Su “Polveri nell’ombra” di Antonio Spagnuolo (Oèdipus Edizioni – 2019)

Antonio Spagnuolo non ha certo bisogno di presentazioni, essendo un autore che ha alle spalle numerose raccolte di poesia pubblicate a partire dagli anni ’70 con una presenza ininterrotta sulla scena poetica che dura fino a oggi, oltre a essere attivo nella promozione culturale di eventi e concorsi di poesia, curatore del blog Poetrydream, iniziatore di riviste e di collane di poesia, poeta recensito e studiato da autori e da critici di indiscussa caratura.

Il suo entusiasmo nella scrittura continua a essere vivo e proficuo, tanto da offrirci una nuova opera che si distingue per la forza espressiva e la perizia tecnica della versificazione, chiamando a raccolta tutta l’esperienza e le conoscenze maturate nel corso degli anni. La sua poesia, soprattutto in questo volume, sembra essere perennemente sospesa fra memoria e sogno, entrambi manifestazioni o emanazioni – in definitiva – dell’inconscio, dato che anche il ricordo è frutto di una rielaborazione trasfigurata da parte della mente che ricostruisce il passato a sua misura, ibridandolo e conferendogli forma nuova, “nei recessi oscuri della nostra coscienza” come dice l’autore (tutte le citazioni da qui in poi sono tratte dal volume in esame).

In questa poesia della tarda età, in cui il tempo dei bilanci si impone naturalmente e in cui “sono frammenti di scritture anche le rughe”, il tema fondamentale della raccolta è il confronto con la perdita, sia degli amici sia della persona amata, tuttavia rievocata con calda sensualità, immagini vivide e carnali che sono ricche di passione e di trasporto pur nella “vecchia illusione dei capelli / imbiancati dal tempo in solitudine”. La poesia allora diventa disperato tentativo di trattenere a sé la vita, in tutte le sue evidenze esperite, sottrarla in qualunque modo a “gli spazi profondi del bisturi”: ed è proprio la trasfigurazione onirica, in bilico fra fantasia e incubo, la strada intrapresa dall’autore per ricomporre “realtà fuori dal mondo”, le uniche che ancora possono sopravvivere. “Ora intreccio stupori inutilmente / nella viscida bolla delle assenze” (ibidem, p.21).

Partendo dalla consapevolezza delle “polveri nell’ombra” (la prima sezione) che sole restano a testimoniare le vite e passando attraverso la necessità di “svestire le memorie” (la seconda sezione), ossia spogliarle degli inganni e dalle vertigini per trattenere le illusioni buone che soccorrono nel cammino, si approda alla forma di un “nuovo registro” (l’ultima sezione del libro) che, oltre a essere una esplicita dichiarazione di poetica che allude al ricorso di una poesia in prosa come alternativa ulteriore a rappresentare “per verba” la perdita, segna la resa dei conti di un autore che, pur consapevole che ogni vita è un “comodato gratuito” di “ossa e carne”, tuttavia non rinuncia alla volontà di aggrapparvisi. Non resta che inseguire l’assurdo (e in fondo non si occupa di questo la poesia?), “ad attendere solo che geli la tregua delle impronte”. In questa sezione mutuando tutta la pregnanza simbolica e mitica della figura di Belfagor, l’autore si confronta in modo definitivo con i suoi fantasmi, scrivendo versi come in un “digitare indiavolato”, in una solitudine ogni giorno sempre più imposta e subita, circondata dalle scomparse di chi si ama: “”ed ogni bara è un segreto che non posso rivelare”.

Opera complessa e articolata, questa di Antonio Spagnuolo, fortemente coesa e ricca di capacità creativa e inventiva, con una costruzione metaforica densa senza inutili derive orfiche o tentazioni surrealistiche, una padronanza metrica e ritmica indiscutibili: una dizione in sostanza misurata, ma energica nella voce e nel tono, il che dimostra come l’autore sappia offrire una poesia intrigante, attuale.

Alive and kicking, si direbbe alla maniera dei Simple Minds.

Per una selezione di poesie dal libro si acceda al link seguente sul blog Poetarum Silva.

Buona lettura!

Pubblicato da Fabrizio Bregoli

Fabrizio Bregoli, nato nella bassa bresciana, risiede da vent’anni in Brianza. Laureato con lode in Ingegneria Elettronica, lavora nel settore delle telecomunicazioni. Ha pubblicato alcuni percorsi poetici fra cui “Cronache Provvisorie” (VJ Edizioni, 2015 – Finalista al Premio Caproni) e “Il senso della neve” (puntoacapo, 2016 - Premio Rodolfo Valentino 2016 e Premio Biennale di Poesia Campagnola 2017, Premio della Critica al Dino Campana 2017, Finalista ai Premio Gozzano, Merini, Caput Gauri). Il suo ultimo lavoro è "Zero al quoto" (puntoacapo, 2018) con prefazione di Vincenzo Guarracino. Sue opere sono incluse in Lezioni di Poesia (Arcipelago Itaca, 2015) di Tomaso Kemeny e in numerose altre antologie. Con il poemetto ENIAC è inoltre incluso in iPoet Lunario in versi (Lietocolle, 2018). Ha inoltre realizzato per i tipi di Pulcinoelefante la plaquette “Grandi poeti” (2012). Partecipa a letture poetiche, dibattiti culturali e blog di poesia. Ha preso parte ad alcuni eventi di azione poetica mito-modernista e alcune sue poesie sono state esposte congiuntamente a opere pittoriche in eventi organizzati dall’associazione Civico32 a Bologna. Ha conseguito numerosi riconoscimenti per la poesia inedita, fra i quali gli sono stati assegnati i Premi San Domenichino, Marietta Baderna, Lino Molinario, Daniela Cairoli, Giovanni Descalzo, Luciano Nicolis, Piemonte Letteratura, Terre di Liguria, Il Giardino di Babuk, il Premio “Dante d’Oro” dell’Università Bocconi di Milano, il Premio della Stampa al Città di Acqui Terme. Sulla sua poesia hanno scritto Tomaso Kemeny, Giuseppe Conte, Vincenzo Guarracino, Mauro Ferrari, Ivan Fedeli, Sergio Gallo, Sebastiano Aglieco, Paolo Gera, Eleonora Rimolo, Gian Piero Stefanoni, Laura Caccia, Pierangela Rossi, Enea Roversi, Antonella Pierangeli.

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