“Notizie da Patmos” – Poesia della settimana sul sito “LaRecherche.it”

La Redazione del sito “LaRecherche.it” ospita una selezione di poesie tratte dalla mia ultima raccolta “Notizie da Patmos” edita da “La Vita Felice” (2019).

Ringrazio di cuore Roberto Maggiani e Giuliano Brenna per l’attenzione e per la scelta dei testi.

Buona lettura su “LaRecherche.it”

Screenshot dal sito “LaRecherche.it”

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Recensioni al libro

Dispacci dalla zona rossa (8): Derek Walcott

Versi di resistenza e di speranza dalla zona rossa…

LOVE AFTER LOVE

The time will come
when, with elation
you will greet yourself arriving
at your own door, in your own mirror
and each will smile at the other’s welcome,

and say, sit here. Eat.
You will love again the stranger who was your self.
Give wine. Give bread. Give back your heart
to itself, to the stranger who has loved you

all your life, whom you ignored
for another, who knows you by heart.
Take down the love letters from the bookshelf,

the photographs, the desperate notes,
peel your own image from the mirror.
Sit. Feast on your life.

AMORE DOPO AMORE

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro

e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,

le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

(Da Mappa del nuovo mondo”, con traduzioni di Barbara Bianchi, Gilberto Forti, Roberto Mussapi – Adelphi, 1992)

Il termine “Dispacci” è in ricordo affettuoso della poeta Narda Fattori.

Dispacci dalla zona rossa (7): John Fitzgerald Kennedy

Versi di resistenza e di speranza dalla zona rossa…

John F. Kennedy’s Inaugural Address, January 20, 1961

In the long history of the world, only a few generations have been granted the role of defending freedom in its hour of maximum danger. I do not shrink from this responsibility — I welcome it. I do not believe that any of us would exchange places with any other people or any other generation. The energy, the faith, the devotion which we bring to this endeavour will light our country and all who serve it — and the glow from that fire can truly light the world.

And so, my fellow Americans: ask not what your country can do for you — ask what you can do for your country.

My fellow citizens of the world: ask not what America will do for you, but what together we can do for the freedom of man.

Finally, whether you are citizens of America or citizens of the world, ask of us the same high standards of strength and sacrifice which we ask of you. With a good conscience our only sure reward, with history the final judge of our deeds, let us go forth to lead the land we love, asking His blessing and His help, but knowing that here on earth God’s work must truly be our own.

[…]

Non chiediamo al nostro Paese che cosa può fare oggi per noi, ma che cosa noi possiamo fare oggi per il nostro Paese. Questo nostro imperfetto e splendido Paese che si chiama Italia, che si chiama umanità.

Il termine “Dispacci” è in ricordo affettuoso della poeta Narda Fattori.

Dispacci dalla zona rossa (6): Francesco Petrarca

Versi di resistenza e di speranza dalla zona rossa…

DA “CANZONIERE” – CXXVIII

Italia mia, benché ’l parlar sia indarno
a le piaghe mortali
che nel bel corpo tuo sì spesse veggio,
piacemi almen che’ miei sospir’ sian quali
spera ’l Tevero et l’Arno,
e ’l Po, dove doglioso et grave or seggio.
Rettor del cielo, io cheggio
che la pietà che Ti condusse in terra
Ti volga al Tuo dilecto almo paese.
Vedi, Segnor cortese,
di che lievi cagion’ che crudel guerra;
e i cor’, che ’ndura et serra
Marte superbo et fero,
apri Tu, Padre, e ’ntenerisci et snoda;
ivi fa che ’l Tuo vero,
qual io mi sia, per la mia lingua s’oda.

[…]

Il termine “Dispacci” è in ricordo affettuoso della poeta Narda Fattori.

Dispacci dalla zona rossa (5): Dante

Versi di resistenza e di speranza dalla zona rossa…

DA LA COMMEDIA – INFERNO, CANTO I

“A te convien tenere altro vïaggio”,
rispuose, poi che lagrimar mi vide,
“se vuo’ campar d’esto loco selvaggio;

ché questa bestia, per la qual tu gride,
non lascia altrui passar per la sua via,
ma tanto lo ’mpedisce che l’uccide;

e ha natura sì malvagia e ria,
che mai non empie la bramosa voglia,
e dopo ’l pasto ha più fame che pria.

Molti son li animali a cui s’ammoglia,
e più saranno ancora, infin che ’l veltro
verrà, che la farà morir con doglia.

Questi non ciberà terra né peltro,
ma sapïenza, amore e virtute,
e sua nazion sarà tra feltro e feltro.

Di quella umile Italia fia salute
per cui morì la vergine Cammilla,
Eurialo e Turno e Niso di ferute.

Questi la caccerà per ogne villa,
fin che l’avrà rimessa ne lo ’nferno,
là onde ’nvidia prima dipartilla.

Ond’io per lo tuo me’ penso e discerno
che tu mi segui, e io sarò tua guida,
e trarrotti di qui per loco etterno;

ove udirai le disperate strida,
vedrai li antichi spiriti dolenti,
ch’a la seconda morte ciascun grida;

e vederai color che son contenti
nel foco, perché speran di venire
quando che sia a le beate genti.

A le quai poi se tu vorrai salire,
anima fia a ciò più di me degna:
con lei ti lascerò nel mio partire;

ché quello imperador che là sù regna,
perch’i’ fu’ ribellante a la sua legge,
non vuol che ’n sua città per me si vegna.

In tutte parti impera e quivi regge;
quivi è la sua città e l’alto seggio:
oh felice colui cu’ ivi elegge!”.

Il termine “Dispacci” è in ricordo affettuoso della poeta Narda Fattori.

Dispacci dalla zona rossa (4): Franco Fortini

Versi di resistenza e di speranza dalla zona rossa…

TRADUCENDO BRECHT

Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov’erano piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola d’un poeta o mutarsi
in altra, non per noi più voce. Gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.

Scrivi, mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelle dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.

(FRANCO FORTINI, da “Una volta per sempre” – in “Tutte le poesie”, Oscar Mondadori – 2014)

Il termine “Dispacci” è in ricordo affettuoso della poeta Narda Fattori.

Stefano Vitale su “Notizie da Patmos”

Sul giornale periodico on-line “Il Giornalaccio“, della città di Torino, il poeta e critico Stefano Vitale recensisce “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019).

La sua è una nota colta, precisa, attenta nel cogliere lo spirito più autentico del libro, con la competenza e la sensibilità alla quale Stefano Vitale ci ha abituati in tutte le sue note di lettura e nei suoi versi, di sicuro valore.

Esprimiamo il più sincero ringraziamento: gli siamo riconoscenti.

Scrive Stefano Vitale:

Fabrizio Bregoli approda ad una raccolta poetica decisamente interessante. “Notizie da Patmos” si lascia alle spalle ogni residuo di tentazione narrativo-poetico propria di un certo milieu lombardo, evita ogni naturalismo sociale che, in alcuni autori, rischia di diventare bozzetto melanconico popolare e punta diritto verso altre terre. […]

Certo, Bregoli non rinuncia alla sua cifra linguistica: come egli stesso scrive “ho sempre avuto il tarlo delle scienze esatte”. Bregoli cerca sempre nuove metafore, nuovi agganci della lingua col mondo delle scienze, della matematica, dell’algebra in particolare. L’algebra che “nasce per ampliare l’orizzonte della matematica”, come dovrebbe fare la poesia con la vita e la letteratura. E dentro questa scelta c’è un’aspirazione: quella di costruire ed abitare uno spazio “dominabile”. Finalmente nostro”. Una paternità restituita” (cfr. pag. 11). […]

Ma attenzione, la connessione con le scienze esatte non genera una poesia arida, secca, anaffettiva. Al contrario Fabrizio Bregoli è molto bravo nel proporre una poesia intensa, essenziale e al tempo stesso risonante, emotivamente densa. E qui c’è anche la scelta tematica ad indicare la direzione che ha assunto la poesia di Bregoli, direzione che già ovviamente era presente nei due libri precedenti, ma che in “Notizie da Patmos” è molto più chiara. Il focus è la relazione tra esperienza umana del nulla e aspirazione alla laica “redenzione” attraverso la poesia. […]

Il centro del libro è poi, indicativamente, segnato da una sezione denominata “Digressione quantistica”, titolo scritto emblematicamente tra due parentesi, sezione che, come scrive lo stesso autore può essere tralasciata o considerata la più importante. […] Poesia e teoria dei Quanti si specchiano una dentro l’altra e se da un lato esprimono il disagio, lo sgomento dell’uomo di fonte all’ignoto, dall’altra parte esorcizzano questa paura affrontandola. Esattamente come dovrebbe fare oggi l’umanità con la realtà, oggi e sempre. Assumersi la responsabilità dei propri limiti, accettare il senso del vuoto, fare i conti con le proprie illusioni, tentare di cogliere l’attimo “che rende indistinguibile/ materia ed onda” […]

E’ questa fiducia nella parola, nella poesia che Fabrizio Bregoli ci propone, una fiducia non banale, non autoreferenziale, non certo fondata su un approccio solipsistico ed esangue, bensì sulla necessità interiore “di ambire a senso” andando oltre ciò che è dato e il paradosso della resa necessaria si trasforma in una forma di silenzio dispiegato “sull’arco della parola.

Potete leggere la recensione completa sul blog:

https://www.ilgiornalaccio.net/libri/notizie-da-patmos-i-versi-di-fabrizio-bregoli/

Si può leggere una selezione di poesie tratte da “Notizie da Patmos” al link qui indicato.

Dispacci dalla zona rossa (3): Antonella Anedda

Versi di resistenza e di speranza dalla zona rossa…

Non volevo nomi per morti sconosciuti

eppure volevo che esistessero

volevo che una lingua anonima

– la mia –

parlasse di molte morti anonime.

Ciò che chiamate pace

ha solo il breve sollievo della tregua.

Se nome è anche raggiungere se stessi

nessuno di questi morti ha raggiunto il suo destino.

Non ci sono che luoghi, quelli di un’isola

da cui scrutare il Continente

– l’oriente – le sue guerre

la polvere che gettano a confondere

il verdetto: noi non siamo salvi

noi non salviamo

se non con un coraggio obliquo

con un gesto di minima luce.

(ANTONELLA ANEDDA, da “Notti di pace occidentale” – Donzelli, 1999)

Il termine “Dispacci” è in ricordo affettuoso della poeta Narda Fattori.

Recensione a “Notizie da Patmos” sul blog Poetrydream

Sul blog Poetrydream, a cura di Antonio Spagnuolo, Raffaele Piazza recensisce “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019).

Scrive Raffaele Piazza:

Notizie da Patmos presenta una prefazione di Piero Marelli acuta e sensibile.
Il testo è composito e articolato architettonicamente nelle sue scansioni e presenta un’incontrovertibile vena intellettualistica.
Già in Zero al quoto il poeta aveva realizzato una geometrizzazione della poesia a partire dal titolo e anche qui tra l’altro tratta, praticando la poesia, temi matematici e scientifici a volte esplicitamente, come nelle poesie dedicate a Planck e Heisenberg e volte implicitamente nel sottendere nell’unione di unità minime che compongono l’ordine del discorso di ogni singolo componimento un rigoroso principio che potremmo definire aritmetico – affettivo.
Del resto, se il termine testo deriva da tessuto, la poesia, come fatto in sé stesso, essendo prodotto di un tessuto linguistico, si presta alla metafora geometrica e, se questo era incontrovertibile ai tempi della poesia soggetta alla metrica e alla prosodia, è un assunto che vale anche per la poesia contemporanea dopo la rivoluzione del verso libero. […]

Intensissimo lo spessore semantico dei componimenti che sono densissimi a livello metaforico e sinestesico, e che emozionano costantemente il fortunato lettore producendo una forte dose d’ipersegno.
Sospensione e magia connotano i dettati espressi da Bregoli che hanno qualcosa di anarchico senza mai sfiorare l’alogico.
Sembra essere una poetica alta quella di Bregoli che ha per argomento quello della fragilità umana che può trovare riscatto solo attraverso la parola per uscire dalla selva oscura attraverso il varco montaliano.

Potete leggere la recensione completa sul blog:

http://antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.com/2020/03/segnalazione-volumi-fabrizio-bregoli.html

Grazie ancora a Raffaele Piazza per l’attenzione e a Antonio Spagnuolo per l’ospitalità.

Poesia a confronto: L’era dell’atomo

Ottavo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia”.

Il tema affrontato oggi è L’era dell’atomo, con il confronto fra poesie di Zanzotto, Hikmet, Quasimodo.

La possibilità per l’uomo contemporaneo di dominare la forza dell’atomo e controllarla per i più diversi scopi, a partire dall’impiego bellico, è sicuramente una delle acquisizioni tecnologiche che maggiormente hanno inciso sulla nostra civiltà, mettendola in discussione alla radice per la potenziale capacità dell’arma atomica di porre fine a questa stessa civiltà. Anche la poesia non poteva quindi esimersi dal trattare questo tema: qui troviamo tre prospettive diverse di lettura.

Nel capolavoro di Zanzotto ci si concentra sull’uomo, su Eatherly, il pilota incaricato, inconsapevole degli effetti che si sarebbero avuti, di sganciare la prima bomba atomica su Hiroshima. Il dramma personale è specchio del dramma collettivo, della nevrosi (“anancasma”) dell’umanità che ambisce alla distruzione (“morte scolice, morte zecca”), simboleggiata in tutto il suo trauma dall’efficace immagine dello “scricchiolio / dal coccige all’occipite”. […]

ANDREA ZANZOTTO
(Da IX Ecloghe – Mondadori – Il Tornasole, 1962)
 
EATHERLY
 
Coi tuoi grumi infantili, la tua nonvolenza,
coi tuoi pensieri pronti all’anancasma,
primo ti sei trovato
dove ci si fa scricchiolio
dal coccige all’occipite.
Superstite, guardi l’umano
(tu, pattern confuso, anticipazione
o paleontologia non terrestre,
tu caso ormai da trattati
non più terrestri)
superstite, sempre,
c’è sempre ancora una scheggia di te.

[…]

Continua sul blog “Laboratori Poesia”:

http://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-lera-dellatomo/

L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

Per consultare l’elenco di tutte le uscite del martedì della rubrica Poesia a confronto accedere al link.

Dispacci dalla zona rossa (2): Giuseppe Conte

Versi di resistenza e di speranza dalla zona rossa…

3.

Sono esausto, sono ferito, ma
neppure così sarà finita, mare,
te lo assicuro, per quanto potrò
scriverò ancora su di una mattina
come quella che sul parabrezza
della mia auto, fuori da un parcheggio
dell’aeroporto di Nizza,
mi sei venuto immenso in corsa incontro
solcato da soffi di vento
simile a un mantello della Vergine
dipinto da Beato Angelico e gettato
su rami di meli e ciliegi fioriti.
E scriverò di quella notte
quando tu oleoso e nero, traccheggiante
tra gru e silos, pontoni e rimorchiatori
tu mare del porto, dei lavoratori
chiuso tra muraglie di container
sezionato dai moli
hai intonato da non so che punto
di te
una musica del tutto inattesa
che evoca rovine, ranuncoli e voli
crolli immani e sciami di api
rugiada ritrovata in fondo al baratro
del nulla
quella notte sul Golfo della Spezia.
E io ti dico grazie, grazie, grazie
vita, desiderio di vita,
redenzione d’amore
che dopo la distruzione
dell’universo attraverso il fuoco
fai rinascere una primula, un croco,
bisogno irrefrenabile di sempre
nuova resurrezione,
ancora vita.

(GIUSEPPE CONTE, da “Poesie (1983-2015) ” – Mondadori, 2015)

Il termine “Dispacci” è in ricordo affettuoso della poeta Narda Fattori.

Dispacci dalla zona rossa (1): Mario Luzi

Versi di resistenza e di speranza dalla zona rossa…

VITA FEDELE ALLA VITA

La città di domenica
sul tardi
quando c’è pace
ma una radio geme
tra le sue moli cieche
dalle sue viscere interite
e a chi va nel crepaccio di una via
tagliata netta tra le banche arriva
dolce fino allo spasimo l’umano
appiattato nelle sue chiaviche e nei suoi ammezzati,
tregua, sì, eppure
uno, la fronte sull’asfalto, muore
tra poca gente stranita
che indugia e si fa attorno all’infortunio,
e noi si è qui o per destino o casualmente insieme
tu ed io, mia compagna di poche ore,
in questa sfera impazzita
sotto la spada a doppio filo
del giudizio o della remissione,
vita fedele alla vita
tutto questo che le è cresciuto in seno
dove va, mi chiedo,
discende o sale a sbalzi verso il suo principio…
sebbene non importi, sebbene sia la nostra vita e basta.

(MARIO LUZI, da “Fondamenti invisibili” – Rizzoli, 1971)

Il termine “Dispacci” è in ricordo affettuoso della poeta Narda Fattori.