Matteo Galluzzo su “Notizie da Patmos”

Matteo Galluzzo, con grande sensibilità e precisione impeccabile, ha scritto questa nota di lettura su “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019), che analizza la raccolta partendo dal concetto di “escaton” e ne trae importanti implicazioni che creano un fil rouge fra “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019) e il suo predecessore “Zero al quoto” (puntoacapo, 2018), dove la condizione nichilistica della società contemporanea ha cercato di farsi voce tramite la poesia (si legga la prefazione di Vincenzo Guarracino per un confronto).

La nota nasce come contributo critico alla presentazione di “Notizie da Patmos” che si è tenuta on-line sul canale di Residenze Poetiche il 01/10/2020

Gli siamo veramente grati per questa sua lettura così attenta e densa, che condividiamo con grande piacere.

“La poesia come escaton”.

Lo sguardo di Matteo Galluzzo su “Notizie da Patmos” (La Vita Felice) di Fabrizio Bregoli.

Secondo la tradizione cristiana Patmos è l’isola in cui l’apostolo Giovanni, ricevuta la rivelazione di Gesù, compose il libro dell’Apocalisse. Questa informazione apparentemente marginale ci consente di gettare uno sguardo sulla raccolta “Notizie da Patmos” di Fabrizio Bregoli, edita da La Vita Felice, andando a far frizionare le tematiche del libro con il contesto culturale in cui l’opera, come qualsiasi altra, si trova inevitabilmente situata.

Tuttavia, perché quanto accennato abbia un senso, dobbiamo allargare il concetto di Apocalisse oltre la specificità dell’ambito religioso. Per farlo ci rifaremo al testo “La fine del mondo” di Ernesto De Martino, in cui il filosofo napoletano analizza la crisi dei valori dell’occidente e del soggetto. Per De Martino la società contemporanea è minacciata da una tentazione apocalittica che, privata di qualsiasi escaton, non può che portare al nichilismo e all’autodistruzione. La crisi è il punto di partenza da cui Bregoli prende la parola, e può essere letta in filigrana ai dispositivi enunciativi con i quali l’autore presenta la sua opera:

“Ho sempre avuto il tarlo delle scienze esatte. Stechiometria, grammatica, calcolo differenziale, logica formale. E l’algebra. Soprattutto l’algebra.[…]

Algebra[…] che significa “unione”, “connessione”, ma anche “aggiustare”, “rimediare”. Le strutture algebriche […] rispondono all’idea di un’unione praticabile, per costruire universi misurabili. Docili.

Uno spazio nominabile. Finalmente nostro.Una paternità restituita.

L’algebra è, nel stesso atto costitutivo, anello di congiunzione. Arte della riparazione.

(Come la poesia).”

A un’apocalisse senza escaton di una società liquida, Bregoli oppone qui la duttilità delle strutture linguistiche (o algebriche) quali strumenti adatti a ordinare tanto il mondo, altrimenti destinato a sprofondare nel caos; quanto il soggetto sempre sottoposto a spinte di disgregazione psicologica.

È così che la poesia dell’autore diventa, senza roboanti atti enunciativi e partendo da una dimensione intima che tuttavia potrebbe essere quella di ognuno di noi, vera poesia civile; indicando attraverso il proprio farsi una possibilità di superamento della crisi del contemporaneo.

Si è parlato non a caso di duttilità in quanto la parola poetica dell’autore è ben lontana dall’atteggiamento di rigidità che il riferimento alle strutture algebriche potrebbe far pensare. La sua è al contrario una “parola scorticata”, “tutta detriti” di chi ha la consapevolezza che il punto di rottura non può essere evitato e che proprio da quella rottura è necessario ripartire per tentare di ricomporre il mondo e per ricomporsi in quanto soggetti. Un punto di rottura che sembra qui potersi identificare con la perdita del rapporto con l’alterità a cui la poesia può provare a porre rimedio proponendo soluzioni sempre provvisorie, imperfette e tuttavia possibili.

Matteo Galluzzo

(Tratta dalla pagina Facebook di Residenze Poetichepost del 30/09/2020).

Si può leggere una selezione di poesie tratte da “Notizie da Patmos” al link qui indicato.

Pubblicato da Fabrizio Bregoli

Fabrizio Bregoli, nato nella bassa bresciana, risiede da vent’anni in Brianza. Laureato con lode in Ingegneria Elettronica, lavora nel settore delle telecomunicazioni. Ha pubblicato alcuni percorsi poetici fra cui “Cronache Provvisorie” (VJ Edizioni, 2015 – Finalista al Premio Caproni) e “Il senso della neve” (puntoacapo, 2016 - Premio Rodolfo Valentino 2016 e Premio Biennale di Poesia Campagnola 2017, Premio della Critica al Dino Campana 2017, Finalista ai Premio Gozzano, Merini, Caput Gauri). Il suo ultimo lavoro è "Zero al quoto" (puntoacapo, 2018) con prefazione di Vincenzo Guarracino. Sue opere sono incluse in Lezioni di Poesia (Arcipelago Itaca, 2015) di Tomaso Kemeny e in numerose altre antologie. Con il poemetto ENIAC è inoltre incluso in iPoet Lunario in versi (Lietocolle, 2018). Ha inoltre realizzato per i tipi di Pulcinoelefante la plaquette “Grandi poeti” (2012). Partecipa a letture poetiche, dibattiti culturali e blog di poesia. Ha preso parte ad alcuni eventi di azione poetica mito-modernista e alcune sue poesie sono state esposte congiuntamente a opere pittoriche in eventi organizzati dall’associazione Civico32 a Bologna. Ha conseguito numerosi riconoscimenti per la poesia inedita, fra i quali gli sono stati assegnati i Premi San Domenichino, Marietta Baderna, Lino Molinario, Daniela Cairoli, Giovanni Descalzo, Luciano Nicolis, Piemonte Letteratura, Terre di Liguria, Il Giardino di Babuk, il Premio “Dante d’Oro” dell’Università Bocconi di Milano, il Premio della Stampa al Città di Acqui Terme. Sulla sua poesia hanno scritto Tomaso Kemeny, Giuseppe Conte, Vincenzo Guarracino, Mauro Ferrari, Ivan Fedeli, Sergio Gallo, Sebastiano Aglieco, Paolo Gera, Eleonora Rimolo, Gian Piero Stefanoni, Laura Caccia, Pierangela Rossi, Enea Roversi, Antonella Pierangeli.

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