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Poesia a confronto: Elettrodomestici

Quinto appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia”.

Il tema affrontato oggi è Elettrodomestici, con il confronto fra tre poesie rispettivamente di D’Elia, Magrelli, Oldani.

Gli elettrodomestici, divenuti sempre più elementi imprescindibili della casa, hanno spopolato a partire dagli anni del boom economico fino a diventare oggi una sorta di “fauna tecnologica” che è parte integrante delle nostre vite, integrandosi con esse in modo sempre più pervasivo. Non sorprende quindi che la loro presenza sia sempre più rilevante in poesia, diventando essi stessi non solo elementi di corredo ma protagonisti della poesia stessa.

Nella poesia di D’Elia assistiamo a un vero e proprio inno all’impoetico: la varietà di suoni e timbri che originano dagli elettrodomestici diventa esso stesso indizio delle vite, loro traccia sotterranea che ne svela “l’irritante e il cordiale”, che culmina con l’apparizione, discreta e misteriosa, di quella “fiammella” azzurrognola del boiler che prende la forma di “fiamma votiva”, quasi a ricordarci chi siamo.

[…]

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Immagine tratta da Wikipedia
https://it.wikipedia.org/wiki/Frigorifero#/media/File:Thinktank_Birmingham_-_object_1978S03348(1).jpg
(Uno dei primi frigoriferi con scambiatore di calore cilindrico in cima. Attualmente collocato nella collezione Thinktank, Birmingham Science Museum)

L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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Poesia a confronto: Poeti vs. Critici

Quarto appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia”.

Il tema affrontato è poesia e critica, con alcuni scambi in versi al vetriolo fra Foscolo e Monti, De Amicis e Carducci, Pasolini e Gerola, Fortini e Bo, e una nota polemica di Coleridge.

“Fra poesia e critica esiste un indispensabile rapporto dialettico che consente agli autori di prendere maggiore consapevolezza della propria scrittura, valutare il suo indirizzo, il suo rapporto con la contemporaneità. Non di rado tale dialettica può diventare conflittuale, soprattutto quando la critica non viene reputata dall’autore appropriata al suo lavoro, ingiustamente negativa.

Ricordiamo un aforisma caustico di S.T. Coleridge in merito: “I critici sono spesso persone che avrebbero voluto essere poeti, storici, biografi ecc., se avessero potuto; hanno messo alla prova il loro talento nell’una o nell’altra cosa, e non hanno avuto successo; perciò si sono dati alla critica”. Appunto al tema poesia-critica è dedicato il confronto di oggi.

Lo scontro fra visioni poetiche contrapposte diventa vivace scambio al vetriolo fra Foscolo e Monti. Il primo dileggia Monti per aver tradotto l’Iliade senza conoscere il greco classico, accusandolo di traduzione di “seconda mano” con lo splendido epiteto “traduttor de’ traduttori”; Monti risponde ancora più caustico, colpendo Foscolo sul personale, attribuendogli un’inautenticità tale da averlo spinto a cambiare il suo nome vero (quel “ser Nicoletto”, così sprezzantemente ironico, in Ugo) e in aggiunta di essere sempre in cerca di raccattare denaro, essendo nota la sua passione per il gioco.” […]

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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Poesia a confronto: Epigrammi d'amore

Terzo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia”.

Il tema affrontato è l’epigramma d’amore, nella poesia di quattro grandi autori: Catullo, Penna, Caproni, Lamarque.

“Per quanto Rilke suggerisse nella sua “Lettera a un giovane poeta” che fosse bene non scrivere poesie d’amore, perché il genere era già stato largamente abusato, è stato possibile a molti autori contemporanei, anche grazie al ricorso all’epigramma con la sua causticità, dare nuova linfa a questa tematica così rischiosa, in cui è facile cadere nel sentimentale o nello scontato.

Nel celeberrimo epigramma di Catullo tutto si gioca sul contrasto ossimorico fra “odi” e “amo”, a sottolineare la volubilità del sentimento provato per la sua Lesbia, dramma psicologico di cui non è possibile risalire alla ragione, ma semplicemente dichiarare, esporre nella sua evidenza (“sentio”) e esperire come trauma lacerante (“excrucior” che ha nella sua radice “crux”: croce, ossia il supplizio usato nell’antica Roma per i condannati a morte)… “

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Poesia a confronto: La figura della madre

Secondo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia”.

Il tema affrontato è la figura della madre, nella poesia dei tre grandi del Novecento italiano: Ungaretti, Quasimodo, Montale.

“Dedicare una poesia alla madre è uno dei temi più presenti nella letteratura di tutte le epoche. Consideriamo in questo caso come il tema è stato sviluppato da tre tra i maggiori maestri della letteratura del ‘900. Sono testi tra i più antologizzati e quindi, quasi certamente, ben noti al lettore.

In Ungaretti il tema viene affrontato con una compostezza classica, sottolineata dal ricorso al metro della tradizione (endecasillabi e settenari), dalla rigida selezione del lessico secondo un’impostazione purista, dall’ammiccamento alla forma chiusa del sonetto, pur con violazioni. Ne esce un’immagine quasi scultorea, michelangiolesca verrebbe da dire, della madre come tramite fra il figlio e Dio per ottenergli il perdono, nella prospettiva di quel ricongiungimento auspicato nella fede di una vita ultraterrena.” […]

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Ungaretti negli anni del servizio militare – Foto Pubblica tratta da
https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Ungaretti#/media/File:Ungaretti_Giovane.jpg

L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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"Poesia a confronto": La nuova rubrica di "Laboratori Poesia"

Si inaugura oggi una nuova rubrica sul blog “Laboratori Poesia” a cura di Fabrizio Bregoli: POESIA A CONFRONTO, analisi comparativa di testi poetici della tradizione italiana e straniera con un tema comune.

In questo primo appuntamento il tema del confronto è:

La perdita del fratello.

Testi di Catullo, Foscolo, Carducci, Brecht, Pasolini

http://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-la-perdita-del-fratello/

Da Catullo:

CI.
 
Per molti mari, tra molte genti sempre vagando
giungo qui, fratello, per questo rito funebre
per offrirti in voto il saluto estremo
e parlare invano alle tue ceneri mute
perché la sorte mi ha sottratto te, proprio te,
fratello sfortunato, rapito a me ingiustamente,
ora, tuttavia, queste offerte che ti porto, secondo l’antica
tradizione degli avi, in triste dono cerimoniale,
accettale, cosparse di molto pianto fraterno
e per sempre, fratello, riposa in pace. E addio.
 
(traduzione di Fabrizio Bregoli)

Di I, Sailko, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3620662

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