Poesia a confronto: Fine Impero

Quarantacinquesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Fine Impero con il confronto fra poesie di Manzoni, Shelley, Smith, Verlaine, Kavafis.

Il sogno imperiale ha da sempre affascinato l’uomo nel corso dei secoli. L’impero è generalmente riferito a una autorità il cui potere viene esercitato, in forme spesso diverse, su un gruppo di popoli e territori caratterizzati dalla multiculturalità e dalla multietnicità. “L’impero è inoltre in genere caratterizzato da un’ideologia imperiale […] spesso connotata di caratteri di egemonismo ed universalità, sulla base della quale si modellano i meccanismi di controllo politico, sociale, religioso ed economico del gruppo dominante sui gruppi dominati.” (Wikipedia) È quindi chiaro che il declino e la successiva fine di un impero hanno sempre caratteri epocali, segnano la transizione fra equilibri culturali, sociali e geopolitici che vengono fortemente modificati, se non sconvolti. A questo tema, inteso nel senso storico e nel senso simbolico e metaforico, è dedicato il confronto di oggi.

[…]

Di un impero ancora più antico, quello di Ramses II, detto Ozymandias, celebre faraone d’Egitto, ci parla Shelley: nella sua poesia il senso di un declino ineluttabile che riguarda tutte le imprese dell’uomo trova un traslato nella scultura gigantesca di Ozymandias, ormai in rovina e dimenticata nella sabbia del deserto. La figura di Ozymandias resta tuttavia altera nella espressione corrucciata e di sfida che ancora emana dalla sua statua in rovina e assurge a monito per l’uomo contemporaneo.  Sembra quasi che sia il faraone a prendere la parola tramite l’iscrizione che riporta: “My name is Ozymandias, king of kings: / Look on my works, ye Mighty, and despair!”, richiamo minaccioso alle smanie di grandezza dell’uomo moderno, votate comunque al nulla.

La poesia di Shelley nasce anche come “sfida letteraria” con il suo amico Horace Smith a partire da un riferimento comune riconducibile a Diodoro Siculo. Anche Smith si cimenta nel suo sonetto sullo stesso tema: l’interessante variante proposta da Smith immagina un futuro lontano in cui sarà Londra a essere ridotta a landa desolata dove sarà un uomo del futuro (un cacciatore), rinvenendo le nostre rovine colossali, a chiedersi notizia della nostra civiltà contemporanea, a interrogarsi sulla sua scomparsa.

[…]

PERCY BISSHE SHELLEY

(Dalla rivista letteraria “Examiner” – 1818)

OZYMANDIAS

Incontrai un viandante di una terra antica

che mi disse: Due immense gambe di pietra, senza tronco,

giacciono nel deserto. Vicino a loro, sulla sabbia,

giace mezzo sepolto un volto scheggiato, le cui labbra

corrucciate e rugose e un freddo sogghigno di comando

dicono che lo scultore comprese bene quelle passioni

che ancora durano, stampate su questi resti senza vita,

nella mano che le sfidò e nel cuore che le nutrì.

E sul piedistallo si leggono queste parole:

“Il mio nome è Ozymandias, re dei re:

ammirate le mie macerie, voi potenti, e disperate!”

Nient’altro resta. Attorno alla rovina

di quel relitto colossale, nuda e sconfinata,

la sabbia piatta e desolata si stende senza limiti.

(traduzione di Fabrizio Bregoli)

HORACE SMITH

(Dalla rivista letteraria “Examiner” –1818)

OZYMANDIAS

Su una stupenda gamba in granito, scoperta tutta sola nel deserto d’Egitto, con l’iscrizione riportata sotto

«Nel silenzio delle sabbie d’Egitto, tutta sola,

giace una gamba gigantesca, che scaglia lontano

la sola ombra che il deserto conosce:

“Sono il grande Ozymandias” dice la pietra,

“il Re dei Re; questa splendida città mostra

le meraviglie della mia mano”. La città è scomparsa,

nulla tranne questa gamba rimane a svelare

il luogo di questa Babilonia dimenticata.

Questo ci domandiamo, e un giorno un cacciatore qualunque

potrebbe meravigliarsi come noi, quando braccando il lupo

nella landa desolata che un tempo fu Londra,

trovando qualche rovina imponente si fermerà a chiedersi

quale stirpe potente ma cancellata dalla memoria

un tempo dimorò in quel luogo ora ridotto in polvere.

(traduzione di Fabrizio Bregoli)

Continua sul blog “Laboratori Poesia“:

http://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-fine-impero/

Photo by Arralyn on Pexels.com

L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

Per consultare l’elenco di tutte le uscite del martedì della rubrica Poesia a confronto accedere al link.

Pubblicato da Fabrizio Bregoli

Fabrizio Bregoli, nato nella bassa bresciana, risiede da vent’anni in Brianza. Laureato con lode in Ingegneria Elettronica, lavora nel settore delle telecomunicazioni. Ha pubblicato alcuni percorsi poetici fra cui “Cronache Provvisorie” (VJ Edizioni, 2015 – Finalista al Premio Caproni) e “Il senso della neve” (puntoacapo, 2016 - Premio Rodolfo Valentino 2016 e Premio Biennale di Poesia Campagnola 2017, Premio della Critica al Dino Campana 2017, Finalista ai Premio Gozzano, Merini, Caput Gauri). Il suo ultimo lavoro è "Zero al quoto" (puntoacapo, 2018) con prefazione di Vincenzo Guarracino. Sue opere sono incluse in Lezioni di Poesia (Arcipelago Itaca, 2015) di Tomaso Kemeny e in numerose altre antologie. Con il poemetto ENIAC è inoltre incluso in iPoet Lunario in versi (Lietocolle, 2018). Ha inoltre realizzato per i tipi di Pulcinoelefante la plaquette “Grandi poeti” (2012). Partecipa a letture poetiche, dibattiti culturali e blog di poesia. Ha preso parte ad alcuni eventi di azione poetica mito-modernista e alcune sue poesie sono state esposte congiuntamente a opere pittoriche in eventi organizzati dall’associazione Civico32 a Bologna. Ha conseguito numerosi riconoscimenti per la poesia inedita, fra i quali gli sono stati assegnati i Premi San Domenichino, Marietta Baderna, Lino Molinario, Daniela Cairoli, Giovanni Descalzo, Luciano Nicolis, Piemonte Letteratura, Terre di Liguria, Il Giardino di Babuk, il Premio “Dante d’Oro” dell’Università Bocconi di Milano, il Premio della Stampa al Città di Acqui Terme. Sulla sua poesia hanno scritto Tomaso Kemeny, Giuseppe Conte, Vincenzo Guarracino, Mauro Ferrari, Ivan Fedeli, Sergio Gallo, Sebastiano Aglieco, Paolo Gera, Eleonora Rimolo, Gian Piero Stefanoni, Laura Caccia, Pierangela Rossi, Enea Roversi, Antonella Pierangeli.

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