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Dispacci dalla zona rossa (1): Mario Luzi

Versi di resistenza e di speranza dalla zona rossa…

VITA FEDELE ALLA VITA

La città di domenica
sul tardi
quando c’è pace
ma una radio geme
tra le sue moli cieche
dalle sue viscere interite
e a chi va nel crepaccio di una via
tagliata netta tra le banche arriva
dolce fino allo spasimo l’umano
appiattato nelle sue chiaviche e nei suoi ammezzati,
tregua, sì, eppure
uno, la fronte sull’asfalto, muore
tra poca gente stranita
che indugia e si fa attorno all’infortunio,
e noi si è qui o per destino o casualmente insieme
tu ed io, mia compagna di poche ore,
in questa sfera impazzita
sotto la spada a doppio filo
del giudizio o della remissione,
vita fedele alla vita
tutto questo che le è cresciuto in seno
dove va, mi chiedo,
discende o sale a sbalzi verso il suo principio…
sebbene non importi, sebbene sia la nostra vita e basta.

(MARIO LUZI, da “Fondamenti invisibili” – Rizzoli, 1971)

Il termine “Dispacci” è in ricordo affettuoso della poeta Narda Fattori.

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Zero al quoto (puntoacapo,2018)

Due anni fa veniva pubblicata la raccolta “Zero al quoto” (puntoacapo, 2018), con prefazione del critico Vincenzo Guarracino.

Lo ricordiamo con la proposta di una poesia tratta dal libro

Una selezione di testi da “Zero al quoto” può essere letta al seguente link:

https://fabriziobregoli.com/da-zero-al-quoto-puntoacapo-2018/

Per informazioni sui libri di Fabrizio Bregoli:

Poesia edita

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Recensione a “Zero al quoto” su “La Voce di Mantova”

Sul quotidiano “La Voce di Mantova” del 3 Marzo 2020 trovate questa recensione alla raccolta “Zero al quoto” (puntoacapo, 2018), preparata con cura e attenzione dalla scrittrice e critica Rosalba Le Favi, che ringraziamo di cuore.

Buona lettura!

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“Nulla di ordinario” di M. Rusinek – nota di lettura di Rita Bompadre

Ospitiamo nel nostro blog la nota di lettura scritta da Rita Bompadre sul libro “Nulla di ordinario” di Michal Rusinek (Adelphi).

Foto tratta dal sito dell’editore
https://www.adelphi.it/libro/9788845934391

Il libro di Michal Rusinek “Nulla di ordinario su Wisława Szymborska” (Adelphi Edizioni) è una memorabile e privilegiata visita alla spontanea ed affabile dimora della poesia, luogo devoto dell’ispirazione e placida permanenza dello stupore e dell’immensità, nell’inattesa meraviglia di  ogni appuntamento persuasivo con la vita. La vita di Wisława Szymborska si intrattiene in un gradevole colloquio seguendo lo sguardo unico sui suoi versi, ospiti graditi che infondono viva fiducia e compiuta ammirazione. Michal Rusinek, il suo giovane segretario, insegue testimonianze e fedeltà per più di quindici anni accanto ad una fascinazione privata e muove ogni particolare curioso ed inedito, confermando la singolarità degna di memoria che nutre la biografia della poetessa. Le parole, parole di poesia, ripercorrono attraverso l’intensa partecipazione affettiva il contenuto di un’incondizionato amore per il talento, per la capacità intellettuale non comune e rincorrono la vivace tradizione di irresistibili esperienze letterarie, sensibilizzano il desiderio di fermare nel non luogo della scrittura lo “smisurato teatro” dell’esistenza. La luminosa gioia della storia narrata aggira e cattura la sorgente avventurosa dell’animo umano, riconosce lo sguardo felice e carezzevole che si sofferma sugli aneddoti spiritosi e stravaganti legati alla poetessa, sulle sue provvisorie abitudini di traslocare, sulle sue amabili qualità nel cucinare, sulla squisita disponibilità alle cene e alle lotterie, sulla passione per i collage artistici. Le gradite atmosfere della vita quotidiana cedono alla fantasia delle immagini, alla voluta segretezza della complicità, nelle conversazioni e nei comuni interessi, nei suggerimenti letterari e nelle dichiarate risate che hanno caratterizzato il legame distintivo tra Michal Rusinek e Wisława Szymborska. Leggere Wisława Szymborska è una scelta e un’opportunità elegante a mantenere il dubbio”stupefacente” per la grande compiacenza del mondo, per proteggere la propria affinità, assecondare la propria esclusività, adottare in ogni intonazione un modo di essere e di comportarsi. La dilatata imponenza del suo linguaggio, convince il rispettoso gioco delle parole con acuta ed ironica filosofia e respira nella struggente inevitabilità la profondità dell’intero ventre della poesia. L’immutato elogio della poetessa da parte di Michal Rusinek descrive un’eccentrica nostalgia dei luoghi e delle persone che accoglie l’ombra di un passato non perduto ma che esibisce la veloce, inafferrabile ostinazione della volontà a ritirarsi nell’inconfondibile senso dell’umorismo. La poetessa assorbe l’aspetto meditativo con la leggerezza raffinata, è delicatamente distante da tutto e dove “ogni parola ha un peso non c’è più nulla di ordinario e normale”. L’amicizia che ha convinto il segretario a seguirla fino alla fine ha lo stesso bisogno di solitudine che imponeva la poetessa nel momento in cui nascevano le sue poesie, per rendere universale il rituale attrattivo di ogni riservata confidenza. 

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti

(Pubblicato su concessione e autorizzazione dell’autrice)

Un testo tratto dal libro su proposta di Rita Bompadre:

Il giorno dopo – senza di noi

La mattinata si preannuncia fredda e nebbiosa.
In arrivo da ovest
nuvole cariche di pioggia.
Prevista scarsa visibilità.
Fondo stradale scivoloso.

Gradualmente, durante la giornata,
per effetto di un carico d’alta pressione da nord
sono possibili schiarite locali.
Tuttavia con vento forte e d’intensità variabile
potranno verificarsi temporali.

Nel corso della notte
rasserenamento su quasi tutto il paese,
solo a sud-est
non sono escluse precipitazioni.
Temperatura in notevole diminuzione,
pressione atmosferica in aumento.

La giornata seguente
si preannuncia soleggiata
anche se a quelli che sono ancora vivi
continuerà a essere utile l’ombrello.

Wisława Szymborska (1923 – 2012), da La gioia di scrivere – Tutte le poesie, Adelphi,  traduzione di Pietro Marchesani

Per ulteriori informazioni sul libro, rimandiamo al sito dell’editore:

https://www.adelphi.it/libro/9788845934391

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Poesia a confronto: Dolci

Settimo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia”.

Il tema affrontato oggi è Dolci, con il confronto fra poesie di Gozzano, Paley, Carver.

[…] In Gozzano la passione per le belle “signore” da corteggiare trova il proprio luogo ideale nelle “confetterie”, dove “paste”, “crema”, “giulebbe”, “sciroppo”, “cioccolatte” sono per le signore una tentazione irresistibile che le spinge ad abbandonare un’etichetta troppo rigida e a mostrarsi in atteggiamenti vezzosamente sensuali e divertiti, tornando “bambine”. Come si fa a non amarle tutte? A resistere alla tentazione di un bacio rubato? […]

Può una torta sostituirsi a una poesia? Grace Paley ne è certa. D’altronde se la parola poesia deriva dal verbo greco “poiein” che significa “fare, costruire” nell’accezione concreta e manuale del termine, mettere mano agli ingredienti e lavorarli per farne una torta ha una significativa consonanza. Il vantaggio è che una torta è sempre nella “stesura definitiva”, non comporta tutta la fatica di versioni e revisioni tipiche di una poesia; è pronta a essere mangiata. […]

[…]

MIA FIGLIA E LA TORTA DI MELE

(di Raymond Carver)
 
Me ne serve una fetta sfornata
da pochi minuti. Un po’ di vapore esce
dalle fessure in superficie. Zucchero e spezie –
cannella – bruciacchiate sulla crosta.
Ma lei porta questi occhiali scuri
qui in cucina, e alle dieci
del mattino – tutto va splendidamente –
mentre mi guarda staccare
una fetta, portarla alla bocca,
e soffiarci su. La cucina di mia figlia
in inverno. Ci infilo la forchetta
e mi dico che devo starne fuori.
Dice che lo ama. Niente
di peggio.
 
traduzione di Fabrizio Bregoli

Continua su Laboratori Poesia:

http://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-dolci/

Torta ideata e realizzata da Cristian Mazzitelli
(Foto su concessione di Cristian Mazzitelli)

L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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In ricordo di Fabrizio Bianchi

Il ricordo di un caro amico, davvero straordinario.

perìgeion

di Nino Iacovella

La prima volta che incontrai Fabrizio fu all’Arci di Turro a Milano nel 2013, durante la presentazione dell’antologia “No job – Visione del Paese irreale”. Si alternavano i poeti a leggere i propri contributi all’opera collettiva e, a un certo punto, arrivò il turno del meno giovane di questi: un omino dai capelli e barba bianchi, abbigliato con un trench che, insieme al sigaro, da quel momento, avrei sempre riconosciuto come segni peculiari della presenza di Fabrizio.

Leggeva con voce affranta dell’esperienza di un uomo che, dinanzi a un funzionario di banca, vedeva revocata la sua linea di credito e tagliata la carta di pagamento sotto gli occhi dei cassieri e dei clienti che cinicamente assistevano incuriositi a quel pietoso spettacolo. Non so quanta proiezione autobiografica ci avesse messo Fabrizio nello scrivere quel testo. Nel tempo capii che non navigava nell’oro e probabilmente, con il senno di…

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T9- le parole perdute- POESIA, PADRE LONTANO, “Notizie da Patmos” di Fabrizio Bregoli: riflessioni di Paolo Gera

Paolo Gera, oltre ad essere un eccellente poeta e uno straordinario spirito critico, segue da sempre la mia produzione poetica e ne è sicuramente un attento conoscitore, capace di capirne gli sviluppi, le esigenze contenutistiche e stilistiche, le ragioni più profonde.

Gli sono davvero grato, per questa sua attenzione preziosa unita a grande sensibilità e competenza. Condivido con voi questa nota di lettura sul mio ultimo libro “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019), sperando che la lettura vi sia gradita.

CARTESENSIBILI

mario monicelli- padri e figli

.

Il tema è quello dell’incomunicabilità fra un padre e un figlio, del loro amore impossibile, della loro distanza incolmabile. Vari potrebbero essere i riferimenti, per approssimazione, a esperienze poetiche analoghe, dal padre prematuramente scomparso, percepito come assenza traumatica, di Pascoli, a quello di Sbarbaro in “Pianissimo”, dichiarazione di attaccamento incontaminato, alla figura paterna che diventa città di odori e ombre di Giorgio Caproni, al “Padre mio” di Alda Merini, che diventa ansia metafisica e confine celeste, e così via. Eppure se dovessi riscoprire un’esperienza di formazione con cui “Notizie da Patmos” possa confrontarsi, io penserei immediatamente alla “Brief an den Vater”(1919) di Franz Kafka “Und wenn ich hier versuche, Dir schriftlich zu antworten, so wird es doch nur sehr unvollständig sein, weil auch im Schreiben die Furcht und ihre Folgen mich Dir gegenüber behindern und weil die Größe des Stoffs über mein Gedächtnis und…

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