Fabrizio Bregoli su Italian Poetry

Sul sito Italian Poetry potete trovare una nuova selezione aggiornata di poesie con l’inclusione di testi tratti anche dalle più recenti opere edite. Potete consultare la pagina personale:

Buona lettura!

Tratto da http://www.italian-poetry.org/fabrizio-bregoli/

Per informazioni sul progetto Italian Poetry

“Il sito www.italian-poetry.org funziona correntemente dal 2000. Era nato l’anno precedente, dopo una serie di incontri e di confronti con la Poetry Society americana, ai cui criteri di severa selezione si ispira, antologizzando la poesia italiana moderna e contemporanea dagli inizi del Novecento fino ai giorni nostri, a partire dai poeti nati nei primi anni del XX secolo e attivi nei decenni successivi.

Il comitato fondatore, con i rappresentanti del circuito internazionale della poesia, era composto da Alberto BevilacquaTobias BurghardtErnesto CalzavaraCasimiro De BritoLuciano ErbaAlfredo GiulianiGiuliano GramignaMario LuziElio PagliaraniUmberto PiersantiGiovanni RaboniPaolo RuffilliEdoardo SanguinetiMark Strand.

Il sito ha totalizzato più di 14 milioni di visualizzazioni nei primi quindici anni di vita ed è indicizzato quale primo risultato di Google per “poesia italiana”.

Il nuovo logo del sito, introdotto nel 2014, all’insegna di Montale, Quasimodo e Ungaretti, rimanda simbolicamente alla grande avventura della poesia italiana contemporanea dal principio del Novecento fino ad oggi.”

(tratto da http://www.italian-poetry.org/chi-siamo/)

Poesia a confronto: Farfalle

Ventiduesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Farfalle, con il confronto fra poesie di Gozzano, Neri, Guerra.

La farfalla è un insetto che ispira naturalmente bellezza, associata a un grande senso di fragilità; la farfalla bene rappresenta anche il concetto di metamorfosi, passaggio dalla morte alla vita incarnato dalla transizione bruco-crisalide-insetto adulto. Il fascino di questo insetto non poteva lasciare indifferenti i poeti.

Guido Gozzano concepisce negli ultimi anni della sua vita un intero poemetto dedicato alle farfalle, poemetto che resterà incompiuto; lo stile è molto diverso dal Gozzano crepuscolare più noto. Riportiamo uno stralcio della poesia che ha come protagonista la cavolaia, farfalla comune degli orti, paragonata a “una fantesca od una contadina”, capace di intrufolarsi di soppiatto ovunque, nota come “flagello delle ortaglie”. Il poemetto usa un linguaggio scientifico, preciso, come avviene per la descrizione del “Microgastro”, parassita che infesta il bruco della cavolaia, che ingannato “cresce, vive coi germi della morte”: esempio di come la Natura “per non perder pietà si fa spietata”, in questo “stretta parente col pensiero umano”, capace delle sue stesse crudeltà, implacabile nella sua legge.

[…]

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GUIDO GOZZANO

(Da “Epistole Entomologiche” (anche noto come “Farfalle”) – poemetto incompiuto –

Alcuni frammenti furono pubblicati su “La Stampa” di Torino nel 1914)

DELLA CAVOLAIA

Vola, scorre sui bruchi delle Pieridi,
inarca, infigge l’ovopositore,
immerge nei segmenti della vittima
il germe della morte ad ogni assalto.
Ad ogni assalto il bruco si contorce,
ma quando il Microgastro l’abbandona
non sembra risentirsi dell’offesa:
cresce, vive coi germi della morte…  
Vive e i germi si schiudono, le larve
del parassita invadono la vittima
ignara; ne divorano i tessuti,
ma, rette dall’istinto prodigioso,
non intaccano gli organi vitali.
Il bruco vive ancora, si tramuta
sognando il giorno del risveglio alato;
ma gli ospiti hanno uccisa la crisalide,
la fendono sul dorso e dalla spoglia
non la Pieride bianca, ma s’invola
uno sciame ronzante d’imenotteri.  
Come in questa vicenda e in altre molte,
la Natura, che i retori vantarono
perfetta ed infallibile, si svela
stretta parente col pensiero umano!
Non divina e perfetta, ma potenza
maldestra, spesso incerta, esita, inventa,
tenta ritenta elimina corregge.
Popola il campo semplice del Tutto
d’opposte leggi e d’infiniti errori.
Madre cieca e veggente, avara e prodiga,
grande meschina, tenera e crudele,
per non perder pietà si fa spietata.  
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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

Per consultare l’elenco di tutte le uscite del martedì della rubrica Poesia a confronto accedere al link.

Poesia a confronto: La sera

Ventunesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è La sera, con il confronto fra poesie di D’Annunzio, Pascoli, Foscolo, Saba.

La sera è protagonista di molte poesie della letteratura italiana e internazionale: la scelta qui proposta comprende poesie che sono di fatto dei classici, praticamente presenti in tutte le antologie. […]

Tutta attraversata da ricordi famigliari, fino alla regressione infantile è “La mia sera” di Pascoli. La poesia parla di una sera di “tacite stelle”, dopo un giorno “pieno di lampi”, dopo una “aspra bufera” che ha messo a dura prova la natura (“La parte, sì piccola, i nidi /nel giorno non l’ebbero intera.”). Torna uno dei classici temi pascoliani: il “nido”, quel nido che, come per le rondini della poesia, anche per l’autore è stato turbato dai drammi famigliari ben noti. Anche qui la sera si associa al concetto di “pace”, serenità che può essere ritrovata solo nel grembo materno e che si concretizza con le onomatopee finali e quell’insistente invito: “Dormi”, ripetuto come una nenia, “un canto di culla”. Tutto è sospeso, in bilico fra le “voci di tenebra azzurra” e il “nulla”.

Dello stesso anno, ma di tutt’altra impronta stilistica e contenutistica, “La sera fiesolana”, che risente dell’esperienza panica, elemento chiave dell’estate alcionia dannunziana. Con evidenti riferimenti alla forma poetica della lauda, di ascendenza francescana, la sera è celebrata nella sua epifania ricorrendo a preziose assonanze, rime interne e irregolari, sinestesie, allitterazioni (“il fruscio che fan le foglie”), figure iterative (“pel cinto che ti cinge”), altre preziosità. La forma si basa su strofe lunghe e alternanza di versi lunghi e brevi che creano un ritmo unico, sognante, innovativo rispetto alla metrica tradizionale. La poesia è attraversata da una sensualità evidente che culmina nell’ultima strofa in cui “il mistero sacro dei monti”, i “reami d’amor” alludono a “un divieto”, un segreto pulsare del mondo che si può appena sfiorare, intuire per essere vissuto nella sua pienezza.

[…]

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http://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-la-sera/

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GIOVANNI PASCOLI

(da “Canti di Castelvecchio” – Zanichelli, 1903)

LA MIA SERA

Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c’è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!

Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell’aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell’umida sera.

È, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d’oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell’ultima sera.

Che voli di rondini intorno!
che gridi nell’aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l’ebbero intera.
Né io… e che voli, che gridi,
mia limpida sera!

Don… Don… E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra…
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era…
sentivo mia madre… poi nulla…
sul far della sera.

[…]

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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“Lei mi sorride ancora” di Rita Muscardin

Il romanzo “Lei mi sorride ancora” (Guida Editore, 2018) di Rita Muscardin, vincitore del Premio Letterario Città di Cimitile 2018, ci racconta la storia di Lucia, figlia di esuli istriani originari dell’isola di Lussino, che in occasione di una vacanza presso l’isola, con il marito Davide, scopre i diari della zia Beatrice, quella zia scomparsa da pochi anni e a cui è sempre stata profondamente legata, diari che raccolgono la storia del suo amore per Giuseppe, figlio del calzolaio del paese, osteggiato dal padre di Beatrice, per puro egoismo e conformismo, tanto da impedirle la realizzazione del suo sogno: il matrimonio e una vita solo sua, autentica.

Rita Muscardin, impiegando un linguaggio piano e colloquiale, tutto improntato alla narrazione secondo uno stile che è quello del romanzo tradizionale della grande scuola realista con forti caratterizzazioni storiche e sociali, ci racconta con la vicenda di Beatrice la condizione della donna italiana nei primi anni del secolo, durante il ventennio, quando ancora Istria e Dalmazia erano territori italiani. Ci racconta di una società, quella di quegli anni, tutta centrata su un modello patriarcale estremamente rigido che impediva alla donna di essere padrona del proprio destino, costretta nei suoi vincoli castranti di figlia prima, moglie e madre poi: il tutto con una narrazione diretta, esplicita, che coinvolge il lettore nella drammaticità di quelle storie, suscitando credibilmente in lui quel senso di compassione e di solidarietà che erano proprio i sentimenti che latitavano per le donne in quella società. Il romanzo è un insieme di storie di donne coraggiose, costrette alla limitazione delle proprie libertà e aspirazioni, alla solitudine, alla disillusione più traumatica, eppure capaci di non arrendersi, di credere ancora alla vita, saperla attraversare con dignità e coerenza.

Fra Lucia e Beatrice si viene a creare un filo diretto inscindibile, una connessione che va aldilà del tempo in cui hanno vissuto, fortemente caratterizzata dalla fede fervente che condividono: si origina così quella “corrispondenza di amorosi sensi” che sarà testimoniata dall’accorata lettera lasciata da Beatrice a Lucia, occultata nella certezza che la nipote saprà ritrovarla, farne tesoro.

Il romanzo, alternando parti di narrazione a stralci dai diari di Beatrice e da lettere di Lucia e Beatrice, effettua un’originale commistione di generi in prosa, fra cui anche l’inserimento di un racconto nel romanzo, scritto da Lucia pensando a Beatrice, racconto che si distingue per la vividezza e l’ironia sottile con cui viene raccontata la vita di Beatrice nella dimora per anziani, smascherando le ipocrisie di quel mondo, con un linguaggio aperto, disincantato: per noi è questo racconto la parte del romanzo meglio riuscita sia nel contenuto sia nello stile, scevro da sentimentalismi.

Nel complesso il romanzo dimostra la buona capacità di Rita Muscardin come narratrice, la sua abilità nello strutturare credibilmente l’intreccio e caratterizzare i personaggi – di evidente estrazione autobiografica – e la padronanza accorta della scrittura.

Un romanzo che merita di essere letto, consigliato a chiunque desideri approcciare una narrazione tradizionale tutta improntata al racconto, alla essenzialità e alla verità delle storie che vi vengono narrate.

Per approfondimenti sull’autrice Rita Muscardin rimandiamo al suo sito web alla sua pagina su Wikipoesia

“Approdi/Landings” di Sergio Gallo – Recensione su Laboratori Poesia

Oggi su Laboratori Poesia la nota di lettura all’ultimo libro di poesia di Sergio Gallo dal titolo “Approdi/Landings” (Arsenio, 2020).

” […] la poetica di Sergio Gallo conferma la fedeltà al suo dettato che porta da sempre l’autore a una scelta assolutamente controcorrente e personale: una poesia in costante colloquio con la scienza, con una pratica coerente a livello di temi e di linguaggio adottati. Non si tratta qui di impiegare il linguaggio scientifico al di fuori del suo contesto più naturale per generare nuove metafore o immagini poetiche ad effetto – con il rischio che operazioni di questo tipo comportano nella direzione dello stucchevole o del forzato, del preconfezionato in laboratorio – ma di poesia sulla scienza e per la scienza che non ha quindi bisogno di un appiglio esogeno a cui fare riferimento e che vive autonomamente dei suoi contenuti, della sua lingua. 

[…] E naturalmente il tema del viaggio, che è all’origine di tutta la letteratura occidentale (basti pensare, una per tutte, all’Odissea), qui sviluppato andando a sostituire la componente immaginifica e fantastica del mito con i dati oggettivi che si possono raccogliere attraverso il riscontro del metodo scientifico, testimonia che anche da parte di quest’ultimo è possibile suscitare quel senso dello stupore che è innato in ciascuno di noi come membro della specie umana. Si consideri a dimostrazione di questo la descrizione del pianeta Venere, così realistica e capace tuttavia di condurci in un’atmosfera di sogno, ricca di sollecitazioni sensoriali e intellettive: “infernale / mondo ammantato di nubi / d’acido solforico”, “incandescente superficie / immersa nell’oscurità, / sulfurei bagliori arancione”, “infuocati deserti rocciosi / enormi distese laviche / possenti vulcani”.

[…] Se è vero che forse solo le specie più resistenti saranno destinate a preservarsi di fronte alle imprevedibili mutazioni del cosmo (“gerbilli, tardigradi, platelminti / tisanuri, collemboli, onischi”), in parte questo esito finale catastrofico, ipotizzabile alla luce dei segnali incontrovertibili desunti dalla scienza, è imputabile proprio all’uomo, alla sua condotta sempre più insana e delirante rispetto all’ordine intrinseco allo stato di natura. E da sempre Sergio Gallo concepisce la propria poesia come uno strumento per risvegliare e sensibilizzare le coscienze, inchiodare la civiltà contemporanea alle sue responsabilità, alla necessità di una scelta di rottura rispetto al corso intrapreso. Non a caso nell’epilogo a questo lavoro, in cui è esplicito il riferimento al ruolo della scrittura (“Nubi di Magellano d’inchiostro /separate da incolmabili distanze”), il lavoro del poeta – si dice – è lo stesso di quello del lombrico, fertilizzatore della terra, sempre con la massima umiltà, pur nella lucidità della missione affidatagli.

Continua su Laboratori Poesia:

http://www.laboratoripoesia.it/approdi-landings-sergio-gallo/

Con Sergio Gallo, Elena Cattaneo e Gianfranco Isetta è nato anche il progetto poetico Tardigrada (accedere al link per leggere alcuni testi).

Poesia a confronto: Poesia e computer

Ventesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Poesia e computer, con il confronto fra poesie di Balestrini, Silem Mohammad, Pseudo-Shakespeare, Bukowski.

[…] “L’avvento dell’era elettronica, con gli sviluppi nel campo della cibernetica e i progressi dell’informatica fino al paradigma delle reti sociali, rinnova la sfida sul limite plausibile per il poetabile. Se presto i calcolatori, fatte proprie le logiche neuronali e sinaptiche, potranno per successive combinazioni associative ed apprendimento esperienziale divenire essi stessi generatori di versi, assemblatori di poesia prefabbricata, è prospettiva oggi difficilmente prevedibile.” (da iPoet Lunario in versi 2017 – Lietocolle, 2018). Poesia e computer, poesia e rete sono sempre più mondi che sono in comunicazione, in simbiosi fra di loro.

Precursore sull’uso del computer in poesia, per lo meno in Italia, fu Nanni Balestrini nel 1962 con il suo testo “Tape Mark I”. Balestrini usò sul computer IBM 7070 un algoritmo di propria ideazione che consentiva di combinare in modo pseudo-casuale stralci di frasi estratte da testi di terzi, secondo una modalità di cut-up e ricombinazione automatica dei contenuti. Il risultato dell’algoritmo applicato ai dati, poi stampato dal computer su nastro, consentì di elaborare appunto la poesia riportata, la quale colpisce per il suo effetto a tratti straniante, ma conserva nell’insieme un senso ancora intellegibile, anzi paradossalmente arricchito negli scarti semantici generati dalla macchina.

[…]

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NANNI BALESTRINI

(Da “Almanacco Letterario Bompiani” – Bompiani, 1962)

TAPE MARK I

La testa premuta sulla spalla, trenta volte
più luminoso del sole, io contemplo il loro ritorno
finché non mosse le dita lentamente e, mentre la moltitudine
delle cose accade, alla sommità della nuvola
esse tornano tutte, alla loro radice, e assumono
la ben nota forma di fungo cercando di afferrare.

I capelli tra le labbra, esse tornano tutte
alla loro radice, nell’accecante globo di fuoco
io contemplo il loro ritorno, finché non muove le dita
lentamente, e malgrado che le cose fioriscano
assume la ben nota forma di fungo, cercando
di afferrare mentre la moltitudine delle cose accade.

Nell’accecante globo di fuoco io contemplo
il loro ritorno quando raggiunge la stratosfera mentre la moltitudine
delle cose accade, la testa premuta
sulla spalla: trenta volte più luminose del sole
esse tornano tutte alla loro radice, i capelli
tra le labbra assumono la ben nota forma di fungo.

Giacquero immobili senza parlare, trenta volte
più luminosi del sole essi tornano tutti
alla loro radice, la testa premuta sulla spalla
assumono la ben nota forma di fungo cercando
di afferrare, e malgrado che le cose fioriscano
si espandono rapidamente, i capelli tra le labbra.

Mentre la moltitudine delle cose accade nell’accecante
globo di fuoco, esse tornano tutte
alla loro radice, si espandono rapidamente, finché non mosse
le dita lentamente quando raggiunse la stratosfera
e giacque immobile senza parlare, trenta volte
più luminoso del sole, cercando di afferrare.

Io contemplo il loro ritorno, finché non mosse le dita
lentamente nell’accecante globo di fuoco:
esse tornano tutte alla loro radice, i capelli
tra le labbra e trenta volte più luminosi del sole
giacquero immobili senza parlare, si espandono
rapidamente cercando di afferrare la sommità.

[…]

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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“Frange di interferenza” di Teresa Valentina Caiati (Quaderni di Poesia Eretica Edizioni, 2019) – nota di lettura di Rita Bompadre

Ospitiamo nel nostro blog la nota di lettura scritta da Rita Bompadre sul libro “Frange di interferenza” di Teresa Valentina Caiati (Quaderni di Poesia Eretica Edizioni, 2019).

Frange di interferenza” di Teresa Valentina Caiati (Quaderni di Poesia Eretica Edizioni, 2019) è una pregiata cornice di ricerca poetica, una fusione musicale in uno sfondo sensoriale, metafora di desiderio e di nostalgia, associata al senso di vaga ed indefinita malinconia, contenuta nell’indugio compiacente di sentimenti e passioni comuni, resti emotivi corrispondenti alle tracce lasciate e alle relazioni salvate dal deterioramento interiore. I versi accordano la sovrapposizione di rumore e silenzio, l’incrocio invadente di verità e illusione, misurano l’intonazione delle attitudini umane, l’intensità e l’ampiezza del linguaggio nel suono articolato della poesia. La superficie dell’anima è la memoria decifrata dalla traiettoria esistenziale dello spazio e rivela la sua presenza, nella direzione del tempo e scorre arredando i margini del conflitto intimo. La poetessa rende visibile il principio luminoso del suo percorso aggirando gli ostacoli nella propria esperienza quotidiana, celando il profilo netto dell’ombra che delinea il suo cammino. La percezione profonda di essenze reali distinte, l’osservazione cromatica degli accidenti e delle note, rivelano l’interferenza delle emozioni e la fenditura dei confini in chiaro-scuro della sensibilità. Teresa Valentina Caiati assiste il mutevole ed inaspettato coinvolgimento della realtà elevando l’approfondimento periferico degli eventi con la spontanea ed istintiva melodia della sua centrale interpretazione e avvolgendo la singolare e delicata bellezza dei destinatari che cingono la seduzione gotica ed oscura delle vicende, dei luoghi e delle immagini. La poetessa affronta il destino di una solitudine che è al centro di tutto e attraversa l’impenetrabile cupezza, girovaga ed inquieta, di ogni inesprimibile relazione umana contro l’ineluttabile fissità del cuore smarrito e confuso. La curva impercettibile delle parole oscilla nella volontà intelligente e condiziona le scelte, fa da scudo alle sensazioni. Assorta nella quiete dell’assenza, la visibilità del ricordo non si dissolve ma dilata le intuizioni emotive, come se custodisse il segreto della consistenza e della necessità della vita. La testimonianza umanistica della poetessa è un patrimonio potente e fedele allo stupore, sostenuto da quella brezza, misteriosa ma espressiva, che soffia sull’esasperata consuetudine di ogni esulante condizione, pena che non allontana il perpetuo e spontaneo corso del tempo e destina al richiamo solitario la coscienza reduce. La direzione esclusiva ed imperturbabile dei pensieri sosta su una piccola nicchia sospesa, affatturata nel segreto delle discordanze che regolano la tensione esatta di quanto è trascorso o di quanto è lontano.

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti

(Pubblicato su concessione e autorizzazione dell’autrice)

Per informazioni sul libro consultare il link

Proponiamo una poesia tratta dal libro:

Error Invalid Function

Noi altri

abbiamo insenature

e promontori sulla schiena

simili alla gobba di Leopardi

per il peso crescente

cui la natura sottopone.

Incompatibilità di sistema.

UN TAGLIO VIVO- Paolo Gera : riflessioni su “La Crepa Madre” di Carlo Tosetti.

Condividiamo una bella nota critica di Paolo Gera a “La Crepa Madre” di Carlo Tosetti.

CARTESENSIBILI

rené magritte- la chambre d’écoute (la stanza d’ascolto)

.

Il primo prosimetro che ho incontrato è stato durante gli anni liceali, la “Vita Nuova” di Dante Alighieri, ma nessun insegnante di Italiano mi diede informazione del vocabolo. Così dunque si denominava un testo letterario che teneva uniti insieme, in maniera più o meno consequenziale, una parte narrativa e una parte poetica. Lo scoprii più tardi, quando iniziando a scrivere in versi, qualche anno fa, mi venne naturale questa predisposizione all’alternanza di scritture in uno stesso luogo deputato, l’evocazione di uno scenario e le riflessioni che suscitava, il blocco massiccio delle righe, ghiacciaio, montagna, e il rivolo delle parole che scendevano a valle in un letto già ben tracciato, la specificazione iniziale, il canone, e la fuga successiva, con le necessarie concatenazioni e uno spazio per libere improvvisazioni.

Oggi mi trovo fra le mani un’opera che è a tutti gli effetti…

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