Archivi categoria: Poesia

Dal poemetto "ENIAC"

da iPoet Lunario in versi 2018 (Lietocolle, Collana Erato)
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Stefano Guglielmin – La lingua visitata dalla neve

Un interessante estratto da “La lingua visitata dalla neve” di Stefano Guglielmin proposto oggi dal blog Inverso Poesia. Un saggio letterario che va letto, riletto, approfondito.
Ricordo anche la nota di lettura al libro che trovate al seguente link:
https://fabriziobregoli.com/2019/11/07/la-lingua-visitata-dalla-neve-di-stefano-guglielmin/

Inverso - Giornale di poesia

Stefano Guglielmin, La lingua visitata dalla neve, Aracne editrice, Canterano (RM) 2019, pp. 456.

Pagine conclusive del par. L’allegorismo debole del secondo Novecento (cap. 2, pp. 74-78).

[…] L’approccio con un testo può anche essere pensato diversamente: non mirato a scoprire simboli o sovrasensi allegorici, ma a far risaltare la complessità di un senso conseguente all’incontro dialogico-ermeneutico tra due finitezze, quella stessa del testo e quella del lettore, entro un’apertura storico-linguistica altrettanto finita. Talvolta l’incontro è mediato da una precomprensione ideologica, talaltra, ed è quanto mi interessa, avviene senza più nostalgie per la totalità perduta né mossa da utopie, religiose o laiche, per la sua ricomposizione. Ne risulta un senso che si dà quale continua interrogazione della scrittura che ci trattiene, ci intrica e disloca per la sua naturale disposizione nello spazio-tempo finito, un corpo-a-corpo con l’irriducibilità del testo e dei suoi elementi, con la loro piega che, nel…

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Recensione a "Zero al quoto" sul blog Poetrydream

Sul blog Poetrydream, a cura di Antonio Spagnuolo, Raffaele Piazza recensisce “Zero al quoto” (puntoacapo, 2018).

Scrive Raffaele Piazza:

Guarracino parla di una consapevolezza alla presa d’atto amara e insieme ironica di una verità. In che cosa consista questa verità a dirlo è proprio lo zero: niente d’assoluto, mancanza di consistenza e valore, privazioni di essenza e legami.
Si può aggiungere che il nulla al quale si riferisce il poeta è quello che per Mario Luzi consiste nel limite, nella morte, nella fine che può cogliere ogni essere umano in qualsiasi istante, proprio perché l’uomo è assoggettato al tempo.
Ma, come scrive Severino nel suo saggio su Leopardi Il nulla e la poesia, proprio dal nulla può emergere l’essere, come dall’afasia la poesia.
Quindi la parola poetica detta con urgenza diventa contraltare del nichilismo, sua antitesi che dà per prodotto e sintesi il testo compiuto. […]

Le immagini icastiche e leggere restituiscono al lettore emozioni riscoperte, nuove o già provate.
Siamo gettati nel mondo ci dice Bregoli e per vincere il solipsismo ci si può rivolgere all’altro tramite la parola poetica. […]

Potete leggere la recensione completa sul blog:

http://antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.com/2019/12/segnalazione-volumi-fabrizio.html

Grazie ancora a Raffaele Piazza per l’attenzione e a Antonio Spagnuolo per l’ospitalità.

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Sul libro "Il mio girotondo di emozioni " di Elenia Stefani

Elenia Stefani – Il mio girotondo di emozioni – Poesie e pensieri (Marco Serra Tarantola Editore, 2018)

Libro di pensieri e poesie, come viene definito dall’autrice, Elenia Stefani vi trasferisce tutto un insieme di esperienze private, principalmente relative alla sua vita famigliare, alle passioni personali, ai luoghi del cuore, con i rispettivi valori che in queste esperienze sono rappresentati, per condividerli con il lettore, quasi in una sorta di consegna di un proprio diario tutto personale nelle mani di quest’ultimo.

La scrittura di Elenia Stefani è semplice, spontanea, senza nessun tipo di filtro o costruzione letteraria: lei stessa, con obiettività, non si definisce “poeta” o “scrittrice” nella accezione consueta del termine, ma una persona comune che scrive con l’intento di condividere i suoi pensieri più intimi con gli altri. “Se ora scrivo, lo devo a mia figlia Carlotta perché è stata lei a far scattare quel desiderio di mettere su carta i miei pensieri, le mie emozioni; prima di lei non mi era nemmeno passato per la mente” si dice nella prefazione. Questo rivendicare la centralità del sentimento è la forza (e inevitabilmente il limite intrinseco) di questo lavoro che con difficoltà si può inserire nella categoria “poesia” nel senso che oggi se ne dà nella letteratura post-contemporanea, che ha messo in discussione tutta una serie di stilemi formali della tradizione letteraria del passato, compresa l’idea di una poesia “ingenua” tout-court come “dettato del cuore”. I maestri citati dall’autrice nella nota introduttiva (Ungaretti, Prévert, Dickinson) sono coerenti con la sua scrittura: di loro evidentemente la Stefani apprezza la immediatezza – in realtà solo apparente -, l’essenzialità, l’andare dritti al senso delle cose (la loro lezione viene quindi recepita più che altro epidermicamente, per empatia diretta).

Comunque la si voglia vedere o circoscrivere dal punto di vista critico, Elenia Stefani sceglie con coerenza la sua strada e questi pensieri (tenderei a limitarmi a questa categoria, tutt’al più si potrebbe parlare di pensieri in versi, pensieri in rima, riflessioni personali che mutuano alcune “figure” del procedimento poetico) vanno quindi letti e considerati nel loro darsi con semplicità. Sono pensieri che ci invitano al bene, alla riscoperta di una vita qui idealizzata (forse, in definitiva, la sola che merita di essere vissuta) dove, quasi rimuovendo la complessità del reale (e si dà per scontato l’assunto da parte dell’autrice che questo sia possibile), ciò che conta sono semplicemente l’amore sincero, l’affetto materno, il rispetto degli altri, la pratica disarmante di ciò che è giusto e vero. E ancora molti sono i lettori che possono sottoscrivere un messaggio espresso in questa forma, fino ad aderire empaticamente a questa proposta di scrittura.

Il libro è riccamente corredato di immagini, disegni, fotografie che lavorano in contrappunto (musicalmente parlando) con i pensieri della Stefani, in un formato editoriale sicuramente di pregio (meritorio dunque il lavoro della libreria editrice Serra Tarantola di Brescia nella confezione del libro): il tutto contribuisce a creare visivamente nella mente del lettore quasi un mondo idillico o di favola, di sospensione del reale, per certi versi. L’associazione fra disegni e parole è sempre condotta con garbo e leggerezza, come si immagina essere l’indole dell’autrice.

Scrittura dell’immediatezza quella della Stefani, senza sovra-struttura, spudoratamente diretta e spontanea, da confinare dunque in questa categoria diaristico-confessionale che ancora a molti lettori è congeniale, ma senz’altro (e questo sarebbe un errore non evidenziarlo) ispirata alla massima sincerità della dizione. E questo resta, per ogni autore, aldilà dell’esito estetico della sua opera e della sua possibile collocazione nel dibattito letterario contemporaneo, il pregio più importante.

Fabrizio Bregoli

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Recensione a "Zero al quoto" su "Il Segnale" n.114

Sull’ultimo numero de “Il Segnale” è possibile leggere una recensione a “Zero al quoto” a cura di Marco Tabellione.

Scrive Marco Tabellione:

“Un periodare complesso che sonda tante possibilità del pensiero e del linguaggio, alla ricerca non tanto dell’espressione perfetta, quanto della forma linguistica che possa maggiormente avvicinarsi a idee inedite, proprie di visioni originali del mondo. […]

[…] fa quasi tremare l’allusione all’imperturbabilità delle cose, presente in una delle poesie, cose le quali, forse più serie di noi, non pensano a noi, né si curano delle nostre occupazioni così spesso stupide. Cose le quali, sì, possono aderire alla realtà in quanto realtà. […]

E forse in questi passi Bregoli vuole piuttosto denunciare questo generale commercio di tutti con tutti, come se non fosse il consorzio civile, il commercio economico, a fornire la base per una vita che possa dirsi autentica […] Ebbene almeno la poesia nella sua esigenza di decifrabilità insegna a non avere mente, e coscienza, frettolose.”

Marco Tabellione

Potete leggere la recensione completa su “Il Segnale”.

Qui la poesia a cui Tabellione si riferisce nel passaggio precedente.

da “Zero al quoto” (puntoacapo, 2018)

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Recensione a "Alessia e Mirta" di Raffaele Piazza

Potete trovare sui blog Poetrydream e literary.it la recensione al libro di poesie “Alessia e Mirta” di Raffaele Piazza (Ibiskos Ulivieri, 2019)

Come emerge evidentemente già dal titolo, a essere centrale in questa raccolta poetica di Raffaele Piazza è la figura femminile, che viene rappresentata con evidenza attraverso le due protagoniste, fulcro dell’azione poetica, Alessia e Mirta. […]

Entrambe le figure femminili si colorano di una forte valenza simbolica, pur mantenendo una certa concretezza per la puntualità circostanziata dei fatti che accadono; a prevalere è questa idea della figura femminile come presenza numinosa (simile a quella di molta poesia di Barberi Squarotti), “stupore di fronte alla verità / dell’arte che è vita e battesimo / perenne”, apparizione che occupa integralmente il campo, permeando di sé le vite, lasciandovi una traccia indelebile. […]

Piazza si schiera al di fuori di qualunque ordine stilistico e contenutistico precostituito, la sua è una poesia quasi anti-storica e anti-contemporanea per temi e scelte. Si potrebbe essere tentati di ritenere che voglia essere coscientemente “inattuale” con questa sua scelta “deviante” di poesia, perché forse è proprio questa per lui la strada perché si possa (anzi si debba: “il faut”), dicendola con Rimbaud, “être absolument moderne”. […]

Per leggere la versione integrale della recensione si rimanda ai link

http://antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.com/2019/11/segnalazione-volumi-raffaele-piazza_29.html

http://www.literary.it/dati/literary/b/bregoli_fabrizio/alessia_e_mirta.html

Sulla stessa opera segnaliamo inoltre la nota di lettura di Eleonora Bellini

http://antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.com/2019/11/segnalazione-volumi-raffaele-piazza_26.html

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Incontro con la poesia di Sergio Gallo e Fabrizio Bregoli

Sabato 30 novembre 2019 dalle ore 17:30 alle 19:00 .

Via Bessarione, 34, 20139 Milano MI, Italia.

Evento poetico organizzato e a cura di Alessandra Paganardi: Il 30 novembre ascolteremo nello studio di via Bessarione 34 “le voci di due autori che hanno fatto dell’esattezza poetica la chiave di volta privilegiata per una nuova “pietas” verso il mondo”, scrive Alessandra Paganardi.

“Poesia, etica, scienza” a confronto.

Vi aspettiamo nello studio di via Bessarione 34 Milano, primo piano scala a sinistra guardando il rinascente bananino, citofono AP, il 30 novembre alle 17.30.

https://www.facebook.com/events/1307802756058108/

Con l’occasione ripropongo la recensione a “Becco di lepre” (puntoacapo, 2018) di Sergio Gallo, nota di lettura che potete leggere sul sito La Recherche.

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