Limina – V. Cinque poesie di Giancarlo Baroni, Elena Bonassi, Emanuela Dalla Libera, Matteo Maragna, Sonia Vatteroni

Limina: Proposte per una lettura domenicale, dal blog di Alfredo Rienzi

DI SESTA E DI SETTIMA GRANDEZZA - Avvistamenti di poesia

* * *

Dopo una terribile tempesta
vediamo un delfino guizzare
davanti alle nostre teste,

ci guida verso Delfi.
Poche domande all’Oracolo
salute fortuna figli:

quante sfide e pericoli
vi attendono al ritorno
,
e altro non aggiunge

di Giancarlo Baroni, in Il colore del tempo (Poesie e Fotografie), Quaderni della Fondazione Daniele Ponchiroli, 2020, pag. 18

Una telefonata del numero verde

E’ ferma la mattina
bloccata come tutto
adesso che tutto si é fermato.
La voce mi risveglia
La aspettavo
Parla della tenaglia che ha nel cuore
del nero tutto intorno, della morte.
Medicina per me quelle parole
per me malata della stessa malattia
della stessa pena che si cura
solo mettendo insieme le parole.

di Elena Bonassi, inedito, 2021

Non ci sono più

Non ci sono più, mi dicevi, i pini umidi
di neve che ci coprivano d’ombra nel bosco
pieno d’ombre. Non ci…

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I fondamentali: Catullo (2)

XI.

Furi et Aureli comites Catulli,
sive in extremos penetrabit Indos,
litus ut longe resonante Eoa
tunditur unda,


sive in Hyrcanos Arabesve molles,
seu Sagas sagittiferosve Parthos,
sive quae septemgeminus colorat
aequora Nilus,


sive trans altas gradietur Alpes,
Caesaris visens monimenta magni,
Gallicum Rhenum horribile aequor ulti-
mosque Britannos,


omnia haec, quaecumque feret voluntas
caelitum, temptare simul parati,
pauca nuntiate meae puellae
non bona dicta.


Cum suis vivat valeatque moechis,
quos simul complexa tenet trecentos,
nullum amans vere, sed identidem omnium
ilia rumpens;


nec meum respectet, ut ante, amorem,
qui illius culpa cecidit velut prati
ultimi flos, praetereunte postquam
tactus aratro est.

XI.

Furio e Aurelio, compagni di viaggio di Catullo,
sia che lui s’avventuri tra gli sperduti Indi,
le spiagge d’oriente che il rimbombo dell’onda
percuote incessante,


sia che giunga tra gli Ircani o gli Arabi oziosi,
o tra i Sagi o i Parti così abili nell’arco,
o fino alla foce dove con le sue sette bocche
colora il mare il Nilo,


sia che lui valichi le altissime Alpi,
per ammirare le vestigia di Cesare il grande,
il Reno Gallico, l’Oceano spaventoso e i remo-
tissimi Britanni,


e tutto questo, qualunque sia la volontà
del Cielo, pronti ad affrontarlo sempre insieme;
riferite alla mia ragazza queste minime parole
per niente gentili:


che lei se la spassi e se ne stia con i suoi amanti
che tiene avvinghiati a sé in più di trecento
non amando veramente nessuno, ma sfiancando
gli inguini di tutti, senza tregua;


né che si aspetti più, come prima, il mio amore
che per colpa sua è caduto come un fiore
al margine del prato, dopo che è stato, di colpo,
reciso dall’aratro.

(traduzione di Fabrizio Bregoli)

Immagine di pubblico dominio tratta da Wikipedia – Catullo da Lesbia, dipinto di Lawrence Alma-Tadema (1865) – https://it.wikipedia.org/wiki/Gaio_Valerio_Catullo#/media/File:Catullus-at-Lesbia’s-large.jpg

“21 grammi di solitudine” di Gianni Venturi- nota di lettura di Rita Bompadre

Oggi ospitiamo una nuova nota di lettura scritta da Rita Bompadre che riportiamo di seguito.

21 grammi di solitudine” di Gianni Venturi (Giuliano Ladolfi Editore, 2020) è il peso poetico di un respiro, il soffio intimo, l’impalpabile essenza del dolore umano, l’evanescenza di sentimenti puri e autentici. Il poeta, attraverso la fermezza descrittiva, essenziale e distensiva nelle immagini, fende il terreno emotivo tracciando la superficie dei solchi interiori, imprimendo la traccia profondamente radicata delle espressioni viscerali, del mondo sensibile, del patrimonio familiare delle origini e della terra sopra il tempo della vita indifesa e fragile. Si narra che 21 grammi sia il peso dell’anima, pochi granelli inconsistenti sul peso di un destino che ognuno di noi riconosce nella fatalità prestabilita ed imperscrutabile degli eventi. La poesia di Gianni Venturi si inoltra lungo le condizioni e i sentimenti umani sradicando ogni passaggio spazio – temporale della memoria, frequenta le lacerazioni impulsive e la resistenza nelle intuizioni drammatiche e nostalgiche, nei frammenti di una disperazione in cui la solitudine è al centro di tutto. Il tragitto privilegiato della poesia verso la personale testimonianza dell’autore è presenza illuminata, eco deformata dell’anamnesi, rifugio ancestrale, richiamo ad una trama remota che si svolge oltre i limiti consueti della conoscenza, solitaria e sofferente, dell’umanità. I versi, affatturati all’efficacia espressiva degli abbandoni, suggeriscono un altrove quieto, un nascondiglio protettivo, dove custodire l’incondizionata immutabilità dell’assenza, nell’ostentato distacco di ogni atteggiamento intellettivo e carnale. L’estrema limitatezza della coscienza umana circoscrive l’evocazione del passato e domina il segno del presente. L’intensità accentuata ad ogni mutamento individuale è luogo di transito e di sosta della creatività, materializza la rappresentazione esplicita e cruda della infranta condizione umana. Il poeta è nel disamore della malinconia, nella perdizione del recupero di un passato che non muore ma che dilata una sconfitta insofferente e vagabonda e pone lo sguardo sulle essenze illusorie dell’uomo, accenna ai turbamenti e ai disorientamenti emotivi, è l’ombra cupa di ogni tormento. “21 grammi di solitudine” approda ad un’introspettiva identità, assapora l’incanto suggestivo dei colori e delle forme delle possibilità, assorbe il sollievo dei cambiamenti, prolungando la corposità e la generosità dei ricordi. La dissolvenza rarefatta delle stagioni vitali congiunge la volontà di estendere l’accogliente risposta alla propria natura, alle radici, alle fondamenta che trattengono l’inclinazione di ogni qualità emotiva, in ogni alchimia delle proprie tensioni, confessando la consistenza rivelata dalle percezioni. I versi maturi sono consumati in una misurata e toccante lacerazione spirituale nella lontananza dell’isolamento. Nella semplicità e nella determinazione dei frammenti di un’esistenza svuotata, il poeta delinea scaglie di vita consumata, alla deriva nella nebbia esistenziale dell’uomo, segue la direzione della speranza e della rassegnazione, del coraggio e della paura, donando al valore della coscienza, il riscatto e l’accordo alla salvezza. Il peso sostenuto da chi sopravvive, libero di trasmigrare in altri luoghi del cuore è l’ispirazione per la più dolce elegia.

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

(Pubblicato su concessione e autorizzazione dell’autrice)

Proponiamo anche un testo dal libro:

le pietre parlano

la lingua sconosciuta dell’ontano

lo sciamano alti scopre i canti

alla dea del fiume che ravviva novembre

è il canto del vento tra le foglie

questa terra ha silenzi circolari

memorie granitiche

orari definitivi per la vita

Per maggiori informazioni sul libro e per l’eventuale acquisto potete accedere alla pagina dell’editore Ladolfi Editore

I fondamentali: Catullo

VIII.

Miser Catulle, desinas ineptire
et quod vides perisse perditum ducas.
Fulsere quondam candidi tibi soles
cum ventitabas quo puella ducebat
amata nobis quantum amabitur nulla.
Ibi illa multa cum iocosa fiebant
quae tu volebas nec puella nolebat.
Fulsere vere candidi tibi soles.
Nunc iam illa non vult. Tu quoque impotens noli
nec quae fugit sectare, nec miser vive
sed obstinata mente perfer, obdura.
Vale puella! Iam Catullus obdurat
nec te requiret, nec rogabit inuitam.
At tu dolebis cum rogaberis nulla.
Scelesta! vae te! quae tibi manet vita?
quis nunc te adibit? cui videberis bella?
quem nunc amabis? cuius esse diceris?
quem basiabis? cui labella mordebis?
At tu Catulle desinatus obdura.

VIII.

Povero Catullo, smettila di farneticare

e quanto è perduto consideralo perduto per sempre.

Tempo fa, ci furono per te cieli limpidi

quando seguivi ovunque la tua ragazza

amata più di quanto non lo sarà mai nessuna.

Là ci si divertiva un mondo, si faceva

tutto quanto volevi né la tua ragazza lo negava.

Ci furono davvero per te cieli limpidi.

Ma ora lei non vuole più; pure tu non volerlo

non farle la corte se fugge, non vivere allo sbando

ma ostinatamente resisti, tieni duro.

Addio, ragazza! Ora Catullo tiene duro,

e lei non ti cercherà più, né ti implorerà se non vuoi.

Ma tu, ragazza, ti pentirai quando non ti vorrà più nessuno.

Maledetta, guai a te! Quale vita ti resterà?

Chi ti corteggerà ora? A chi sembrerai bella?

Chi amerai ora? Di chi dirai di essere la ragazza?

Chi bacerai? A chi morderai le labbra?

Ma tu, Catullo, imperterrito tieni duro.

(traduzione di Fabrizio Bregoli)

Immagine di pubblico dominio tratta da Wikipedia – Catullo da Lesbia, dipinto di Lawrence Alma-Tadema (1865) – https://it.wikipedia.org/wiki/Gaio_Valerio_Catullo#/media/File:Catullus-at-Lesbia’s-large.jpg

I fondamentali: Walt Whitman

(Da “Leaves of Grass” – Philadelphia, David McKay, 1892)

SONG OF MYSELF (51-52)

Do I contradict myself?

Very well then I contradict myself,

(I am large, I contain multitudes.)

I concentrate toward them that are nigh, I wait on the door-slab.

Who has done his day’s work? who will soonest be through with his supper?

Who wishes to walk with me?

Will you speak before I am gone? will you prove already too late?

The spotted hawk swoops by and accuses me, he complains of my gab and my loitering.

I too am not a bit tamed, I too am untranslatable,

I sound my barbaric yawp over the roofs of the world.

CANZONE DI ME STESSO (51-52)

Mi contraddico?

Molto bene: allora mi contraddico

(ho tutto lo spazio che serve, contengo moltitudini)

Mi concentro su chi mi è vicino, lo aspetto sulla soglia di casa.

Chi ha già terminato il suo turno di lavoro? Chi ancora prima sbrigherà la cena?

Chi desidera camminare con me?

Parlerai prima che me ne sia andato? O ti troverai già in ritardo?

Il falco maculato mi piomba vicino e mi accusa, si lamenta delle mie chiacchiere e del mio bighellonare.

Anch’io non sono stato domato, niente affatto. Anch’io sono intraducibile,

faccio risuonare il mio barbarico yawp sopra i tetti del mondo

.(traduzione di Fabrizio Bregoli)

Immagine di pubblico dominio tratta da Wikipedia – Photo of American poet Walt Whitman. Caption reads: “Whitman at about fifty.” Scanned from A Life of Walt Whitman by Henry Bryan Binns. Published by Methuen & Co., 1905. – https://it.wikipedia.org/wiki/Walt_Whitman#/media/File:Whitman_at_about_fifty.jpg

Franco Loi 1930-2021

Un ricordo di Franco Loi tratto dal blog “La poesia e lo spirito”

La poesia e lo spirito

da L’aria

La gàbia del leun l’era de aria,

de aria la mia mama, quèl cappell,

el brasc del mè papà l’era de aria

sü la mia spalla, i mè man che streng,

e aria el ríd di öcc e duls de aria

de quèla vita ch’û insugnâ l’azerb.

Eren de aria lur, e mí, chissà,

che sun stâ fermu a vardàj andà.

[Traduzione. La gabbia del leone era di aria, / di aria la mia mamma, quel cappello, / il braccio di mio padre era di aria / sulla mia spalla, le mie mani che stringono, / e aria il ridere degli occhi e dolce d’aria / di quella vita, di cui ho sognato, l’acerbo. / Erano d’aria loro, e io, chissà, / che sono stato fermo a guardarli andare].

daAntologia della poesia italiana, Einaudi, diretta da Cesare Segre e Carlo Ossola, Novecento, volume secondo.

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Premio di Poesia Inedita – Poeti Oggi –

Per festeggiare il compleanno della pagina Facebook “Poeti Oggi” nata il 28 Gennaio 2020 una nuova iniziativa, un premio per la poesia inedita a cui speriamo che possiate aderire numerosi.

Potete trovare il regolamento sulla pagina Facebook “Poeti Oggi”, nel post riportato qui.

Le azzurre braccia della luna – Reading poetico di Versipelle – 5 Gennaio 2021 ore 20.00

Locandina realizzata da Chiara Elia. Immagine tratta dalla pagina Facebook VersiPelle (https://www.facebook.com/poetiversipelle)

Per tutti l’appuntamento è il 5 gennaio alle ore 20:00 sulla Pagina Facebook Versipelle.

Siete tutti benvenuti!

Limina – II. Cinque poesie di Fabrizio Bregoli, Franco Canavesio, Giuseppe Conte, Raffaele Floris, Massimo Morasso

Ringrazio di cuore Alfredo Rienzi per questa condivisione sul suo nuovo blog. che aggiunge un nuovo interessante contributo alla diffusione e alla passione per la poesia

DI SESTA E DI SETTIMA GRANDEZZA - Avvistamenti di poesia

Heisenberg

L’imbroglio è sempre la luce, quel suo
scalfire i corpi, sbozzarli dal nero
ordinarne regola, spazi.
Travolgerli nel loro buio esatto
con la sua lama buona,
obbligare i volti a intridersi.
Illuderli che siano conoscibili
a misura di un noi inesplorato,
fingere emendabile la frattura
l’indeterminazione sanata.

di Fabrizio Bregoli, da Notizie da Patmos, Le Vita Felice, 2019, pag. 48

(Di notte ho gambe lunghe…)

Di notte ho gambe lunghe, mica trampoli
gambe mie e muscoli forti
passi da gigante.
Traverso, scavalco, non servono ponti
un piede sul delta, l’altro alla sorgente
nessuno mi ferma, vado dove voglio
m’allungo, con un salto
sono sulla sponda dell’altro continente.
Nelle notti d’Africa ho potere sulla terra
sono cateratta del Nilo, se voglio inondo:
palmi di lino anche sul deserto
e con la prima luce tutto sarà fecondo,
in boccio l’intero mondo.
Atacama e il suo scoppio di rose
sono nulla…

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2020: Gli articoli e le pagine più lette del blog

Il 2020 è stato un anno che ha visto una forte crescita nelle visite al blog con un incremento di circa il 350% rispetto all’anno precedente ( 22.964 nell’anno 2020 contro le 6.531 dell’anno 2019)

Visite nell’anno 2019
Visite nell’anno 2020

Gli articoli e le pagine più visitate sono risultate le seguenti:

Non considerando le visite alla Homepage,

  1. Bando del Premio Rodolfo Valentino 2020/2021 con numerosi download del bando direttamente dal blog o tramite accesso al sito “Il mondo delle idee”
  2. Bando del Premio Letterario Il Giardino di Babuk 2021, a conferma dell’attenzione dei lettori verso la segnalazione di premi letterari di valore
  3. Poesia a confronto: la pagina che riassume tutte le puntate della rubrica apparse sul blog Laboratori Poesia
  4. La recensione al libro “Polveri nell’ombra” di Antonio Spagnuolo (Oedipus, 2019)
  5. Poesia a confronto: Zanzare è risultata la puntata di Poesia a confronto più letta sul blog
  6. Notizie da Patmos: pagina con una selezione di poesie tratte dalla silloge di Fabrizio Bregoli di più recente pubblicazione, edita da La Vita Felice, 2019
  7. Il blu bar di Piazza Meda: articolo sulla nuova iniziativa lanciata da Emilia Barbato e Giovanni Ingino, il bar virtuale in cui ritrovarsi fra amici, discutere di cultura e di poesia
  8. Poesia a confronto: La malattia, la seconda puntata più letta sul blog per la rubrica “Poesia a confronto”
  9. Intervista a Fabrizio Bregoli a cura di Raffaela Fazio, apparsa sul blog “La poesia e lo spirito”
  10. Recensioni a cura di Pierangela Rossi apparse sul quotidiano Avvenire e relative alle più recenti pubblicazioni di Fabrizio Bregoli

Fra le altre puntate di “Poesia a confronto” più lette segnaliamo: Amici Poeti, Dire Addio, Autunno, Le rime, I defunti.

Grazie di cuore a tutti i lettori che seguono questo piccolo blog autogestito che spera di dare un proprio contributo alla diffusione e alla valorizzazione della poesia e della letteratura.

Buon anno!

“Indovinami, Indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?”

“Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un Carnevale e un Ferragosto
e il giorno dopo del lunedì
sarà sempre un martedì.

Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno!”

Gianni Rodari, da “Filastrocche in cielo e in terra” (Torino, Einaudi 1960)

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I fondamentali: Baudelaire

(Da “Les fleurs du mal” – Michel Lévy Frères, Libraires éditeurs, 1868)

CXVII. À UNE PASSANTE

La rue assourdissante autour de moi hurlait.
Longue, mince, en grand deuil, douleur majestueuse,
Une femme passa, d’une main fastueuse
Soulevant, balançant le feston et l’ourlet;

Agile et noble, avec sa jambe de statue.
Moi, je buvais, crispé comme un extravagant,
Dans son œil, ciel livide où germe l’ouragan,
La douceur qui fascine et le plaisir qui tue.

Un éclair… puis la nuit ! — Fugitive beauté
Dont le regard m’a fait soudainement renaître,
Ne te verrai-je plus que dans l’éternité ?

Ailleurs, bien loin d’ici ! trop tard ! jamais peut-être !
Car j’ignore où tu fuis, tu ne sais où je vais,
Ô toi que j’eusse aimée, ô toi qui le savais !

CXVII. A UNA PASSANTE

La via assordante vociava tutta attorno.
Alta, esile, vestita a lutto, maestosa
nel suo dolore, passò una donna, sollevando
con mano regale il pizzo e l’orlo della gonna,

agile e nobile, con la sua gamba statuaria.
Io, teso come un forsennato, nel suo occhio,
cielo livido dove cova l’uragano, mi bevevo
la dolcezza che ammalia e il piacere che uccide.

Un lampo… poi la notte! – Bellezza fuggitiva
dallo sguardo che mi ha fatto rinascere all’improvviso,
non ti rivedrò mai più se non nell’eternità?

Altrove, ben lontano da qui! Troppo tardi! Forse mai!
Perché ignoro dove fuggi, e tu non sai dove vado,
te che avrei amata, te che già lo sapevi! 

(traduzione di Fabrizio Bregoli)

Immagine di pubblico dominio tratta da https://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Baudelaire#/media/File:%C3%89tienne_Carjat,_Portrait_of_Charles_Baudelaire,_circa_1862.jpg
Étienne Carjat – Source of original: Gaston Schéfer (ed.), Galerie contemporaine littéraire, artistique (Paris, 1876-84), vol. 3 part 1 British Library: ImageMetadata