L’estate quando arriva, arriva!
Un testo di qualche anno fa…

da “Baedeker. Libro di viaggi” (2014)
La poesia non cambia nulla / è il nulla che la cambia. La fa possibile.
L’estate quando arriva, arriva!
Un testo di qualche anno fa…

da “Baedeker. Libro di viaggi” (2014)
Ostello degli inguaribili Scartocciò foglia a foglia quel granturco come fosse la pergamena attorta d’una profezia, lo macinò chicco a chicco fino ad estrarne indenne la preziosa filigrana, l’essenza a colma maturità di quel sole. Questa la sua sapienza, il catechismo paziente della terra per anni a fendere zolle, strappare loglio e gramigne, scrutare il […]
via PoEstate Silva #29: Fabrizio Bregoli, Da “Zero al quoto” — Poetarum Silva

Ti scrivo da un’assenza d’anni
da una lacca di nebbie, a fiato corto.
Da quest’arso ammarato relitto
nulla sembra mutare, il tempo sosta
tra consuetudine di luoghi, piogge
nascite ovvie, rare calamità.
Brandisco aria, trascorro ore a sommare
parole inutili a inutile vento.
Fibra a fibra, avvivo vene di vetro
alle guance avvizzite di chi resta
e scioglie ghiaccio rappreso alle palpebre
ne fa limpido specchio a chi verrà.
Questo ti lascio, un imbuto di giorni
levigato ad un’acqua di memorie:
stillane l’ultimo nettare, o cenere
una macchia disperata d’inchiostro.
Da “Cronache provvisorie” (VJ Edizioni, 2015)
Continua a leggere “Avvertenze per l’uso”
(Donor No. 34576148-2, TixNeoVek* Inc.)
Ho mani fragili, un grembo di pane.
Conosco il gergo stolto degli inverni
ne ho inscritto il silenzio sulle labbra,
la solitudine di tutte le porte
dove ho costretto l’esilio dei passi.
Qui si sconfina come a terra franca
la satira di un sole, o la sua surroga.
Ignoro chi accolgo, la vita
che mi diedero da crescere.
Mi parla un idioma losco, straniero.
Tento una voce. Le risponde il vuoto.
Tendo la mano. Ne raccolgo cenere.
Sono lo strappo, ripudio d’un dono.
Questo soltanto so offrirti, mentre ora
a me giungi oscuro e limpido. Fiore
ottuso, aporia del nulla.
(*) TioNeoVek: istituto per la maternità surrogata
Sia fatta grazia al filo d’erba, all’acqua
che limpida zampilla dalla rupe,
pietà al sonno del baco nella seta,
nel silenzio del solaio clemenza
ai miti scarafaggi della notte,
all’inquietudine dei giorni, al sordo
precipitare del buio alla terra,
s’assolva l’occhio ferino del nibbio
a piombo sull’orma cava del gregge,
sia dato asilo all’ultimo pulviscolo
di polvere strappata a densi cumuli
arsa nel nulla per forgiarne storia.
Perdono all’uomo che cancella l’uomo
cuore di vetro molato d’asfalto
che semina sul vuoto del suo grido,
grazia pietà clemenza asilo
se bandolo di voce appena resta
se cellula residua pulsa ancora.