Avvertenze per l’uso

Ti scrivo da un’assenza d’anni da una lacca di nebbie, a fiato corto. Da quest’arso ammarato relitto nulla sembra mutare, il tempo sosta tra consuetudine di luoghi, piogge nascite ovvie, rare calamità. Brandisco aria, trascorro ore a sommare parole inutili a inutile vento.   Fibra a fibra, avvivo vene di vetro alle guance avvizzite di chi restaContinua a leggere “Avvertenze per l’uso”

Minima preghiera

Sia fatta grazia al filo d’erba, all’acqua che limpida zampilla dalla rupe, pietà al sonno del baco nella seta, nel silenzio del solaio clemenza ai miti scarafaggi della notte, all’inquietudine dei giorni, al sordo precipitare del buio alla terra, s’assolva l’occhio ferino del nibbio a piombo sull’orma cava del gregge, sia dato asilo all’ultimo pulviscoloContinua a leggere “Minima preghiera”

Van Reymerswaele e il latinorum

  Se penso alla misura del mio tempo  arretro alla stagione della scuola,  ai libri ravvivati dagli inserti  per fare sopportabile la storia,  a un quadro d’un maestro impronunciabile  – o solo una lacuna di memoria –  fiammingo testimone del progresso,  a un quadro sotterfugio di mercanti  tra monete compìti nella conta  del retto dare-avere calvinista. Continua a leggere “Van Reymerswaele e il latinorum”

Quel ramo

  Scruto dalla finestra come dal più preciso dei cannocchiali la finestra, identica, della casa di fronte, i lampioni inclinati, l’asfalto lucido di pioggia, lo scomposto accostarsi delle zolle che si perdono nelle fessure della terra, la calce fresca, la sabbia, i mattoni ammucchiati e un ramo nel coacervo dei rami, quel ramo.   E sai che non èContinua a leggere “Quel ramo”