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Intervista su “L’Estroverso”

Scrive Grazia Calanna: quest’oggi su L’Estroverso ho il piacere di intervistare Fabrizio Bregoli che ringrazio per l’intensità delle sue risposte, “parole luminose” che sollecitano e schiudono ulteriori riflessioni.

“La poesia cambia come noi cambiamo. In questo senso si potrebbe dire che si scrive un’unica poesia per tutta una vita”

Ecco il testo integrale dell’intervista con una selezione di poesie da “Zero al quoto” (puntoacapo, 2018)

https://www.lestroverso.it/fabrizio-bregoli-fare-poesia-significa-porsi-fuori-dallordine-costituito/amp/

Qual è il ricordo (o un aneddoto) legato alla tua prima poesia?
Ho composto i miei primi versi durante l’adolescenza; ricordo sia alcuni versi che erano evidenti imitazioni degli autori che in quegli anni preferivo e che avevo conosciuto nello studio della letteratura italiana al liceo (in particolare Ungaretti e Quasimodo) sia versi di tipo parodistico, come una sorta di poemetto epico (la mia “La Secchia smarrita” adattata ai tempi) che aveva come personaggi alcune persone da me conosciute e frequentate in quegli anni. Di questi versi non è rimasto nulla; li ho distrutti anni fa, senza alcun rammarico e soprattutto senza alcuna perdita per l’autore o i possibili (o sventurati?) lettori. Ne capivo infatti la totale irrilevanza, tranne il gioco che li aveva fatti nascere. Hanno lasciato però un certo gusto per la parola ricercata associato a una certa verve ironica (se non sarcastica), gusto che ancora ritrovo nei versi più recenti.

Continua su “L’Estroverso…”

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