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“Nella mente del mondo” di Marco Bellini

Disponibile su “Laboratori Poesia” la nota di lettura al poemetto inedito “Nella mente del mondo” di Marco Bellini, ispirato alla poesia di Emily Dickinson.

Uno dei principali rovelli di ogni scrittore, e in particolare di un poeta, è legato alla sorte che avranno i suoi versi, una volta che sceglie di sottrarli alla privatezza dei suoi manoscritti e renderli pubblici, condividerli con il lettore: saranno letti? come saranno percepiti e giudicati dal lettore? aldilà dell’effimero di una fruizione estemporanea sapranno durare nel tempo? potranno avere qualche influenza sulla vita e l’esperienza dei lettori? Sono interrogativi dai quali la maggior parte degli autori non può sottrarsi, ma esistono anche casi, molto rari, di autori che scelgono la scrittura come esperienza esclusivamente personale, per naturale ritrosia o riservatezza, tanto da sentire quasi imbarazzo nella condivisione, considerare la pubblicazione, certo, una prospettiva, ma non fondamentale. Fra questi uno dei casi più celebri è quello di Emily Dickinson, che scelse (o fu necessitata?) di vivere per quasi tutta la vita da reclusa, chiusa nella propria stanza al piano superiore della casa paterna ad Amherst in Massachussetts e isolata dal mondo, in comunicazione con esso unicamente con la poesia, peraltro, tranne per sette poesie, mai pubblicata in vita.

Marco Bellini dedica alla sua figura questo poemetto inedito in cui costruisce il proprio “messaggio poetico”, usando come filo di Arianna (e “fili” è termine che compare due volte nel testo) citazioni di versi tratti da alcune poesie dell’autrice americana […]

La Dickinson, autrice così riservata, schiva, diventa nella poesia di Bellini essa stessa partecipe silenziosa delle vite degli altri, di tutti i suoi lettori, entrando davvero “nella mente del mondo”, a ribadire come la poesia sia patrimonio delle vite ancora prima che della letteratura, testimonianza che può durare, farsi carne e sangue, per incontrare “il mondo rimasto” (verso splendido). Allora la scelta della separazione dal mondo, dell’esilio è in realtà, per un gioco del destino, “distanza / che avevi accolto e nutrito”, misura che con la poesia si ricongiunge e si colma.  […]

[…] la poesia di Bellini cerca qui, con circospezione (la stessa dei turisti ad Amherst), la strada per inediti sviluppi dialettici, sia a livello contenutistico sia a livello prosodico, ma senza effettuare “salti quantici”, più fedele invece alla locuzione latina “natura non facit saltus”, perché la scrittura è applicazione, studio, lavoro nella riservatezza, scandaglio dell’interiorità, identificazione della forma esatta allo scopo poetico, progressione a derivata lenta. E chi conosce Marco Bellini sa bene come tutto questo naturalmente gli appartenga.

Fabrizio Bregoli

[…]

Continua su “Laboratori Poesia” dove è possibile leggere per intero il poemetto:

http://www.laboratoripoesia.it/tu-leggevi-antecedente-marco-bellini/

Tratto da Wikipedia
https://it.wikiquote.org/wiki/Emily_Dickinson#/media/File:Emily_Dickinson_daguerreotype_(Restored).jpg

Ricordiamo anche la nota di lettura al libro “La distanza delle orme” di Marco Bellini, disponibile sul blog “Compitu re vivi”:

https://fabriziobregoli.com/2019/10/01/fabrizio-bregoli-sullultimo-libro-di-marco-bellini/

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“La mia lettera al mondo” di E. Dickinson – nota di lettura di Rita Bompadre

Ospitiamo nel nostro blog la nota di lettura scritta da Rita Bompadre sul libro “La mia lettera al mondo” di Emily Dickinson (Interno Poesia 2019, traduzioni di Andrea Sirotti).

” La mia lettera al mondo di Emily Dickinson è una silenziosa ed autentica testimonianza intimista, un’opera che infiamma elemosine d’amore, travolge la pena come un dolore prolungato, accompagna lusinghe arrendevoli nell’indifferenza di ogni inclinazione umana. In memoria di un epilogo dell’assenza che accresce la perennità del destino poetico. Nella poesia di Emily Dickinson l’eco del tempo, rallentato e carico di densità emotiva, attrae nell’incantesimo della crudele tenerezza del cuore, nella linea d’ombra che confonde sogno e realtà. I versi della poetessa seguono la lacerante fatalità di un respiro oltre le speranze del desiderio, tracciano il segno di un passaggio inseguendo la ricerca di un giorno in cui si sarà amati. Il suo congedo spirituale è una vertigine dell’anima, un soliloquio per oltrepassare il mondo e passargli “di fianco, obliquo come la pioggia”. L’autrice vive di una struggente ossessione di sensibilità, avvolta nei pensieri poetici in cui cresce la sua infinita tristezza trafitta sulla carta. L’atmosfera dolorosa ed impietosa di ogni incomprensione estende una solitudine estrema, sacrificata e sprigiona il legame con la franchezza dell’esigenza letteraria e le sentenze degli abbandoni. I versi rimarginano consapevolezze amare e profonde e procedono a ritroso nella incoerente purezza della vita. Il dono di Emily Dickinson è una rarità di corrispondenze lungo il percorso dell’immobilità delle epigrafi alle sue parole, nell’intensità del suo sguardo vedovo sulla bellezza. Il disincanto difende il nascondiglio privato della saggezza e sceglie la poesia. Contro la strategia di ogni malinconica distanza l’autrice riabilita la sua arte, rinnovando ad ogni equilibrismo esistenziale la facoltà infinita di uscire dal dolore e rinascere nella consistenza della coerenza affettiva e della propria ereditaria efficacia.”

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti

(Pubblicato su concessione e autorizzazione dell’autrice)

Per ulteriori informazioni sul libro, per leggere una selezione di testi e per l’acquisto:

https://internopoesialibri.com/libro/la-mia-lettera-al-mondo/

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