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Notizie da Patmos

Disponibile dal 30/11 per i tipi de “La Vita Felice”.

Dalla prefazione di Piero Marelli:

” Certamente, un lettore solo scolasticamente educato alla poesia, potrà sentire un poco ostico questo linguaggio – vedi il capitolo (Digressione quantistica) – che si è, in qualche modo, spostato da tutta una tradizione lirica, ma si rassicuri: c’è tutta una parte della ricerca poetica contemporanea che ha chiesto alle parole della scienza una possibilità di rinnovamento della poesia stessa. Non è solo una ragione di novità, bensì la coscienza di un esaurimento storico (come ha detto una volta Edoardo Sanguineti) del lessico della poesia e anche dei temi della stessa. “

[…]

” Sette capitoli, più una coda finale (quasi una riflessione), per aprire i sette sigilli della propria esistenza […], che è quella di ognuno di noi, i sette ritorni di un incancellabile bisogno di decifrazione attraverso la poesia.”

[…]

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Franco Fortini, due poesie

Ritornare ai maestri, rileggere Fortini. Grazie a “Il sasso nello stagno” di Angela Greco.

Il sasso nello stagno di AnGre

Franco Fortini, da Tutte le poesie (Mondadori, 2014)

FOGLIO DI VIA

Dunque nulla di nuovo da questa altezza
Dove ancora un poco senza guardare si parla
E nei capelli il vento cala la sera.

Dunque nessun cammino per discendere
Se non questo del nord dove il sole non tocca
E sono d’acqua i rami degli alberi.

Dunque fra poco senza parole la bocca.
E questa sera saremo in fondo alla valle
Dove le feste han spento tutte le lampade.

Dove una folla tace e gli amici non riconoscono.

da Foglio di via, 1946

*

IL MULINO DELLA FORESTA NERA

Verso dove? Tutto trema
e del bosco la gola verde
sulla casipola acquattata
e l’acqua che lega i macigni.

L’asse del traino si spezzò là.
L’industria lasciò questi luoghi.
Aceri, edere, sambuco…
Verso dove? A fonte e foce.

Vecchiaia caduta in infanzia,
vita che torna a miniera,
la ruota morta…

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Hugh Selwyn Mauberley di Ezra Pound – seconda puntata

Continua su Laboratori Poesia il lavoro di traduzione da “Hugh Selwyn Mauberley” di Ezra Pound, con l’intento di confrontarsi con l’opera di questo grande scrittore, nell’ottica della discussione e del confronto critico.

Potete trovare i testi sul sito al link seguente

http://www.laboratoripoesia.it/ezra-pound-usa-engita-2/

Un estratto da “Mr. Nixon”

Nella cabina color oro crema del suo yacht a vapore
Mr. Nixon mi istruì gentilmente su come avere successo con il minore
rischio di perder tempo. «Tieni in debita
considerazione il recensore.
 
Ero povero come te;
all’inizio ottenni, ovviamente,
un anticipo sui diritti, cinquanta, per cominciare», disse Mr. Nixon,
«fai come me e accapàrrati una rubrica sui giornali,
anche se dovrai lavorare gratis.
 
Recensori oliati a dovere. Per passare da cinquanta a trecento
mi ci vollero diciotto mesi appena;
l’osso più duro da spezzare
fu il Dottor Dundas.
 
Non citai mai nessuno se non con l’intento
di vendere i miei lavori.
La dritta è quella buona, perché la letteratura
non dà a nessuno sinecura.

[…]

Continua su Laboratori Poesia

http://www.laboratoripoesia.it/ezra-pound-usa-engita-2/

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Alfredo Rienzi su “Zero al quoto”

La scrittura di Fabrizio Bregoli giunge in questo prezioso testimone della poesia contemporanea, dal titolo dominante e illuminante, ad una espressione stilistica prettamente personale.

La modernità di questa parola si muove su, almeno, un doppio binario.

Il primo è percorso dalla forza caratterizzante di una lingua ricercata e raffinata, non di sperimentazione ma di resistenza, che esclude la mera esibizione di se stessa, il compiacimento, ma che è maneggiata in funzione della fluidità del verso e della chiarezza del dettato: richiede attenzione al lettore, che sa legare a sé per la compiutezza dei componimenti, delle storie narrate, della visione del mondo che si spande tra esse, tra la forza di una umanità cercata e la ruggine del dubbio irrisolto.

Sull’altro binario corre la spietatezza dell’osservatore puro, in cui l’io poetico si fa da parte, mentre le terze persone e il mondo osservato si fanno protagonisti.

Un’ultima sezione, metapoetica, evocante uno dei padri del Novecento poetico italiano, Vittorio Sereni, conferisce ulteriore solidità letteraria all’opera.

Alfredo Rienzi

Settembre 2019

(Dalla motivazione per la segnalazione di “Zero al quoto” al Premio Metropoli di Torino, 2019)

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Sergio Gallo, Il labirinto di Cnosso

Proponiamo un inedito del poeta Sergio Gallo tratto dal blog “Poesia Ultracontemporanea”. Buona lettura!

Poesia Ultracontemporanea

Dove vanno a morire
le onde della memoria?
Quali impronte lasciano
su craniche scogliere?

Potremo un giorno osservare questi segni
così come studiamo gli spettri di luce
di galassie e stelle, e attraverso i solchi
d’un vinile, ascoltare musiche di ricordi,
purissime sabbie, finissimi frammenti
di gusci di ciò che altri hanno vissuto?
Prima che l’erosione per sempre li dissolva,
fragile vegetazione di dune sabbiose?

E camminare tra le rovine di Troia
gli scavi di Ercolano, i resti di Micene
le strade di Pompei, le mura di Cnosso
non più come in un torvo bosco
su un ostico pendio, avvolti
da fredde nebbie, da nuvole basse
– la neve frolla fino alle ginocchia –
disorientati, senza via d’uscita.

(Inedito)

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Angela Greco su “Zero al quoto”

Per chi si fosse perso la recensione di Angela Greco su “Zero al quoto” (puntoacapo, 2018) uscita quest’estate sul blog “Il sasso nello stagno” segnalo che la recensione è disponibile anche sul sito literary.it.

Ecco entrambi i link per gli interessati.

http://www.literary.it/dati/literary/g/greco_angela/zero_al_quot-.html

https://ilsassonellostagno.wordpress.com/2019/08/05/zero-al-quoto-di-fabrizio-bregoli-letto-da-angela-greco/

Ringraziamo ancora Angela Greco per l’attenzione dimostrata e i siti che hanno ospitato la nota di lettura.

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“La lingua visitata dalla neve” di Stefano Guglielmin

Oggi su Laboratori Poesia la nota di lettura all’ultimo saggio di Stefano Guglielmin dal titolo “La lingua visitata dalla neve” (Aracne, 2019) sullo “scrivere poesia oggi”.

http://www.laboratoripoesia.it/la-lingua-visitata-dalla-neve-stefano-guglielmin/

Il nuovo libro di Stefano Guglielmin, come dichiarato dallo stesso autore nell’introduzione al lavoro, è frutto della frequentazione e dello studio approfondito della poesia (vissuto sia nell’accezione critica sia nella scrittura in prima persona) condotto da più di quaranta anni sul campo, con il confronto diretto e continuativo con autori e critici (lo testimoniano anche i molti riferimenti a corrispondenze private che vengono citate nel testo),  e arricchito dall’esperienza del blog “Blanc de ta nuque”, punto privilegiato di ricognizione della poesia contemporanea sul web e, negli anni ancora più recenti, sui social network.  […]

Colpisce in particolare l’idea, che emerge fin dall’introduzione, della poesia come di uno spazio comune e condiviso, “organo di un corpo collettivo e impersonale”, che Guglielmin intende esplorare senza pregiudizi di sorta, con la consapevolezza che ogni autore, anche il più importante, è una voce singola che vi contribuisce senza però compiutamente poterlo rappresentare, se non come singolarità che trova la sua ragione nella complessità dell’insieme: insomma poesia come, mutuando un termine informatico, “sistema open source”, patrimonio comune di codici e contenuti a cui ciascuno può contribuire con le sue “compilazioni-riscritture” o “librerie” di contenuti e di stili, soggette anch’esse a continua revisione in un processo evolutivo mai lineare. […]

Riassume bene l’idea di Guglielmin in merito alla poesia questo passaggio cruciale a pag.365: “Compito preliminare del poeta, la cui natura di ricercatore è intrinseca alla sua stessa essenza nomadica e pionieristica, è definire la propria area d’intervento, alla quale egli si dedicherà per un certo tempo o per sempre, scegliendo strumenti e metodi d’indagine e d’azione che riterrà più opportuni, consapevole che l’oggetto, intrigante e intricato, è comunque sempre il linguaggio nei suoi elementi”, il cui combinato disposto con la dichiarazione, più volte sottolineata, sulla missione del poeta a contrasto della società omologante a tutti i livelli, ivi compreso quello del linguaggio, che va ricostruito, dà bene il segno dell’impostazione critica che permea il libro. […]

Continua…

Il testo completo della recensione su Laboratori Poesia

http://www.laboratoripoesia.it/la-lingua-visitata-dalla-neve-stefano-guglielmin/

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