Archivi del mese: febbraio 2020

T9- le parole perdute- POESIA, PADRE LONTANO, “Notizie da Patmos” di Fabrizio Bregoli: riflessioni di Paolo Gera

Paolo Gera, oltre ad essere un eccellente poeta e uno straordinario spirito critico, segue da sempre la mia produzione poetica e ne è sicuramente un attento conoscitore, capace di capirne gli sviluppi, le esigenze contenutistiche e stilistiche, le ragioni più profonde.

Gli sono davvero grato, per questa sua attenzione preziosa unita a grande sensibilità e competenza. Condivido con voi questa nota di lettura sul mio ultimo libro “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019), sperando che la lettura vi sia gradita.

CARTESENSIBILI

mario monicelli- padri e figli

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Il tema è quello dell’incomunicabilità fra un padre e un figlio, del loro amore impossibile, della loro distanza incolmabile. Vari potrebbero essere i riferimenti, per approssimazione, a esperienze poetiche analoghe, dal padre prematuramente scomparso, percepito come assenza traumatica, di Pascoli, a quello di Sbarbaro in “Pianissimo”, dichiarazione di attaccamento incontaminato, alla figura paterna che diventa città di odori e ombre di Giorgio Caproni, al “Padre mio” di Alda Merini, che diventa ansia metafisica e confine celeste, e così via. Eppure se dovessi riscoprire un’esperienza di formazione con cui “Notizie da Patmos” possa confrontarsi, io penserei immediatamente alla “Brief an den Vater”(1919) di Franz Kafka “Und wenn ich hier versuche, Dir schriftlich zu antworten, so wird es doch nur sehr unvollständig sein, weil auch im Schreiben die Furcht und ihre Folgen mich Dir gegenüber behindern und weil die Größe des Stoffs über mein Gedächtnis und…

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Complementi di Fisica

Poesia tratta dalla raccolta “Il senso della neve” (puntoacapo, 2016) e inclusa nel nuovo e-book n.239 “Arte e scienza: quale rapporto?” della collana “Libri Liberi” del sito LaRecherche.it.

L’e-book è liberamente accessibile al link sotto indicato:

ARTE E SCIENZA: QUALE RAPPORTO?
[ L’arte della scienza, la scienza dell’arte ]

a cura di Giuliano Brenna e Roberto Maggiani.

Lettura consigliata a chiunque si voglia interrogare sulle possibilità di un dialogo e di un incontro fra arte e scienza.

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Poesia a confronto: Upupe & Upupe

Sesto appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia”.

Il tema affrontato oggi è Upupe & Upupe, con il confronto fra poesie di Parini, Foscolo, Montale.

A tutti è nota la celebre fotografia in cui Montale e un’upupa impagliata, messi di profilo, si scrutano quasi a volersi confrontare, reciprocamente esplorare e indagare.

La poesia di Montale sull’upupa è di molti anni prima, inclusa nel suo primo lavoro “Ossi di seppia”, e vuole essere una sorta di atto di difesa di questo uccello, nella tradizione letteraria associato ad atmosfere gotiche e inquietanti, ribattezzato da Montale “ilare uccello calunniato dai poeti”, e ancora ironicamente “finto gallo”, “aligero folletto”, “nunzio primaverile”: quasi un’apparizione salvifica che consente di arrestare la mola divoratrice del tempo, consegnare un attimo precario di “felicità raggiunta”, vissuto inconsapevolmente nella sua pienezza.

Montale canzona così gran parte della tradizione che lo precede a partire dal Foscolo di “Dei sepolcri” in cui l’upupa appare come uccello malefico che si aggira fra le tombe dimenticate, quasi a contrastare quel poco di pietà che vuole loro riservare la luna con i suoi raggi […]

Continua su Laboratori Poesia:

Zhao Mengfu, Hoopoe on Bamboo, Shanghai Museum.
Immagine tratta da Wikipedia
https://it.wikipedia.org/wiki/Upupa_epops#/media/File:10_ZhaoMengfu-_Hoopoe_on_Bamboo._Shanghai_mus..jpg

L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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Guarracinismi tra antico e odierno

Interessanti osservazioni e suggerimenti di Vincenzo Guarracino, fra cui la segnalazione del bel libro “Di padre in padre” di L. Gabrielleschi e quella dell’opera “Le divergenze celesti” di G. Depalos.

Per altre informazioni su “Le Divergenze celesti” consultare sul nostro blog:

https://fabriziobregoli.com/2019/09/16/le-divergenze-celesti-un-progetto-artistico-di-gianfranco-depalos/

https://fabriziobregoli.com/2019/10/02/le-divergenze-celesti/

Ricordiamo anche la nostra nota di lettura a “Di padre in padre” di Laura Gabrielleschi sul sito LaRecherche.it:

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Recensioni&Id=1179

LimesLettere

PAROLE – CONTAGIO – [lat. contagium, “trasmissione di malattia infettiva”, “epidemia”, composto da cum-tangere, “toccare”] – in senso proprio, corrompere, infettare attraverso il contatto, diretto o indiretto, attraverso materiali inquinati o animali portatori di microrganismi infettivi (cfr. Isidoro di Siviglia, Orig. VI, 18 “contagium a contingendo, quia quemquam tetigerit, polluit”, “contagio (deriva) da toccare, ossia che infetta chiunque esso tocchi”); in senso figurato, influsso esercitato da costumi, esempi, dottrine, oltre che dalla presenza e compagnia di una persona su un’altra. – Che inquietante prospettiva (a pensarci), quella del “Noli me tangere!

*****

ALFABETO LEOPARDIANO – GINEVRA: “Io leggeva il Fiore del deserto del Leopardi…”: chi confessa ciò è, al capezzale della sua infelice amica morente Eugenia, l’ancor più infelice Ginevra, protagonista del romanzo (Ginevra o l’orfana della Nunziata) scritto da Antonio Ranieri negli anni del “sodalizio” con Giacomo. Un romanzo, questo,

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“Nella mente del mondo” di Marco Bellini

Disponibile su “Laboratori Poesia” la nota di lettura al poemetto inedito “Nella mente del mondo” di Marco Bellini, ispirato alla poesia di Emily Dickinson.

Uno dei principali rovelli di ogni scrittore, e in particolare di un poeta, è legato alla sorte che avranno i suoi versi, una volta che sceglie di sottrarli alla privatezza dei suoi manoscritti e renderli pubblici, condividerli con il lettore: saranno letti? come saranno percepiti e giudicati dal lettore? aldilà dell’effimero di una fruizione estemporanea sapranno durare nel tempo? potranno avere qualche influenza sulla vita e l’esperienza dei lettori? Sono interrogativi dai quali la maggior parte degli autori non può sottrarsi, ma esistono anche casi, molto rari, di autori che scelgono la scrittura come esperienza esclusivamente personale, per naturale ritrosia o riservatezza, tanto da sentire quasi imbarazzo nella condivisione, considerare la pubblicazione, certo, una prospettiva, ma non fondamentale. Fra questi uno dei casi più celebri è quello di Emily Dickinson, che scelse (o fu necessitata?) di vivere per quasi tutta la vita da reclusa, chiusa nella propria stanza al piano superiore della casa paterna ad Amherst in Massachussetts e isolata dal mondo, in comunicazione con esso unicamente con la poesia, peraltro, tranne per sette poesie, mai pubblicata in vita.

Marco Bellini dedica alla sua figura questo poemetto inedito in cui costruisce il proprio “messaggio poetico”, usando come filo di Arianna (e “fili” è termine che compare due volte nel testo) citazioni di versi tratti da alcune poesie dell’autrice americana […]

La Dickinson, autrice così riservata, schiva, diventa nella poesia di Bellini essa stessa partecipe silenziosa delle vite degli altri, di tutti i suoi lettori, entrando davvero “nella mente del mondo”, a ribadire come la poesia sia patrimonio delle vite ancora prima che della letteratura, testimonianza che può durare, farsi carne e sangue, per incontrare “il mondo rimasto” (verso splendido). Allora la scelta della separazione dal mondo, dell’esilio è in realtà, per un gioco del destino, “distanza / che avevi accolto e nutrito”, misura che con la poesia si ricongiunge e si colma.  […]

[…] la poesia di Bellini cerca qui, con circospezione (la stessa dei turisti ad Amherst), la strada per inediti sviluppi dialettici, sia a livello contenutistico sia a livello prosodico, ma senza effettuare “salti quantici”, più fedele invece alla locuzione latina “natura non facit saltus”, perché la scrittura è applicazione, studio, lavoro nella riservatezza, scandaglio dell’interiorità, identificazione della forma esatta allo scopo poetico, progressione a derivata lenta. E chi conosce Marco Bellini sa bene come tutto questo naturalmente gli appartenga.

Fabrizio Bregoli

[…]

Continua su “Laboratori Poesia” dove è possibile leggere per intero il poemetto:

http://www.laboratoripoesia.it/tu-leggevi-antecedente-marco-bellini/

Tratto da Wikipedia
https://it.wikiquote.org/wiki/Emily_Dickinson#/media/File:Emily_Dickinson_daguerreotype_(Restored).jpg

Ricordiamo anche la nota di lettura al libro “La distanza delle orme” di Marco Bellini, disponibile sul blog “Compitu re vivi”:

https://fabriziobregoli.com/2019/10/01/fabrizio-bregoli-sullultimo-libro-di-marco-bellini/

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“Rosa del battito” di Donatella Nardin (Fara Editore, 2020)

Segnaliamo all’attenzione dei lettori del blog la nuova pubblicazione della poeta Donatella Nardin dal titolo “Rosa del battito”, di recentissima pubblicazione per i tipi di Fara Editore.

Immagine tratta dal sito dell’editore
http://www.faraeditore.it/vademecum/38-RosaNardin.html

Il libro è introdotto da una prefazione scritta dal prof. Riccardo Deiana e da una nota introduttiva alla lettura di Fabrizio Bregoli, di cui riportiamo alcuni stralci:

“Buttate pure via / ogni opera in versi o in prosa. / Nessuno è mai riuscito a dire / cos’è, nella sua essenza, una rosa.” (“Concessione”, da “Res amissa” in “L’Opera in versi”, Mondadori – 1998): così dice Giorgio Caproni in una sua poesia, affermazione che anche Donatella Nardin crediamo possa sottoscrivere, come emerge dalla poesia in chiusura a questa raccolta, che a questa raccolta dà anche il titolo, dove sono riscontrabili significative corrispondenze con il testo di Caproni: “altro non resta se non l’amore, / rosa del battito // per l’enigma che siamo”. Poesia e mistero si interrogano nella poesia della Nardin, perché è “il non detto” il centro nevralgico della poesia, soltanto questo sa offrire “da solo il suo senso profondo”. […]

È poesia della perdita quella che Donatella Nardin ci offre, nella forma di un dialogo prima di tutto con sé stessa perché possa diventare tramite verso l’altro, tentare un ricongiungimento con quanto abbiamo perduto, con chi abbiamo lasciato, restituirci alla dimensione della “comunione dei vivi e dei morti” (G. Raboni) nella rispettiva compresenza. […]

Eppure questa poesia anela alla ricerca del “centro esatto di luce”, quello dove “da una luce d’altrove” si possa ricreare una “fraternità creaturale / luce che tutti ci smisura”, di “cuori che battono all’unisono / nel petto di un respiro universale”.

Vincere la perdita, dunque; curare la ferita. Dal punto di vista stilistico e formale il linguaggio della Nardin è diretto, improntato alla comunicazione con il lettore, argomentativo; le figure retoriche sono estremamente controllate, le metafore parche; l’indiscutibile matrice lirica di fondo viene compensata dalla concretezza della dizione, coerente con la missione che questa poesia si è data: “sanguinare leggera” per rendere “meno crudo il mancare”. […]

Concludendo, Donatella Nardin ci offre la sua poesia come zona franca, disarmata e disarmante nella sua semplicità schietta, senza inutili camuffamenti, con una voce poetica mai ammiccante, ma fedele solo alla sua necessità di esprimersi, umile nel porgersi all’altro nell’”alba chiara” che ci vede “amici, amanti, fratelli” e, ancora prima, uomini, quell’altro con il quale si condivide “l’enigma che siamo”, così bene espresso nei suoi versi.

Per approfondimenti si rimanda alla scheda del libro sul sito dell’editore:

http://www.faraeditore.it/vademecum/38-RosaNardin.html

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Poesia a confronto: Elettrodomestici

Quinto appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia”.

Il tema affrontato oggi è Elettrodomestici, con il confronto fra tre poesie rispettivamente di D’Elia, Magrelli, Oldani.

Gli elettrodomestici, divenuti sempre più elementi imprescindibili della casa, hanno spopolato a partire dagli anni del boom economico fino a diventare oggi una sorta di “fauna tecnologica” che è parte integrante delle nostre vite, integrandosi con esse in modo sempre più pervasivo. Non sorprende quindi che la loro presenza sia sempre più rilevante in poesia, diventando essi stessi non solo elementi di corredo ma protagonisti della poesia stessa.

Nella poesia di D’Elia assistiamo a un vero e proprio inno all’impoetico: la varietà di suoni e timbri che originano dagli elettrodomestici diventa esso stesso indizio delle vite, loro traccia sotterranea che ne svela “l’irritante e il cordiale”, che culmina con l’apparizione, discreta e misteriosa, di quella “fiammella” azzurrognola del boiler che prende la forma di “fiamma votiva”, quasi a ricordarci chi siamo.

[…]

Continua su Laboratori Poesia:

http://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-elettrodomestici/

Immagine tratta da Wikipedia
https://it.wikipedia.org/wiki/Frigorifero#/media/File:Thinktank_Birmingham_-_object_1978S03348(1).jpg
(Uno dei primi frigoriferi con scambiatore di calore cilindrico in cima. Attualmente collocato nella collezione Thinktank, Birmingham Science Museum)

L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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