Archivi del mese: gennaio 2020

“Datemi un corpo che rompa il vuoto” di Elena Cattaneo

Disponibile su “Laboratori Poesia” la nota di lettura di Fabrizio Bregoli ad alcuni testi inediti di Elena Cattaneo.

“Come ho avuto modo di evidenziare già in un precedente intervento, la poesia di Elena Cattaneo è caratterizzata da una vena sotterranea che la attraversa e che lascia intendere, senza esprimerlo mai apertamente, che la sua origine sia dovuta a un trauma che solo la parola poetica può rappresentare, senza alcuna presunzione di poterlo risolvere compiutamente. La poesia della Cattaneo non è tuttavia l’ammissione di una resa, ma il tentativo di una decifrazione, mai consolatoria – o, peggio, assolutoria – di questo trauma, che prima ancora che personale è universale, essendo direttamente collegato al mistero della nascita e della maternità, filo conduttore di molti suoi versi. Maternità vissuta nella duplice forma di maternità ricevuta (come figlia) e donata (come madre): i due piani spesso si intersecano e si contaminano a vicenda, creando equivoci di senso che amplificano questa conflittualità e danno un colore personalissimo ai versi.”

[…]

Continua su “Laboratori Poesia”

http://www.laboratoripoesia.it/datemi-un-corpo-che-rompa-il-vuoto-elena-cattaneo/

Inedito di Elena Cattaneo

Ricordiamo anche la nota di lettura al libro “Il dolore un verso dopo” di Elena Cattaneo, disponibile sul blog “Blanc de ta nuque”:

http://golfedombre.blogspot.com/2017/06/fabrizio-bregoli-legge-elena-cattaneo.html

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T9 – le parole infiammabili- Paolo Gera e Giovanni Di Prizito discutono su “Il maestro e Margherita” di Michail Bulgakov

Condividiamo un’interessante discussione tra Paolo Gera e Giovanni Di Prizito nella rubrica T9 del blog Cartesensibili.

CARTESENSIBILI

“Nella stufa ardeva il fuoco. La pioggia sferzava i vetri delle finestre. Allora fu la fine. Presi dal cassetto del tavolo i massicci manoscritti del romanzo e i quaderni zeppi della mia scrittura e cominciai a bruciarli. Era molto difficile, perché la carta scritta brucia con difficoltà. Spezzandomi le unghie lacerai i quaderni, li infilai fra i ceppi e con l’attizzatoio maciullai i fogli. La cenere ogni tanto soffocava la fiamma, ma io lottavo e alla fine i fogli che resistevano tenacemente furono distrutti. Parole note mi balenarono davanti, guizzi gialli salivano lungo le pagine, ma le parole trasparivano ugualmente. E scomparivano soltanto quando la carta diventava nera e io le davo furiosamente il colpo di grazia con l’attizzatoio”

(da “Il maestro e Margherita”, di M. Bulgakov)

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edizione integrale di Мастер и Маргарита-M. Bulgakov, edita da Posev

Giovanni

A tanto arriva il Maestro, giudicato malato di “pilatismo”…

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Poesia a confronto: La figura della madre

Secondo appuntamento con la rubrica “Poesia a confronto” sul blog “Laboratori Poesia”.

Il tema affrontato è la figura della madre, nella poesia dei tre grandi del Novecento italiano: Ungaretti, Quasimodo, Montale.

“Dedicare una poesia alla madre è uno dei temi più presenti nella letteratura di tutte le epoche. Consideriamo in questo caso come il tema è stato sviluppato da tre tra i maggiori maestri della letteratura del ‘900. Sono testi tra i più antologizzati e quindi, quasi certamente, ben noti al lettore.

In Ungaretti il tema viene affrontato con una compostezza classica, sottolineata dal ricorso al metro della tradizione (endecasillabi e settenari), dalla rigida selezione del lessico secondo un’impostazione purista, dall’ammiccamento alla forma chiusa del sonetto, pur con violazioni. Ne esce un’immagine quasi scultorea, michelangiolesca verrebbe da dire, della madre come tramite fra il figlio e Dio per ottenergli il perdono, nella prospettiva di quel ricongiungimento auspicato nella fede di una vita ultraterrena.” […]

Continua su Laboratori Poesia:

http://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-la-figura-della-madre/

Ungaretti negli anni del servizio militare – Foto Pubblica tratta da
https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Ungaretti#/media/File:Ungaretti_Giovane.jpg

L’appuntamento con “Poesia a confronto” è a martedì prossimo.

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Todesfuge di Paul Celan

FUGA DI MORTE

Negro latte dell’alba noi lo beviamo la sera
noi lo beviamo al meriggio come al mattino lo beviamo la notte
noi beviamo e beviamo
noi scaviamo una tomba nell’aria chi vi giace non sta stretto
Nella casa vive un uomo che gioca colle serpi che scrive
che scrive in Germania quando abbuia i tuoi capelli d’oro Margarete
egli scrive egli s’erge sulla porta e le stelle lampeggiano
egli aduna i mastini con un fischio
con un fischio fa uscire i suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra
ci comanda e adesso suonate perché si deve ballare

Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte
noi ti beviamo al meriggio come al mattino ti beviamo la sera
noi beviamo e beviamo
Nella casa vive un uomo che gioca colle serpi che scrive
che scrive in Germania quando abbuia i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith noi scaviamo una tomba nell’aria chi vi giace non sta stretto

Egli grida puntate più fondo nel cuor della terra e voialtri cantate e suonate
egli estrae dalla cintola il ferro lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
voi puntate più fondo le zappe e voi ancora suonate perché si deve ballare

Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte
noi ti beviamo al meriggio come al mattino ti beviamo la sera
noi beviamo e beviamo
nella casa vive un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith egli gioca colle serpi
Egli grida suonate più dolce la morte la morte è un Maestro di Germania
grida cavate ai violini suono più oscuro così andrete come fumo nell’aria
cosi avrete nelle nubi una tomba chi vi giace non sta stretto

Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte
noi ti beviamo al meriggio la morte è un Maestro di Germania
noi ti beviamo la sera come al mattino noi beviamo e beviamo
la morte è un Maestro di Germania il suo occhio è azzurro
egli ti coglie col piombo ti coglie con mira precisa
nella casa vive un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
egli aizza i mastini su di noi ci fa dono di una tomba nell’aria
egli gioca colle serpi e sogna la morte è un Maestro di Germania

i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith

Traduzione di Giuseppe Bevilacqua

(da Celan, Poesie – I Meridiani Mondadori, 1998)


TODESFUGE

Schwarze Milch der Frühe wir trinken sie abends
wir trinken sie mittags und morgens wir trinken sie nachts
wir trinken und trinken
wir schaufeln ein Grab in den Lüften da liegt man nicht eng
Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar
Margarete
er schreibt es und tritt vor das Haus und es blitzen die Sterne
er pfeift seine Rüden herbei
er pfeift seine Juden hervor läßt schaufeln ein Grab in der Erde
er befiehlt uns spielt auf nun zum Tanz

Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts
wir trinken dich morgens und mittags wir trinken dich abends
wir trinken und trinken
Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar
Margarete
Dein aschenes Haar Sulamith wir schaufeln ein Grab in den Lüften
da liegt man nicht eng

Er ruft stecht tiefer ins Erdreich ihr einen ihr andern singet und spielt
er greift nach dem Eisen im Gurt er schwingts seine Augen sind blau
stecht tiefer die Spaten ihr einen ihr andern spielt weiter zum Tanz auf

Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts
wir trinken dich mittags und morgens wir trinken dich abends
wir trinken und trinken
ein Mann wohnt im Haus dein goldenes Haar Margarete
dein aschenes Haar Sulamith er spielt mit den Schlangen

Er ruft spielt süßer den Tod der Tod ist ein Meister aus Deutschland
er ruft streicht dunkler die Geigen dann steigt ihr als Rauch in die Luft
dann habt ihr ein Grab in den Wolken da liegt man nicht eng

Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts
wir trinken dich mittags der Tod ist ein Meister aus Deutschland
wir trinken dich abends und morgens wir trinken und trinken
der Tod ist ein Meister aus Deutschland sein Auge ist blau
er trifft dich mit bleierner Kugel er trifft dich genau
ein Mann wohnt im Haus dein goldenes Haar Margarete
er hetzt seine Rüden auf uns er schenkt uns ein Grab in der Luft
er spielt mit den Schlangen und träumet der Tod ist ein Meister
aus Deutschland

dein goldenes Haar Margarete
dein aschenes Haar Sulamith

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Fabrizio Bregoli – Notizie da Patmos

Il Visionario – Blog di Poesia ospita oggi una selezione di poesie tratte dal mio ultimo lavoro “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019). Ringrazio la redazione per l’ospitalità e auguro a tutti buona lettura, con l’invito a commentare liberamente.

Il Visionario

Fabrizio Bregoli, nato nel bresciano, risiede da vent’anni in Brianza. Laureato con lode in Ingegneria Elettronica, lavora nel settore delle telecomunicazioni.
Ha pubblicato le raccolte di poesia “Il senso della neve” (puntoacapo, 2016), “Zero al quoto” (puntoacapo, 2018), “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019). Ha inoltre realizzato per i tipi di Pulcinoelefante il libriccino d’arte “Grandi poeti” (2012) e per la collana Fiori di Torchio la plaquette “Onora il padre” (Serégn de la memoria, 2019).
Sue opere sono incluse in “Lezioni di Poesia” (Arcipelago, 2015) a cura di Tomaso Kemeny e in “iPoet Lunario in Versi 2018” (Lietocolle, 2018), sulle riviste “Il Segnale”, “Atelier”, “Alla Bottega”, “Le voci della luna”, “Il Foglio Clandestino” e in numerose antologie e blog di poesia.
Gli sono stati assegnati numerosi premi fra i quali, per la poesia inedita, i Premi “San Domenichino”, “Giovanni Descalzo”, “Dante d’Oro” dell’Università Bocconi di Milano, il “Premio…

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“Poesia a confronto”: La nuova rubrica di “Laboratori Poesia”

Si inaugura oggi una nuova rubrica sul blog “Laboratori Poesia” a cura di Fabrizio Bregoli: POESIA A CONFRONTO, analisi comparativa di testi poetici della tradizione italiana e straniera con un tema comune.

In questo primo appuntamento il tema del confronto è:

La perdita del fratello.

Testi di Catullo, Foscolo, Carducci, Brecht, Pasolini

http://www.laboratoripoesia.it/poesia-a-confronto-la-perdita-del-fratello/

Da Catullo:

CI.
 
Per molti mari, tra molte genti sempre vagando
giungo qui, fratello, per questo rito funebre
per offrirti in voto il saluto estremo
e parlare invano alle tue ceneri mute
perché la sorte mi ha sottratto te, proprio te,
fratello sfortunato, rapito a me ingiustamente,
ora, tuttavia, queste offerte che ti porto, secondo l’antica
tradizione degli avi, in triste dono cerimoniale,
accettale, cosparse di molto pianto fraterno
e per sempre, fratello, riposa in pace. E addio.
 
(traduzione di Fabrizio Bregoli)

Di I, Sailko, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3620662

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“Ho sempre avuto il tarlo delle scienze esatte.”

da “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019)

https://fabriziobregoli.com/2019/12/29/notizie-da-patmos-siti-per-lacquisto/

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