“16 Marzo – L’ultima notte” di Achille Lauro – nota di lettura di Rita Bompadre

Achille Lauro è personaggio capace di far discutere di sé, artista su più fronti, non solo in ambito musicale. Sicuramente interessante considerarlo anche sul piano della scrittura, facendoci guidare dall’opinione di Rita Bompadre.

Infatti oggi ospitiamo la nota di lettura scritta da Rita Bompadre sul libro “16 Marzo – L’ultima notte” di Achille Lauro (Rizzoli, 2020).

“16 Marzo” di Achille Lauro (Rizzoli Editore, 2020) è un’attesa di adorazione pagana, un’aspettativa di ritorno nell’intermezzo romantico che esalta la dichiarazione ostentata dei sentimenti. Una fastosa attrazione su inclinazioni impulsive, una trappola estetica in cui tutti le sensazioni umane sono mescolate, confuse, disorientate e trascinate dall’amore all’odio, nella verità estrema di ogni esperienza di vita spinta al di là da ogni distinzione della bellezza. Un delirio allegorico, un effetto appassionato di sorpresa, di straniamento e di sospensione, è questo lo scenario adatto che l’artista allestisce per il suo immaginario attraverso segni visivi e immagini simboliche. I testi, poeticamente esposti al verso libero, ispirati al carattere istintivo e puro della creazione artistica, racchiudono il disincanto passionale e teatrale della vita, nelle atmosfere fumose e decadenti delle illusioni e dei desideri. La libertà lunatica dell’autore, svincolata da regole convenzionali, guida la ricerca degli affetti, il bisogno vivo e universale dei rapporti reciproci ed esclusivi e  si nutre di tutte le sue ossessioni biografiche, contamina l’irrinunciabile, viziosa, sincera voglia di perdersi in inferni meravigliosi, in esaltazioni ed infatuazioni per la commedia umana, nella vertigine delle percezioni. Lo specchio profondo della miseria e dello sconforto è il riflesso dell’altra parte di sé, l’eterna maschera di chi, equilibrista dell’anima, si affida ad una disillusa ma quanto mai solenne recita, incline alle suggestioni dell’ambizione e della speranza, struggente e malinconicamente sognante. La lente deformante attraverso la quale Achille Lauro guarda alle colpe, agli errori e alle trasgressioni degli uomini intensifica la consapevolezza illimitata degli inganni, del disamore, della resa incondizionata all’idealizzazione della persona amata, che esiste solo come creazione nell’immaginazione, una trasposizione inconsapevole della presenza che stordisce e divora l’innocenza dell’anima. Achille Lauro padroneggia il mondo che attraversa con un’aspirazione inconfessata all’amore, alla disperata relazione con la felicità. Il libro “16 marzo” è uno sregolamento in stile biblico, un’intossicazione da troppa nostalgia, nella sacralità laica di risposte ultime ed indecifrabili. Un’ultima destinazione di un viaggio poetico che accompagna l’avventura di un eterno sopravvissuto, lucidamente abbandonato all’inevitabile spettacolo dei sensi. Le atmosfere surreali dei tormenti e i patimenti rivisitati dell’apocalisse si contendono il primato dell’interpretazione visionaria in cui il supplizio della carne e la leggerezza del cielo sono le espressioni diaboliche ed angeliche della stessa insistenza amorosa. L’artista seduce l’ordine di un culto estetico, è la presenza rarefatta nella composizione visiva ed artistica dell’immateriale, sa flirtare amabilmente con la malìa delle imprevedibilità e le contradditorietà delle invocazioni interiori, defunte preghiere mistiche ed infedeli incise sul fatalismo misterioso dell’equilibrio emotivo. Achille Lauro celebra e dimentica l’amore nell’eleganza del disprezzo, sostiene la sua icona alterando la creatura tra il talento e l’abisso nascosto nelle sue “letterarie” inquietudini e conquista il seguente omaggio poetico:

“L’inverno, noi andremo in un vagone rosa/con azzurri cuscini./Staremo bene. Dentro quei soffici cantucci/Ci son nidi di baci./Chiuderai gli occhi allora, per non vedere, fuori,/Torcersi le ombre oscure,/Arcigne e mostruose, nera plebe serale/Di lupi e di demoni./Ti sentirai sfiorare lievemente la guancia…/Un lieve bacio, simile a un ragno forsennato,/Ti correrà sul collo…Mi dirai: “Cerca qui!” chinando un poco il capo, – Ma ci vorrà del tempo per scovare la bestia/ Che viaggia senza posa….” (Sogno d’invernoArthur Rimbaud)  

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

(Pubblicato su concessione e autorizzazione dell’autrice)

Pubblicato da Fabrizio Bregoli

Fabrizio Bregoli, nato nella bassa bresciana, risiede da vent’anni in Brianza. Laureato con lode in Ingegneria Elettronica, lavora nel settore delle telecomunicazioni. Ha pubblicato alcuni percorsi poetici fra cui “Cronache Provvisorie” (VJ Edizioni, 2015 – Finalista al Premio Caproni) e “Il senso della neve” (puntoacapo, 2016 - Premio Rodolfo Valentino 2016 e Premio Biennale di Poesia Campagnola 2017, Premio della Critica al Dino Campana 2017, Finalista ai Premio Gozzano, Merini, Caput Gauri). Il suo ultimo lavoro è "Zero al quoto" (puntoacapo, 2018) con prefazione di Vincenzo Guarracino. Sue opere sono incluse in Lezioni di Poesia (Arcipelago Itaca, 2015) di Tomaso Kemeny e in numerose altre antologie. Con il poemetto ENIAC è inoltre incluso in iPoet Lunario in versi (Lietocolle, 2018). Ha inoltre realizzato per i tipi di Pulcinoelefante la plaquette “Grandi poeti” (2012). Partecipa a letture poetiche, dibattiti culturali e blog di poesia. Ha preso parte ad alcuni eventi di azione poetica mito-modernista e alcune sue poesie sono state esposte congiuntamente a opere pittoriche in eventi organizzati dall’associazione Civico32 a Bologna. Ha conseguito numerosi riconoscimenti per la poesia inedita, fra i quali gli sono stati assegnati i Premi San Domenichino, Marietta Baderna, Lino Molinario, Daniela Cairoli, Giovanni Descalzo, Luciano Nicolis, Piemonte Letteratura, Terre di Liguria, Il Giardino di Babuk, il Premio “Dante d’Oro” dell’Università Bocconi di Milano, il Premio della Stampa al Città di Acqui Terme. Sulla sua poesia hanno scritto Tomaso Kemeny, Giuseppe Conte, Vincenzo Guarracino, Mauro Ferrari, Ivan Fedeli, Sergio Gallo, Sebastiano Aglieco, Paolo Gera, Eleonora Rimolo, Gian Piero Stefanoni, Laura Caccia, Pierangela Rossi, Enea Roversi, Antonella Pierangeli.

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