“Gallo Rosso” di Antonella Jacoli (Ladolfi, 2019)

Antonella Jacoli sceglie proprio l’archè eracliteo, questo logos vivo, come immaginario simbolico di riferimento – il gallo rosso del titolo di questo suo nuovo libro – rappresentato in primis come motore di rovina e distruzione (e insieme tuttavia palingenesi necessaria) a materializzazione di un ordine naturale sovvertito che trova nella guerra la sua forma più degenere e assurda. La poesia diventa allora l’arte di dominare questo fuoco, arginarlo nel confine – sempre precario, beninteso – della parola che è insieme denuncia e testimonianza, atto dovuto alla verità e quindi dialogo storico: non semplice recupero memoriale ma riscrittura di un tempo solo in apparenza passato e quindi cristallizzato nella sua immutabilità, ma in realtà materia concretissima e laboratorio vivo in cui trovare nuova accoglienza, come per i due protagonisti / autori (apocrifi, ma non per questo meno  autentici) di questi versi, Peter e Margot Beck, che cercano “la casa del loro senso”, come annota l’autrice. Indagare il vero storico (a voler recuperare il troppo spesso dimenticato dettame manzoniano) significa anche trasferire il proprio io in mani altre, così che il loro agire possa in realtà ridefinirlo, spogliarlo di ogni autoreferenzialità e farlo dunque riaffiorare scevro di ogni sovrastruttura, pronto a dire a chiare lettere che la cenere è la sola lealtà al fuoco, e così poter rappresentare più credibilmente il mondo.

[…]

La silloge procede per strappi, salti logici, accattivanti distonie. Infatti non viene seguito un coerente tracciato di tipo diacronico e neppure un punto di vista univoco, la visione anzi si sdoppia attraverso gli occhi dei due protagonisti che scrivono su piani paralleli – eppure incredibilmente intersecantisi – l’incrocio delle loro vite, alle quali assistono come da una prospettiva obliqua (o strabica?), alla ricerca di una comunanza di voce: “niente ha più senso / della tua voce viva”. Tuttavia il presente è camminamento in uno spazio allucinatorio (“da sonnambula ripeto il nome caro”), scabra litania (o balbettio isterico?) di oggetti (“le pelli di coniglio / i vestiti risvoltati / il dado per il brodo / i tessuti sintetici”) giustapposti nella loro contraddittorietà eppure dominati da un senso di oblio ineluttabile e d’insignificanza oppressiva, chiusi nel loro cerchio asfittico dal quale occorre estrarre un senso, liberare “parole deportate”, sapendo che “piove fin dentro le ossa”, perché “Stride ogni cosa / dopo la notte”. La parola ci chiede udienza, ambisce a una rinascita dalle sue ceneri:

Sradicati allineati corpi

fucilati prima delle labbra

tronchi e rami di guerra

fusi nell’ebano

a comporre il simulacro

di una strage marina

lo spoglio funebre

di un amore.

Dalla Prefazione alla silloge

Fabrizio Bregoli

Lascia un commento

Archiviato in Antonella Jacoli, Ladolfi, Poesia, poetry, prefazione

La gemella

Propongo un inedito di Claudia Zironi, estratto dal suo blog.

Claudia Zironi

      

Io ho una gemella siamese, ci hanno detto
che siamo indivisibili e dovremo
passare tutta la vita insieme.
Io ho il fegato e un rene, bocca e stomaco
sono in comune, il cervello è equamente
ripartito: lei è quella che guarda le nuvole e ci vede
bambini alati e cavalli colorati, è quella
che scrive le poesie. Sta invecchiando
più velocemente di me, lei è quella che
possiede il cuore. So che un giorno
se ne andrà per prima e a me resterà
qualche momento ancora per capire
come si muore.

          


Claudia Zironi
(2019)

inedito


In apertura: foto di Diane Arbus

    

View original post

1 Commento

Archiviato in Claudia Zironi, inedito, Poesia, poetry

Cinque racconti da “Sonno giapponese” (Italic Pequod 2019) di Gabriele Galloni

Un bel libro, da leggere!

Poetarum Silva

4

Non c’è molto da raccontare. Si dice che morì contemplando un piccolo Guttuso; poco più di uno schizzo appuntato a mano libera dall’amico lontano.
Aveva esaurito ogni possibile combinazione di parole all’interno di quel sistema crudele che è l’endecasillabo. Le parole da noi amate hanno un limite: sono poche. Il resto è brusio, massa fonica o grafica. E dall’inizio alla fine del sogno troppe volte rischiamo di comporre la stessa frase. Anzi lo stesso verso.
Prima di addormentarsi per sempre chiamò un suo caro amico. “Pronto?”
“Sono S. come stai?” “Ciao! Non c’è male. Tu?”
“Bene. Senti, stavo pensando una cosa…” “Dimmi tutto.” “Le parole di cosa sono fatte, secondo te?” “Di aria, se
parlate. Di inchiostro se scritte.”
“Meno aereo. Te lo dico io, di cosa sono fatte. Le parole sono fatte di lettere.” “Ok. E le lettere?”
“Di segni, chiaro. “Va bene; hai vinto.”
“No, che vinto…

View original post 1.044 altre parole

Lascia un commento

Archiviato in Gabriele Galloni, Poesia, Poetarum Silva, poetry

Il bianco di stoviglia

Da “Il senso della neve” (puntoacapo, 2016)

Lascia un commento

Archiviato in Il senso della neve, ilsensodellaneve, Poesia, poetry

Francesco Sassetto

La poesia di Francesco Sassetto. Buona lettura!

il giardino dei poeti

“La poesia di Francesco Sassetto è la testimonianza di una strenua resistenza al dilavamento interiore umano reso dall’assunzione abitudinaria di un mondo che s’impone per gelida grettezza, paradosso, ingiustizia. Attraverso la parola, l’autore, dona voce a un campionamento rilevato in campo quotidiano, fatto di lotta per la sopravvivenza. Intimista e colloquiale, il poeta si lascia avvicinare attraverso immagini malinconicamente attive che s’infiltrano nel lettore come dosi omeopatiche di un veleno attivato alla denuncia, comunque propulsore di speranza reattiva. Lo sguardo parte dal sé per posarsi sulla folla di sentimenti che uno a uno ci riguardano tutti e che, attraverso i suoi versi, trovano strada per non essere eternamente riconsegnati a un altrove fatto di coscienza distratta e latente solitudine.” Doris Emilia Bragagnini

“Che Francesco Sassetto fosse una delle voci più forti della poesia civile contemporanea, intesa nel senso migliore del termine, era già emerso con chiarezza dalle precedenti raccolte Ad…

View original post 3.159 altre parole

Lascia un commento

Archiviato in Francesco Sassetto, Poesia, poetry

Su “La macchina sognante”

Una selezione di poesie tratte dalle pubblicazioni più recenti e un inedito

http://www.lamacchinasognante.com/benedetto-il-secolo-e-altre-poesie-di-fabrizio-bregoli/

Grazie alla macchinista Pina Piccolo

Lascia un commento

Archiviato in Il senso della neve, inedito, Pina Piccolo, Poesia, poetry, Zero al quoto, zeroalquoto

Roberto Batisti – Inediti

Inediti di Roberto Batisti: un’eccellente proposta di Inverso Poesia

Inverso - Giornale di poesia

evidenze

1.
spinta dal moto convulsivo di tutti i suoi sepolti, la
rotazione terrestre ebbe inizio.

2. “è
come svegliarsi cuciti a un cadavere: il
colore del filo non è importante, l’umore del
cadavere neanche.”

3. dice che i
barbari, emersi in un bosco di aromi come premio di un calcolo
obbligato, con sonagli e superstizioni al collo.

4. quando fecero
irruzione lasciando successivamente ai muri solo stampigliata la
sagoma dei propri fluidi corporei.

5. sezionato
il poeta del millennio, il corpo diaccio come un pollo. trovammo ove
previsto l’osso della vocazione: cavo, ruvido, spugnoso.

6.
venne il nome a convulsioni suffissali, preciso. arse di breve regno,
a stento sporcò la pagina.

7.
venne S. per lèggere, notammo giacche
dimenticategli addosso dagli assiderati dell’86.

8.
sgolandosi uno stormo in
migrazione sbarra il cielo come una risposta errata?

9.
quando la pagina si sarà arrestata,
blocco livido senza fessure.

View original post 211 altre parole

Lascia un commento

Archiviato in inversopoesia, Poesia, Roberto Batisti