Blocchi di partenza – Silvia Atzori

Per la nuova rubrica “Blocchi di partenza” sulla pagina Facebook “Poeti Oggi” l’incontro con la poesia di Silvia Atzori.

Buona lettura!

Potete consultare poesia e nota anche sul blog di Poeti Oggi:

https://www.poetioggi.com/2022/03/blocchi-di-partenza-fabrizio-bregoli.html

Tutti gli autori e le note di lettura pubblicate su Poeti Oggi sono consultabili alla pagina del blog Blocchi di partenza

Grazie alla pagina Facebook “Poeti Oggi” per l’opportunità di collaborazione.

“Sulla soglia dell’infinito” di Alfredo Alessio Conti (Biblioteca dei Leoni, 2021)- nota di lettura di Rita Bompadre

Oggi ospitiamo una nuova nota di lettura scritta da Rita Bompadre che riportiamo di seguito.

Copertina del libro tratta dal sito dell’editore, Biblioteca dei Leoni, 2021, https://www.bibliotecadeileoni.com/shop/poesia/contemporanei/sulla-soglia-dellinfinito/

Sulla soglia dell’infinito” di Alfredo Alessio Conti (Biblioteca dei Leoni, 2021 pp.96 € 12.00) è una raccolta poetica che contiene la necessità del pensiero umano d’indicare l’essenza dell’infinito, indaga l’inquietudine originaria della vita attraverso le intonazioni elegiache delle parole, trasmesse con il segnale espressivo dell’autonomia sensibile, nell’esplorazione della natura divina e istintiva della compassione. Il sentimento intimo del poeta emerge dalla dimensione spirituale dell’invisibile, dall’ispirazione mistica delle emozioni, trae il suo carattere individuale affermando il suo anelito verso una realtà più autentica, riconosciuta nella comunione solenne con l’assoluto. L’umana esistenza orienta il suo dissidio interiore oltrepassando la materia tangibile del senso della vita, includendo il privilegio del significato speculativo e dell’intuizione, il principio dinamico trascendente del fondamento sovrumano dell’anima. La poesia di Alfredo Alessio Conti custodisce la rivelazione dell’amore, nella sua sfera discorde tra felicità e sofferenza, nelle sue infinite declinazioni esistenziali tra l’armonia e la distensione, la grazia della luminosità e l’inganno dell’oscurità, unisce la sensazione indistinta della contemplazione alla speranza di una redenzione emotiva, sostiene il riscatto ultraterreno, comprende la realizzazione dell’attesa, sospendendo la profetica previsione della nostalgia sfuggente e del desiderio indefinito. Il codice del vissuto quotidiano riflette, nei versi, il tragitto intrapreso dall’uomo, in relazione ai segreti, ai simboli della solitudine, alla metafora dell’intervallo presente, all’incertezza sull’avvento del futuro, procede lungo il cammino dei sogni e il silenzio del destino. Lo stile essenziale, puro, accogliente, permette di apprezzare il contenuto profondo e sconfinato, di sentire il significato immenso della ricerca dell’uomo, di ascoltare l’oscillazione delle riflessioni. L’arricchimento lirico delle immagini propone la densità interpretativa del linguaggio, la relazione con la suggestione dello spazio straordinariamente dilatato della poesia, misura la smarrita astrazione della voragine intimista, guida l’orientamento sacro delle stagioni, consegna il solco delle illusioni al principio devozionale della fiducia. Alfredo Alessio Conti riconosce i limiti dell’esperienza percettiva, prende coscienza delle possibilità di una verità altra, comunica la prospettiva universale del tempo oltre l’apparenza del fenomeno filosofico, trattiene il suo indugio “sulla soglia dell’infinito”, sulla sostanza del conoscibile, sulla volontà inconscia dell’indulgenza, in limine sul confine esistenziale di ogni visione intuitiva dentro il grembo lirico del mondo, avviando l’intenso contrasto tra la lacerazione e la tenerezza, nella tormentata occasione della consapevolezza.

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

(Pubblicato su concessione e autorizzazione dell’autrice)

Per gli interessati disponibile in vendita sul sito dell’editore

Poesia a confronto: L’Italia in poesia

Novantaquattresimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è L’Italia in poesia con il confronto fra poesie di Dante, Petrarca, Mameli, Pasolini.

Le poesie proposte oggi, all’insegna del più sincero patriottismo, sono dedicate al nostro Paese, al “bel paese là dove ‘l sì suona” (Inf. XXXIII, v. 80).

E proprio da Dante partiamo, dal Dante del Canto VI del Purgatorio in cui, per voce di Sordello, è l’amara invettiva a un paese, che si è fatto servo, a dominare completamente lo spazio centrale del canto. Usando toni che oscillano dal rimbrotto al sarcasmo, Dante mette a nudo le contraddizioni del Paese, le continue lotte intestine che vedono fra di loro coinvolte le diverse città, con l’incapacità da parte dell’autorità imperiale di rispristinare l’ordine, la coesione che sarebbe auspicabile per il suo “giardino”. Molti dei vizi, delle incapacità e delle inefficienze che vengono denunciate da Dante hanno una sorprendente similitudine con le attuali, tanto da rendere l’invettiva quanto mai applicabile al contesto di oggi.

[…]

DANTE

(Da “La Divina Commedia”, Purgatorio VI, vv.76-151)

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!

Quell’anima gentil fu così presta,
sol per lo dolce suon de la sua terra,
di fare al cittadin suo quivi festa;

e ora in te non stanno sanza guerra
li vivi tuoi, e l’un l’altro si rode
di quei ch’un muro e una fossa serra.

Cerca, misera, intorno da le prode
le tue marine, e poi ti guarda in seno,
s’alcuna parte in te di pace gode.

Che val perché ti racconciasse il freno
Iustinïano, se la sella è vòta?
Sanz’esso fora la vergogna meno.

Ahi gente che dovresti esser devota,
e lasciar seder Cesare in la sella,
se bene intendi ciò che Dio ti nota,

guarda come esta fiera è fatta fella
per non esser corretta da li sproni,
poi che ponesti mano a la predella.

O Alberto tedesco ch’abbandoni
costei ch’è fatta indomita e selvaggia,
e dovresti inforcar li suoi arcioni,

giusto giudicio da le stelle caggia
sovra ’l tuo sangue, e sia novo e aperto,
tal che ’l tuo successor temenza n’aggia!

[…]

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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Su “Terrestri d’adozione” di Stefano Taccone (Edizioni Progetto Cultura, 2021)

Colpisce leggendo questa ultima raccolta di Stefano Taccone la scelta di una strada assolutamente personale, proiettata a capofitto nel solco della poesia post-novecentesca, come bene evidenziato da Gino Rago nella sua prefazione all’opera.

Stefano Taccone rinuncia al registro lirico e, a maggior ragione, a quello tragico, entrambi sempre meno adatti a ritrarre la realtà che ci circonda, e sceglie una poesia materica che si immerge a piene mani nei problemi e nelle contraddizioni della contemporaneità, iscrivendosi così in una forma nuova di poesia sociale (o civile in senso lato) in cui il veicolo ideale per mettere alla berlina contraddizioni, idiosincrasie, paranoie della civiltà contemporanea – neoliberista, consumista e dipendente da Internet e social network – è un linguaggio che punta sulla ironia e sul sarcasmo, con punte anche nel grottesco: la poesia rinuncia alla sua assolutezza algida e distaccata per “sporcarsi le mani” con tutto quanto è, appunto, terrestre, imperfetto per natura, spesso paradossale senza volerlo. La scelta formale – su cui bene insiste Letizia Leone nella sua nota in postfazione – insiste allora sull’uso di paranomasie estreme, rime e assonanze insolite e stranianti, calembour, forti inserzioni di “slang” giovanile o comunque della comunicazione informale quotidiana: tutto questo per dare un affresco a vivo del contemporaneo, indagarlo e sabotarlo dall’interno, portandolo sul banco degli imputati per assumersi le proprie responsabilità (quelle sì sconcertanti, spesso tragiche).

Gli uomini ne emergono nella loro completa nudità e inadeguatezza di “primati / senza alcun primato” (tra virgolette citiamo dall’opera), afflitti da una “malattia socializzata” sempre più invadente e difficile da scalzare, “animale social” come evoluzione degradata dell’aristotelico “animale sociale”: la forma poetica centrata soprattutto su versi brevi o brevissimi, raramente oltre la misura del novenario, e frequentemente rimati o in assonanza o consonanza fra di loro, contribuiscono a dare un ritmo incalzante quasi da canzonetta straniata e straniante, un incubo a occhi aperti a cui si sommano numerose divagazioni oniriche (e ironiche insieme) presenti nei testi ai quali non manca una considerevole dose di fantasia e irriverente creatività.

Se è vero, allora, che siamo terrestri forse solo per adozione, frutto di qualche inspiegabile innesto da parte di una specie aliena – azzarda Taccone – c’è per lo meno da sperare che si possa, anche grazie al merito di questi versi, riscoprirsi finalmente umani, come si è, come si dovrebbe essere: non per adozione, ma per sincera vocazione, per costituzione naturale.

Per consultare il sito dell’editore

Poesia a confronto: Stelle

Novantatreesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Stelle con il confronto fra poesie di Rimbaud, Ungaretti, Guidacci, Bacchini.

L’osservazione della volta celeste, quando è notte e viene popolata dalla presenza delle stelle, esercita un fascino sempre vivo, anche per l’uomo contemporaneo. Le stelle, corpi celesti che la scienza ha catalogato e classificato, oggi privati di qualunque aura spirituale e metafisica, non cessano tuttavia di avere un forte elemento evocativo e simbolico che li ha fatti e li fa ricorrere spesso in poesia.

Nella poesia di Rimbaud, che si apre con la stella come protagonista, assistiamo a una serie di associazioni metaforiche inconsuete e molto pregnanti semanticamente, che rendono la poesia di un’innovatività assoluta per il suo tempo. Stella, infinito e mare prendono corpo e forma nella figura dell’amata a cui l’uomo soccombe, come emerge con evidenza dal verso finale della quartina.

[…]

ARTHUR RIMBAUD

(1871)

L’étoile a pleuré rose au cœur de tes oreilles,
L’infini roulé blanc de ta nuque à tes reins
La mer a perlé rousse à tes mammes vermeilles
Et l’Homme saigné noir à ton flanc souverain.

[…]

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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Poesia a confronto: Gatti

Novantaduesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Gatti con il confronto fra poesie di Eliot, Neruda, Apollinaire, Pavese.

Il gatto, animale misterioso e sensuale, è un interlocutore privilegiato per i poeti come testimoniano le numerose poesie che lo vedono come protagonista e di cui qui offriremo, necessariamente, solo una ridotta selezione.

Nell’elenco dei beni irrinunciabili per ognuno di noi ecco, allora, come nella poesia di Apollinaire, insieme alla donna amata e agli amici con cui si vorrebbe dividere ogni stagione della nostra vita, si presenti, insostituibile, un gatto che passeggia indisturbato fra i libri: senza di lui la vita perderebbe quel tocco in più che la rende meritevole di essere vissuta.

[…]

GUILLAUME APOLLINAIRE

(Da “Le Bestiaire, ou Cortège d’Orphée, 1911)

LE CHAT

Je souhaite dans ma maison:
Une femme ayant sa raison,
Un chat passant parmi les livres,
Des amis en toute saison
Sans lesquels je ne peux pas vivre.

[…]

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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