Site icon La poesia di Fabrizio Bregoli

Su “Vicende e chiarimenti” di Carlo Giacobbi (puntoacapo, 2022)

In questo suo ultimo lavoro dal titolo emblematico e, a tratti, programmatico, Carlo Giacobbi ci mette di fronte alla necessità di presentare, da un lato, vicende, quindi fatti circostanziati, di vita vissuta; dall’altro, di contestualizzarne natura e ragioni, avvalendosi appunto di chiarimenti altrettanto necessari. Il piano della narrazione in versi, arricchito da scarti di senso grazie alle frequenti immagini metaforiche e ai giochi linguistici, si fonde con il piano della riflessione esistenziale, pervasa da un forte bisogno etico di conversione dei fatti al loro valore formativo, di crescita per l’individuo: tutto questo, si badi bene, senza però farne un sermone o un diktat comportamentale, ma rilevando la filigrana da cui la vita viene attraversata. I due piani si intersecano e si integrano nel libro: se vi è quindi una sorta di narrazione, per frammenti e in versi, di flashback di vita vissuta, dai primi ricordi d’infanzia fino alle esperienze più recenti, vi è anche una voce ragionante che, come un basso continuo, argomenta, disamina, suggerisce, denuncia, nel bisogno di trasformare ciò che è materia privatissima (e che deve quindi la sua forza alla autenticità del particolare e del dettaglio) in sostrato universale che accomuna all’altro, fa di noi testimoni di un patrimonio che è di tutti, nelle inevitabili varianti di una matrice che è la medesima. L’io allora si spersonalizza e si fa coro, accoglienza, perché “La vita è di chi non trova luogo” (pag.41).

Giacobbi ci conduce per mano nella sua educazione sentimentale, esposta senza inibizioni, con un certo gusto anche per il dettaglio sapido e carnale, proponendoci episodi tanto ben circostanziati quanto allusivi, grazie alla loro rielaborazione nella forma di un linguaggio dalla sintassi ricercata e, talvolta, magmatica, quasi a voler riflettere la complessità del reale e la sua intraducibilità in un unico registro linguistico, che rischierebbe di appiattirla, banalizzarla. Ci sono allora salti logici, associazioni non necessariamente causali, che si creano sulla pagina, trasformando quella che avrebbe potuto essere una “semplice” narrazione in versi, in un flusso vivo di esperienze ancora in fieri, non completamente risolte e proprio per questo ancora attuali, oggetto di dibattito ininterrotto fra la voce di chi scrive e la partecipazione di chi legge. Giacobbi riesce a essere realistico, negando però il realismo limitato a esposizione per via diretta dell’esperienza, a favore di un confronto con il reale che non vuole ridursi alla bieca riduzione ai fatti; la scrittura in versi metabolizza il reale e lo trasforma in un nuovo materiale poetico, ricco delle ambiguità e delle lateralità che il fatto tende a eludere, sviare.

Ci ricorda anche, Giacobbi, che la migliore comprensione della vita la si ha quando questa vita viene donata a un figlio (o a una figlia): “negli anni luce d’apnea / tra l’ultima doglia e il primo pianto” (pag. 55) sta il punto di svolta dal quale non si può più retrocedere e la responsabilità della poesia diventa ulteriore, “il tutto congruente alla sua essenza” (pag.56). Così la vita assiste al suo lento inesorabile passaggio di testimone, in un ripetersi che non è mai un clonarsi, ma riproporsi nella sua splendida e controversa verità: “La clessidra è stata voltata. / Ormai le tempie vanno brinando. / […] La freccia non torna alla faretra. / Il muro riavuto da macerie è reverse footage / del genio dei Lumière. / […]  Mea culpa mea culpa mea maxima culpa. / Temendo mare, solo mare, dopo Gibilterra.” (pag. 60)

Immagine della copertina tratta dal sito dell’editore: https://www.puntoacapo-editrice.com/home

Per l’acquisto del libro sul sito dell’editore:

https://www.puntoacapo-editrice.com/shop

Exit mobile version