Cinque racconti da “Sonno giapponese” (Italic Pequod 2019) di Gabriele Galloni

Un bel libro, da leggere!

Poetarum Silva

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Non c’è molto da raccontare. Si dice che morì contemplando un piccolo Guttuso; poco più di uno schizzo appuntato a mano libera dall’amico lontano.
Aveva esaurito ogni possibile combinazione di parole all’interno di quel sistema crudele che è l’endecasillabo. Le parole da noi amate hanno un limite: sono poche. Il resto è brusio, massa fonica o grafica. E dall’inizio alla fine del sogno troppe volte rischiamo di comporre la stessa frase. Anzi lo stesso verso.
Prima di addormentarsi per sempre chiamò un suo caro amico. “Pronto?”
“Sono S. come stai?” “Ciao! Non c’è male. Tu?”
“Bene. Senti, stavo pensando una cosa…” “Dimmi tutto.” “Le parole di cosa sono fatte, secondo te?” “Di aria, se
parlate. Di inchiostro se scritte.”
“Meno aereo. Te lo dico io, di cosa sono fatte. Le parole sono fatte di lettere.” “Ok. E le lettere?”
“Di segni, chiaro. “Va bene; hai vinto.”
“No, che vinto…

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