Ringrazio la redazione per avermi ospitato
Recensione a “Tempo di Riserva” di Silvia Rosa
Potete leggere la recensione sul nuovo numero di Versante Ripido on-line
Ecco il link
Tempo di riserva di Silvia Rosa, recensione di Fabrizio Bregoli
Buona lettura!
La sera
Sempre nella splendida lettura di Rodolfo Lettore, una mia poesia di qualche anno fa dal titolo “La sera”, composta in occasione in uno di quei ritorni a casa, la sera, dopo una giornata di lavoro, quando deposta l’armatura che si indossa ogni mattina per confrontarci col mondo ci vediamo, poi, restituiti a noi stessi, al cerchio delle nostre case, la sua docile prigione.
Visioni del Futuro – BookCity Milano 2018

Il prof. Carlo Prosperi su “Zero al quoto”
Fabrizio Bregoli, Zero al quoto, puntoacapo, Pasturana 2018.
Forse la poesia non serve, forse è davvero «un altro alibi», come asserisce l’Autore in questo suo denso (e virtuosistico) libretto: «mai nulla cambia né mai serve / a nulla mai la poesia, / declinazione esatta / prontuario dell’inutile». «Inutile / e [tuttavia] irrinunciabile». Il nichilismo, «il più inquietante di tutti gli ospiti» (Nietzsche-Heidegger), la fa qui da padrone. «La vita [dal canto suo] non si dice, non significa». Nulla redime, nemmeno la bellezza. E nulla, con buona pace di Ungaretti, si sconta vivendo. Eppure, partendo da questo azzeramento dei valori, che va oltre Leopardi, oltre Montale, oltre Zanzotto, per adeguarsi all’impareggiabile lezione di Celan, Bregoli, pur senza santificarlo, concepisce l’esercizio poetico come una estenuante lotta con l’angelo o, se si vuole, con una materia sfuggente, irriducibile al verso: «La vita non si còmpita, non indica. / Si recita ad accentazione sdrucciola / svicola se si sillaba, vi latita. // Ha persistenza solo per istanti / quel poco che vanifica l’antidoto / – consisterne finché si può, si deve – / e radica negli interstizi atipici / quegli attimi che addensa il temporale / per l’attrazione – nota – delle punte. / Frazione di millesimo che sgretola / residue parte e arte, come una zìqqurat / di sovrapposte, d’avventizie carte». La poesia vive (ed è il suo spasimo) «nella disequazione di parole / e senso»: «poesia è questo / porgere la mano, sperare prossimo / il cambio della guardia e continuare / nella corsa, passare la staffetta / già sapendo la meta irraggiungibile / fragile la parola, perché l’unico / eterno che perdura è l’impossibile. / Perfetto nel non darsi». Per quanto votata allo scacco, la poesia cerca dunque di «rimediare / col senso contraffatto d’una vita / la trascrittura errata d’una nascita / fino a giungere, tutti e ognuno, ad una / regione di mezzo, una zona franca. / Ad una terra esatta, impareggiabile».
dalla Motivazione per l’assegnazione del Premio Gozzano a “Zero al quoto” per il libro edito. Giuria presieduta dal prof. Carlo Prosperi.
Per approfondimenti potete consultare il blog
https://concorsoguidogozzano.wordpress.com/bando/bando-2010-2012/


Di certa pruderie che non sospetti

da Zero al quoto (puntoacapo, 2018)
