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In ricordo di Fabrizio Bianchi

Il ricordo di un caro amico, davvero straordinario.

perìgeion

di Nino Iacovella

La prima volta che incontrai Fabrizio fu all’Arci di Turro a Milano nel 2013, durante la presentazione dell’antologia “No job – Visione del Paese irreale”. Si alternavano i poeti a leggere i propri contributi all’opera collettiva e, a un certo punto, arrivò il turno del meno giovane di questi: un omino dai capelli e barba bianchi, abbigliato con un trench che, insieme al sigaro, da quel momento, avrei sempre riconosciuto come segni peculiari della presenza di Fabrizio.

Leggeva con voce affranta dell’esperienza di un uomo che, dinanzi a un funzionario di banca, vedeva revocata la sua linea di credito e tagliata la carta di pagamento sotto gli occhi dei cassieri e dei clienti che cinicamente assistevano incuriositi a quel pietoso spettacolo. Non so quanta proiezione autobiografica ci avesse messo Fabrizio nello scrivere quel testo. Nel tempo capii che non navigava nell’oro e probabilmente, con il senno di…

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