità.

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Poesia a confronto: Rose

Nono appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia”.

Il tema affrontato oggi è Rose, con il confronto fra poesie di Rilke, Caproni, Bertolucci, Campana.

Partiamo da un grande classico: Rilke, ma in lingua francese. Nella poesia scelta dalla raccolta “Les Roses”, la rosa, invocata come un libro aperto solo a metà, viene rappresentata in tutto il suo mistero, quelle sue pagine che non verranno mai lette e che contengono il senso della sua profezia. Le farfalle che la visitano ne escono stordite, anche loro incapaci di una decifrazione dell’enigma che contiene nel suo “libro-mago”.

In Dino Campana “le rose” sono un’ossessione che si ripete compulsivamente quasi in ogni verso, diventano l’emblema di un amore che non ha saputo durare (quello con Sibilla Aleramo): è nella figura dell’iterazione che questo concetto si amplifica e prende la forma tragica di amore irrealizzato, come emerge anche dall’uso dei possessivi, amore incapace di farsi “nostro”. Le rose fatte “con il nostro sangue e con le nostre lacrime” sono state capaci di brillare solo un “un momento con il sole nel mattino”, per sfiorire “tra i rovi”, farsi oblio (“E così dimenticammo le rose”): “quel viaggio” che “chiamavamo amore” è rimasto incompiuto.

RAINER MARIA RILKE
 
Ti vedo, rosa, libro socchiuso
che contiene tante pagine
di felicità compiuta
che nessuno leggerà mai. Libro-mago
 
che si apre al vento e che può essere letto
a occhi chiusi…,
da cui le farfalle fuggono confuse
per aver avuto le medesime idee.
 
(traduzione di Fabrizio Bregoli)

[…]

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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“Notizie da Patmos” – Poesia della settimana sul sito “LaRecherche.it”

La Redazione del sito “LaRecherche.it” ospita una selezione di poesie tratte dalla mia ultima raccolta “Notizie da Patmos” edita da “La Vita Felice” (2019).

Ringrazio di cuore Roberto Maggiani e Giuliano Brenna per l’attenzione e per la scelta dei testi.

Buona lettura su “LaRecherche.it”

Screenshot dal sito “LaRecherche.it”

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