Archivi del mese: dicembre 2018

Fabrizio Bregoli, De Broglie

Il blog “Poesia Ultracontemporanea” ospita oggi un mio inedito, la poesia “De Broglie”, tratta dalla raccolta in lavorazione “Nel nome del padre”.
Buona lettura!

Poesia Ultracontemporanea

Nell’attimo che rende indistinguibile
materia ed onda, quantità di moto
e sua frequenza: in quella fenditura
incongrua, in quella marca impresidiata.
Lì, tentare l’unione,
congiungere valva a valva
le mani che vi hanno smarrito un mare,
riannodare la voce al respiro.
E noi la lingua della divisione,
il suo dialetto incendiario
dove si parla un unico silenzio.

(Dalla silloge inedita Nel nome del padre)

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Premio Letterario Internazionale Indipendente Anno 2018

La giuria del premio ha scelto fra la rosa dei finalisti nella sezione poesia edita il libro “Zero al quoto”  come vincitore del Premio Letterario Internazionale Indipendente per l’anno 2018

https://www.plii.it/it-2018-fabrizio-bregoli

https://www.plii.it/it-2018-poesia-edita

Di seguito riportiamo la nota di lettura scritta dalla presidenza del Premio

Sarebbe agevole risolvere la faccenda suggerendo che quella di Fabrizio Bregoli, per lo meno in questo Zero al quoto, è una poetica del disincanto radicale. Ciò che l’autore cerca, raccoglie e dissolve è difatti il nucleo stesso dell’esistenza, il suo senso, che il verso, come una logoterapia in contromano, assiomaticamente ed irrimediabilmente nega. E tuttavia, il “sarebbe” s’impone non appena si noti che, piuttosto a sorpresa, Bregoli risolve la questione del senso in due distinte (e distanti) dimensioni. 

La prima è una presenza ossessiva: il mistero del senso, ammesso e non concesso che di mistero abbia senso parlare quando l’oggetto misterioso non è in realtà nulla più che un ens rationis, è risolto nel gelo dell’allegoria matematica. Eloquenti, al proposito, le immagini dell’asintoto e dello zero al quoto. Fin qui, tutto chiaro.

Succede però che una seconda dimensione del senso, appena sussurrata e quasi occultata dall’onnipresenza ridondante della prima, fa da eco a una suggestione antichissima: del resto, chi ha detto mai (a parte forse René Descartes, la cui fallacia sarebbe però oggi evidente allo stesso cogito – ben inteso, se questi potesse pensare) che la ragione discorsiva abbia i mezzi per risolvere l’arcano? Ed ecco allora che di soppiatto appare una manciata di versi (di straordinaria potenza evocativa) che parrebbero risuscitare niente meno che la (in apparenza) polverizzata vexata quaesito del senso. Eccoli:

La vita non si dice, non significa.

Ci s’avvicina come ad un asintoto

dimostra per assurdo la sua ipotesi.

Il problema del senso trascolora in quello ulteriore del significato, che però anche così sfugge alla ragione naturale (che fallisce quando si tratta di comprendere cosa sia un asintoto e che, dinanzi alla spinta potenzialmente regressiva di un credo quia absurdum, cerca rifugio nell’artificio anestetico di un’invenzione): ecco aprirsi lo spazio intangibile dell’indicibile, che però disegna un’estetica del dubbio, una poetica della vertigine esistenziale.

(Alberto Asero)

Vincitori del Premio Letterario
Internazionale Indipendente 2018

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letture amArgine: due inediti di Cristina Annino

almerighi

Se ne incontrassero più spesso di persone così integre nonostante il mondo poetico italiano! Cristina Annino è da considerare una delle voci più autorevoli della Poesia nostrana. Questi inediti, in anteprima nazionale, faranno parte di una raccolta prevista in uscita per il prossimo anno. Poesie che, per stessa ammissione dell’Autrice: Beh, sì, fanno parte della seconda sezione del libro che comprende poesie erotiche o di amore. Si cambia nella vita e nella scrittura! Prima disdegnavo poesie appena sentimentali ora ne faccio molte, attualmente non scrivo, poi ricomincerò. La vita va da sé con una nuova materia che rimane dentro il corpo, non ne esce come in una specie di soffocamento e crea una sonorità apparentemente più schiacciata. Poi esplode fuori. Siano dedicate o inventate o ricordate, è stato aggiungere un tasto a quella musica di cui ti parlavo. E che poi, cara Cristina, cos’è la poesia se non questo?

Per…

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Gioielli Rubati 13: Giuseppe La Mura – Fabrizio Bregoli – Mario Benedetti – Stefano Guglielmin – Maria Di Lanno – Donatella Pezzino – Chiara Marinoni – Franco Bonvini.

almerighi

(senza titolo)

Le emozioni all’alba
Sono confuse
Giacciono
Come ciottoli sparsi nell’anima
Dopo una mareggiata improvvisa e notturna.
Resti così a pensarci
Prima di aprire gli occhi
Sembri smarrita nella nebbia.
Allora stai ancora a letto al caldo
Ti copri un altro pò delle poche certezze
E aspetti che il mar dentro di te si plachi
E lasci i ciottoli nudi
Ad indicarti un nuovo cammino
Prima di iniziare a sognare
a occhi aperti

di Giuseppe La Mura, qui
https://giuseppelamura.wordpress.com/2018/11/19/17261/

*

ACCIAIO

Vi indugia ancora, icona prigioniera
nell’intarsio d’oro della sua tavola,
dita indiscrete a gravare la soma
d’imposta immobilità. È sempre lui,
quel mondo già dato troppo per certo
quell’emanazione d’un sé corporeo
in cui accorta od incosciente intridersi.
Quella miscela spuria di ioni ed atomi
l’aria, più di tutto le manca,
lei che da anni nel polmone d’acciaio
ne inala ne esala quel lavorio
di vento sulla pelle

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Fabrizio Bregoli – Zero al quoto

Grazie a Enea Roversi e a Tragico Alverman

Tragico Alverman

“Se i punti di riferimento, per chi scrive, sono importanti e illuminanti, quelli di Fabrizio Bregoli non lasciano dubbi in quanto a spessore. L’ultima raccolta di Bregoli si apre infatti con tre citazioni, rispettivamente di Giorgio Caproni, Luigi Di Ruscio ed Edoardo Sanguineti. Non sono le uniche presenti nel libro: più avanti infatti troviamo richiamati autori del calibro di Luzi, Pavese, ma soprattutto Zanzotto e Sereni, in una diffusa disseminazione di versi, eserghi e dediche, come scrive giustamente Vincenzo Guarracino nella sua nota iniziale, quasi che Bregoli abbia voluto mettere dei punti fermi, dei veri e propri segnali indicativi ad accompagnare il lettore durante l’attraversamento del percorso.
Proprio il percorso è irto di insidie (piacevoli insidie, aggiungerei), che a mio avviso non devono mai mancare nella scrittura poetica: a cominciare dal titolo, oscuro e difficile da decifrare.
Zero al quoto indica, nel gergo matematico, un’operazione che dà come resto…

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