Il nuovo lavoro di Alessio Vailati è un libro corposo che prende spunto da una serie di foto vincitrici del Premio Pulitzer, punto di partenza per una riflessione ampia e intensa sul significato dell’uomo rapportato alla sua Storia, andando a costruire, per l’appunto, quella mappa del dolore di cui la Storia risulta costantemente e ineluttabilmente caratterizzata. Vailati si immerge nel male in tutte le sue propaggini, nella sua pervasività rizomatica, con la coscienza che, se la voce poetica non è in grado di cambiare la Storia, tuttavia, la sua denuncia che non sa scendere a compromessi, la sua azione di sensibilizzazione sul lettore, il suo dire asciutto e necessario non sono mai vani.
Si tratta di 30 quadri ecfrastici ciascuno dei quali composto da sette testi, per complessive 210 composizioni. In ogni quadro il primo testo è una sintesi relativa al soggetto fotografico preso a riferimento, con una forma fissa che prevede l’impiego di tre quartine di endecasillabi in rima alternata; i successivi sei testi, più liberi nella forma metrica con versi prevalentemente nell’intorno del settenario e rime o assonanze più irregolari, sono dettagli più analitici dello stesso soggetto, scandagliato da più punti di vista per approfondirne la portata, indagarne il messaggio.
La scelta monotematica e la rigida organizzazione strutturale sono indice di un disegno compatto e segnale di una maturità espressiva di cui l’autore sa dare prova; al tempo stesso il numero elevato dei testi, costretti nel numero e nella forma autoimposti, porta a esiti eterogenei. D’altronde è anche naturale che in un disegno così articolato e dal chiaro impatto poematico, alcuni testi assolvano al ruolo di raccordo o commento intertestuale all’interno dello specifico quadro ecfrastico. Vailati sa essere più convincente soprattutto quando, attento al sostrato profondo dell’oggetto della sua poesia, e sospendendo i vincoli rigidi della sua architettura, dà spazio a una maggiore espressività e icasticità delle immagini, più libere da costrizioni metriche o tentazioni sistematiche, ma affidandosi alla sua voce più autentica.
Il pregio di questo lavoro sta nella sua autentica vocazione etica, ossia nella volontà di smascherare tutte le crudeltà che derivano da ogni forma di sopraffazione e di discriminazione, così dure a morire come testimoniato dalle vicende che più direttamente ci riguardano come contemporanei. Rivolgersi al fatto storico più lontano (le foto datano dalla seconda guerra mondiali agli anni 10 del nostro secolo) non è quindi evasione dai più scottanti eventi dei giorni che viviamo, ma creazione di quella giusta distanza che può permettere di osservare in modo ancora più nitido e lucido il presente, senza cadere nel rischio della retorica, così facile a infiltrarsi. Vailati sa, con il suo linguaggio controllato e mai enfatico, conferire la giusta misura, senza per questo rinunciare a sapienti stoccate di cui la sua poesia sa servirsi; sa creare empatia senza cadere nel facile sentimentalismo.
Il lavoro si inserisce credibilmente nel catalogo del giovane editore “Il ramo e la foglia”, sempre sensibile ai temi dell’inclusione e della difesa dei diritti umani e civili, e costituisce un’ulteriore buona scelta per la sua differenziazione e valorizzazione nel contesto complesso e variegato dell’editoria di poesia contemporanea.

Per ulteriori informazioni sul libro si invita a consultare il sito dell’editore
