Blocchi di partenza – Veronica Antonietta Mestice

Per la nuova rubrica “Blocchi di partenza” sulla pagina Facebook “Poeti Oggi” l’incontro con la poesia di Veronica Antonietta Mestice.

Buona lettura!

Grazie alla pagina Facebook “Poeti Oggi” per l’opportunità di collaborazione.

Tutti gli autori e le note di lettura pubblicate su Poeti Oggi sono consultabili alla pagina del blog Blocchi di partenza

Poesia a confronto: Venezia

Sessantaduesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Venezia con il confronto fra poesie di Fusinato, Marinetti, Cardarelli, Zanzotto.

Il fascino di una città unica come Venezia non necessita di alcuna argomentazione: ne deriva, con evidenza assoluta, il fortissimo ascendente che Venezia ha da sempre avuto sulla poesia.

[…]

È ben noto, invece, come agli occhi dell’avanguardia futurista, Venezia, proprio come “il chiaro di luna”, rappresenti invece il simbolo di tutto ciò che è obsoleto, stantio, decadente: un retaggio del passato che va cancellato definitivamente per lasciare spazio ai nuovi temi della contemporaneità (la velocità, l’azione, le parole in libertà). Il “Manifesto contro Venezia passatista” bene riassume il programma futurista e con particolare acrimonia e sfrontatezza offre la sua ricetta perché si diventi “costruttori dell’avvenire”.

[…]

FILIPPO TOMMASO MARINETTI
(dal Manifesto “Contro Venezia passatista”, 1910)
 
Veneziani!
 

Quando gridammo: «Uccidiamo il chiaro di luna!» noi pensammo a te, vecchia Venezia fradicia di romanticismo! Ma ora la voce nostra si amplifica, e soggiungiamo ad alte note «Liberiamo il mondo dalla tirannia dell’amore! Siamo sazi di avventure erotiche, di lussuria, di sentimentalismo e di nostalgia!» […].

Basta! Basta!… Finiscila di sussurrare osceni inviti a tutti i passanti della terra o Venezia, vecchia ruffiana, che sotto la tua pesante mantiglia di mosaici, ancora ti accanisci ad apprestare estenuanti notti romantiche, querule serenate e paurose imboscate!

Io pure amai, o Venezia, la sontuosa penombra del tuo Canal Grande, impregnata di lussurie rare, e il pallore febbrile delle tue belle, che scivolano giù dai balconi per scale intrecciate di lampi, di fili di pioggia e di raggi di luna, fra i tintinni di spade incrociate…

Ma basta! Tutta questa roba assurda, abbominevole e irritante ci dà la nausea! E vogliamo ormai che le lampade elettriche dalle mille punte di luce taglino e strappino brutalmente le tue tenebre misteriose, ammalianti e persuasive!

Il tuo Canal Grande allargato e scavato, diventerà fatalmente un gran porto mercantile. Treni e tramvai lanciati per le grandi vie costruite sui canali finalmente colmati vi porteranno cataste di mercanzie, tra una folla sagace, ricca e affaccendata di industriali e di commercianti!…

Non urlate contro la pretesa bruttezza delle locomotive dei tramvai degli automobili e delle biciclette in cui noi troviamo le prime linee della grande estetica futurista […].

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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Poesia a confronto: Occhiali

Sessantunesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Occhiali con il confronto fra poesie di Pirandello, Sanguineti, Cavalli, Tognolini.

Essenziale àncora di salvataggio e supporto indispensabile per chiunque abbia problemi di vista, gli occhiali, da ausilio medico, sono diventati anche oggetto di moda, di design. Nella loro semplicità e praticità accompagnano la vita di molti e hanno un fascino, tutto simbolico, che li ha resi oggetto di interesse anche da parte dei poeti.

Cominciamo con Pirandello che ci offre una poesia in rima, dal ritmo cadenzato e ironico, e che affronta da una prospettiva giocosa alcuni dei temi che ritroviamo nel suo teatro e nella sua prosa: il divario che si viene a istituire fra realtà e sua percezione, fra vita e maschera. Gli occhiali, come strumento per vedere il mondo, se impiegati come dovrebbero, restituiscono il mondo nella sua squallida realtà, tanto da rendere preferibile non vedere “nulla affatto”. Meglio allora il filtro della finzione e/o della fantasia, bene simbolizzato da quegli “occhiali verdi” che, per quanto irrisi, offrono comunque la prospettiva di un mondo migliore.

[…]

LUIGI PIRANDELLO
(Da La Riviera Ligure, agosto 1905, n. 73)

Avevo un giorno un pajo
d’occhiali verdi; il mondo
vedevo verde e gajo,
e vivevo giocondo.

M’abbatto a un messer tale
dall’aria astratta e trista.
— «Verdi? — mi dice.
Ti sciuperai la vista.

Su, prendi invece i miei:
vedrai le cose al vero!» —
Li presi. Gli credei.
E vidi tutto nero.

Ristucco in poco d’ora
d’un mondo così fatto,
buttai gli occhiali, e allora
non vidi nulla affatto.

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Neoliberismo e crisi pandemica: una lettura monetaria in chiave poundiana – sul blog CasaMatta

Non tutti sanno che Ezra Pound si dedicò attivamente allo studio dell’economia, concependo, sulla stregua di alcune riflessioni teoriche nate in quegli anni, una sua visione personalissima della moneta, in accordo alla sua battaglia convinta contro ogni forma di usura. Si può immaginare di applicare il pensiero economico di Pound alla attuale situazione storica? Ne parlo nell’articolo

Neoliberismo e crisi pandemica: una lettura monetaria in chiave poundiana

Dico nell’articolo :

Pound parla sempre e soltanto, a proposito del credito, di usura: il prestito a interesse ha per lui quest’accezione, perché si basa sull’idea del denaro che remunera sé stesso, mentre il denaro dovrebbe essere semplicemente un mezzo per regolare e incentivare il commercio di beni e servizi. La moneta-scambio dovrebbe allora essere distinta dalla moneta-risparmio perché le due sono legate a impieghi completamente diversi e non intercambiabili. Se la moneta-risparmio deve mantenere solido il proprio valore a tutela del cittadino, la moneta-scambio deve favorire la circolazione del denaro e quindi non può valere sine die. Pound giunge addirittura a ipotizzare una moneta-scambio che si deprezzi automaticamente a scadenze temporali predefinite; se ipotizzassimo un deprezzamento del valore nominale del 2,778% ogni mese, la moneta-scambio varrebbe zero dopo 36 mesi (3 anni) e questo spingerebbe il cittadino al suo impiego rapido e proficuo per innescare la macchina produttiva, impedendone di conseguenza l’accumulo improduttivo (o la speculazione).
Ha senso oggi parlare, come Pound, ancora di usura, ha senso ritenerla la causa principale delle crisi economico-finanziarie, e quindi il male da estirpare per avere una società più giusta? Oggi che il costo del denaro è addirittura negativo? Parrebbe un’evidente contraddizione, ma tale non è. Il tasso d’interesse negativo va in realtà a erodere la moneta-risparmio (non è il deprezzamento di cui parla Pound che dovrebbe valere per la sola moneta-scambio), mentre la moneta-scambio mantiene di fatto il proprio valore nominale intatto. Per ottenere moneta-scambio il cittadino che ne è privo deve comunque ricorrere al credito che avrà tassi positivi, negoziati secondo logiche di mercato; lo Stato che necessita di moneta per gli investimenti pubblici dovrà a sua volta richiedere credito ai cittadini o alle banche per finanziarsi. Il risultato netto è comunque l’indebitamento di Stato e di cittadini che, come aggravante, vedono svalutati i propri risparmi o beni.

[..]

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Potete leggere l’articolo completo sul blog CasaMatta

Elenco completo degli articoli di Fabrizio Bregoli su Casamatta

Teorema del campionamento: applicazioni letterarie – sul blog CasaMatta

Sul terzo numero del blog CasaMatta appare un mio articolo che prosegue la serie di interventi in cui cerco di istituire relazioni fra tecnologia e letteratura. Questa volta si parla di campionamento.

Teorema del campionamento: applicazioni letterarie

Dico nell’articolo :

Nel caso in cui il lettore abbia resistito fino a questo punto e la sua emicrania sia ancora sostenibile, perché mai si parla allora di applicazioni letterarie? Che c’entrano Shannon e Nyquist con Shakespeare o con Céline? È un luogo comune che la letteratura sia una rappresentazione della realtà, della vita se preferite. Prendiamolo pure per buono e facciamo un passo oltre. La realtà con cui ci confrontiamo con l’esperienza quotidiana è – abbiamo detto – analogica; per cui la letteratura che la rappresenta, essendo impossibilitata in via pratica a esserne una fedele replica, ne è in qualche modo una conversione da analogico in digitale o, se preferite, un campionamento. Diverso sarà il risultato della rappresentazione in funzione del campionamento effettuato.
Nel caso in cui venga fatto un campionamento fitto (a frequenza elevata dunque) otterremo numerosi dettagli della realtà, una sua rappresentazione il più possibile ampia e fedele, in accordo all’idea classica di arte come mimesi della natura: una tale forma di campionamento ci fa pensare immediatamente a un trattato storico, un romanzo tradizionale, magari con un narratore onnisciente, o un poema epico-cavalleresco o un romanzo moderno in cui può avvenire una selezione dei fatti narrati, ma dove questi seguono una razionalità e un ordine molto definiti.

[..]

Se pensiamo allo Zanzotto di “Galateo in bosco” (Mondadori, 1978), al “Sonetto di sterpi e limiti”:

Sguiscio gentil che fra mezzo erbe serpi,
difficil guizzo che enigma orienta
che nulla enigma orienta, e pur spaventa
il cor che in serpi vede, mutar sterpi;

nausea, che da una debil quiete scerpi
me nel vacuo onde ogni erba qui s’imprenta,
però che in vie e vie di serpi annienta
luci ed arbusti, in sfrigolio di serpi; […]

il campionamento pare a prima vista incongruo, la direzione intrapresa imprecisa, aperta ogni chiave di lettura; forse il titolo dà qualche indizio (ma sarà autentico?). Il segnale digitalizzato è difficilmente espressione univoca di un segnale analogico all’origine; tutta la realtà viene accolta, ricombinata, interpolata per creare un segnale nuovo che non è più né analogico, né digitale: è zanzottiano e del lettore zanzottiano, semplicemente. Crolla la presunzione della ricostruibilità.
Siamo ancora certi che la digitalizzazione, da sola, sia la risposta? O non è sempre l’uomo il fine, la ragione ultima, causa della sua stessa indecifrabilità?

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Potete leggere l’articolo completo sul blog CasaMatta

Elenco completo degli articoli di Fabrizio Bregoli su Casamatta

“De viris illustribus” di Filomena Gagliardi- nota di lettura di Rita Bompadre

Oggi ospitiamo una nuova nota di lettura scritta da Rita Bompadre che riportiamo di seguito.

De viris Illustribus” di Filomena Gagliardi (Nulla Die Edizioni, 2020) è un potente omaggio alla cultura classica, intesa nell’interpretazione filologica della formazione intellettuale, come patrimonio di conoscenza e di erudizione. I testi diffondono l’esperienza degli antichi ed illustri ideali, rivolgono l’origine del mondo alla mitologia dell’eternamente presente, seguono il luogo sacro della comunicazione, rischiarato dalla luce della bellezza. I versi abbracciano l’armonia infinita delle citazioni esemplari e le immagini primitive arricchiscono la grazia poetica e traducono i contenuti efficaci, i motivi d’ispirazione con inesauribile energia letteraria. La mirabile, sapiente, illuminata poesia di Filomena Gagliardi è pura riconoscenza di un’epoca, recupero consapevole di un modello da ritrovare, nella gioia della sensazione del valore morale. La contemplazione degli eventi e la scoperta rivelatrice delle sentenze, tracce lasciate dalla prospettiva storica del passato, incarnano l’influenza naturale della coscienza umana, animata dall’affinità con la profonda concordia di uno stato felice della vita, in accordo con la prosperità dell’immaginazione, con la visione rigeneratrice del mito. La poetessa ripercorre l’uguaglianza dei sentimenti, la necessità spontanea di ricordare l’autenticità del bene, il rapporto tra la vita dell’uomo e le compiute aspirazioni della sua natura. Nell’evoluzione della ragione, l’uomo, nel dominio dei propri impulsi sensibili, è simbolo della virtù. Gli uomini illustri di cui parla Filomena Gagliardi sono interpreti del comune desiderio di rigenerazione e di rinascita interiore, hanno la saggezza e la sapienza dei principi supremi della verità e della fermezza vitale. L’attività dello spirito educa l’intuizione e nella libera ricerca cognitiva riscatta il senso apollineo della riflessione, muove il dubbio, è causa dell’enigma. La liberazione estetica della poesia, genera un linguaggio capace di esprimere la democrazia dei valori condivisi e dare corpo all’universalità del coraggio etico. Il tempo, conosciuto dalla poetessa, è l’espressione della memoria collettiva, la destinazione compiuta con l’esperienza del vissuto, nella volontà di comprendere la spiegazione della storia, il luogo dell’autenticità, abitato dalla dottrina speculativa del comportamento umano. Leggere “De viris Illustribus” è scoprire il fascino inesauribile dell’antichità e la magnificenza dei classici, conoscere la concentrazione e la dilatazione dell’indagine in un mondo leggendario che ispira l’equilibrio sovrasensibile delle nobili imprese orientando l’arte della motivazione e la misura della creatività. L’autrice decifra l’epoca attuale, valuta il destino dell’umanità, sfida il prestigio dell’ars oratoria con la finalità di conoscere gli antichi per capire il presente. La cultura intesa come qualità autonoma, come esperienza delle idee, nell’inciso dei versi, in un lirismo rielaborato dalle figure eroiche e risolute, astute e fedeli metafore trasmesse nella guida di ogni insegnamento, protagoniste del desiderio di gloria e di immortalità.

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

(Pubblicato su concessione e autorizzazione dell’autrice)

Poesia a confronto: Sono solo canzonette

Sessantesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Sono solo canzonette con il confronto fra poesie di Giacomo da Lentini, Lorenzo de’ Medici, Raboni, Fortini.

Ci avvaliamo del titolo di una canzone famosa di Edoardo Bennato per proporre in questo confronto una selezione di poesie riconducibili al genere della “canzonetta”. La canzonetta, variante semplificata della canzone – struttura metrica per eccellenza della lirica volgare, secondo Dante – è una forma poetica fra le più antiche che, mutuata dalla tradizione provenzale, raggiunge particolare fortuna nella poesia italiana a partire dalla scuola siciliana.
“Maravigliosamente” di Giacomo da Lentini, detto Il Notaro, è un esempio notevole di canzonetta amorosa, tutta inscritta nella tradizione della poesia cortese: l’elogio della donna amata, “fiore d’ogn’amorosa”, che qui diventa “figura” dipinta nel cuore del poeta, sempre presente nei suoi pensieri, anche se il poeta è incapace di manifestare il suo amore davanti all’amata, per naturale imbarazzo, per quanto in lui arda “una doglia” che lo travolge e che gli è arduo dominare. La canzonetta allora è il messaggero d’amore che, recapitato all’amata, con la sua “lingua” sincera, si fa testimonianza di questo amore, invocato come ciò che è più caro.

[…]


GIACOMO DA LENTINI, detto IL NOTARO


Maravigliosamente
Un amor mi distringe
E sovenemi ogn’ora.
Com’omo che ten mente
In altra parte e pinge
La simile pintura,
Così, bella, facc’eo:
Dentr’a lo core meo
Porto la tua figura.
 
In cor par ch’eo vi porte
Pinta como voi sete,
E non pare di fore.
O Deo, che mi par forte!
Chè non so se savete
Com’eo v’amo a bon core;
Ca son sì vergognoso
Ch’eo pur vi guardo ascoso
E non vi mostro amore.
 
Avendo gran disio,
Dipinsi una pintura,
Bella, a voi simigliante;
E quando voi non vio,
Guardo in quella figura
E par ch’eo v’aggia avante;
Si com’om che si crede
Salvarsi per sua fede
Ancor non veggia inante.
 
Al cor m’arde una doglia
Com’om che ten lo foco
A lo suo seno ascoso,
Che quanto più lo ’nvoglia,
Allor prende più loco
E non po stare incluso:
Similemente eo ardo
Quando passo e non guardo
A voi, viso amoroso.
 
Se siete, quando passo,
In ver voi non mi giro,
Bella, per risguardare:
Andando ad ogni passo
Gittone uno sospiro
Che mi face angosciare:
E certo bene angoscio
Ch’a pena mi conoscio,
Tanto forte mi pare.
 
Assai v’aggio laudato.
Madonna, in molte parte,
Di bellezze ch’avete;
Non so se v’e contato
Ch’eo lo faccia per arte,
Che voi ve ne dolete:
Sacciatelo per signa
Ciò che vi dirò a lingua
Quando voi mi vedete.
 
Canzonetta novella,
Va, e canta nova cosa,
Levati da maitino
Davanti a la più bella,
Fiore d’ogn’amorosa,
Bionda più ch’auro fino.
Lo vostro amor, ch’è caro,
Donatelo al Notaro
Ch’è nato da Lentino.
 

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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CasaMatta n.3 è on-line

Annunciamo che è on-line il terzo numero di CasaMatta, consultabile alla pagina web

www.casamattablog.it

Ecco l’indice del numero:

  • INTERVISTA A FEDERICO SANGUINETI SULLE ‘PAROLACCE’ NELLA DIVINA COMMEDIA, a cura di Martina Barbieri
  • LA FOCALIZZAZIONE NARRATIVA NELLA DIVINA COMMEDIA: DUE ESEMPI di Milena Nicolini
  • LA GUERRA DI CESAR (Su César Brie) di Alessandra Gasparini
  • INCHIESTA NON AUTORIZZATA SU UN VOLO PER PARIGI, racconto di Paolo Gera
  • NEOLIBERISMO E CRISI PANDEMICA: UNA LETTURA MONETARIA IN CHIAVE POUNDIANA di Fabrizio Bregoli 
  • PRIMI DELLA CLASSE di Lamberto Dolce 
  • UN VIAGGIO NELLA LINGUA DEL PATRIARCATO CON MICHELA MURGIA di Anna Maria Farabbi 
  • POSSIEDO LA MIA ANIMA (A proposito di “Il segreto di Virginia Woolf” di Nadia Fusini) di Nella Roveri
  • LE BADANTI di Milena Nicolini
  • LA RESISTENZA CONTINUA di Anna Maria Farabbi
  • TEOREMA DEL CAMPIONAMENTO: APPLICAZIONI LETTERARIE di Fabrizio Bregoli 
  • BREVI NOTE SU ESSENZA E FUNZIONE DELLA POESIA IN VALÉRY di Carlo Giacobbi 
  • MEI BANFA (Niente da fare): CUORE DI LUCE E DI TENEBRE di Alessandro Rolandi 
  • PONTI PER RITROVARE TE STESSO di Nicola Turrini
  • UN PASSO VERSO LA LIBERTA’, una testimonianza di Mandeep Kaur 
  • RE CORVO NERO COLPISCE ANCORA (sulla musica di Nick Cave) di Sergio Gallo
  • SCRITTURE: POESIE di Ósip Emíl’evič Mandelštám (1891-1938) – traduzioni di Roberto Michilli 
  • NOTE DI LETTURA DELLA REDAZIONE
    • Fabrizio Bregoli su Camilla Ziglia
    • Anna Maria Farabbi su Marco Munaro
    • Fabrizio Bregoli su “Poeti e aforisti in Finlandia”
    • Anna Maria Farabbi su Roberto Michilli
    • Paolo Gera su Alessio Vailati
    • Fabrizio Bregoli su Annamaria Ferramosca
    • Milena Nicolini su Monica Guerra
    • Nella Roveri su “Testimonianze mantovane delle deportate di Ravensbrück”
  • CARTEGGIO, CRISTINA CAMPO A MITA, a cura di Raffaella Molinari

Lina Salvi: Saltarupe e altri inediti

Condividiamo dal blog “Di sesta e di settima grandezza – Avvistamenti di poesia” di Alfredo Rienzi – Inediti della cara Lina Salvi

DI SESTA E DI SETTIMA GRANDEZZA - Avvistamenti di poesia


Saltarupe


Incontrerò la morte ad armi dispari,
essendo io non intera tutta –
scorgendo tra le nuvole biancastre
nove giorni di pena, nove giorni di veglia,
quella strana forma di animale, – piccola
antilope africana. E’ questa la mia natura,
un malconcio cerbiatto, orlato –
strano.

Il giardino

Non potrei rifarlo
riesco appena a guardarlo,

nel giardino il ciliegio è stato piantato
un giovane esemplare nel solco del fango,

non darà frutti nel primo anno
sarà una pianta, –  quasi ornamentale.

come se nessuno l’avesse mai guardata
che sul nascere,

ferma sarà dunque,  in una zolla arida,
del tutto – impalata, sorella sua di vita.

Moderato cantabile
a M. Duras

Troverei illuminanti questi film
che copiano romanzi, così mentre perdo
una parola e l’altra pure
il lento scorre in un moderato suo cantabile
in sussurri osceni di dialoghi:
qualcuno ha ucciso qui, per amore
nel Cafè de La Gironde
uno…

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Poesia a confronto: Baci

Cinquantanovesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Baci con il confronto fra poesie di Catullo, Dante, Salinas, Borges.

Il bacio è l’espressione più emblematica dell’amore; ciascuno di noi ha un ricordo sempre vivo del primo bacio, un’esperienza che segna profondamente tutta la nostra sfera affettiva e personale. I baci costellano tante pagine esemplari e indimenticabili della letteratura di tutti i tempi; oggi proporremo alcune poesie memorabili che vedono il bacio come protagonista assoluto.

Il celebre Carme V di Catullo, ben noto a tutti per la presenza immancabile nelle antologie, è un’esortazione, fin dal primo verso, a vivere la vita nella sua pienezza, nonostante la sua durata effimera (“brevis lux”) sempre minacciata dall’incombere della morte (“nox perpetua”), in accordo al procedere lineare e, dunque, finito del suo tempo in contrapposizione con il tempo ciclico della natura (“Soles occidere et redire possunt”), capace di rigenerarsi in eterno. Ecco allora l’invocazione, quasi un ordine, a vivere la passione senza inibizioni: attraverso il procedimento anaforico insistente nella ripetizione di “mille”, di “centum”, di “dein” e “deinde”, il bacio diventa strumento apotropaico per combattere la fragilità del nostro stato effimero di uomini.

[…]


CATULLO
(da Carmina – I secolo a.C.)
 
V.
 
Vivamus mea Lesbia, atque amemus,
rumoresque senum severiorum
omnes unius aestimemus assis!
soles occidere et redire possunt:
nobis cum semel occidit brevis lux,
nox est perpetua una dormienda.
Da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum,
deinde usque altera mille, deinde centum.
dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut ne quis malus invidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum.
 
 
 
 
V.
 
Viviamo, mia Lesbia, e amiamo,
e i pettegolezzi dei vecchi bacchettoni
stimiamoli tutti meno di un centesimo!
Il sole può tramontare e rinascere:
a noi, non appena tramonta questa breve luce,
tocca dormire un’unica notte interminabile.
Dammi mille baci, poi cento,
poi altri mille, poi di nuovo cento,
poi altri mille ancora, poi cento.
Poi, quando ne avremo fatte molte migliaia,
li disperderemo per non farne tornare il conto
perché nessun invidioso ci getti il malocchio
sapendo quanti sono tutti questi baci.

Continua sul blog “Laboratori Poesia“:

https://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-baci/

L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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Una domanda al poeta – sul blog Laboratori Poesia

La poesia è soprattutto confronto, dialogo. Per questo creare un colloquio con l’autore può aiutare a capire meglio la sua poetica, le necessità di una scrittura, penetrarne le ragioni: tutto questo senza togliere il presupposto dell’autonomia e dell’autosufficienza della poesia in sé, che va naturalmente fruita in quanto tale, senza filtri, senza paracadute.

La nuova rubrica di Laboratori Poesia “Una domanda al poeta” va nella direzione del dialogo di cui si parlava.

Nell’ultimo numero su Laboratori Poesia trovate una mia domanda alla poeta Annalisa Ciampalini, di cui mi ha particolarmente colpito la chiusa a una sua poesia: “Impossibile starne fuori”. Ecco la domanda:

La poesia si chiude con un verso che è in sé una sentenza senza appello: “Impossibile starne fuori”. Leggendolo nella accezione più ampia, pare essere un’indicazione di poetica, un riferimento al compito della poesia: assodato che un autore non può esimersi da un confronto con il mondo, con la vita, quanto la poesia deve mantenere tale radicamento e quanto può (o deve) invece estraniarsene per veicolare un messaggio il più possibile universale? La luce che la poesia è in grado di scrutare e indagare davvero contiene già tutto oppure vanno indagate le regioni d’ombra? Sono quelle le componenti dalle quali è necessario che la poesia non resti esclusa?

Potete leggere la risposta su Laboratori Poesia

Ringrazio Annalisa Ciampalini per la profondità e la schiettezza della sua risposta, che mi hanno davvero colpito e illuminato.

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