“Briscoe Hall” di Giuliano Brenna

Briscoe Hall (Virginia Edizioni, 2020) è il titolo dell’ultimo romanzo di Giuliano Brenna, che ci prende per mano per condurci in una storia ambientata durante l’età vittoriana, nelle campagne del Dorset, che vengono descritte e rappresentate a tratti vividi, realistici, permettendo al lettore di immergersi credibilmente in quei luoghi, in quei tempi caratterizzati dall’affermazione di un puritanesimo intransigente, ma sostanzialmente ipocrita e di facciata, che viene anch’esso bene stigmatizzato nel romanzo.

Come precisa lo stesso autore – in un’intervista rilasciata sul sito de “Larecherche.it” di cui è ideatore, insieme a Roberto Maggiani – il romanzo mette in risalto una serie di “elementi vitali” che appartengono alla vita di ciascuno di noi – che può quindi rispecchiarsi nel personaggio del romanzo a cui si sente più affine per identità o per indole – elementi vitali che spesso non rientrano nella logica della narrazione convenzionale o generalista, per finta pudicizia o per pregiudizio, mali certo dell’età vittoriana ma da cui non può dirsi totalmente esente nemmeno il nostro tempo.

Immagine tratta da Larecherche.it
https://www.larecherche.it/testo.asp?Id=2304&Tabella=Eventi

Il romanzo, che mantiene un intreccio e una costruzione narrativa tutto sommato tradizionale, e comunque non sperimentale, punta tutto sul racconto, sulla descrizione, sulla caratterizzazione dei personaggi e soprattutto ha come componente fondamentale l’erotismo, che viene rappresentato a tutto tondo, senza finti riserbi o inutili pruderie: ne emerge, come è corretto che sia, un’idea dell’erotismo come componente naturale e autentica dell’uomo che, come avviene per i personaggi del romanzo, la vive, a seconda dei casi, mosso dal desiderio, dalla passione, dalla pulsione istintuale, dall’opportunità che l’occasione sa offrire, che le circostanze della vita richiedono o impongono. Giuliano Brenna riesce bene nell’intento con descrizioni molto realistiche, senza però indulgere inutilmente nel dettaglio piccante o osceno, ma sempre con una misura, che gli evita il rischio ancora più deleterio di cadere o nell’effetto Harmony o nel comico involontario.

L’erotismo è anche la linea di demarcazione che separa i giovani protagonisti della vicenda (in particolare Briscoe e Liam, di professione stallieri, ma anche l’algido Fillmore, il maniscalco Toby, Darryl) – che appartengono alle classi sociali più umili, e che vivono il loro desiderio come assoluto esercizio di libertà e ricerca della propria identità – dagli appartenenti alla nobiltà terriera di campagna (il conte, la contessa, i loro parenti e amici) che invece usano il sesso come strumento di affermazione del proprio potere, sfruttando gli altri, espediente per risolvere problemi finanziari, se non per uscire da una noia sempre più piatta e opprimente; fa eccezione in questo quadro il giovane Clifton, che pur essendo nobile, sceglie la strada dell’autodeterminazione rompendo gli schemi costituiti, accettando senza remore la sua identità sessuale – che è prima di tutto affermazione della personalità tout court – per rinunciare alla facile strada di un matrimonio di facciata, per vivere invece con chi davvero ama, aldilà di qualunque pregiudizio e conseguenza anche pericolosa (non dimentichiamo che l’omosessualità è reato in Inghilterra fino al 1967 e in Scozia e Ulster addirittura fino al 1981 e 1982): coraggio questo in cui non riesce William, il mugnaio primo amore adolescenziale di Briscoe, che invece sceglie l’infelicità di una pseudo-vita convenzionale, simil-borghese.

Il romanzo vanta un intreccio sicuramente interessante, raccontato con un buon ritmo e una padronanza del racconto, che consente quell’effetto di avvicinamento del lettore alla storia, che così lo coinvolge, per naturale mimesi, comunanza.

Una lettura, dunque, consigliatissima per chi voglia provare il gusto di un romanzo che appartiene senz’altro al genere della “letteratura d’evasione” (e di evasione abbiamo davvero bisogno in questi giorni di prigionia necessaria e responsabile), non dimenticando però che prima di tutto si tratta di letteratura, scrittura consapevole, ben costruita, che ci spinge tutti a riflettere su quanto ciascuno di noi abbia saputo davvero riconoscere e far avverare l’uomo che avrebbe voluto essere.

Pubblicato da Fabrizio Bregoli

Fabrizio Bregoli, nato nella bassa bresciana, risiede da vent’anni in Brianza. Laureato con lode in Ingegneria Elettronica, lavora nel settore delle telecomunicazioni. Ha pubblicato alcuni percorsi poetici fra cui “Cronache Provvisorie” (VJ Edizioni, 2015 – Finalista al Premio Caproni) e “Il senso della neve” (puntoacapo, 2016 - Premio Rodolfo Valentino 2016 e Premio Biennale di Poesia Campagnola 2017, Premio della Critica al Dino Campana 2017, Finalista ai Premio Gozzano, Merini, Caput Gauri). Il suo ultimo lavoro è "Zero al quoto" (puntoacapo, 2018) con prefazione di Vincenzo Guarracino. Sue opere sono incluse in Lezioni di Poesia (Arcipelago Itaca, 2015) di Tomaso Kemeny e in numerose altre antologie. Con il poemetto ENIAC è inoltre incluso in iPoet Lunario in versi (Lietocolle, 2018). Ha inoltre realizzato per i tipi di Pulcinoelefante la plaquette “Grandi poeti” (2012). Partecipa a letture poetiche, dibattiti culturali e blog di poesia. Ha preso parte ad alcuni eventi di azione poetica mito-modernista e alcune sue poesie sono state esposte congiuntamente a opere pittoriche in eventi organizzati dall’associazione Civico32 a Bologna. Ha conseguito numerosi riconoscimenti per la poesia inedita, fra i quali gli sono stati assegnati i Premi San Domenichino, Marietta Baderna, Lino Molinario, Daniela Cairoli, Giovanni Descalzo, Luciano Nicolis, Piemonte Letteratura, Terre di Liguria, Il Giardino di Babuk, il Premio “Dante d’Oro” dell’Università Bocconi di Milano, il Premio della Stampa al Città di Acqui Terme. Sulla sua poesia hanno scritto Tomaso Kemeny, Giuseppe Conte, Vincenzo Guarracino, Mauro Ferrari, Ivan Fedeli, Sergio Gallo, Sebastiano Aglieco, Paolo Gera, Eleonora Rimolo, Gian Piero Stefanoni, Laura Caccia, Pierangela Rossi, Enea Roversi, Antonella Pierangeli.

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