Recensione a “Silvia è un anagramma” di Franco Buffoni

Sul lit-blog Laboratori Poesia trovate oggi la nota di lettura a “Silvia è un anagramma(Marcos y Marcos – 2020), il più recente lavoro di Franco Buffoni. Un libro che fa parlare di sé, un libro importante.

Dalla nota di lettura:

“Per un artista il fatto di essere omosessuale costituisce un modo unico e fondamentale di guardare al mondo, ai rapporti di relazione e naturalmente a sé stesso” (pag.288). Aggiungeremmo: soprattutto se si parla di poesia. Partiamo da questa citazione per cercare di inquadrare questo nuovo lavoro di Franco Buffoni, lavoro che ha già attirato molta attenzione, sollevato critiche e contestazioni, levate di scudo – verrebbe da dire – a difesa della “onorabilità” (termine quanto mai inappropriato in questo contesto) o della tutela della “privatezza” delle vite di cui nel libro si tratta, soprattutto (ma non solo) di Leopardi, Pascoli e Montale. I tre protagonisti figurano sulla copertina con la nota sottostante “Per una giustizia biografica” su bandiera arcobaleno e, poco più sotto, “NO OMOFOBIA” a doveroso memento: copertina che è in sé manifesto. Il libro è al tempo stesso un saggio di critica e di storia della letteratura affrontata con una prospettiva nuova (considerando come di vitale importanza il cosiddetto fattore “O” – pag.9) e uno scritto militante che affronta la questione, ancora oggi non completamente risolta, della difesa dei diritti della persona, a partire da quelli relativi all’orientamento sessuale, alla consapevolezza di genere, alla libertà di espressione, alla possibilità di vivere la vita che più naturalmente appartiene a ciascuno. 

[…]

È un libro molto coraggioso quello di Franco Buffoni, il quale non ci ha mai fatto dubitare nemmeno in passato del suo spirito battagliero a difesa di una nuova consapevolezza etica che vada a rimuovere in via definitiva tutta una serie di pregiudizi e di retaggi anti-storici e mistificanti. Buffoni decide consapevolmente di contrastare, a livello critico, “il neutro accademico eterosessuale” (pag.12), cioè la linea ancora dominante nella critica italiana (e non solo) di relegare il fattore “O” a argomento da trascurare, derubricare o addirittura non considerare per una pruderie che nasconde in verità un’avversione a affrontare e prendere di petto la questione o, anche solo semplicemente, a assumere il fattore “O” come ipotesi possibile per una interpretazione nuova. Tuttavia, e concordiamo con Buffoni, il tema è effettivamente di primaria importanza, decisivo: permette di comprendere in modo davvero compiuto la scrittura degli autori e dare un quadro critico obiettivo, responsabile, aderente ai fatti. Come giustamente Buffoni ci ricorda, considerando soprattutto i periodi storici in cui l’omosessualità era considerata atto disdicevole, reato o malattia psichica (in ogni caso un comportamento soggetto a “stigma sociale”), è naturale ritenere che il poeta e scrittore omosessuale potesse essere indotto (salvo eccezioni molto coraggiose) a nascondere o non ammettere la propria omosessualità per non incorrere in conseguenze gravi, mettere in pericolo la propria incolumità fisica, mentale, sociale nel senso lato del termine. Quindi il lavoro del critico consiste anche nel sapere interpretare gli scritti (soprattutto quelli privati: vedi le lettere, i diari, gli appunti personali, insomma gli scritti dove l’autore poteva essere più libero di esprimersi, non essendo di pubblico dominio) alla ricerca di quegli indizi, di quei riscontri, che permettano invece di ritenere il fattore “O” plausibile o, per lo meno, ipotizzabile, a seconda dei casi. Silvia è un anagramma, dunque, perché riferendosi al caso specifico di Leopardi (replicabile in verità anche per gli altri), Buffoni cerca di decifrare – in modo convincente a nostro avviso, circostanziandolo con documenti e fatti difficilmente oppugnabili se non travisandoli – una serie di elementi relativi alle vite degli autori qui indagati, sbrogliando tutta una serie di “messaggi in codice”, spesso “crittografati” ad arte, manomessi o rimossi, per estrarre materiale capace di offrire una comprensione nuova degli autori stessi.

[…]

Nell’ultima parte del libro, “Colpi di coda”, sono soprattutto gli affetti personali, degli amici più cari, che insieme a Buffoni hanno percorso il cammino della lotta per la difesa dei diritti omosessuali (come Mario Mieli ai tempi del FUORI), a dominare la scena: con il loro esempio Buffoni ci ricorda quanto ancora sia lontana una società auspicabile in cui non esista più la percezione di “differenze” legate all’orientamento sessuale e di genere, una società in cui un ragazzo possa innamorarsi del proprio compagno di banco – ci dice Buffoni – senza che questo sia avvertito come insolito, ma sia semplicemente la “normalità” (la fase 4, la chiama Buffoni a pag. 120 – mentre assistiamo ancora ai colpi di coda della fase 1: la criminalizzazione o la colpevolizzazione, pag.318-322). E questo nuovo lavoro di Buffoni ci insegna soprattutto a operare e a batterci per questo traguardo, per questa nuova società – tutti, nessuno escluso -, a prendere tutto il coraggio che serve per renderli una realtà. In Italia, nel resto del mondo. Ci vuole, questo coraggio. E Buffoni dimostra di averne. E molto.

Continua su Laboratori Poesia:

http://www.laboratoripoesia.it/silvia-e-un-anagramma-franco-buffoni/

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Pubblicato da Fabrizio Bregoli

Fabrizio Bregoli, nato nella bassa bresciana, risiede da vent’anni in Brianza. Laureato con lode in Ingegneria Elettronica, lavora nel settore delle telecomunicazioni. Ha pubblicato alcuni percorsi poetici fra cui “Cronache Provvisorie” (VJ Edizioni, 2015 – Finalista al Premio Caproni) e “Il senso della neve” (puntoacapo, 2016 - Premio Rodolfo Valentino 2016 e Premio Biennale di Poesia Campagnola 2017, Premio della Critica al Dino Campana 2017, Finalista ai Premio Gozzano, Merini, Caput Gauri). Il suo ultimo lavoro è "Zero al quoto" (puntoacapo, 2018) con prefazione di Vincenzo Guarracino. Sue opere sono incluse in Lezioni di Poesia (Arcipelago Itaca, 2015) di Tomaso Kemeny e in numerose altre antologie. Con il poemetto ENIAC è inoltre incluso in iPoet Lunario in versi (Lietocolle, 2018). Ha inoltre realizzato per i tipi di Pulcinoelefante la plaquette “Grandi poeti” (2012). Partecipa a letture poetiche, dibattiti culturali e blog di poesia. Ha preso parte ad alcuni eventi di azione poetica mito-modernista e alcune sue poesie sono state esposte congiuntamente a opere pittoriche in eventi organizzati dall’associazione Civico32 a Bologna. Ha conseguito numerosi riconoscimenti per la poesia inedita, fra i quali gli sono stati assegnati i Premi San Domenichino, Marietta Baderna, Lino Molinario, Daniela Cairoli, Giovanni Descalzo, Luciano Nicolis, Piemonte Letteratura, Terre di Liguria, Il Giardino di Babuk, il Premio “Dante d’Oro” dell’Università Bocconi di Milano, il Premio della Stampa al Città di Acqui Terme. Sulla sua poesia hanno scritto Tomaso Kemeny, Giuseppe Conte, Vincenzo Guarracino, Mauro Ferrari, Ivan Fedeli, Sergio Gallo, Sebastiano Aglieco, Paolo Gera, Eleonora Rimolo, Gian Piero Stefanoni, Laura Caccia, Pierangela Rossi, Enea Roversi, Antonella Pierangeli.

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