Storie di confine di Elena Feresin (puntoacapo, 2021)

Elena Feresin, si legge in quarta di copertina, è avvocato di professione e vanta corpose pubblicazioni di testi in ambito giuridico, ma è esordiente assoluta dal punto di vista letterario. E sceglie di entrare in scena con questa raccolta di micro-racconti, spesso brevissimi, alcuni capaci di risolversi in una singola pagina, racconti che propone, nella formula efficace del titolo, come “storie di confine“, con evidente riferimento alla sua origine (il Friuli, un tempo luogo di frontiera, confine appunto fra il mondo occidentale e il mondo oggi ex-comunista); più corretto è intendere il concetto di confine in senso lato, come fenditura fra reale e immaginario, quella terra di mezzo in cui solo la parola letteraria può addentrarsi, generare scaturigini di senso.

I micro-racconti affrontano situazioni di vita concretissime, spesso problematiche o dolorose, ma grazie alla lingua impiegata dalla Feresin la parola sa essere leggera, affrontare questi temi così densi con grazia e misura; non vi sono cedimenti, il coinvolgimento del lettore viene sempre tenuto vivo, attivo. La lingua della Feresin sa essere infatti sobria e vivace insieme e combina registri linguistici anche distanti fra di loro, dalle inserzioni in lingua popolare friulana al gergo tecnico-informatico (come nel caso di una storia di “amore virtuale” via chat), ma la riuscita è credibile, grazie a un ritmo narrativo serrato che sa non perdersi nei dettagli, punta alla incisività e alla sintesi, spesso estrema.

Ciò che più colpisce è la trovata narrativa, l’abilità nel prospettare esiti o finali che sono molto originali, spesso spiazzano il lettore grazie a un effetto sorpresa che non si sospettava all’inizio. Esemplare in questo senso il racconto “Torre di controllo” che si esaurisce in una sola pagina, in poche righe, e in cui tutto il discorso che lo attraversa si basa su riferimenti al volo, all’aeronautica, per poi chiudere con un coup de theatre, insieme sorprendente e commovente. Tutti i racconti sono scritti da una mano che procede con garbo e discrezione, con una sensibilità agli affetti e ai valori umani che si conferma pagina dopo pagina, prende forza, conferma nei fatti un’idea della letteratura come spazio condiviso, àncora di salvezza.

Se proprio si deve trovare un (finto) “difetto” nel libro è la sua brevità; non perché la brevità in sé sia un male ma perché si vorrebbe poter leggere ancora altri micro-racconti, molti altri, non fermarsi così presto, tanto sono ben concepiti e architettati questi della Feresin.

Il libro è in vendita presso l’e-shop dell’Editore puntoacapo

Per leggere le recensioni ad altri libri: Recensioni a cura di Fabrizio Bregoli

Peso, massa e poesia nella fisica classica – sul blog CasaMatta

Sul primo numero del blog CasaMatta appare un mio articolo in cui azzardo possibili corrispondenze (il termine baudelairiano non è affatto inadeguato) fra l’uso delle parole in poesia e il concetto tutto fisico di massa e peso.

Peso, massa e poesia nella fisica classica

Dico nell’articolo :

Pensiamo che sia possibile istituire delle importanti relazioni fra la parola e i concetti di massa e di peso. Data una lingua di riferimento (che assimiliamo a un possibile sistema di misura), come ben sappiamo, questa associa, in maniera idealmente univoca, ma non necessariamente non equivoca, a ogni oggetto una parola che lo rappresenta, un segno. Pensiamo a una foglia: essa diventerà, a seconda della lingua, “foglia”, “feuille”, “leaf”, “葉”. Possiamo immaginare che questo segno, questa parola, rappresenti idealmente una massa: è un’invariante nella lingua in esame perché non cambia mai nella sua quantità di lettere, sillabe, suoni affinché possa descrivere in maniera precisa l’oggetto. La parola senza una lingua a cui appartiene è un segno isolato, una massa pura, senza peso. Non prende peso e quindi non esprime relazioni. È la lingua a attribuire il peso.

[..]

Molto diverso è il peso che la parola “foglie” assume nella celeberrima poesia “Soldati” di Giuseppe Ungaretti. […] In questo caso il confinamento della parola “foglie” in un singolo verso brevissimo che è anche quello finale della poesia genera un effetto forte che ci fa percepire quella parola come cruciale; il gioco delle forze è stato alterato come se ci trovassimo in un fortissimo campo gravitazionale che ha conferito alla massa “foglie” un peso titanico. Potremmo dire che, se nel primo caso si camminava sulla Luna, ora sembra di camminare su una stella di neutroni, in cui la massa per unità di volume è altissima. La poesia (ma la letteratura in genere) ha proprio questa capacità: alterare gli equilibri di gravità e, in questo modo, creare nuove relazioni, nuovi significati, pur partendo da un insieme di partenza (le parole di una lingua) che è sempre il medesimo.

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Potete leggere l’articolo completo sul blog CasaMatta

Case sepolte di Pietro Romano (I Quaderni del Bardo, 2020)

Pietro Romano, autore della nuova generazione nata negli anni ’90, con una formazione letteraria matura e consapevole, propone nel suo nuovo libro una poesia in prosa (non abbiamo mai amato il termine prosa poetica che ci appare riduttivo, se non addirittura fuorviante) caratterizzata da una dizione profonda e misteriosa; è come se l’autore ci ponesse in continuazione delle domande, anche quando la forma aforistica di molti testi sembra avere, in apparenza, una cifra sentenziosa, sapienziale.

La poesia di Pietro Romano è allora una poesia dell’investigazione e del dubbio, una poesia che si interroga sulle questioni esistenziali fondamentali, senza mai però ostentarlo con saccenza, affidandosi alla parola come strumento di conoscenza, con tutti i suoi sottintesi e significati nascosti, con il mistero che naturalmente la pervade. Si rimane spesso spiazzati da queste brevi sentenze, dalla successione di ipotesi e di alternative proposte, proiettati in orizzonti di senso che sembrano in continuazione convocarsi a raccolta, cercare una sintesi, senza mai trovarla se non nel mondo interiore di chi legge.

Le case, a cui si fa riferimento nel titolo, perdono allora il loro ruolo consueto di luogo dell’accoglienza, della familiarità e della sicurezza domestica, ma diventano appunto territori inesplorati, ambienti contraddittori e sommersi, terra di mezzo da attraversare con chiavi di senso che vanno appunto dissepolte, restituite alla luce che solo la parola può dare loro.

Il lettore è chiamato a un percorso di disvelamento interiore, tutt’altro che rassicurante, come se ogni testo aprisse in questa casa poetica una nuova porta che si affaccia a sua volta su altre case, altre regioni da esplorare in un susseguirsi e intricarsi di instradamenti e di smarrimenti.

Un libro da cui farsi attraversare, da vivere pagina dopo pagina, che consigliamo calorosamente di leggere.

Del libro è disponibile un’interessante nota di lettura su Laboratori Poesia a firma di Melania Panico.

Per leggere le recensioni ad altri libri: Recensioni a cura di Fabrizio Bregoli

Poesia a confronto: Burchie, Macchiette, Cabaret, Frisbees

Cinquantatreesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Burchie, Macchiette, Cabaret, Frisbees con il confronto fra poesie di Burchiello, Petrolini, Vian, Niccolai.

Proporremo in questo intervento alcune forme poetiche controcorrente, una selezione certamente non esaustiva, ma speriamo sufficiente a incuriosire il lettore e spingerlo a un suo ulteriore approfondimento della materia.

Nel Quattrocento compare una figura singolare, quella di Burchiello, assoluto precursore nella poesia dell’assurdo, del non-sense, come nel suo celebre sonetto (per lo più caudato) “Nominativi fritti, e mappamondi”. Qui tutto è giocato sull’accostamento impraticabile fra immagini assolutamente distanti fra di loro, rime irriverenti e al tempo stesso ricercatissime, dissacrazione delle “belle figure poetiche” e della tradizione (come avviene qui per la Luna e per la Bibbia). Come bene emerge dalla lettura ad alta voce del testo, la musicalità è tutta straniata: l’esatta antitesi di un misurato sonetto stilnovista o petrarchesco. Questo modo di comporre “alla burchia” (oggi diremmo a vanvera) genererà numerosi seguaci inaugurando un modo di fare poesia che durerà nei secoli a venire.

[…]

DOMENICO DI GIOVANNI detto IL BURCHIELLO

(14??)

Nominativi fritti, e Mappamondi,
E l’Arca di Noè fra due colonne
Cantavan tutti Chirieleisonne
Per l’influenza de’ taglier mal tondi.


La Luna mi dicea: che non rispondi?
E io risposi; io temo di Giansonne,
Però ch’i’ odo, che ’l Diaquilonne
È buona cosa a fare i capei biondi.


Per questo le Testuggini, e i Tartufi
M’hanno posto l’assedio alle calcagne,
Dicendo, noi vogliam, che tu ti stufi.


E questo fanno tutte le castagne,
Pe i caldi d’oggi son sì grassi i gufi,
Ch’ognun non vuol mostrar le sue magagne.


E vidi le lasagne
Andare a Prato a vedere il Sudario,
E ciascuna portava l’inventario.

Continua sul blog “Laboratori Poesia“:

http://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-burchie-macchiette-etc/

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

Per consultare l’elenco di tutte le uscite del martedì della rubrica Poesia a confronto accedere al link.

Gabriele Galloni, Poesie da “Bestiario dei giorni di festa”

Da “Poetarum Silva”: In memoria di Gabriele Galloni

Poetarum Silva

Il gatto

«Non avrai altro Dio all’infuori di me»,
miagola il gatto. È rosso a chiazze bianche –
trema fortissimo senza perché.

L’oca

L’oca conosce adesso la sua morte –
tutto sommato la prende benino.
Chiude lei stessa, una ad una, le porte.

La capra

La capra gioca con san Sebastiano –
gli lecca le ferite e lo consola.
Accoglie tutta intera la sua mano.

L’elefante

L’elefante, lo sai, ha il culto degli avi –
saranno tutti e per sempre con lui;
ma se sogna dimentica le chiavi.

Il camaleonte

Somiglia sempre a quello che non è.
A volte è un albero, a volte un’altra bestia –
di notte capita che sembri me.

© Gabriele Galloni, Bestiario dei giorni di festa, Ensemble 2020

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Intervista ad Alfredo Rienzi, di Raffaela Fazio – sul blog “La Poesia e lo Spirito”

Condivido con piacere l’intervista a un autore che leggo e stimo, Alfredo Rienzi, qui interrogato con sensibilità e perspicacia dalla cara Raffaela Fazio.

Alfredo, iniziamo da qui: secondo te, il limite della poesia è la sua forza (o può diventarlo)?

Per rispondere dovrei avere ben chiaro cosa posso considerare come “limite” della poesia e forse anticipare una qualche definizione, fatalmente soggettiva, ma, per brevità, mi concentrerò su due aspetti.

Il primo è intrinseco: la poesia, con la sua necessaria densità e concentrazione verbale e semantica si fa carico di una rappresentazione del mondo incompleta, frammentaria, parzialissima rispetto alle possibilità della prosa e della saggistica. Ma nell’equilibrio, secondo me necessario e inevitabile, tra il detto e il non detto si incontrano, appunto, i limiti e le potenzialità del verso. Il non-detto richiede confidenza con il silenzio, con il pre-verbale, con il secretum intuitivo. Apre porte, spiragli, prospettive (più delle altre forme di scrittura), che offrono ad ogni lettore (ogni ascoltatore del non-detto) il proprio angolo di visuale. In una realtà orfana, per sua stessa…

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“Versi per l’invisibile” di Filomena Ciavarella- nota di lettura di Rita Bompadre

Oggi ospitiamo una nuova nota di lettura scritta da Rita Bompadre che riportiamo di seguito.

Versi per l’invisibile” di Filomena Ciavarella (Transeuropa Edizioni, 2020) è una raccolta poetica che segue il destino del filamento indelebile dell’anima, il retaggio celebrativo dei sentimenti, nascosti e protetti nell’impercettibile speranza della comprensione umana, dilatati nel limite dell’inclinazione delicata della poetessa che difende la persuasione di vivere oltre la mediazione delle sconfitte e la consapevolezza dell’angoscia. I versi ricompongono laceranti sofferenze, indicano il senso compiuto e puro di ogni confessione emotiva, analizzano le traiettorie primordiali dell’autobiografia, ispirata e conservata nel giudizio del profondo vissuto, trasportano il bagaglio sentimentale della poetessa alla stabilità dei ricordi e percepiscono la resistenza dei rapporti affettivi. La qualità espressiva della poesia è funzione e proprietà esistenziale, estende pagine diffuse nel prolungato e accorato elogio all’amore, nella generosa consistenza della memoria e nell’istintiva intimità di luoghi, di persone amate e di assenze sofferte. La poetessa destina la sua viva maturità nell’evidenza dei valori smarriti in cammino e in pena per l’allontanamento continuo delle voci partecipi, condanna la freddezza del distacco sostenendo la tenerezza, ripercorre la vicinanza ritrovata con rara poesia. La suggestiva ossessione del sentire e della passione guida i pensieri, allinea la spontanea complicità della presenza amorosa, dona l’interiorità e la corposità di ogni intesa sensibile. Una poesia dedicata al raccoglimento nella concentrazione del silenzio e nella benedizione degli avvenimenti privati, dove la parola diventa la forma di comunione assoluta con i legami vitali più duraturi. Il fine universale e sensoriale delle poesie di Filomena Ciavarella rafforza la percezione della libertà creatrice e mantiene la stabilità delle sensazioni nell’azione immanente dell’agire in nome dei desideri per superare gli ostacoli. “Versi per l’invisibile” trasforma il passaggio transitorio della causalità dei comportamenti umani adeguando l’analisi delle conseguenze nella loro graduale sparizione dalla regione dell’indifferenza. L’invisibile è la dimensione di ogni lieve sguardo sulla inafferrabile lontananza. La poetessa dedica la natura estetica della sua poetica alla conciliazione del senso, all’insieme strutturato degli intenti di esplorazione, incisivi e contenutistici, incoraggiando l’aspetto della conoscenza e la rappresentazione della realtà. Una poesia naturale, un’esigenza quotidiana di bellezza, in cui la materializzazione delle paure e la manifestazione delle visioni interiori permettono di consumare la parola scritta nell’istinto alla ricorrenza della vita. Nella tormentosa incertezza del futuro l’oscillazione inavvertibile del tempo muove la curva della poesia nello spirito rivelato della memoria, sconfinando la distanza di una consuetudine disincantata nella volontà dei versi e nel continuo attraversamento di ogni ombra, nella superficie di ogni coinvolgimento.

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

(Pubblicato su concessione e autorizzazione dell’autrice)

Proponiamo anche un testo dal libro:

Lettera d’amore

Le voci sonore all’imbrunire

Fanno eco dove si svuota

l’estasi nel lento cadere

della luce

in uno splendido

volo su bianche ali

di cigni nella notte

Si rivelano antiche

danze di tempi andati

nel vento odoroso di menta

sulle scie che primavera

lascia nel suo canto innocente

È la più bella lettera d’amore

che il tramonto consegna

all’oscurità

Per maggiori informazioni sul libro e per l’eventuale acquisto potete accedere alla pagina dell’editore Transeuropa

Poesia a confronto: Cicale

Cinquantaduesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Cicale con il confronto fra poesie di Esiodo, Anacreontee, Basho, Quasimodo, Montale, Saramago.

Le cicale sono uno di quegli elementi ricorrenti in certe poesie che hanno il paesaggio come elemento caratteristico; sono effettivamente il segno distintivo dell’estate, soprattutto nell’ambiente mediterraneo, il che le ha portate a spopolare in molti versi. Sorelle in questo dei gabbiani, a causa della loro presenza spesso invadente, suonano oggi quasi come un cliché nella poesia contemporanea: insomma è un rischio parlarne in una poesia. Ma non mancano fonti autorevoli che le impiegano in chiave o realistica o simbolica in versi che meritano di essere ricordati e confrontati fra di loro alla nostra maniera. Ci interessa partire? Pardon: ci cale partire? Allora, per dirla con una nota canzone, ci-cale ci-cale ci-cale…

[…]

Con la grande capacità di condensazione di senso che è caratteristica dell’haiku, il suo maestro Bashō, nella misura breve dei tre versi sa imprimerci con evidenza quell’idea di “graffio”, nota distintiva del canto delle cicale, quasi come se si trattasse di una lacerazione che si imprime nel silenzio. Poche parole, ma evidenza di senso: immagini taglienti e memorabili.

[…]

MATSUO BASHŌ

(1644-1694)

Silenzio.
Graffia la pietra
un canto di cicale.

(Da Poesie – Firenze, Sansoni 1992)

Continua sul blog “Laboratori Poesia“:

http://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-cicale/

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

Per consultare l’elenco di tutte le uscite del martedì della rubrica Poesia a confronto accedere al link.

CasaMatta n.1 è on-line

Annunciamo con grande gioia che è on-line il primo numero di CasaMatta, consultabile alla pagina web

www.casamattablog.it

Ecco l’indice del numero:

Redazione, casamatta perché
Nella Roveri, Ruth Klüger
Stefano Liuzzo, Angelina Germanotta
Milena Nicolini, Pezzi di carne
Anna Maria Farabbi, Su Francesca Mannocchi
Maria Luisa Bompani, Quando sono matta
Alessandra Gasparini, Don Giovanni nel carcere di S. Anna
Paolo Gera, I morti del carcere di S. Anna
Fabrizio Bregoli, Peso, massa, poesia nella fisica classica
Paolo Gera, Le capanne di Parigi
Anna Maria Farabbi, Parlando di Franco Loi
Elisabetta Chiacchella, In difesa di Palamede
Roberto Michilli, Su Lermontov
Anna Maria Farabbi, nota di lettura a Laura Corraducci
Nella Roveri, nota di lettura: Il viaggio di Zaher
Milena Nicolini, nota di lettura a Guido Mattia Gallerani
Raffaella Molinari, Cristina Campo a Maria Zambrano

Le immagini di questo numero sono di Alessandra Gasparini

Bellezza senza vanità – Macabor Editore – antologia a favore della difesa e della tutela degli animali

Sarà disponibile, tra un paio di settimane il libro “Bellezza senza vanità. Poesie d’amore per gli animali” (Macabor Editore, 2021), a cura di Claudia Manuela Turco (alias Brina Maurer): un’antologia di poesie di 70 autori italiani, che si sono uniti a favore degli animali, per ricordarci di quanto la loro presenza sia essenziale per tutti noi, di come ci rendano migliori come uomini.

L’antologia nasce per una causa benefica: con i proventi del libro, infatti, sarà possibile aiutare molti animali in difficoltà, sostenendo il “Parco Rifugio” di Udine.

Confidiamo quindi che molti lettori vogliano aderire all’iniziativa, sostenendo l’acquisto del libro che può essere ordinato direttamente all’indirizzo email di Macabor Editore:
macaboreditore@libero.it

“Il cane possiede la bellezza senza la vanità. La forza senza l’insolenza. Il coraggio senza la ferocia. E tutte le virtù dell’uomo senza i suoi vizi.” (Lord Byron)

Su “In ordine sparso”, antologia critica dedicata all’opera di Claudia Piccinno

Con questa antologia dal titolo “In ordine sparso” (Il cuscino di stelle, 2020), a cura di Armando Iadeluca, Claudia Piccinno raggiunge un importante traguardo per una scrittrice, saggista, traduttrice e poeta: una raccolta di commenti critici, qui tutti raccolti e messi a fattore comune, per la comprensione della sua opera, della sua poetica, del suo inserirsi nel contesto culturale e letterario del tempo.

Sono numerosi i nomi che si sono dedicati all’analisi dell’opera di Claudia Piccinno: fra questi spicca senz’altro il critico Giorgio Barberi Squarotti, la cui definizione di “liricità commossa e luminosa”, riportata in quarta di copertina, bene dà la cifra della poesia della Piccinno. Oltre a lui compaiono note di lettura, recensioni, valutazioni critiche da parte di altri autori ben noti come Antonio Spagnuolo, Nazario Pardini, Lorenzo Spurio, Stefano Valentini, Angela Caccia, Evaristo Seghetta Andreoli, Domenico Pisana, Alessandro Ramberti, e molti altri.

Testimonianza, questa, dell’accoglienza positiva e partecipe della poesia della Piccino presso numerosi contemporanei, e prova anche del grande impegno dell’autrice per la poesia, intesa come valore nel senso più ampio, grazie alla sua attività senza tregua di operatrice e mediatrice culturale, anche a livello internazionale, con il merito di aver contribuito a tradurre autori stranieri nella nostra lingua e viceversa: impresa questa tutt’altro che banale, considerato anche il genere di nicchia a cui, indebitamente, viene relegata, soprattutto nel nostro Paese, la poesia.

Accogliamo allora con favore e interesse questo progetto editoriale e rinnoviamo la nostra stima a Claudia Piccinno, voce operosa e discreta nel contesto culturale e letterario di oggi, al di fuori di ogni interesse settario o di bottega.

Fabrizio Bregoli

Per leggere le altre Recensioni di Fabrizio Bregoli, fare clic sul link precedente

Premio Letterario Città di Arcore 2021

Disponibile presso il sito istituzionale il bando della nuova edizione del Premio Letterario Città di Arcore, che può essere consultato al link precedente.

Il premio vede come promotori:

Comune di Arcore – Assessorato alla Biblioteca Civica – Africa Solidarietà Onlus

Il Premio comprende sezioni per la poesia edita e inedita, racconti inediti e raccolte di raccolti inediti, silloge poetica inedita.

Il Premio si contraddistingue per la serietà, la competenza, l’onestà e l’affidabilità dimostrata dall’importante traguardo della settima edizione.

Invitiamo tutti alla partecipazione. Di seguito il link per il bando: