Riletture estive – “Rivelazioni d’acqua” di Camilla Ziglia – da “Casamatta – Maggio 2021”

Rivelazioni d'acqua - Camilla Ziglia | puntoacapo

È sempre una gioia accogliere una nuova autrice, alla sua prima pubblicazione nel mondo della poesia; anche se il nome di Camilla Ziglia ci era ben noto da anni, essendosi saputa mettere in evidenza con numerosi suoi inediti in letture pubbliche, in premi letterari, in anticipazioni su blog. Finalmente sceglie di rompere gli indugi e di offrirci il suo primo lavoro edito, caratterizzato da un’impostazione molto unitaria e coerente, cosa che non sempre accade per le opere prime che, spesso, sono raccolte eterogenee delle prime prove poetiche di un autore. In questo caso, dimostrando una capacità selettiva già molto matura, la Ziglia ci offre testi che sono tutti centrati sul suo luogo dell’anima: il lago, con quell’elemento acquatico che ispira con evidenza il titolo. Lago come mondo intermedio, per dirla con Luciano Erba, fra fiume e mare, e quindi soglia, breccia, spazio di confine e di congiunzione. E qui parliamo soprattutto del lago di Garda, già capace di ispirare autori importanti, dalla classicità (Catullo) passando per D’Annunzio fino ai nostri giorni (Franca Grisoni), non dimenticando Pound con il suo “Studio d’estetica”, con il Dante di Sirmione con tanto di “bella pesca di sardelle” e battuta in dialetto bresciano; e Camilla Ziglia è orgogliosamente legata alle sue origini bresciane, alla sua terra, senza inutili campanilismi ma per naturale spirito di appartenenza.
Queste poesie sono, per voce dell’autrice, rivelazioni: termine a cui però non si deve dare un valore necessariamente orfico o oracolare; la parola rivelazioni va intesa invece come la emersione, soprattutto dagli elementi naturali, che sono molto frequenti in questi versi, di significati ulteriori, brecce verso quell’altrove che è lo spazio della poesia. Le composizioni per lo più brevi, in verso libero, concise e essenziali nella scelta terminologica (vengono omesse le aggettivazioni decorative o superflue, in ciò fedele la Ziglia alla lezione di Pound) sono delle istantanee (“Fotogrammi” era il titolo provvisorio della raccolta) che immortalano l’istante, registrano sulla pagina il mistero di un cosmo di cui siamo parte, ma sempre sfuggendoci la reale ragione per cui vi apparteniamo.

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Riletture estive – Poeti e aforisti in Finlandia – da “Casamatta – Maggio 2021”

POETI E AFORISTI IN FINLANDIA - Edizioni Del Foglio Clandestino

Secondo una delle curiose teorie eccentriche che spopolano in rete e passano di bocca in bocca, teoria che si aggiunge a altre ben più note come il terrapiattismo, l’esistenza dei rettiliani, etc., la Finlandia non esisterebbe come paese (https://www.corriere.it/tecnologia/cyber-cultura/cards/10-teorie-complotto-piu-famose-web-molise-beatles/finlandia-non-esiste.shtml), ma sarebbe una nazione immaginaria, frutto di una delle tante cospirazioni che ci vedono vittime. Astenendoci da commenti impietosi e ritornando alla realtà, caso mai servisse una prova dell’esistenza della Finlandia, letterariamente parlando (nell’idea che la letteratura sia l’espressione più vera della vitalità di un Paese), credo che questa antologia delle Edizioni del Foglio Clandestino (coraggiosa piccola casa editrice che da anni porta avanti una sua battaglia a favore della poesia libera e di qualità) sia la prova evidente, per dirla all’inglese, o alla Simple Minds, di come la Finlandia sia “alive and kicking”.
L’antologia che raccoglie, nella versione con testo a fronte e traduzione, i maggiori esponenti della poesia e della aforistica finlandese contemporanea del dopoguerra, nomi affermati e autori più giovani, ci offre uno spaccato molto interessante della ricerca poetica in atto in questo paese scandinavo, che sa unire elementi della sua tradizione culturale nordica a influenze che provengono dagli altri paesi europei (spesso dal modernismo inglese e americano, più volte compare anche il nome di Spinoza), ma non solo. Insomma una letteratura tutt’altro che chiusa, anzi aperta al mondo. Largo spazio è riservato all’aforisma, genere molto frequentato in Finlandia e con un buon successo editoriale, superiore all’accoglienza media che riceve in altri paesi, forse perché – si ironizza – i finlandesi sono un popolo di poche parole, più attenti e sensibili al silenzio; gli aforismi antologizzati si concentrano soprattutto sulla sfera sociale e esistenziale, con un tono pungente, irriverente, di denuncia. 

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Riletture estive – “Quaderno Croato” di Vanni Schiavoni – da “Casamatta – Aprile 2021”

Quaderno croato - Vanni Schiavoni - Libro - Fallone Editore - Il Leone  alato | IBS

Colpisce fin dalla sua prima lettura questa silloge, così compatta e ben costruita, pubblicata dall’Editore Fallone, da sempre orientato a scelte di qualità e coraggioso nelle sue proposte. La silloge si inserisce nel genere della letteratura di viaggio in versi, del baedeker in versi, se preferite, riuscendo però a sovvertire rigidità e schematismi che il genere comporterebbe. Si tratta di una breve silloge di dodici poesie, strutturate in realtà in sei coppie, corrispondenti a sei località per ciascuna delle quali compare prima una poesia con il nome in italiano del luogo e poi una seconda con il nome in croato; si origina così un rapporto di canto e di controcanto, capace di rappresentare la realtà del luogo da una duplice prospettiva: prima quella del turista incuriosito dal fascino e dalla bellezza, se non dalla singolarità, del luogo (“più gli aggettivi non bastano allo stupore”); poi quella più nascosta e tragica del luogo in cui ancora restano le tracce della guerra che ha attraversato il Paese, devastandolo con morti e distruzioni, segni o lacerti di un passato che condensa “in strappi la memoria”.

La parola poetica di Schiavoni, che dedica la raccolta “al mio cognome” proprio a sottolineare come in noi si deposita e si rivitalizza la radice a cui apparteniamo, genera quindi un processo interessante di intersezioni, di letture sovrapposte in un quaderno che nasce certamente da un viaggio, ma è soprattutto un percorso interiore attraverso la storia dei luoghi, quella che non si dimentica, che lascia cicatrici indelebili, comprensibili pienamente solo da chi le ha vissute sulla sua carne: “perché per sempre saremo bambini / sotto i bombardamenti di Baghdad / siamo ancora ragazzini tra le granate di Mostar”, versi questi in cui si superano le distanze geografiche dei luoghi, perché la guerra è un male identico ovunque, semina solo odio e dolore, anche quando la si maschera come “guerra patriottica”.

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Riletture estive – “ferma l’ali” di Anita Piscazzi e Michel Godard – da “Casamatta – Aprile 2021”

Si presenta nella forma di un libretto d’arte dalla grafica molto curata, rilegato a mano con uno spago, e accoglie al suo interno una raccolta di poesie di Anita Piscazzi e un CD con musiche di Michel Godard e voce recitante della stessa Anita Piscazzi: si tratta di un interessante lavoro in cui musica e poesia si combinano in un’ottima armonia, in cui nessuna delle due prevarica sull’altra; anzi le due componenti si danno forza, in un disegno d’insieme coinvolgente e ben orchestrato.

Anita Piscazzi ci aveva abituato fin dal suo lavoro “Maremàje” (Campanotto, 2012) a un’evidente attenzione verso l’oralità e le lingue minoritarie che la esprimono: qui il percorso si compie grazie alla collaborazione con Michel Godard che, oltre alla composizione delle musiche, le interpreta con basso elettrico e serpent SBergen, strumento quest’ultimo che dà un sapore onirico e mistico all’esecuzione che bene si sposa con il tratto, decisamente orfico, della poesia della Piscazzi (e, non a caso, “Il sogno del serpente” è anche il titolo di uno dei brani presenti nella raccolta). La parola di Anita Piscazzi, interpretata con un timbro caldo e corposo, a tratti sognante, a tratti oracolare, grazie alla dosatura attenta delle pause e dell’intonazione, rende con efficacia la sostanza dei suoi versi, intrisi di spiritualità e mistica (si veda anche il riferimento a Umiliana de’ Cerchi, mistica medievale fiorentina a cui è dedicato il testo eponimo), ma anche di quella sensualità tutta mediterranea dell’autrice che è fortemente  radicata alle sue radici salentine, a quella regione crogiolo di culture e luogo dell’incontro fra civiltà e diversità in dialogo costante fra di loro. La combinazione fra musica e versi riesce bene anche grazie alla solida formazione musicale dell’autrice, diplomata in pianoforte al conservatorio e studiosa di storia della musica, basi solide che testimoniano come questo non sia un esperimento fine a sé stesso, ma il risultato di un percorso coerente e maturato con consapevolezza.

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Riletture estive – “La buona educazione” di Ivan Fedeli – da “Casamatta – Aprile 2021”

La buona educazione - Ivan Fedeli | puntoacapo

Leggere ogni nuovo libro di Ivan Fedeli significa farsi guidare da uno sguardo attento sul mondo, sgravare gli occhi dal peso che ci limita lo sguardo, la barriera che ci impedisce di fissare oltre la linea dell’orizzonte la vita che ci appartiene. Anche in questo libro Ivan Fedeli sa restituirci alla nostra dimensione di uomini, al valore delle piccole cose, degli eventi minimi e apparentemente ordinari che costellano le vite di ciascuno di noi (“capisci del mondo e intendi che sono / in fondo le cose piccole a farlo / girare, i dettagli a renderci vivi”), focalizzando questa volta la sua (e nostra) attenzione sul tema dell’infanzia, quegli anni lontani della nostra esistenza dove tutto accade in modo più spontaneo, sincero, ma dai quali “si cresce a strappi a volte / e troppo in fretta forse”. E ci conduce in questo viaggio con quella limpidezza di contenuti e di stile a cui ci ha abituato, con il suo endecasillabo narrativo e lirico insieme, dagli enjambement forti e circostanziati, dalla colloquialità dimessa che sa bene nascondere il rigore di una ricerca e di una precisione della parola, quelle che ha esercitato e fatto evolvere con coerenza e sempre maggiore perizia di opera in opera. La tensione e la concentrazione della sua dizione poetica si mantengono alte lungo tutto il percorso del libro: assistiamo certamente a un recupero memoriale che molto deve all’esperienza privata dell’autore (che non manca di offrire ritratti sempre molto vivi e coinvolgenti dei compagni, piccoli come lui o adulti, che hanno animato quegli anni: ritratti che sono un suo marchio di fabbrica distintivo) ma il merito, ben noto da tempo, di Ivan Fedeli sta nella sua capacità di rendere l’immedesimazione del lettore credibile, trasformare queste storie personali in “exempla”, mai retorici, che sono in definitiva specchi in cui è possibile per il lettore riconoscersi, leggere anche le sue, di storie, perché ciò che conta davvero nella vita, in definitiva, è comune a tutti. Detto con le parole di Mauro Ferrari, le poesie di Fedeli “attingono allo stesso serbatoio umano che tutti condividiamo”. […]

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Recensione a “Notizie da Patmos” su “Il Segnale” n.119

Sull’ultimo numero de “Il Segnale” è possibile leggere una recensione a “Notizie da Patmos”(La Vita Felice, 2019) a cura del direttore responsabile Gianluca Bocchinfuso.

Immagine della copertina tratta dal sito https://www.rivistailsegnale.it/

Scrive Gianluca Bocchinfuso:

“L’ultima raccolta da Fabrizio Bregoli, Notizie da Patmos, è un punto d’arrivo che l’autore ha costruito attorno alla riflessione sull’uso delle parole. Nello specifico, sul rapporto che assumono su un piano di indagine esistenziale. La parola stessa sia dal punto di vista di svelamento di significati e interpretazioni che su un piano meramente immaginario, pensato, evocativo […]

In questo orizzonte, si rafforza il fatto che nulla è scontato anche quando in gioco ci sono le vicnianze familiari e le sfere emotive più intime e celate. E’ un procedere per scoperta che rafforza il punto di vista del poeta pur lasciandolo ancorato agli elementi che ne hanno determinato l’esistenza […]

La ricerca non ha sosta e, nel caos del vivere, il silenzio è àncora di approdo: strumento che permette di capire, quando il disordine prende le forme di una forza che non conosce contrasti […]

Gianluca Bocchinfuso

Potete leggere la recensione completa su “Il Segnale”.

https://www.rivistailsegnale.it/

Poesia a confronto: Fiumi

Settantunesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Fiumi con il confronto fra poesie di Ungaretti, Solmi, Neruda, Celan.

Il fiume ha da sempre una fortissima valenza simbolica, fin dall’epoca classica (si pensi alla nota immagine di Eraclito): lo scorrere delle acque dalla fonte alla foce, il fascino delle sue rive, l’elemento primordiale (l’acqua) che lo nutre sono tutti elementi di particolare efficacia espressiva, soprattutto in poesia.

In questa carrellata di poesie a tema è impossibile prescindere dalla celeberrima poesia di Ungaretti in cui tutte le fasi salienti della giovane vita del suo autore si riassumono nell’immagine di altrettanti fiumi: il Serchio, il Nilo, la Senna e, infine, l’Isonzo, il fiume della guerra che l’autore sta vivendo, ma anche il solo elemento, in una natura straniata e devastata, che può ancora offrire brandelli di “rara felicità”, quanto tutto intorno è notte, la vita “una corolla / di tenebre”.

[…]

GIUSEPPE UNGARETTI
(da Allegria di naufragi, 1919 – in “Vita di un uomo”, Mondadori – 2016)
 
I FIUMI

[…]

Questi sono
I miei fiumi
 
Questo è il Serchio
Al quale hanno attinto
Duemil’anni forse
Di gente mia campagnola
E mio padre e mia madre.
 
Questo è il Nilo
Che mi ha visto
Nascere e crescere
E ardere d’inconsapevolezza
Nelle distese pianure.
 
Questa è la Senna
E in quel suo torbido
Mi sono rimescolato
E mi sono conosciuto
 
Questi sono i miei fiumi
Contati nell’Isonzo
 
Questa è la mia nostalgia
Che in ognuno
Mi traspare
Ora ch’è notte
Che la mia vita mi pare
Una corolla
Di tenebre

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

Per consultare l’elenco di tutte le uscite del martedì della rubrica Poesia a confronto accedere al link.

Poesia a confronto: Guerra

Settantesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Guerra con il confronto fra poesie di Tirteo, Bertran De Born, Buffoni.

Al tema guerra abbiamo già dedicato un confronto specifico relativo ai “Diari di Guerra” (QUI); ora allarghiamo il discorso alla sua accezione più ampia.

Nella letteratura classica – si vedano qui i versi proposti da Tirteo – in linea con la tradizione omerica, domina un’idea della guerra come circostanza in cui l’uomo ha la possibilità di dare massimo valore al suo coraggio, puntare all’eroismo, tutto in virtù del valore superiore della fedeltà alla patria. Allora diventa onorevole morire per la patria (vedi anche Orazio), soprattutto se si è giovani e si è data dimostrazione dell’attaccamento alla patria fino al punto di sacrificare in suo nome il bene più alto di cui si disponga: la vita. Regna in questi versi uno sprezzo della paura, un inno alla temerarietà nella battaglia, come campo di prova dove dare evidenza tangibile del proprio valore e, in definitiva, del proprio destino.

Anche nella società cavalleresca del Medioevo permangono visioni e ideali affini, come emerge con evidenza nella canzone di Bertran de Born, tra i maggiori autori in lingua provenzale. Con fama di guerrafondaio, ben confermato dallo spirito bellicoso che anima i versi qui proposti, de Born tesse un vero e proprio elogio della battaglia, affiancata nella strofa iniziale alla primavera per ammettere la superiorità della prima nel generare piacere nell’animo del poeta. La canzone si sviluppa in un incessante invito alla guerra, con precisione di dettagli molti dei quali cruenti, un’esortazione allo scontro senza esclusione di colpi come ideale di bellezza: l’ardimento è un valore in sé a cui non si può e non si deve rinunciare. 

[…]

TIRTEO

Via, combattete gli uni accanto agli altri, giovani,
non datevi alla fuga, al panico,
fatevi grande e vigoroso l’animo nel petto,
bandite il meschino amore della vita,
perché la lotta è con uomini; non lasciate,
fuggendo, chi non ha più l’agilità: gli anziani.
È uno scandalo che un vecchio cada in prima fila
e resti sul terreno innanzi ai giovani,
con quel suo capo bianco e il mento grigio, e spiri
l’animo suo gagliardo nella polvere,
con le mani coprendo il ventre insanguinato
(spettacolo indecente, abominevole),
e le carni nude: nulla c’è che non s’addica
a un giovine finché la cara età brilla nel fiore.

[…]

(traduzione di Filippo Maria Pontani)

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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Fabrizio Bregoli, estratti da Notizie da Patmos

Fabrizio Bregoli, estratti da NOTIZIE DA PATMOS (La Vita Felice, 2019) Dalla prefazione di Pietro Marelli: […] Questa è la personale Apocalisse (catastrofe o rivelazione?), con le sue notizie poetiche ed esistenziali, la sua appartenenza, e insieme la sua inappartenenza, che forse neppure una speranza “matematica” riesce a portare a risarcimento del suo laboratorio linguistico, […]

Fabrizio Bregoli, estratti da Notizie da Patmos

Ringrazio di cuore il blog Il sasso nello stagno e Angela Greco per l’ospitalità. Buona lettura!

Poesia a confronto: Conchiglie

Sessantanovesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Conchiglie con il confronto fra poesie di Alceo, Verlaine, Pozzi, Mansfield.

Le conchiglie, abbandonate dalla risacca sulla spiaggia, nella loro bellezza misteriosa sono sicuramente elementi naturali ricchi di suggestione, con i quali la poesia si è spesso confrontata, fin dall’età classica.

[…]

Sempre sul tema amoroso è la poesia di Antonia Pozzi che prende le mosse da un bacio, in un’atmosfera romantica e sentimentale di fondo. La conchiglia viene qui impiegata in chiave simbolico-metaforica, associata alle mani che si congiungono, per indicare uno stato di pace e di quiete affettiva raggiunta, compiuta. Le successive immagini del “cielo d’estate”, delle “distese di grano”, fino alla “trillante allodola” (che dà pure il titolo alla poesia) rafforzano questa idea di “serenità”, armonia conseguita grazie all’amore.

[…]

ANTONIA POZZI
(Da Parole, Garzanti, Milano 1989)

L’ALLODOLA

Dopo il bacio – dall’ombra degli olmi
sulla strada uscivamo
per ritornare:
sorridevamo al domani
come bimbi tranquilli.
Le nostre mani
congiunte
componevano una tenace
conchiglia
che custodiva
la pace.
Ed io ero piana
quasi tu fossi un santo
che placa la vana
tempesta e cammina sul lago.
Io ero un immenso
cielo d’estate
all’alba
su sconfinate
distese di grano.
E il mio cuore
una trillante allodola
che misurava
la serenità.

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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“Pagine Amiche” di Maria Lenti

Sul sito della scrittrice Maria Lenti troverete nella sezione Pagine Amiche, che contiene appunto l’elenco degli autori e dei relativi siti che sono amici del sito, una scheda dedicata a Fabrizio Bregoli, comprensiva di biografia e di una selezione di testi.

Ringraziamo Maria Lenti per l’ospitalità e invitiamo i lettori del blog alla lettura:

Pagine Amiche – Fabrizio Bregoli

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Notizie da Patmos su “Libridinosi”

Sul blog Bibbia d’asfalto potete trovare, nella rubrica Libridinosi, a cura di Ksenja Laginja, una selezione di testi tratti da Notizie da Patmos.

Ringraziamo di cuore la redazione del blog e, in particolare Ksenja Laginja, per l’attenzione e la cura.

Buona lettura su Bibbia d’asfalto

OMEOMERIE

In fondo restiamo unità imperfette
materia discorde, ibridata. Una biologia minore.
Insieme terra e nuvola, il germoglio
e la sua tenebra. Così di simile
in simile, l’uno nell’altro scissi
a compierci in un tutto disgregato.

[…]