Marco Bellini, LA COMPLICITÀ DEL PLURALE

Una splendida recensione del maestro Piero Marelli che conferma il suo grande spirito critico, la sensibilità della lettura unita alla vastità dei riferimenti letterari e culturali, la concretezza dell’analisi. Un ottimo libro, che speriamo sia da molti letto e doverosamente apprezzato.

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Marco Bellini, LA COMPLICITÀ DEL PLURALE

LietoColle Editore, Faloppio (Co) 2020

 

di Piero Marelli

Ogni lettore possiede il diritto di rifiutare o accogliere l’opera di un autore e quindi la prima domanda che si è presentata, leggendo l’ultimo libro di Marco Bellini, La complicità del plurale, è stata quella di verificare la tenuta di questo libro nel panorama poetico contemporaneo, perché la sua scrittura ha immediatamente imposto una riflessione: avanguardia o restaurazione, apocalittico o integrato, come direbbe Eco, o non piuttosto una rigorosa riproposta moderna (e, grazie a Dio, non post-moderna), di una scrittura che chiede, prima di tutto, un giudizio di valore, naturalmente non disgiunto da una tenuta letteraria, che ritrova qui, dentro la tradizione lombarda di alta moralità e risparmio lirico, una propria ragione rinnovata e rinnovabile.

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Marco Bellini su Poeti Oggi

Con questo suo nuovo libro Marco Bellini ci mette di fronte al tema della perdita con un linguaggio sobrio e intenso dal punto di vista emotivo; il testo si condensa, punta alla sostanza per esporre la ferita, sapendo che il distacco da chi ci è caro, dalle nostri radici genitoriali, è una frattura che tutti dobbiamo vivere, complicità che ci accomuna tutti come uomini, ci rende plurali.
Un ottimo libro che consiglio di leggere a tutti gli amici.

Antologie di Transiti Poetici – Volume XI

Le Antologie Poetiche Virtuali Transiti Poetici sono curate da Giuseppe Vetromile. Ogni Volume comprende 10 Autori, liberamente selezionati ed invitati dal curatore. Sono previsti inoltre alcuni volumi dedicati a particolari ambiti poetici o temi (poesia emergente, poesia dialettale, ecc.). Le copertine sono elaborate e realizzate da Ksenja Laginja.

Nell’ultima antologia – Volume XI – potete trovare anche una selezione di miei testi tratti dalle due pubblicazioni più recenti: Zero al quoto (puntoacapo, 2018) e Notizie da Patmos (La Vita Felice, 2019).

Scrive Giuseppe Vetromile sulla mia poesia:

Ardire un passo in più“: una finestra che si spalanca a poco a poco su un mondo regolato come un meccanismo perfetto da leggi che sono fuori di noi; l’intendere che c’è comunque un qualcosa di inafferrabile e di indicibile che convive con queste regole, ed è capacità dell’uomo svincolarsene, rendendosi conto, come Piero nel brano che segue, che siamo avulsi dalla natura che procede, che siamo accanto e oltre nello stesso tempo. Fabrizio Bregoli, poeta eccelso, sa dire tutto questo con un dettato intelligente, ricco di metafore, saldo e convincente.

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“Betulle danzanti” di Glen Sorestad – nota di lettura di Rita Bompadre

Ospitiamo nel nostro blog la nota di lettura scritta da Rita Bompadre sul libro “Betulle danzanti” di Glen Sorestad (Impremix Edizioni, 2020).

Betulle danzanti” – Poesie scelte di Glen Sorestad – traduzione di Angela D’Ambra (Impremix Edizioni, 2020) è un riconoscimento all’esemplarità del mondo naturale, una cartolina d’autore in cui ogni paesaggio dell’anima è una rappresentazione pittorica dipinta sulla carta, un’istantanea immanente della forza generatrice e della realtà sensibile. I versi, mescolati ai colori raffigurati, lusingano la bellezza assoluta della natura, le immagini la raccontano come una passeggiata letteraria intorno ai luoghi amati e vissuti dal poeta in Canada. Il poeta frequenta il misticismo poetico con la prosa simbolica del verso libero, allungato, sa assorbire le sensazioni esterne e coinvolgere l’intimità dell’ispirazione, includendo lo spazio esteso di ogni inclinazione per la partecipazione profonda e solidale alla vita. Leggere Glen Sorestad è immergersi nel romanticismo dell’universo, ad equilibrio e valutazione di tutti gli eventi e delle reazioni emotive dell’uomo e del suo peregrinare. Il poeta riceve accoglienza dagli scenari circostanti, respira la gentilezza di ogni alito di vento, ristabilisce i cambiamenti delle stagioni, nutre il mantenimento dei ricordi. Il vincolo vitale, l’affinità simbiotica con lo spirito comunitario sono i legami enfatizzati nella sua poesia, nell’atmosfera comune e popolare di ogni libera condivisione. Un’efficace interpretazione dello spirito e della materia in relazione ai principi perenni che abitiamo e rispettiamo. Il poeta osserva i dettagli del mondo, nell’identità delle sue esperienze di vita, è profeta alla ricerca di risposte sensibili. L’estatica armonia con l’essenza fenomenica accorda un’autobiografia interiore, diffonde una visione sconfinata di infinite prospettive, una poetica panteistica dell’energia vitale. La capacità estetica dell’autore è la premurosa intuizione dello stupore, l’incantevole fiducia nell’evocare territori suggestivi, attraverso la mediazione illuminata della comprensione. Glen Sorestad è un autore contemplativo, assorto nella “danzante” volontà di vivere e nella disponibilità nobile della percezione  emotiva. Il poeta esplora, ascolta e analizza per ospitare e comunicare ogni riflessione sostenendo il personale sollievo rigenerante, destinandolo all’esuberanza dell’umanità. La conservazione cortese dell’elegia, sussurata ed indulgente, rivela nuovi orizzonti linguistici, esprime la commozione necessaria nella descrizione delicata di ogni piccola cosa, di un pensiero, di un gesto, di un istante che meritano di comporre il miracolo della poesia. Ne è esatta coincidenza l’omaggio lirico al poeta Walt Whitman che scriveva: “…la domanda, ahimè, la domanda così triste che ricorre – Che cosa c’è di buono in tutto questo, ahimè, ah vita? Risposta: Che tu sei qui – che esiste la vita e l’individuo, che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un tuo verso.”

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

(Pubblicato su concessione e autorizzazione dell’autrice)

Per ulteriori informazioni sul libro, rimandiamo al sito dell’editore

Per un’anteprima di alcune pagine del libro accedere al link

“Note di lettura” di Claudia Piccinno

Note di lettura” (Il cuscino di stelle, 2020) di Claudia Piccinno raccoglie le più recenti note di lettura, recensioni, prefazioni scritte dall’autrice su alcuni libri di autori frequentati, negli ultimi anni, con passione e impegno da Claudia Piccinno: sillogi poetiche, romanzi, raccolte di fiabe, saggi.

Il libro sarà disponibile nelle librerie e sui principali store on line dal 29/07/2020. L’autrice ne parla in questi termini nella presentazione:

Dalla pagina Facebook di Claudia Piccinno su gentile concessione dell’autrice (https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10219338822353664&set=pcb.10219338825433741&type=3&theater)

Fra i vari contributi troverete anche una nota di lettura a “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019), per la quale ringraziamo l’autrice.

Parte del contributo era già apparso sul blog nell’articolo Claudia Piccinno su Notizie da Patmos.

Per leggere alcune poesie tratte da “Notizie da Patmos” accedere al seguente link

Fabrizio Bregoli su Italian Poetry

Sul sito Italian Poetry potete trovare una nuova selezione aggiornata di poesie con l’inclusione di testi tratti anche dalle più recenti opere edite. Potete consultare la pagina personale:

Buona lettura!

Tratto da http://www.italian-poetry.org/fabrizio-bregoli/

Per informazioni sul progetto Italian Poetry

“Il sito www.italian-poetry.org funziona correntemente dal 2000. Era nato l’anno precedente, dopo una serie di incontri e di confronti con la Poetry Society americana, ai cui criteri di severa selezione si ispira, antologizzando la poesia italiana moderna e contemporanea dagli inizi del Novecento fino ai giorni nostri, a partire dai poeti nati nei primi anni del XX secolo e attivi nei decenni successivi.

Il comitato fondatore, con i rappresentanti del circuito internazionale della poesia, era composto da Alberto BevilacquaTobias BurghardtErnesto CalzavaraCasimiro De BritoLuciano ErbaAlfredo GiulianiGiuliano GramignaMario LuziElio PagliaraniUmberto PiersantiGiovanni RaboniPaolo RuffilliEdoardo SanguinetiMark Strand.

Il sito ha totalizzato più di 14 milioni di visualizzazioni nei primi quindici anni di vita ed è indicizzato quale primo risultato di Google per “poesia italiana”.

Il nuovo logo del sito, introdotto nel 2014, all’insegna di Montale, Quasimodo e Ungaretti, rimanda simbolicamente alla grande avventura della poesia italiana contemporanea dal principio del Novecento fino ad oggi.”

(tratto da http://www.italian-poetry.org/chi-siamo/)

Poesia a confronto: Farfalle

Ventiduesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Farfalle, con il confronto fra poesie di Gozzano, Neri, Guerra.

La farfalla è un insetto che ispira naturalmente bellezza, associata a un grande senso di fragilità; la farfalla bene rappresenta anche il concetto di metamorfosi, passaggio dalla morte alla vita incarnato dalla transizione bruco-crisalide-insetto adulto. Il fascino di questo insetto non poteva lasciare indifferenti i poeti.

Guido Gozzano concepisce negli ultimi anni della sua vita un intero poemetto dedicato alle farfalle, poemetto che resterà incompiuto; lo stile è molto diverso dal Gozzano crepuscolare più noto. Riportiamo uno stralcio della poesia che ha come protagonista la cavolaia, farfalla comune degli orti, paragonata a “una fantesca od una contadina”, capace di intrufolarsi di soppiatto ovunque, nota come “flagello delle ortaglie”. Il poemetto usa un linguaggio scientifico, preciso, come avviene per la descrizione del “Microgastro”, parassita che infesta il bruco della cavolaia, che ingannato “cresce, vive coi germi della morte”: esempio di come la Natura “per non perder pietà si fa spietata”, in questo “stretta parente col pensiero umano”, capace delle sue stesse crudeltà, implacabile nella sua legge.

[…]

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GUIDO GOZZANO

(Da “Epistole Entomologiche” (anche noto come “Farfalle”) – poemetto incompiuto –

Alcuni frammenti furono pubblicati su “La Stampa” di Torino nel 1914)

DELLA CAVOLAIA

Vola, scorre sui bruchi delle Pieridi,
inarca, infigge l’ovopositore,
immerge nei segmenti della vittima
il germe della morte ad ogni assalto.
Ad ogni assalto il bruco si contorce,
ma quando il Microgastro l’abbandona
non sembra risentirsi dell’offesa:
cresce, vive coi germi della morte…  
Vive e i germi si schiudono, le larve
del parassita invadono la vittima
ignara; ne divorano i tessuti,
ma, rette dall’istinto prodigioso,
non intaccano gli organi vitali.
Il bruco vive ancora, si tramuta
sognando il giorno del risveglio alato;
ma gli ospiti hanno uccisa la crisalide,
la fendono sul dorso e dalla spoglia
non la Pieride bianca, ma s’invola
uno sciame ronzante d’imenotteri.  
Come in questa vicenda e in altre molte,
la Natura, che i retori vantarono
perfetta ed infallibile, si svela
stretta parente col pensiero umano!
Non divina e perfetta, ma potenza
maldestra, spesso incerta, esita, inventa,
tenta ritenta elimina corregge.
Popola il campo semplice del Tutto
d’opposte leggi e d’infiniti errori.
Madre cieca e veggente, avara e prodiga,
grande meschina, tenera e crudele,
per non perder pietà si fa spietata.  
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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

Per consultare l’elenco di tutte le uscite del martedì della rubrica Poesia a confronto accedere al link.

Poesia a confronto: La sera

Ventunesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è La sera, con il confronto fra poesie di D’Annunzio, Pascoli, Foscolo, Saba.

La sera è protagonista di molte poesie della letteratura italiana e internazionale: la scelta qui proposta comprende poesie che sono di fatto dei classici, praticamente presenti in tutte le antologie. […]

Tutta attraversata da ricordi famigliari, fino alla regressione infantile è “La mia sera” di Pascoli. La poesia parla di una sera di “tacite stelle”, dopo un giorno “pieno di lampi”, dopo una “aspra bufera” che ha messo a dura prova la natura (“La parte, sì piccola, i nidi /nel giorno non l’ebbero intera.”). Torna uno dei classici temi pascoliani: il “nido”, quel nido che, come per le rondini della poesia, anche per l’autore è stato turbato dai drammi famigliari ben noti. Anche qui la sera si associa al concetto di “pace”, serenità che può essere ritrovata solo nel grembo materno e che si concretizza con le onomatopee finali e quell’insistente invito: “Dormi”, ripetuto come una nenia, “un canto di culla”. Tutto è sospeso, in bilico fra le “voci di tenebra azzurra” e il “nulla”.

Dello stesso anno, ma di tutt’altra impronta stilistica e contenutistica, “La sera fiesolana”, che risente dell’esperienza panica, elemento chiave dell’estate alcionia dannunziana. Con evidenti riferimenti alla forma poetica della lauda, di ascendenza francescana, la sera è celebrata nella sua epifania ricorrendo a preziose assonanze, rime interne e irregolari, sinestesie, allitterazioni (“il fruscio che fan le foglie”), figure iterative (“pel cinto che ti cinge”), altre preziosità. La forma si basa su strofe lunghe e alternanza di versi lunghi e brevi che creano un ritmo unico, sognante, innovativo rispetto alla metrica tradizionale. La poesia è attraversata da una sensualità evidente che culmina nell’ultima strofa in cui “il mistero sacro dei monti”, i “reami d’amor” alludono a “un divieto”, un segreto pulsare del mondo che si può appena sfiorare, intuire per essere vissuto nella sua pienezza.

[…]

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http://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-la-sera/

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GIOVANNI PASCOLI

(da “Canti di Castelvecchio” – Zanichelli, 1903)

LA MIA SERA

Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c’è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!

Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell’aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell’umida sera.

È, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d’oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell’ultima sera.

Che voli di rondini intorno!
che gridi nell’aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l’ebbero intera.
Né io… e che voli, che gridi,
mia limpida sera!

Don… Don… E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra…
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era…
sentivo mia madre… poi nulla…
sul far della sera.

[…]

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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“Lei mi sorride ancora” di Rita Muscardin

Il romanzo “Lei mi sorride ancora” (Guida Editore, 2018) di Rita Muscardin, vincitore del Premio Letterario Città di Cimitile 2018, ci racconta la storia di Lucia, figlia di esuli istriani originari dell’isola di Lussino, che in occasione di una vacanza presso l’isola, con il marito Davide, scopre i diari della zia Beatrice, quella zia scomparsa da pochi anni e a cui è sempre stata profondamente legata, diari che raccolgono la storia del suo amore per Giuseppe, figlio del calzolaio del paese, osteggiato dal padre di Beatrice, per puro egoismo e conformismo, tanto da impedirle la realizzazione del suo sogno: il matrimonio e una vita solo sua, autentica.

Rita Muscardin, impiegando un linguaggio piano e colloquiale, tutto improntato alla narrazione secondo uno stile che è quello del romanzo tradizionale della grande scuola realista con forti caratterizzazioni storiche e sociali, ci racconta con la vicenda di Beatrice la condizione della donna italiana nei primi anni del secolo, durante il ventennio, quando ancora Istria e Dalmazia erano territori italiani. Ci racconta di una società, quella di quegli anni, tutta centrata su un modello patriarcale estremamente rigido che impediva alla donna di essere padrona del proprio destino, costretta nei suoi vincoli castranti di figlia prima, moglie e madre poi: il tutto con una narrazione diretta, esplicita, che coinvolge il lettore nella drammaticità di quelle storie, suscitando credibilmente in lui quel senso di compassione e di solidarietà che erano proprio i sentimenti che latitavano per le donne in quella società. Il romanzo è un insieme di storie di donne coraggiose, costrette alla limitazione delle proprie libertà e aspirazioni, alla solitudine, alla disillusione più traumatica, eppure capaci di non arrendersi, di credere ancora alla vita, saperla attraversare con dignità e coerenza.

Fra Lucia e Beatrice si viene a creare un filo diretto inscindibile, una connessione che va aldilà del tempo in cui hanno vissuto, fortemente caratterizzata dalla fede fervente che condividono: si origina così quella “corrispondenza di amorosi sensi” che sarà testimoniata dall’accorata lettera lasciata da Beatrice a Lucia, occultata nella certezza che la nipote saprà ritrovarla, farne tesoro.

Il romanzo, alternando parti di narrazione a stralci dai diari di Beatrice e da lettere di Lucia e Beatrice, effettua un’originale commistione di generi in prosa, fra cui anche l’inserimento di un racconto nel romanzo, scritto da Lucia pensando a Beatrice, racconto che si distingue per la vividezza e l’ironia sottile con cui viene raccontata la vita di Beatrice nella dimora per anziani, smascherando le ipocrisie di quel mondo, con un linguaggio aperto, disincantato: per noi è questo racconto la parte del romanzo meglio riuscita sia nel contenuto sia nello stile, scevro da sentimentalismi.

Nel complesso il romanzo dimostra la buona capacità di Rita Muscardin come narratrice, la sua abilità nello strutturare credibilmente l’intreccio e caratterizzare i personaggi – di evidente estrazione autobiografica – e la padronanza accorta della scrittura.

Un romanzo che merita di essere letto, consigliato a chiunque desideri approcciare una narrazione tradizionale tutta improntata al racconto, alla essenzialità e alla verità delle storie che vi vengono narrate.

Per approfondimenti sull’autrice Rita Muscardin rimandiamo al suo sito web alla sua pagina su Wikipoesia