Su “L’ora di Pascoli” di Massimo Parolini (Fara Editore – 2020)

Su La Recherche.it, rivista letteraria libera e associazione culturale, è stata pubblicata la recensione a “L’ora di Pascoli” di Massimo Parolini (Fara Editore, 2020).

Scrivo nella nota di lettura:

La silloge “L’ora di Pascoli” di Massimo Parolini è in realtà un long poem deliberatamente articolato in una serie di brevi composizioni-frammenti che sviluppandosi e intersecandosi fra di loro generano un intreccio essenzialmente onirico che ha come protagonista la figura di Giovanni Pascoli. In effetti il poema è costruito partendo da rilevanti citazioni e prestiti da testi pascoliani che vengono interpolati e sviluppati da versi originali con la paternità di Parolini i quali entrano in punta di piedi, quasi come voce fuori campo o esegesi in versi delle composizioni pascoliane che restano il filo conduttore dominante: c’è una logica di servizio alla tradizione poetica che emerge con evidenza e che non è se non encomiabile, soprattutto in tempi come i nostri in cui il narcisismo poetico spesso tocca livelli imbarazzanti e autolesivi. Qui invece l’autore (Parolini) preferisce fungere da regista quasi in ombra, senza protagonismi confermati anche dallo spirito di collaborazione evidente da cui quest’opera letteraria nasce.

[…]

L’idea che sta alla base del poema è infatti la riunione del nido pascoliano, figura dominante della poesia di Zvanì, con una sorta di incantesimo o esperimento di viaggio nel tempo grazie al quale i membri della famiglia pascoliana, divisi dalla serie di eventi tragici e violenti ben noti che porterà molti di loro alla morte in giovane età, possono finalmente ricongiungersi sotto lo stesso tetto, attorno alla tavola imbandita che li accoglie finalmente uniti e pacificati, perché in definitiva “il sogno è l’infinita ombra del Vero”. […] Qui trovano casa tutti gli elementi distintivi e caratteristici del mondo pascoliano (dai versi onomatopeici degli uccelli alle ambientazioni appenniniche e montane, dal mito del desco a quello del focolare domestico, dal rito della tessitura a quello della buona cucina romagnola con i suoi passatelli in brodo, la presenza partecipe della natura in tutte le sue forme animali e vegetali) combinati in un gioco verbale di citazioni e di incastri, quasi di cortocircuiti semantici che consentono che tutto questo avvenga. Ma non c’è solo il Pascoli domestico e familiare, quello più noto agli studenti, come avviene per la naturale impostazione dei corsi di letteratura a scuola, sia essa la scuola primaria o superiore, ma c’è anche il Pascoli poeta cosmico, quello del “cupo vortice di mondi”, della “profondità dell’infinito abisso” che ci inghiotte, con i suoi versi che ci ricordano come l’uomo sia un’entità trascurabile, addirittura irrilevante, rispetto alla vastità dell’universo, alla moltitudine delle galassie, alle regole ignote che presiedono alla combinazione e ricombinazione degli atomi.

[…]

Da qui il monito finale, con cui si chiude il libro, di una sobrietà disarmante, ma lucida:

Sogniamo insieme.

Amiamoci. Non c’è altro

al mondo, Tutto il resto

è silenzio.

e, in contrappasso con Verlaine, pure lui molto amato da Pascoli, è proprio per questo che serve la letteratura (quella vera, non quella della falsa arte poetica).

Fabrizio Bregoli

La nota di lettura integrale e una selezione di testi sono disponibili su La Recherche

Buona lettura!

L’elenco di tutte le recensioni scritte da Fabrizio Bregoli è disponibile sulla pagina Le mie recensioni

Pubblicato da Fabrizio Bregoli

Fabrizio Bregoli, nato nella bassa bresciana, risiede da vent’anni in Brianza. Laureato con lode in Ingegneria Elettronica, lavora nel settore delle telecomunicazioni. Ha pubblicato alcuni percorsi poetici fra cui “Cronache Provvisorie” (VJ Edizioni, 2015 – Finalista al Premio Caproni) e “Il senso della neve” (puntoacapo, 2016 - Premio Rodolfo Valentino 2016 e Premio Biennale di Poesia Campagnola 2017, Premio della Critica al Dino Campana 2017, Finalista ai Premio Gozzano, Merini, Caput Gauri). Il suo ultimo lavoro è "Zero al quoto" (puntoacapo, 2018) con prefazione di Vincenzo Guarracino. Sue opere sono incluse in Lezioni di Poesia (Arcipelago Itaca, 2015) di Tomaso Kemeny e in numerose altre antologie. Con il poemetto ENIAC è inoltre incluso in iPoet Lunario in versi (Lietocolle, 2018). Ha inoltre realizzato per i tipi di Pulcinoelefante la plaquette “Grandi poeti” (2012). Partecipa a letture poetiche, dibattiti culturali e blog di poesia. Ha preso parte ad alcuni eventi di azione poetica mito-modernista e alcune sue poesie sono state esposte congiuntamente a opere pittoriche in eventi organizzati dall’associazione Civico32 a Bologna. Ha conseguito numerosi riconoscimenti per la poesia inedita, fra i quali gli sono stati assegnati i Premi San Domenichino, Marietta Baderna, Lino Molinario, Daniela Cairoli, Giovanni Descalzo, Luciano Nicolis, Piemonte Letteratura, Terre di Liguria, Il Giardino di Babuk, il Premio “Dante d’Oro” dell’Università Bocconi di Milano, il Premio della Stampa al Città di Acqui Terme. Sulla sua poesia hanno scritto Tomaso Kemeny, Giuseppe Conte, Vincenzo Guarracino, Mauro Ferrari, Ivan Fedeli, Sergio Gallo, Sebastiano Aglieco, Paolo Gera, Eleonora Rimolo, Gian Piero Stefanoni, Laura Caccia, Pierangela Rossi, Enea Roversi, Antonella Pierangeli.

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