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“Il telo” di Paolo Gera

Dalla penna di Paolo Gera un racconto sui tempi della quarantena.

Disegni di Alessandra Gasperini.

https://youtu.be/Z469FWPzwys

Buon ascolto!

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Due sì – di Paolo Gera – tracce di Andrea Zanzotto in “Notizie da Patmos” di Fabrizio Bregoli

Il blog Blanc de ta nuque, di Stefano Guglielmin, ospita un intervento critico di Paolo Gera dal titolo “Due sì” in cui si istituiscono possibili relazioni fra la poesia che chiude “Notizie da Patmos” (Quando s’addensa, dove…) e la Ecloga IX di Andrea Zanzotto (anche nota come Ecloga scolastica).

Raffronto certo azzardato, controcorrente, ma che speriamo possa stimolare la vostra lettura.

Dice Paolo Gera:

Una brevissima parola straniera, tre lettere, arcaica, fulminante, è utilizzata da due poeti italiani in epoche diverse: naì, ναἱ. I poeti sono Andrea Zanzotto e Fabrizio Bregoli e la piccolissima particella verbale è rinvenibile in due componimenti appartenenti a “IX Ecloghe” (1962) e “Notizie da Patmos”(2019). Innanzitutto, le due opere generali si riferiscono a un modello di antica scrittura: in maniera diretta Zanzotto si ricollega alle egloghe o ecloghe della letteratura greca e latina, di cui l’esempio più illustre sono le “Bucoliche” di Virgilio; in maniera maggiormente simbolica Bregoli alla comunicazione epistolare dei primi apostoli. […]

Il nài di Zanzotto si inserisce in un contesto di contrapposizione dialogica fra due personaggi indicati semplicemente come a e b. I sopracitati sono due insegnanti ed è indubbio che nella Ecloga IX Andrea Zanzotto attinga alla sua esperienza di docente alle scuole medie di Pieve di Soligo. L’elemento indiziale risalta già nel titolo dato alla Ecloga IX: “Scolastica”. […]

Sebbene non immediatamente riscontrabile pure il pezzo di Bregoli si inscrive nella struttura portante di un dialogo, anche se ‘in absentia’, ma la mancanza di relazione più che dolorosa e riscattabile, sembra propriamente costitutiva del rapporto tra padre e figlio, si potrebbe dire genetica e poi, nel solco della tradizione religiosa monoteistica, metafisica.

C’è una consapevolezza molto forte della dialettica tra vuoto assoluto e presenza (mai, ναἱ). I due sì sono i reduci di una lunga e faticosa guerra che tornano per un’ora e subito devono ripartire. Si vorrebbero trattenere e stringerli, ma si conosce sin troppo bene la loro condizione di precarietà. I sì sono punti atomici che appaiono per un attimo nel laboratorio dell’esistenza e della poesia e subito si convertono in onde inafferrabili. Eppure nella vita e sul foglio di scrittura li si cerca, li si attende, ci si aggrappa per quanto si può al loro raro germoglio.

La nota critica può essere letta integralmente sul blog al link

https://golfedombre.blogspot.com/2020/04/paolo-gera-legge-fabrizio-bregoli-in.html

A questo link è disponibile una selezione di poesie da Notizie da Patmos

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MERAVIGLIA E VANITA’. “Approdi/Landings” di Sergio Gallo- Note di lettura critica di Paolo Gera

Dalla penna di Paolo Gera, con la sua consueta sensibilità critica, condividiamo questa interessante nota di lettura sull’ultimo libro di Sergio Gallo.

CARTESENSIBILI

zdzisława beksiński

Sempre nella poesia si è stabilita un’appartenenza di campo che ha diviso, se vogliamo usare l’accetta stilistica, i cultori del lirismo e quelli dell’oggettività, quelli che partono dall’analisi del proprio io e quelli che vogliono dare un resoconto attendibile del mondo oggettivo che ci circonda, lo sguardo piscologico in contrapposizione allo sguardo naturalistico. Esiodo, Lucrezio, sino alla geopoetica di Kenneth White.Nella poesia italiana c’è stato però il caso clamoroso di un poeta che ha saputo unire lo scavo interiore alla descrizione stupita e smarrita dell’Universo e questo è ovviamente è Giacomo Leopardi. Leopardi scrisse una “Storia dell’astronomia”, ma riuscì poi a ravvivare l’arida materia scientifica 

in una straordinario repertorio di immagini celesti, basta pensare al “Canto di un pastore errante dell’Asia”, dove uomini, animali, fenomeni cosmici sono tutti accomunati da una sorte di sfiancante ripetizione e finale catastrofe. 

Sergio Gallo, con il suo “Approdi/Landings” sembra a una lettura…

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T9- le parole perdute- POESIA, PADRE LONTANO, “Notizie da Patmos” di Fabrizio Bregoli: riflessioni di Paolo Gera

Paolo Gera, oltre ad essere un eccellente poeta e uno straordinario spirito critico, segue da sempre la mia produzione poetica e ne è sicuramente un attento conoscitore, capace di capirne gli sviluppi, le esigenze contenutistiche e stilistiche, le ragioni più profonde.

Gli sono davvero grato, per questa sua attenzione preziosa unita a grande sensibilità e competenza. Condivido con voi questa nota di lettura sul mio ultimo libro “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019), sperando che la lettura vi sia gradita.

CARTESENSIBILI

mario monicelli- padri e figli

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Il tema è quello dell’incomunicabilità fra un padre e un figlio, del loro amore impossibile, della loro distanza incolmabile. Vari potrebbero essere i riferimenti, per approssimazione, a esperienze poetiche analoghe, dal padre prematuramente scomparso, percepito come assenza traumatica, di Pascoli, a quello di Sbarbaro in “Pianissimo”, dichiarazione di attaccamento incontaminato, alla figura paterna che diventa città di odori e ombre di Giorgio Caproni, al “Padre mio” di Alda Merini, che diventa ansia metafisica e confine celeste, e così via. Eppure se dovessi riscoprire un’esperienza di formazione con cui “Notizie da Patmos” possa confrontarsi, io penserei immediatamente alla “Brief an den Vater”(1919) di Franz Kafka “Und wenn ich hier versuche, Dir schriftlich zu antworten, so wird es doch nur sehr unvollständig sein, weil auch im Schreiben die Furcht und ihre Folgen mich Dir gegenüber behindern und weil die Größe des Stoffs über mein Gedächtnis und…

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Proposte per la lettura: “In luogo pubblico” di Paolo Gera

Paolo Gera – In luogo pubblico (puntoacapo, 2019)

Dalla postfazione di Fabrizio Bregoli:

Le evoluzioni più recenti della letteratura contemporanea tendono a rinnegare la compartimentazione stagna dei generi letterari, non più concepiti come silos distinti e impermeabili, ma sempre più spazi intercomunicanti fra i quali l’osmosi, anziché violare una presunta purezza del singolo genere, favorisce in realtà l’intrusione di nuova materia viva, consentendo al genere di rinnovarsi e assumere quella forma malleabile (di opera aperta direbbe Eco) che il lettore contemporaneo, educato alla modernità, si attende. Da tempo si assiste a una desacralizzazione del genere poesia e all’abbandono di certi stereotipi statutari (quelli che fecero dire a fine ‘800 a Stendhal che la prosa aveva di fatto soppiantato, quanto ad autenticità, la poesia, ormai legata a un linguaggio anti-storico e decorativo; gli stessi contro cui in seguito si è battuta la neoavanguardia), portando la poesia a una maggiore aderenza al parlato, a sporcarsi le mani nella realtà, approdando a nuove forme, come la cosiddetta poesia in prosa fino al limite della prosa in prosa (vedi Jean-Marie Gleize), in cui la poesia rivendica la propria capacità di poter essere riconosciuta come tale anche se scritta deliberatamente “deletteralizzata” in prosa-prosa, rinunciando quindi al verso. Come sostenuto già da Pound nei suoi saggi critici, a differenziare infatti la poesia dalla prosa non è una forma in sé, ma l’intensità della dizione, la ricerca condotta sulla parola.

Paolo Gera, dopo aver macinato e metabolizzato per anni e con dedizione critica le più diverse forme letterarie classiche e contemporanee, educato alla scuola della neoavanguardia, cresciuto nel mondo del teatro vissuto in prima persona, sa molto bene come questa osmosi fra i generi possa essere perseguita e agita, offrendoci in questo suo nuovo libro un’originale sintesi dei generi in una forma di scrittura molto personale, solo sua. Per dirla sempre con Pound, Paolo Gera riesce a combinare in questa raccolta gli strumenti della fanopea e della logopea, ossia la poesia per immagini icasticamente corrosiva e la poesia che lavora sulla funzione del linguaggio – principalmente combinando satira e paradosso, fino al grottesco – il tutto a favore di un’espressività caustica che rinuncia alla melopea (se non ironicamente, quasi parodisticamente, come ne “Il coro delle mimose recise” o ne “Il coro dei plutocrati”, rielaborazione personalissima dell’operetta morale “Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie”). Ne deriva un verso asciutto, spesso debordante in lunghezza, fino allo sfondamento nella misura della prosa o del dialogo teatrale (come avviene ad esempio ne Il numero verde o La gita). Ciò che conta per Paolo Gera non è la modalità formale in cui veicolare il contenuto, ma è la finalità del messaggio poetico, ossia detto in altri termini la valenza etica, la sua capacità di incidere concretamente sulla società, risvegliare le coscienze. “C’è bisogno che qualcuno parli, che reciti la povera poesia”, ossia serve una poesia politica e anti-retorica, consapevole dei suoi limiti, capace di ammettere la propria sconfitta senza per questo darsi per vinta. La sua è una poesia che non è solo esercizio di stile (“Parole qui ne hanno spese fin troppo”), ma azione che origina dal pensiero (“Provate con i gesti, una scossa delle mani, un lampo negli occhi”), si fa gesto minimo portatore di senso, fosse anche soltanto offrire un pugno di sale, come per il protagonista de “La conferenza”, per saper “abitare il silenzio”. Da qui si parte per riappropriarsi di una dimensione più umana, anche se questo può significare una regressione salvifica, diventare “una cucciolata di lupi / una tenerezza di pelo che fa caldo” “e se c’è Dio è una cagna paziente / con infinite piccole mammelle”. […]

Scrivere poesia allora significa restituirsi alla comunità degli uomini, pur consapevoli che la civiltà plutocratica e consumistica avverte la poesia come un atto osceno (ma in realtà salutare) in luogo pubblico, perché attua lo smascheramento di un mondo fittizio e corrotto (vedi ne La piazza) e il lavoro del poeta, per dirla con Dante, consiste nel lasciare “pur grattar dov’è la rogna” (Paradiso XVII). Ecco come lo dice Paolo Gera:

non scrivere ora

e vai in un luogo pubblico

un luogo pubblico è dove c’è gente

con cui conversare

non scrivere non scrivere ora e vai in un luogo pubblico

se lo scrivi è perché non ci sei

se scrivi dell’idea non sei nel luogo

abbandona l’idea di comunicare che la scrittura è solitudine

[…] La poesia non può e non deve venire meno alla sua missione e Paolo Gera ha molto chiaro quale debba essere. La sua è una poesia dai contenuti densi, eticamente schierati, ma anche poesia che sceglie la strada non facile della ricerca, mai dotta o intellettualistica, ma comunque colta, e così capace di un linguaggio che è al tempo stesso puro ed eversivo, che non teme di dire perché sa che omnia munda mundis (Tito 1,15). Poesia seria, impegnata dunque; ma mai seriosa, e quindi coinvolgente. Una poesia, ancora, che non può esimersi dal suo compito, che sa rinvigorirsi a ogni rilettura, ed è realmente poésie ininterrompue perché non può esaurirsi nella misura ristretta del verso, ma ne trabocca per incontrare l’altro:

la potrei finire subito

sì, anche adesso la potrei finire

ma se continui a leggere

è impossibile che finisca

vedi come siamo legati io e te

sino alla fine dovremmo essere legati

io che non voglio finirla e tu che leggi

Questa è una parola che intende (non come sollen, ma come werden) incidere concretamente sul futuro, farsi comunità e fratellanza. Esiste forse una ragione più valida per fare poesia?

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T9 LE PAROLE INCOMPLETE – Paolo Gera: Commento e lettura dei testi da “La distanza delle orme @” di Marco Bellini

Uno splendido intervento di Paolo Gera sulla poesia di Marco Bellini.
Sul blog di poesia Carte Sensibili

CARTESENSIBILI

thingvellir-parco nazionale islanda

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Contro l’urgenza della novità, dell’appena uscito, della prima fila a ogni costo, ho recuperato un libro pubblicato addirittura quattro anni fa…Il titolo, significativo, è “La distanza delle orme @” e l’autore si chiama Marco Bellini. È una raccolta di poesia che argomenta su distanze remote e su uno scarto minimo tra passo e passo, che diventa però incommensurabile se proiettato sulla linea del tempo. È bello poterne parlare in questi giorni di ricerche istantanee, di notizie smentite appena nate e di sveltine al governo. Questo, si sa, è il tempo della pesantezza invasiva dei profili, di chi fa la voce grossa per farsi seguire da milioni di smarriti: si segue il volto beffardo di chi ci incanta e non ci si accorge che quello ammiccando non va avanti, ma rincula. Se si vuole procedere seguendo qualcuno che conosce la strada è gioco forza non vederne…

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T9 – Le parole sufficienti- di Paolo Gera

Stralci dagli interventi durante il seminario “Nei tempi bui”

CARTESENSIBILI

tempesta colline senesi

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Convegno “IN TEMPI BUI-La poesia e il linguaggio dell’impegno in Italia dalle leggi razziste ai porti chiusi”, Modena, 4 maggio 2019/ seconda parte

Nella prima parte di restituzione degli atti del convegno tenutosi a Modena, lo scorso 4 maggio, cartesensibili ha presentato la mia presentazione e il successivo intervento di Antonella Jacoli.
Questa seconda parte di T9 è dedicata alla voce e agli interventi dei primi poeti che si sono succeduti, con le loro riflessioni e una selezione dei testi proposti.

Fabrizio Bregoli:

Una delle tesi pincipali che riguardano il mondo contemporaneo è l’individuazione del fondamento delle nostre difficoltà economiche e sociali nella crisi finanziaria del 2008.
Bregoli risale a questo momento di rottura per sottolineare che si è trattata di una crisi che ha riguardato essenzialmente la parola. Si è perso da allora fiducia nel significato delle parole, nel contatto che le parole devono trasmettere…

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