Lina Salvi su “Notizie da Patmos” sul blog Poetrydream

Sul blog Poetrydream è disponibile un’azzeccatissima nota di lettura sul mio ultimo libro “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019) a firma della poeta Lina Salvi che ringraziamo di cuore per l’intervento, l’attenzione e la cura spesa nella lettura.

Scrive Lina Salvi:

Verrebbe da pensare, soffermandoci sul titolo del libro, che si tratti del resoconto di un viaggio, stazione provvisoria o permanente della mente, poco importa. Un fermo immagine – da uno dei più bei luoghi del Mar Mediterraneo, da sempre crocevia del mondo, di antichissime leggende e culture; e perché no, di sogni inaspettati e di nature meravigliose. Se è pur vero che, se non si tratti esattamente del taccuino di un viaggio, (inteso in senso geografico), siamo comunque, invitati in un altrove tangibile, metafisico, e reale. Sappiamo bene che ogni scrittura che si rappresenti, evolve con una certa necessità del distacco, voragine della distanza, da cui emergere, empiere a quel vuoto, (o sogno), che ogni essere umano porta con sé. Ciò nonostante, l’esigenza del distacco, del confine o demarcazione, sembra proprio suggerirci il bisogno di indicare la stretta, le differenze, consapevoli che non basta: …C’è bastato credere/ franca una terra di nessuno, noi/intatti territori d’oltremare, / colonie di un’uguale solitudine. (Pag.35).[…]

Per leggere la versione integrale della recensione si rimanda al blog Poetrydream, al link

https://antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.com/2020/03/segnalazione-volumi-fabrizio-bregoli_31.html

o in alternativa al sito della casa editrice “La Vita Felice”

http://poesia.lavitafelice.it/news-recensioni-lina-salvi-su-poetrydream-per-notizie-da-patmos-di-fabrizio-bregoli-6927.html

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Recensione a “Alessia” di Raffaele Piazza

Sul blog Poetrydream è disponibile la recensione al libro di poesie “Alessia” di Raffaele Piazza (Associazione Salotto Culturale Rosso Veneziano – Roma, 2014)

Alessia

Riportiamo alcuni passaggi della nota di lettura:

La poesia di Raffaele Piazza non disdegna assolutamente dal porsi in un preciso canone di riferimento: quello della lirica, nella accezione più tradizionale ed autentica del termine, ossia di poesia che prende la forma essenzialmente del canto e della lode (e con il genere della lode, in fondo, nasce la nostra letteratura nazionale), lode della figura femminile qui di indiscussa centralità: quella Alessia che dà il titolo al libro e già fondamentale in tutta la produzione dell’autore. […]

Alessia si distingue per la sua gioia di vivere, si impone per l’immediatezza, l’ingenuità verrebbe da dire, della sua persona, tutta centrata nella ricerca di un completamento nell’altro per il tramite dell’esperienza amorosa (il suo amore per Giovanni, vissuto con consapevole passione, con una carnalità da un lato ingenua e dall’altro spregiudicatamente disinibita), esperienza per lei centrale come chiede una donna che desidera la vita, senza mediazione o pentimenti tardivi. […]

[…] credo che soprattutto per questo lavoro di Raffaele Piazza si possa ribadire, a fortiori, che egli “si schiera al di fuori di qualunque ordine stilistico e contenutistico precostituito, la sua è una poesia quasi anti-storica e anti-contemporanea per temi e scelte. Si potrebbe essere tentati di ritenere che voglia essere coscientemente “inattuale” con questa sua scelta “deviante” di poesia, perché forse è proprio questa per lui la strada perché si possa (anzi si debba: “il faut”), dicendola con Rimbaud, être absolument moderne.” E soprattutto in questo lavoro, particolarmente coeso sia contenutisticamente che stilisticamente, Raffaele Piazza conferma la sua cifra stilistica che lo porta lungo un percorso solo suo, aldilà di qualunque condizionamento, di qualunque moda o indulgenza verso il lettore.. […]

Per leggere la versione integrale della recensione si rimanda ai link

http://antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.com/2020/03/segnalazione-volumi-raffaele-piazza.html

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Fabrizio Bregoli su “Rosa del battito” di Donatella Nardin – oggi su Atelier

Segnaliamo sul numero odierno di Atelier on line la nota di lettura al nuovo libro di Donatella Nardin, dal titolo “Rosa del battito”, di recentissima pubblicazione per i tipi di Fara Editore.

Ringraziamo la redazione per la cortese ospitalità.

Immagine tratta dal sito dell’editore
http://www.faraeditore.it/vademecum/38-RosaNardin.html

Riportiamo alcuni stralci:

“Buttate pure via / ogni opera in versi o in prosa. / Nessuno è mai riuscito a dire / cos’è, nella sua essenza, una rosa.” (“Concessione”, da “Res amissa” in “L’Opera in versi”, Mondadori – 1998): così dice Giorgio Caproni in una sua poesia, affermazione che anche Donatella Nardin crediamo possa sottoscrivere, come emerge dalla poesia in chiusura a questa raccolta, che a questa raccolta dà anche il titolo, dove sono riscontrabili significative corrispondenze con il testo di Caproni: “altro non resta se non l’amore, / rosa del battito // per l’enigma che siamo”. Poesia e mistero si interrogano nella poesia della Nardin, perché è “il non detto” il centro nevralgico della poesia, soltanto questo sa offrire “da solo il suo senso profondo”. […]

È poesia della perdita quella che Donatella Nardin ci offre, nella forma di un dialogo prima di tutto con sé stessa perché possa diventare tramite verso l’altro, tentare un ricongiungimento con quanto abbiamo perduto, con chi abbiamo lasciato, restituirci alla dimensione della “comunione dei vivi e dei morti” (G. Raboni) nella rispettiva compresenza. […]

Vincere la perdita, dunque; curare la ferita. Dal punto di vista stilistico e formale il linguaggio della Nardin è diretto, improntato alla comunicazione con il lettore, argomentativo; le figure retoriche sono estremamente controllate, le metafore parche; l’indiscutibile matrice lirica di fondo viene compensata dalla concretezza della dizione, coerente con la missione che questa poesia si è data: “sanguinare leggera” per rendere “meno crudo il mancare”. […]

Concludendo, Donatella Nardin ci offre la sua poesia come zona franca, disarmata e disarmante nella sua semplicità schietta, senza inutili camuffamenti, con una voce poetica mai ammiccante, ma fedele solo alla sua necessità di esprimersi, umile nel porgersi all’altro nell’”alba chiara” che ci vede “amici, amanti, fratelli” e, ancora prima, uomini, quell’altro con il quale si condivide “l’enigma che siamo”, così bene espresso nei suoi versi.

Per leggere la nota completa su Atelier accedere al link:

http://www.atelierpoesia.it/portal/it/critica-it-mul/recensioni-mul/item/1257-donatella-nardin-rosa-del-battito-fara-editore-rimini-2020-lettura-di-fabrizio-bregoli

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MERAVIGLIA E VANITA’. “Approdi/Landings” di Sergio Gallo- Note di lettura critica di Paolo Gera

Dalla penna di Paolo Gera, con la sua consueta sensibilità critica, condividiamo questa interessante nota di lettura sull’ultimo libro di Sergio Gallo.

CARTESENSIBILI

zdzisława beksiński

Sempre nella poesia si è stabilita un’appartenenza di campo che ha diviso, se vogliamo usare l’accetta stilistica, i cultori del lirismo e quelli dell’oggettività, quelli che partono dall’analisi del proprio io e quelli che vogliono dare un resoconto attendibile del mondo oggettivo che ci circonda, lo sguardo piscologico in contrapposizione allo sguardo naturalistico. Esiodo, Lucrezio, sino alla geopoetica di Kenneth White.Nella poesia italiana c’è stato però il caso clamoroso di un poeta che ha saputo unire lo scavo interiore alla descrizione stupita e smarrita dell’Universo e questo è ovviamente è Giacomo Leopardi. Leopardi scrisse una “Storia dell’astronomia”, ma riuscì poi a ravvivare l’arida materia scientifica 

in una straordinario repertorio di immagini celesti, basta pensare al “Canto di un pastore errante dell’Asia”, dove uomini, animali, fenomeni cosmici sono tutti accomunati da una sorte di sfiancante ripetizione e finale catastrofe. 

Sergio Gallo, con il suo “Approdi/Landings” sembra a una lettura…

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Dispacci dalla zona rossa (10): Dante

Versi di resistenza e di speranza dalla zona rossa…

Omaggio a Dante nella ricorrenza del Dantedì

«Ben veggio, padre mio, sì come sprona
lo tempo verso me, per colpo darmi
tal, ch’è più grave a chi più s’abbandona;

per che di provedenza è buon ch’io m’armi,
sì che, se loco m’è tolto più caro,
io non perdessi li altri per miei carmi.

Giù per lo mondo sanza fine amaro,
e per lo monte del cui bel cacume
li occhi de la mia donna mi levaro,

e poscia per lo ciel, di lume in lume,
ho io appreso quel che s’io ridico,
a molti fia sapor di forte agrume;

e s’io al vero son timido amico,
temo di perder viver tra coloro
che questo tempo chiameranno antico».

La luce in che rideva il mio tesoro
ch’io trovai lì, si fé prima corusca,
quale a raggio di sole specchio d’oro;

indi rispuose: «Coscïenza fusca
o de la propria o de l’altrui vergogna
pur sentirà la tua parola brusca.

Ma nondimen, rimossa ogne menzogna,
tutta tua visïon fa manifesta;
e lascia pur grattar dov’ è la rogna.

Ché se la voce tua sarà molesta
nel primo gusto, vital nodrimento
lascerà poi, quando sarà digesta.

Questo tuo grido farà come vento,
che le più alte cime più percuote;
e ciò non fa d’onor poco argomento.

Però ti son mostrate in queste rote,
nel monte e ne la valle dolorosa
pur l’anime che son di fama note,

che l’animo di quel ch’ode, non posa
né ferma fede per essempro ch’aia
la sua radice incognita e ascosa,

né per altro argomento che non paia».

(Da “La Divina Commedia“, Paradiso – Canto XVII, vv. 106-142)

Andrea del Castagno, Dante Alighieri, ne Ciclo degli uomini e donne illustriaffresco, tra il 1448 e il 1451, Galleria degli UffiziFirenze
https://it.wikipedia.org/wiki/Dante_Alighieri#/media/File:DanteFresco.jpg

Per le iniziative in occasione del Dantedì

https://www.mentelocale.it/firenze/articoli/84142-dantedi-25-marzo-2020-giornata-nazionale-dedicata-dante.htm

Il termine “Dispacci” è in ricordo affettuoso della poeta Narda Fattori.

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Poesia a confronto: La primavera

Decimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è La primavera, con il confronto fra poesie di Alceo, Bashō, Petrarca, Merini.

La primavera si associa naturalmente alla poesia, tanto che proprio il 21 Marzo è stato scelto come giornata mondiale che la celebra. Il tema della rinascita, in accordo al tempo ciclico della natura, contrapposto al tempo lineare della vita, ha sempre affascinato i poeti che hanno scritto moltissimi testi ispirandosi a questo motivo.

[…]

Nello splendido sonetto petrarchesco il ritorno della primavera è un rinascere dell’amore fra gli elementi naturali (“ridono i prati”, “la terra è d’amor piena”), rappresentati con ricchezza d’immagini (“primavera candida et vermiglia”, “il ciel si rasserena”) e suoni (“garrir Progne”, “pianger Philomena”). Le due quartine, dense di riferimenti mitologici e alla tradizione della poesia cortese, soprattutto provenzale, sono un inno alla primavera. Nelle due terzine, introdotte dall’avversativo “ma”, classico in Petrarca, il cuore del poeta, per contrasto, è solo desolazione (“lasso”, “gravi sospiri”) per la scomparsa dell’amata, ciò che gli rende impossibile essere partecipe di questa rinascita della natura: su questo contrasto poggia tutto lo sviluppo drammatico del sonetto.

[…]

Andrea del CastagnoFrancesco Petrarca, particolare del Ciclo degli uomini e donne illustriaffresco, 1450, Galleria degli UffiziFirenze
https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Petrarca#/media/File:Petrarch_by_Bargilla.jpg

FRANCESCO PETRARCA

Zephiro torna, e ’l bel tempo rimena,
e i fiori et l’erbe, sua dolce famiglia,
et garrir Progne et pianger Philomena,
et primavera candida et vermiglia.

Ridono i prati, e ’l ciel si rasserena;
Giove s’allegra di mirar sua figlia;
l’aria et l’acqua et la terra è d’amor piena;
ogni animal d’amar si riconsiglia.

Ma per me, lasso, tornano i piú gravi
sospiri, che del cor profondo tragge
quella ch’al ciel se ne portò le chiavi;

et cantar augelletti, et fiorir piagge,
e ’n belle donne honeste atti soavi
sono un deserto, et fere aspre et selvagge. 

[…]

Continua sul blog “Laboratori Poesia”:

http://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-la-primavera/

L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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Carlo Tosetti, La crepa madre

Oggi proponiamo da Poetarum Silva una selezione di testi dall’ultimo libro “La crepa madre” di Carlo Tosetti, con una nota di lettura di Anna Maria Curci.
Buona lettura!

Poetarum Silva

Carlo Tosetti, La Crepa Madre
Nota di Anna Maria Curci

La ferita, la piaga, lo squarcio sono varco, frontiera e passaggio a una dimensione nella quale non solo la visione, ma i sensi tutti sono “desti alla parola”. È una constatazione, questa, che, se trova la sua conferma in tante voci della poesia, assume, tuttavia, una sua vivida peculiarità nei versi di La crepa madre di Carlo Tosetti. Nell’Ammonimento finale lo ribadisce il poeta stesso: «A chi pensi che la Crepa/ sia metafora, allegoria,/  l’ammonisco che s’inganna:/ peculiare è che sia viva».
Un episodio vissuto nella fanciullezza di un’estate trascorsa nella casa dei nonni, a Erba, una caduta, una lacerazione al ginocchio, la sutura e la cura con un farmaco in dosi eccessive che provoca drammatici effetti collaterali, la convalescenza scossa dal riaprirsi rovinoso di una antichissima frattura in una casa vicina: tutto questo, non tanto trasfigurato nel ricordo…

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