Case sepolte di Pietro Romano (I Quaderni del Bardo, 2020)

Pietro Romano, autore della nuova generazione nata negli anni ’90, con una formazione letteraria matura e consapevole, propone nel suo nuovo libro una poesia in prosa (non abbiamo mai amato il termine prosa poetica che ci appare riduttivo, se non addirittura fuorviante) caratterizzata da una dizione profonda e misteriosa; è come se l’autore ci ponesse in continuazione delle domande, anche quando la forma aforistica di molti testi sembra avere, in apparenza, una cifra sentenziosa, sapienziale.

La poesia di Pietro Romano è allora una poesia dell’investigazione e del dubbio, una poesia che si interroga sulle questioni esistenziali fondamentali, senza mai però ostentarlo con saccenza, affidandosi alla parola come strumento di conoscenza, con tutti i suoi sottintesi e significati nascosti, con il mistero che naturalmente la pervade. Si rimane spesso spiazzati da queste brevi sentenze, dalla successione di ipotesi e di alternative proposte, proiettati in orizzonti di senso che sembrano in continuazione convocarsi a raccolta, cercare una sintesi, senza mai trovarla se non nel mondo interiore di chi legge.

Le case, a cui si fa riferimento nel titolo, perdono allora il loro ruolo consueto di luogo dell’accoglienza, della familiarità e della sicurezza domestica, ma diventano appunto territori inesplorati, ambienti contraddittori e sommersi, terra di mezzo da attraversare con chiavi di senso che vanno appunto dissepolte, restituite alla luce che solo la parola può dare loro.

Il lettore è chiamato a un percorso di disvelamento interiore, tutt’altro che rassicurante, come se ogni testo aprisse in questa casa poetica una nuova porta che si affaccia a sua volta su altre case, altre regioni da esplorare in un susseguirsi e intricarsi di instradamenti e di smarrimenti.

Un libro da cui farsi attraversare, da vivere pagina dopo pagina, che consigliamo calorosamente di leggere.

Del libro è disponibile un’interessante nota di lettura su Laboratori Poesia a firma di Melania Panico.

Per leggere le recensioni ad altri libri: Recensioni a cura di Fabrizio Bregoli

Pubblicato da Fabrizio Bregoli

Fabrizio Bregoli, nato nel bresciano, risiede da vent’anni in Brianza. Laureato con lode in Ingegneria Elettronica, lavora nel settore delle telecomunicazioni. Ha pubblicato le raccolte di poesia: “Cronache provvisorie (VJ, 2015), “Il senso della neve” (puntoacapo, 2016), “Zero al quoto” (puntoacapo, 2018), “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019). Ha inoltre realizzato per i tipi di Pulcinoelefante il libriccino d’arte “Grandi poeti” (2012) e per la collana Fiori di Torchio la plaquette “Onora il padre” (Serégn de la memoria, 2019). Sue opere sono incluse in “Lezioni di Poesia” (Arcipelago, 2015) a cura di Tomaso Kemeny e in “iPoet Lunario in Versi 2018” (Lietocolle, 2018), sulle riviste “Il Segnale”, “Atelier”, “Alla Bottega”, “Le voci della luna”, “Il Foglio Clandestino”, “Frequenze poetiche” e in numerose antologie e blog di poesia. È fra gli autori aderenti e censiti sul sito Italian Poetry, nato per la diffusione della poesia italiana nel mondo. Gli sono stati assegnati numerosi premi fra i quali: per la poesia inedita, i Premi “San Domenichino”, “Il Giardino di Babuk”, “Giovanni Descalzo”, “Dante d’Oro” dell’Università Bocconi di Milano, il “Premio della Stampa” al Città di Acqui Terme; per la poesia edita i Premi “Guido Gozzano”, “Rodolfo Valentino”, “Città di Umbertide” e il “Premio Letterario Internazionale Indipendente”. È stato inoltre finalista ai Premi Caput Gauri, Lorenzo Montano e Bologna in Lettere. Sulla sua poesia hanno scritto Tomaso Kemeny, Giuseppe Conte, Ivan Fedeli, Mauro Ferrari, Piero Marelli, Vincenzo Guarracino, Corrado Bagnoli, Sebastiano Aglieco, Paolo Gera, Sergio Gallo, Stefano Vitale, Eleonora Rimolo, Pierangela Rossi, Enea Roversi, e molti altri. Collabora come recensore con il sito “Larecherche.it”, con la pagina Facebook “Poeti Oggi” e fa parte della redazione di Laboratori Poesia per cui cura la rubrica “Poesia a confronto”.

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