Archivi categoria: Poesia a confronto

Poesia a confronto: Cianfrusaglie

Undicesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Cianfrusaglie, ossia la poesia dedicata agli oggetti di poco pregio o valore, con il confronto fra poesie di Montale, Erba, Cucchi.

L’uomo contemporaneo, molto più che nel passato, è circondato dagli oggetti, molti di questi di scarso valore, funzionali a un servizio molto circoscritto o marginale, eppure gli oggetti sono diventati invasivi, tanto da intridersi con le vite. Spesso questi oggetti sono poco più che cianfrusaglie.

A un “infilascarpe” è dedicato uno degli Xenia, raccolta in cui Montale passa a un registro radicalmente diverso da quello dei precedenti lavori: molto più domestico, colloquiale. A dominare la scena è la memoria della moglie “Mosca” e così anche un “cornetto di latta arrugginito” diventa tramite per il ricordo, pur nella sua “indecenza”, rottame che la fedele Hedia, “la cameriera”, ha provveduto, per “il prestigio”, ossia il buon nome della coppia, a far sparire nel “canalazzo”. Eppure anche un infilascarpe può essere “rimpianto” se ha saputo dare testimonianza di noi.

[…]

EUGENIO MONTALE
(da Xenia, inclusi in Satura – Mondadori, 1972)
 
L’abbiamo rimpianto a lungo l’infilascarpe,
il cornetto di latta arrugginito ch’era
sempre con noi. Pareva un’indecenza portare
tra i similori e gli stucchi un tale orrore.
Dev’essere al Danieli che ho scordato
di riporlo in valigia o nel sacchetto.

[…]

Eugenio Montale fotografato da Federico Patellani, 1964
https://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Montale#/media/File:Eugenio_Montale_1964.jpg

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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Poesia a confronto: La primavera

Decimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è La primavera, con il confronto fra poesie di Alceo, Bashō, Petrarca, Merini.

La primavera si associa naturalmente alla poesia, tanto che proprio il 21 Marzo è stato scelto come giornata mondiale che la celebra. Il tema della rinascita, in accordo al tempo ciclico della natura, contrapposto al tempo lineare della vita, ha sempre affascinato i poeti che hanno scritto moltissimi testi ispirandosi a questo motivo.

[…]

Nello splendido sonetto petrarchesco il ritorno della primavera è un rinascere dell’amore fra gli elementi naturali (“ridono i prati”, “la terra è d’amor piena”), rappresentati con ricchezza d’immagini (“primavera candida et vermiglia”, “il ciel si rasserena”) e suoni (“garrir Progne”, “pianger Philomena”). Le due quartine, dense di riferimenti mitologici e alla tradizione della poesia cortese, soprattutto provenzale, sono un inno alla primavera. Nelle due terzine, introdotte dall’avversativo “ma”, classico in Petrarca, il cuore del poeta, per contrasto, è solo desolazione (“lasso”, “gravi sospiri”) per la scomparsa dell’amata, ciò che gli rende impossibile essere partecipe di questa rinascita della natura: su questo contrasto poggia tutto lo sviluppo drammatico del sonetto.

[…]

Andrea del CastagnoFrancesco Petrarca, particolare del Ciclo degli uomini e donne illustriaffresco, 1450, Galleria degli UffiziFirenze
https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Petrarca#/media/File:Petrarch_by_Bargilla.jpg

FRANCESCO PETRARCA

Zephiro torna, e ’l bel tempo rimena,
e i fiori et l’erbe, sua dolce famiglia,
et garrir Progne et pianger Philomena,
et primavera candida et vermiglia.

Ridono i prati, e ’l ciel si rasserena;
Giove s’allegra di mirar sua figlia;
l’aria et l’acqua et la terra è d’amor piena;
ogni animal d’amar si riconsiglia.

Ma per me, lasso, tornano i piú gravi
sospiri, che del cor profondo tragge
quella ch’al ciel se ne portò le chiavi;

et cantar augelletti, et fiorir piagge,
e ’n belle donne honeste atti soavi
sono un deserto, et fere aspre et selvagge. 

[…]

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Poesia a confronto: Rose

Nono appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia”.

Il tema affrontato oggi è Rose, con il confronto fra poesie di Rilke, Caproni, Bertolucci, Campana.

Partiamo da un grande classico: Rilke, ma in lingua francese. Nella poesia scelta dalla raccolta “Les Roses”, la rosa, invocata come un libro aperto solo a metà, viene rappresentata in tutto il suo mistero, quelle sue pagine che non verranno mai lette e che contengono il senso della sua profezia. Le farfalle che la visitano ne escono stordite, anche loro incapaci di una decifrazione dell’enigma che contiene nel suo “libro-mago”.

In Dino Campana “le rose” sono un’ossessione che si ripete compulsivamente quasi in ogni verso, diventano l’emblema di un amore che non ha saputo durare (quello con Sibilla Aleramo): è nella figura dell’iterazione che questo concetto si amplifica e prende la forma tragica di amore irrealizzato, come emerge anche dall’uso dei possessivi, amore incapace di farsi “nostro”. Le rose fatte “con il nostro sangue e con le nostre lacrime” sono state capaci di brillare solo un “un momento con il sole nel mattino”, per sfiorire “tra i rovi”, farsi oblio (“E così dimenticammo le rose”): “quel viaggio” che “chiamavamo amore” è rimasto incompiuto.

RAINER MARIA RILKE
 
Ti vedo, rosa, libro socchiuso
che contiene tante pagine
di felicità compiuta
che nessuno leggerà mai. Libro-mago
 
che si apre al vento e che può essere letto
a occhi chiusi…,
da cui le farfalle fuggono confuse
per aver avuto le medesime idee.
 
(traduzione di Fabrizio Bregoli)

[…]

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Poesia a confronto: L’era dell’atomo

Ottavo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia”.

Il tema affrontato oggi è L’era dell’atomo, con il confronto fra poesie di Zanzotto, Hikmet, Quasimodo.

La possibilità per l’uomo contemporaneo di dominare la forza dell’atomo e controllarla per i più diversi scopi, a partire dall’impiego bellico, è sicuramente una delle acquisizioni tecnologiche che maggiormente hanno inciso sulla nostra civiltà, mettendola in discussione alla radice per la potenziale capacità dell’arma atomica di porre fine a questa stessa civiltà. Anche la poesia non poteva quindi esimersi dal trattare questo tema: qui troviamo tre prospettive diverse di lettura.

Nel capolavoro di Zanzotto ci si concentra sull’uomo, su Eatherly, il pilota incaricato, inconsapevole degli effetti che si sarebbero avuti, di sganciare la prima bomba atomica su Hiroshima. Il dramma personale è specchio del dramma collettivo, della nevrosi (“anancasma”) dell’umanità che ambisce alla distruzione (“morte scolice, morte zecca”), simboleggiata in tutto il suo trauma dall’efficace immagine dello “scricchiolio / dal coccige all’occipite”. […]

ANDREA ZANZOTTO
(Da IX Ecloghe – Mondadori – Il Tornasole, 1962)
 
EATHERLY
 
Coi tuoi grumi infantili, la tua nonvolenza,
coi tuoi pensieri pronti all’anancasma,
primo ti sei trovato
dove ci si fa scricchiolio
dal coccige all’occipite.
Superstite, guardi l’umano
(tu, pattern confuso, anticipazione
o paleontologia non terrestre,
tu caso ormai da trattati
non più terrestri)
superstite, sempre,
c’è sempre ancora una scheggia di te.

[…]

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Poesia a confronto: Dolci

Settimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia”.

Il tema affrontato oggi è Dolci, con il confronto fra poesie di Gozzano, Paley, Carver.

[…] In Gozzano la passione per le belle “signore” da corteggiare trova il proprio luogo ideale nelle “confetterie”, dove “paste”, “crema”, “giulebbe”, “sciroppo”, “cioccolatte” sono per le signore una tentazione irresistibile che le spinge ad abbandonare un’etichetta troppo rigida e a mostrarsi in atteggiamenti vezzosamente sensuali e divertiti, tornando “bambine”. Come si fa a non amarle tutte? A resistere alla tentazione di un bacio rubato? […]

Può una torta sostituirsi a una poesia? Grace Paley ne è certa. D’altronde se la parola poesia deriva dal verbo greco “poiein” che significa “fare, costruire” nell’accezione concreta e manuale del termine, mettere mano agli ingredienti e lavorarli per farne una torta ha una significativa consonanza. Il vantaggio è che una torta è sempre nella “stesura definitiva”, non comporta tutta la fatica di versioni e revisioni tipiche di una poesia; è pronta a essere mangiata. […]

[…]

MIA FIGLIA E LA TORTA DI MELE

(di Raymond Carver)
 
Me ne serve una fetta sfornata
da pochi minuti. Un po’ di vapore esce
dalle fessure in superficie. Zucchero e spezie –
cannella – bruciacchiate sulla crosta.
Ma lei porta questi occhiali scuri
qui in cucina, e alle dieci
del mattino – tutto va splendidamente –
mentre mi guarda staccare
una fetta, portarla alla bocca,
e soffiarci su. La cucina di mia figlia
in inverno. Ci infilo la forchetta
e mi dico che devo starne fuori.
Dice che lo ama. Niente
di peggio.
 
traduzione di Fabrizio Bregoli

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Torta ideata e realizzata da Cristian Mazzitelli
(Foto su concessione di Cristian Mazzitelli)

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Poesia a confronto: Upupe & Upupe

Sesto appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia”.

Il tema affrontato oggi è Upupe & Upupe, con il confronto fra poesie di Parini, Foscolo, Montale.

A tutti è nota la celebre fotografia in cui Montale e un’upupa impagliata, messi di profilo, si scrutano quasi a volersi confrontare, reciprocamente esplorare e indagare.

La poesia di Montale sull’upupa è di molti anni prima, inclusa nel suo primo lavoro “Ossi di seppia”, e vuole essere una sorta di atto di difesa di questo uccello, nella tradizione letteraria associato ad atmosfere gotiche e inquietanti, ribattezzato da Montale “ilare uccello calunniato dai poeti”, e ancora ironicamente “finto gallo”, “aligero folletto”, “nunzio primaverile”: quasi un’apparizione salvifica che consente di arrestare la mola divoratrice del tempo, consegnare un attimo precario di “felicità raggiunta”, vissuto inconsapevolmente nella sua pienezza.

Montale canzona così gran parte della tradizione che lo precede a partire dal Foscolo di “Dei sepolcri” in cui l’upupa appare come uccello malefico che si aggira fra le tombe dimenticate, quasi a contrastare quel poco di pietà che vuole loro riservare la luna con i suoi raggi […]

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Zhao Mengfu, Hoopoe on Bamboo, Shanghai Museum.
Immagine tratta da Wikipedia
https://it.wikipedia.org/wiki/Upupa_epops#/media/File:10_ZhaoMengfu-_Hoopoe_on_Bamboo._Shanghai_mus..jpg

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Poesia a confronto: Elettrodomestici

Quinto appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia”.

Il tema affrontato oggi è Elettrodomestici, con il confronto fra tre poesie rispettivamente di D’Elia, Magrelli, Oldani.

Gli elettrodomestici, divenuti sempre più elementi imprescindibili della casa, hanno spopolato a partire dagli anni del boom economico fino a diventare oggi una sorta di “fauna tecnologica” che è parte integrante delle nostre vite, integrandosi con esse in modo sempre più pervasivo. Non sorprende quindi che la loro presenza sia sempre più rilevante in poesia, diventando essi stessi non solo elementi di corredo ma protagonisti della poesia stessa.

Nella poesia di D’Elia assistiamo a un vero e proprio inno all’impoetico: la varietà di suoni e timbri che originano dagli elettrodomestici diventa esso stesso indizio delle vite, loro traccia sotterranea che ne svela “l’irritante e il cordiale”, che culmina con l’apparizione, discreta e misteriosa, di quella “fiammella” azzurrognola del boiler che prende la forma di “fiamma votiva”, quasi a ricordarci chi siamo.

[…]

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Immagine tratta da Wikipedia
https://it.wikipedia.org/wiki/Frigorifero#/media/File:Thinktank_Birmingham_-_object_1978S03348(1).jpg
(Uno dei primi frigoriferi con scambiatore di calore cilindrico in cima. Attualmente collocato nella collezione Thinktank, Birmingham Science Museum)

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