Poesia a confronto: La gelosia

Cinquantaseiesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è La Gelosia con il confronto fra poesie di Saffo, Catullo, Marino, Metastasio.

La gelosia è un sentimento che si insinua in modo molto subdolo nella nostra interiorità, la mina nel profondo, ci porta a dubitare e spesso a travisare la realtà, specialmente quando si associa all’amore perché porta a ritenere l’amato qualcosa di esclusivo, solo nostro: per certi versi è una faccia alternativa del nostro egocentrismo, uno specchio delle nostre fragilità e incertezze. Ma è anche evidenza del sentimento, sua testimonianza.

Di questo sentimento si occupa la poesia a partire dalle origini più antiche, come documentato dal frammento 21 di Saffo, ribattezzato e noto comunemente come “ode della gelosia”. L’ode è una raffigurazione efficace, plastica si direbbe, degli effetti fisici e corporei della gelosia che sfigurano la persona, alterano le percezioni sensoriali, la portano in una condizione di follia incontrollata e spossessamento prossimo all’idea stessa della morte. E tutto questo viene scatenato semplicemente dal sapere l’amata vicino a un altro mentre gli parla e gli sorride con dolcezza, in una (presunta) intesa amorosa.

Il carme di Catullo è un’evidente ripresa, o versione in latino come si usava al tempo, dell’ode in greco di Saffo. E tutta l’impostazione del carme, nelle prime tre strofe, è sostanzialmente simile, basandosi sulla descrizione delle alterazioni fisiche e corporee indotte dalla gelosia incontrollabile di Catullo verso chi siede vicino a Lesbia e le sorride, qui addirittura superiore agli dèi grazie a questo privilegio. La quarta strofa introduce la novità, in linea con lo spirito pragmatico della romanità: Catullo invita se stesso a rifuggire dall’otium, a non farsi travolgere dalla passione perdendo di vista le priorità della propria vita, perché questa strada può solo portare al fallimento, all’autolesionismo puro, senza senso. Insomma c’è un richiamo all’ordine come un preciso dettato etico.

[…]

CATULLO
 
LI.
 
Mi sembra identico agli dèi
anzi, se possibile, superiore agli dèi
chi, senza tregua, sedendoti di fronte
ti guarda e ti ascolta
 
mentre ridi dolcemente, e io misero
per questo, perdo i sensi: infatti, appena
ti guardo, Lesbia, non mi resta
voce in gola,
 
la lingua anzi si spezza, sotto pelle una tenue
fiamma si propaga, in un ronzio insistente
tintinnano le orecchie, gli occhi diventano
gemelli di un duplice buio.
 
L’ozio, Catullo, ti fa male.
Nell’ozio ti esalti e ti agiti invano:
l’ozio, prima di te, re e città
felici mandò in rovina.

Continua sul blog “Laboratori Poesia“:

https://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-la-gelosia/

Tondo di Donna con tavolette cerate e stilo (cosiddetta “Saffo”)Museo Archeologico Nazionale di Napoli (inv. nr. 9084) – https://lij.wikipedia.org/wiki/Saffo#/media/Immaggine:Herkulaneischer_Meister_002b.jpg
(Foto di pubblico dominio)

L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

Per consultare l’elenco di tutte le uscite del martedì della rubrica Poesia a confronto accedere al link.

Omaggio a Dante

Da Inferno, XXIV, vv. 91-151

Tra questa cruda e tristissima copia
corrëan genti nude e spaventate,
sanza sperar pertugio o elitropia:

con serpi le man dietro avean legate;
quelle ficcavan per le ren la coda
e ’l capo, ed eran dinanzi aggroppate.

Ed ecco a un ch’era da nostra proda,
s’avventò un serpente che ’l trafisse
là dove ’l collo a le spalle s’annoda.

Né O sì tosto mai né I si scrisse,
com’el s’accese e arse, e cener tutto
convenne che cascando divenisse;

e poi che fu a terra sì distrutto,
la polver si raccolse per sé stessa
e ’n quel medesmo ritornò di butto.

Così per li gran savi si confessa
che la fenice more e poi rinasce,
quando al cinquecentesimo anno appressa;

erba né biado in sua vita non pasce,
ma sol d’incenso lagrime e d’amomo,
e nardo e mirra son l’ultime fasce.

E qual è quel che cade, e non sa como,
per forza di demon ch’a terra il tira,
o d’altra oppilazion che lega l’omo,

quando si leva, che ’ntorno si mira
tutto smarrito de la grande angoscia
ch’elli ha sofferta, e guardando sospira:

tal era ’l peccator levato poscia.
Oh potenza di Dio, quant’è severa,
che cotai colpi per vendetta croscia!

Lo duca il domandò poi chi ello era;
per ch’ei rispuose: “Io piovvi di Toscana,
poco tempo è, in questa gola fiera.

Vita bestial mi piacque e non umana,
sì come a mul ch’i’ fui; son Vanni Fucci
bestia, e Pistoia mi fu degna tana”.

E ïo al duca: “Dilli che non mucci,
e domanda che colpa qua giù ’l pinse;
ch’io ’l vidi omo di sangue e di crucci”.

E ’l peccator, che ’ntese, non s’infinse,
ma drizzò verso me l’animo e ’l volto,
e di trista vergogna si dipinse;

poi disse: “Più mi duol che tu m’ hai colto
ne la miseria dove tu mi vedi,
che quando fui de l’altra vita tolto.

Io non posso negar quel che tu chiedi;
in giù son messo tanto perch’io fui
ladro a la sagrestia d’i belli arredi,

e falsamente già fu apposto altrui.
Ma perché di tal vista tu non godi,
se mai sarai di fuor da’ luoghi bui,

apri li orecchi al mio annunzio, e odi.
Pistoia in pria d’i Neri si dimagra;
poi Fiorenza rinova gente e modi.

Tragge Marte vapor di Val di Magra
ch’è di torbidi nuvoli involuto;
e con tempesta impetüosa e agra

sovra Campo Picen fia combattuto;
ond’ei repente spezzerà la nebbia,
sì ch’ogne Bianco ne sarà feruto.

E detto l’ ho perché doler ti debbia!”.

Photo by icon0.com on Pexels.com

Poesia a confronto: La pioggia

Cinquantacinquesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è La Pioggia con il confronto fra poesie di D’Annunzio, Prévert, Bertolucci, Cappello.

La pioggia ha senz’altro un fascino indiscutibile ed è capace di suscitare sentimenti molto diversi e spesso contraddittori: più spesso si associa alla malinconia, in combinazione con il suo sopraggiungere in chiusura dell’estate, ma il suo elemento acquatico, primigenio e fondativo dell’esistenza, la carica di molte altre implicazioni, sfaccettature su cui i poeti hanno costruito versi molti dei quali ormai patrimonio della nostra tradizione letteraria.

Partiamo da un grande classico della letteratura italiana, croce e delizia degli studenti quando ancora si usava imparare le poesie a memoria: La pioggia nel pineto. Capolavoro assoluto dell’estetismo dannunziano è la poesia manifesto di Alcyone in cui trova realizzato al massimo grado quel sentimento di appartenenza panica alla natura che anima l’intera raccolta. La costruzione della poesia, in strofe lunghe con prevalenza di versi liberi, si basa su frequenti rime, assonanze, rime interne, giochi verbali che modulano un ritmo musicale unico, contrappuntistico, tutto volto alla messa in evidenza di quel clima di “favola bella” d’amore che ne è il motivo di fondo.

Altrettanto celebre, come Ermione, è anche la Barbare dei versi di Prévert. La pioggia della Bretagna che vide ieri svolgersi sotto gli occhi del poeta il compiersi di un amore è rimasta la stessa, a cadere incessantemente per le vie, presso il mare, ma oggi tutto è cambiato: siamo in tempo di guerra, quella “pioggia buona e felice” è diventata una “pioggia di ferro”, “di sangue”, “di lutti terribili” che si consumano senza senso. La desolazione è assoluta, nessun amore può compensarla, tutto scompare in un nulla onnivoro, come “i cani che spariscono / sul filo dell’acqua a Brest”. Poesia dell’immediatezza e della spontaneità, questa di Prévert, elemento che ha contribuito a decretarne il successo.

[…]

GABRIELE D’ANNUNZIO
(Da Alcyone – Treves, 1903)
 
LA PIOGGIA NEL PINETO
 
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.
 
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell’aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d’arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
 
Ascolta, ascolta. L’accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall’umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s’allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s’ode voce del mare.
Or s’ode su tutta la fronda
crosciare
l’argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell’aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell’ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
 
Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l’erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c’intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.
 
 
 
 

Continua sul blog “Laboratori Poesia“:

https://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-la-pioggia/

Photo by Chris Kane on Pexels.com

L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

Per consultare l’elenco di tutte le uscite del martedì della rubrica Poesia a confronto accedere al link.

Blocchi di partenza – Antonia Vetrone

Per la nuova rubrica “Blocchi di partenza” sulla pagina Facebook “Poeti Oggi” l’incontro con la poesia di Antonia Vetrone.

Buona lettura!

Grazie alla pagina Facebook “Poeti Oggi” per l’opportunità di collaborazione.

Tutti gli autori e le note di lettura pubblicate su Poeti Oggi sono consultabili alla pagina del blog Blocchi di partenza

Annamaria Ferramosca – “hai visto ieri quei fuochi d’artificio” da “Per segni accesi” – sul blog “Residenze Poetiche”

Ringrazio di cuore la redazione di Residenze Poetiche per aver accolto questo mio commento e, naturalmente,  Annamaria Ferramosca per l’interessante proposta di questa sua poesia. In bocca al lupo al suo nuovo libro al quale auguriamo di incontrare molti lettori attenti, come del resto merita. Condivido con piacere questo contributo.

Residenze Poetiche

Pubblichiamo una poesia tratta dall’ultimo libro di Annamaria FerramoscaPer segni accesi (Giuliano Ladolfi Editore), accompagnata da un commento di Fabrizio Bregoli.


hai visto ieri quei fuochi d’artificio

ipnotici

sembravano nascere da

tagli improvvisi in una dark zone

un esplodere di segni

di colpo troncati da silenzio   nessuna eco

come ogni volta che muto ti avvicini

senza guardarmi senza la luce dell’attesa

un chiudersi di stanze un cadere nel buio

sentirmi parte di macerie

eppure è così che prende forma la terra

emerge –fuoco d’artificio–

da tutta la cieca materia dei detriti

muri crollati tendini recisi e

dalle foreste perdute tronchi ossa piume

tutto farà humus

per il grano che ancora germoglierà per il pane

incontro dei corpi ancora

mitosi  cicli lunari  nascite

la terra sa come sorprendere

–fiduciosa tira fuori dal fango

un suo pezzo da mille– nuovo

dal mitico nome sapiens

gene-prodigio già

fuori dalla barra fuori…

View original post 865 altre parole

Vincenzo Lauria su Notizie da Patmos – recensione su Literary.it

Vincenzo Lauria ci fa dono oggi, sul sito Literary.it, di un’intensa e puntuale nota di lettura su Notizie da Patmos (La Vita Felice, 2019). Lo ringraziamo per la cura nella sua analisi, per aver messo in luce nuovi elementi che sono d’aiuto all’autore stesso per comprendere meglio le ragioni di una scrittura, di un progetto poetico.

Scrive Vincenzo Lauria:

[…]

La poesia diviene così, l’anello di congiunzione, forse unico, tra questi due intatti territori d’oltremare (come lo stesso Fabrizio scrive in “Geografia di confine”), nella dislessia di un noi impronunciato.

Colpiscono l’estrema consapevolezza e la lucidità emotiva con le quali Fabrizio tenta di astrarsi da questo dualismo per riuscire a scriverne (non senza dolore: abusivoripudiatoriformato sono alcuni degli aggettivi associati all’essere figlio).

Non è un caso se gli unici colori nominati all’interno della raccolta sono il bianco e il nero (con l’unica eccezione dell’azzurro), non esistono infatti sfumature di grigio per l’incomunicabilità di questi due mondi. Tante le differenze e le distanze, pochissime le intersezioni se anche nella cura dell’orto minimo… la divisione è il solo nostro spazio (da “Il nostro spazio” a pagina 27) o in “Esercitazioni di Filatelia”: …Nel cercarsi attento di mani e ciglia / pensarti padre, per un istante solo e ancora in “Comuni divergenze” ….Tu amavi fabbricarti le cartucce / con antica perizia di speziale

….Io invece preferisco la poesia, / la scienza bellicosa del disarmo….

Poesia dunque come terzo lato di una triangolazione scalena in cui l’amore è tanto palpabile quanto incomunicabile, al punto che alcuni testi, estrapolati dalla raccolta, potrebbero parlare non di un amore filiale ma di un amore più genericamente creduto non corrisposto o, più comunemente, non condiviso.

[…]

Vincenzo Lauria

La recensione completa è disponibile sulla rivista Literary.it, che rigraziamo per l’accoglienza

Per leggere alcune poesie da Notizie da Patmos accedere al link

Rassegna per la giornata mondiale della poesia 2021 su "Italian Poetry"

Il sito Italian Poetry sceglie di celebrare la giornata mondiale della poesia con una rassegna di testi poetici degli autori che hanno aderito alla iniziativa e che sono parte dell’antologia in rete.

Gli autori proposti:

Pietro Aloise, Lucianna Argentino, Fabrizio Bregoli, Franco Buffoni, Giorgio Caproni, Claudio Damiani, Renzia D’Incà, Vivian Lamarque, Mario Luzi, Alda Merini, Eugenio Montale, Maria Grazia Nigi, Roberto Pacifico, Susanna Piano, Umberto Piersanti, Antonella Rizzo, Paolo Ruffilli, Umberto Saba, Edoardo Sanguineti, Nadia Scappini, Claudia Manuela Turco, Giuseppe Ungaretti, Alessio Vailati, Gian Mario Villalta, Stefano Vitale, Francesco Zevio

Potete leggere le poesie sul sito Italian Poetry, dove è presente anche un mio inedito.

Informazioni su Italian Poetry

Il sito www.italian-poetry.org funziona correntemente dal 2000. Era nato l’anno precedente, dopo una serie di incontri e di confronti con la Poetry Society americana, ai cui criteri di severa selezione si ispira, antologizzando la poesia italiana moderna e contemporanea dagli inizi del Novecento fino ai giorni nostri, a partire dai poeti nati nei primi anni del XX secolo e attivi nei decenni successivi.

Il comitato fondatore, con i rappresentanti del circuito internazionale della poesia, era composto da Alberto BevilacquaTobias BurghardtErnesto CalzavaraCasimiro De BritoLuciano ErbaAlfredo GiulianiGiuliano GramignaMario LuziElio PagliaraniUmberto PiersantiGiovanni RaboniPaolo RuffilliEdoardo SanguinetiMark Strand.

Ondinotte di Roberto Morpurgo (Fara Editore, 2020)

Roberto Morpurgo, scrittore maturo con alle spalle molte e significative pubblicazioni di narrativa, aforismi, teatro, propone in questo suo “Ondinotte” una raccolta di racconti brevi o brevissimi che come riportato sulla copertina sono “fiabe per adulti mai stati bambini”, splendida definizione ricca di ossimori che bene introduce allo spirito dell’opera. Se la fiaba è una forma letteraria ricca di implicazioni tipiche, di tutta una sua serie di simbologie e significati, destinati soprattutto all’infanzia, vero è che il rapporto di questo genere letterario con la sfera dell’inconscio collettivo e del subconscio è stato profondamente e diffusamente studiato e documentato: questo porta la fiaba a essere costituzionalmente un genere per adulti, perché scritto e pensato da adulti, sebbene con un linguaggio e storie accessibili ai bambini, come se l’adulto volesse regredire alla sua precedente condizione di bambino, entrare in dialogo con il bambino che è ancora in lui, se è capace di ritrovarlo. Quali sono allora queste fiabe scritte da un adulto che in realtà bambino non è mai stato o non ammette di esserlo stato? Quale la loro forma, la loro destinazione?

Roberto Morpurgo ci propone un insieme di racconti, che tendono essi stessi a definirsi favole o tentativi di favole o ancora sabotaggi di favole, in cui a dominare la scena è soprattutto il fantastico che spesso si deforma in surreale o grottesco: a questo contribuisce anche l’uso di un linguaggio polimorfo che combina termini colloquiali a vocaboli desueti o ricercati, giochi di parole a veri e propri calembour, sense of humour a non-sense, ironia a sarcasmo, leggerezza del racconto a riflessioni più profonde, esistenziali, anche se spesso combinate con il sorriso, con l’understatement. Ne deriva una raccolta molto variegata, e mai monotona, di racconti-favole in cui è l’elemento fantastico a essere preponderante, quasi come se l’autore volesse indicarci la strada per staccarci da terra, abbandonare i ceppi di una razionalità ormai ingiustificatamente greve e oppressiva, tanto da rendere l’aria irrespirabile, da pretendere una fuga liberatoria nel mondo della fantasia e dell’immaginazione, libere di esprimersi, di dettare le proprie regole a un lettore che deve essere pronto a confrontarsi con l’inconsueto, l’imprevisto, il “literarily incorrect”, a superare quella soglia, spesso molto sottile, fra vita e suo assurdo. Tutto questo avviene però senza intellettualismi, enunciazioni di principio o schemi precostituiti, ma si ha sempre l’impressione che la parola di “Ondinotte”, libera da vincoli imposti o auto-imposti, conduca in uno spazio tutto suo, dove avviene solo sé stessa, abbandonando tutte le costrizioni e le fossilizzazioni dovute al (cosiddetto) reale.

Di trovata in trovata, tutte peraltro originalissime, che spesso equivocano con il senso delle parole creando associazioni improbabili da cui scaturiscono storie (come quella fra balena e baleno, Caino e Adele, un Martin Peccatore e una Martina gabbianella, capro espiatorio e capra (r)espirato(r)ia, Coupin e Coupon, topografia e gattografia, esopismi sui generis e via dicendo), il lettore attraversa piacevolmente tutti i racconti del libro, incuriosito dalle storie e dalla lingua, in un’altalena di percorsi narrativi capace di rinnovarsi ininterrottamente.

Tutte prove a favore di un libro curioso, riuscito, avvincente.

La scheda del libro è disponibile sul sito di Fara Editore

Per leggere le recensioni ad altri libri: Recensioni a cura di Fabrizio Bregoli

“Dendrarium” di Alexander Shurbanov – Recensione su Inkroci.it

Sulla rivista di letterature Inkroci è disponibile la mia nota di lettura alla raccolta “Dendrarium” del poeta bulgaro Alexander Shurbanov (Musicaos, 2021,) con le traduzioni in italiano di Valentina Meloni e Francesco Tomada.

Scrivo nella recensione:

[…]

A presiedere al lavoro nel suo insieme, come emerge con evidenza dall’epilogo, è la volontà di “ritornare agli alberi”, “stare con le foglie / le fioriture”, non però come fuga irrazionalistica dal mondo, evasione bucolica o arcadica, ma come strumento per poterlo meglio comprendere, restituirlo a quel rispecchiamento autentico fra parola e mondo, perché l’uomo possa evadere dalla auto-condanna “alla destituzione” che si è inflitto. L’autore ci dice che la “lingua è illegnita” e compete alla poesia ricondurla al suo compito, quello di rieducare l’uomo a un rapporto rispettoso e paritario con la Natura.  […]

Ecco dunque come sia necessario venire meno al pregiudizio antropocentrico, alla presunzione di una superiorità implicita che spetterebbe all’uomo in base alla catena evolutiva, anzi come questa scala di importanza vada rovesciata, in modo tale da saper ammettere guardando un albero “che abbia ragione lui”. Anzi gli alberi ci offrono quotidianamente la dimostrazione di come siano loro a conoscere davvero il significato dell’ascesa, come siano loro che sanno “passeggiare in cielo”, obbligandoci a spingere il nostro sguardo verso l’alto sollevandolo dal suolo, allargando la linea del nostro orizzonte, noi che, come uomini, siamo “della razza di chi rimane a terra” (Montale). […]

Questa di Shurbanov, prima ancora di essere ecopoesia o poesia animata da una forte spinta etica al bene e al giusto, è soprattutto un atto di amore verso queste creature straordinarie: alberi, piante, fiori, arbusti, compresi pure quelli infestanti a cui compete un ruolo altrettanto importante nell’ordine naturale. E Shurbanov riesce a condurci per mano in questo incontro, con semplicità e schiettezza, con una sensibilità sincera e partecipe, con lo stesso entusiasmo di un bambino che si affaccia sul mondo e ne comprende l’anima pulsante: lo fa con una lingua piana e discorsiva, ma illuminata da spinte interne che non la rendono mai prosastica, una lingua che evita i tecnicismi botanici o il nozionismo, una lingua che è poesia per sua costituzione naturale. Perché la poesia si dà, semplicemente. E la sua ci sa veramente restituire a “un amore inconfessato / che è rimasto in silenzio troppo a lungo.”

La nota di lettura integrale può essere letta su Inkroci – Rivista di letterature

La nota di lettura è disponibile anche in lingua inglese, con editing di Rishi Dastidar, su Inkroci – Edizione in lingua inglese

Ringrazio di cuore Emilia Mirazchiyska, Heiko H. Caimi, Valentina Meloni, Rishi Dastidar, Luciano Pagano e, naturalmente, Alexander Shurbanov per la condivisione e per l’opportunità offerta.

Poesia a confronto: La Poesia e la Storia

Cinquantaquattresimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è La Poesia e la Storia con il confronto fra poesie di Pasternak, Sereni, Szymborska, Luzi.

La poesia è innanzitutto testimone del proprio tempo e quindi non può restare estranea ai grandi accadimenti della Storia, anzi la grande poesia sa farsene carico, rappresentarli, dare una luce tutta sua all’evento. Analizziamo quattro poesie che si riferiscono a precisi eventi storici, importanti della nostra Storia recente.

[…]

18 Aprile 1948: le prime elezioni politiche della nuova repubblica. Sereni rievoca quel giorno parlando dell’amico poeta Saba da subito caratterizzato con precisi tratti personali: “berretto pipa bastone”, suoi marchi di fabbrica; lui che “sempre di sé parlava”, con protagonismo narcisistico, combinato però allo spessore del poeta che di sé parlando sa in realtà soprattutto parlare della vita di tutti. Si rappresenta qui tutta la delusione di chi aveva creduto nella svolta politica, nell’affermazione del socialismo anche in Italia, la cocente delusione della sua sconfitta appresa dalla radio: l’Italia è “porca”, sleale verso certa Resistenza con tutti i suoi ideali, “una donna che ignara o no a morte ci ha ferito”

[…]

VITTORIO SERENI
(Da Gli strumenti umani – Einaudi, 1965)

SABA

Berretto pipa bastone, gli spenti
oggetti di un ricordo.
Ma io li vidi animati indosso a uno
ramingo in un’Italia di macerie e polvere.
Sempre di sé parlava ma come lui nessuno
ho conosciuto che di sé parlando
e ad altri vita chiedendo nel parlare
altrettanta e tanta più ne desse
a chi stava ad ascoltarlo.
E un giorno, un giorno o due dopo il 18 aprile
lo vidi errare da una piazza all’altra
dall’uno all’altro caffè di Milano
inseguito dalla radio.
“Porca – vociferando – porca”. Lo guardava
stupefatta la gente.
Lo diceva all’Italia. Di schianto, come a una donna
che ignara o no a morte ci ha ferito.

Continua sul blog “Laboratori Poesia“:

https://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-la-poesia-e-la-storia/

Photo by Pixabay on Pexels.com

L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

Per consultare l’elenco di tutte le uscite del martedì della rubrica Poesia a confronto accedere al link.

CasaMatta. Blog di cultura, società e letteratura

Ringraziamo “La Poesia e lo Spirito” e in particolare Giovanna Menegùs per la graditissima segnalazione di “CasaMatta”

Il primo marzo ha pubblicato il suo primo numero CasaMatta, blog di cultura, società e letteratura che si propone come uno spazio aperto al confronto e alla condivisione con i lettori, con una prospettiva di dibattito in controtendenza rispetto alla dimensione social più corrente e corriva. La redazione è composta da Fabrizio Bregoli, Anna Maria Farabbi, Paolo Gera, Milena Nicolini, Nella Roveri. Attraverso i testi di presentazione del nuovo blog emerge bene, a partire dal nome scelto, il senso dell’operazione e l’aria che vi circola: politica in primo luogo, femminile e femminista, plurale e anarchica o eretica e utopica, con «la follia pura che permette di affacciarsi alla vita di nuovo per ricrearla» (Farabbi).

View original post 318 altre parole