La poesia di Rossana Nicotra ha la forza degli elementi primordiali, un sostrato orfico e immaginifico che cerca tuttavia sempre una base salda nell’esperienza personale, nelle radici di un io, mai esibito, anzi sfuggente, tanto da rendere difficile ogni contestualizzazione o oggettivazione. Se poesia, leopardianamente, è apertura all’indeterminato e all’indefinito (che non è tuttavia vago o imprecisato, anzi il suo opposto) in ogni loro declinazione, i versi di Rossana Nicotra sembrano modellare questa sobbollire materico, cercando di guidarlo e convogliarlo nell’espressione di un senso, che non può mai del tutto sottrarsi alla naturale ambiguità e ambivalenza del linguaggio. Linguaggio che, talvolta, viene sottoposto a una fucina espressionistica, quasi a un effetto deformante o adulterante (come anche nello stesso titolo dell’ultimo lavoro “Nell’abbaiare del mare“, Convivio Editore, 2025), torsione analogica come forma di disarcionamento programmatico dalla convenzionalità, creazione di ulteriori fenditure di un significato, che resta sempre allusivo, mai determinato definitivamente. I versi modulano e mimano la ricerca: la prosodia è centrata sul valore semantico delle parole, non obbedisce a una metrica predeterminata, si riplasma secondo il coraggio o l’indugio del respiro, in una metamorfosi adattativa e cangiante, in evoluzione di verso in verso.
Dall’essere “note a margine”, come si dice nella chiusa della prima composizione, a porsi “fuori dal margine“, come forma di travalicamento e oltranza, è un percorso di crescita paziente della parola, : occorre “camminare andare / andare laggiù” a capofitto fino a recuperare le tracce di un “canto caduto”, ricongiunzione che può convertirsi nella scoperta e acquisizione di un “nuovo alfabeto”. E come elemento archetipico che convalida questa ricerca poetica, la sostanzia e la costringe a mettersi in discussione, a scendere a patti con la propria urgenza, ecco la presenza, costante nei versi, del mare “che sa guarire / dove si muore alle proprie credenze”, il mare simbolo della sua stessa oggettiva concretezza di elemento primigenio, presenza arcana e taumaturgica in cui occorre disciogliersi, consapevoli che “l’assenza non è silenzio”: c’è sempre un verso ulteriore da scrivere, che Rossana Nicotra accetta, come sfida, di poterci offrire.

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