Emanuele Spano legge “Centro storico”

Emanuele Spano legge “Centro storico” da “Zero al quoto”.

Lo ringrazio di cuore per queste sue considerazioni che contribuiscono a valorizzare significativamente questi versi, grazie alla sua perspicacia e attenzione di critico e lettore.

CENTRO STORICO

Quelle case, come un cilicio muto

tra moderne palazzine seriali

– queste coeve basiliche a minimo

consumo energetico, col massimo

encomiabile gradiente ergonomico –

quelle case tutte edera e silenzio

sono escrescenze avventizie su un cielo

troppo azzurro, che non le sa più accogliere.

E s’ergono come alberi in rovina

sul loro profilo d’ombra, un tempo

nidi di maggio, oggi aridi lavacri

dei loro specchi infranti, vuoti assiti

tra le loro ferite di mattoni

d’argilla arsa come un’epidemia

e mostrano le loro fronti scabre

gli occhi straziati da invadenti soli.

Hanno orme incavate, strenue assenze.

Resistono come ospiti sgraditi

ad un ricevimento, come panni

già strizzati da troppe mani. Corpi

nudi, illeso gheriglio di domani.

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