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Poesia a confronto: Cimiteri

Cinquantottesimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia“.

Il tema affrontato oggi è Cimiteri con il confronto fra poesie di Gray, Masters, Valéry, Pusterla.

Luogo preposto al culto dei defunti, il cimitero ha da sempre una forte valenza simbolica: è un luogo sacro che preserva la memoria di chi fu, permette il colloquio ininterrotto fra i vivi e i loro cari defunti, invita alla raccolta interiore e alla riflessione sul senso della vita.

Una pietra miliare della poesia cimiteriale è la nota “Elegia scritta in un cimitero di campagna” di Thomas Gray di cui riportiamo le quartine iniziali. L’incipit propone una tipica ambientazione gotica, descritta con dovizia di particolari e attenzione al dettaglio, finalizzata a introdurre il soggetto della composizione: il cimitero di campagna appunto. La novità, bene evidenziata dall’autore, è che qui si celebrano le vite di persone semplici, dal destino oscuro, che non avevano certo mezzi per poter edificare monumenti funerari di rilievo, ma solo semplici tombe che raccolgono i loro resti; a loro è dedicata l’elegia. Nella poesia colpisce la sensibilità con cui sono rievocati gli affetti domestici che furono, tutti rappresentati nella loro umile verità, nella autenticità che li contraddistingue.

Un cimitero sulla collina è invece il luogo in cui sono ospitati i defunti di Spoon River, a cui è interamente dedicata l’antologia di Masters che tanto successo ebbe alla sua pubblicazione e ancora oggi mantiene inalterato il suo fascino. A caratterizzare il libro è l’espediente di dare voce in prima persona ai singoli defunti che raccontano le proprie vite in un intreccio di storie che si sovrappongono fra di loro, anche con numerose contraddizioni e punti di vista contrastanti fra i protagonisti delle stesse, creando una narrazione in versi composita e intrigante. Qui ascoltiamo Francis Turner che in pochissimi versi riassume la sua vita tutta condizionata dalla malattia e rischiarata da un unico avvenimento, dalla gioia dell’amore vissuto per un istante solo, appena prima di lasciare il mondo dei vivi.

[…]


THOMAS GRAY
 
From ELEGY WRITTEN IN A COUNTRY CHUCHYARD
(1751)
 
The curfew tolls the knell of parting day,
         The lowing herd wind slowly o’er the lea,
The plowman homeward plods his weary way,
         And leaves the world to darkness and to me.
 
Now fades the glimm’ring landscape on the sight,
         And all the air a solemn stillness holds,
Save where the beetle wheels his droning flight,
         And drowsy tinklings lull the distant folds;
 
Save that from yonder ivy-mantled tow’r
         The moping owl does to the moon complain
Of such, as wand’ring near her secret bow’r,
         Molest her ancient solitary reign.
 
Beneath those rugged elms, that yew-tree’s shade,
         Where heaves the turf in many a mould’ring heap,
Each in his narrow cell for ever laid,
         The rude forefathers of the hamlet sleep.
 
The breezy call of incense-breathing Morn,
         The swallow twitt’ring from the straw-built shed,
The cock’s shrill clarion, or the echoing horn,
         No more shall rouse them from their lowly bed.
 
For them no more the blazing hearth shall burn,
         Or busy housewife ply her evening care:
No children run to lisp their sire’s return,
         Or climb his knees the envied kiss to share.
 
Oft did the harvest to their sickle yield,
         Their furrow oft the stubborn glebe has broke;
How jocund did they drive their team afield!
         How bow’d the woods beneath their sturdy stroke!

[…]

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L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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